La nostra riflessione parte da una tragedia che è diventata un caso di scuola. Nel 1970 a Santiago era in vigore un sistema presidenziale a unico turno. Il centrodestra si divise tra Jorge Alessandri e il democristiano progressista Radomiro Tomic e vinse il socialista Salvador Allende con appena il 36 per cento dei voti. Si sa come andò a finire: nella destabilizzazione generale il generale Augusto Pinochet, ch'era considerato un moderato costituzionalista, sparò sulla Moneda per riportare la maggioranza al governo, così almeno lui disse. E fu la dittatura. Ora il Cile ha un sistema presidenziale a doppio turno e un presidente di destra appena eletto, con un sistema bipolare simile al nostro. L'alternanza funziona e il paese pure. Nel 2002, in Francia il presidente uscente Jacques Chirac giunse talmente indebolito al voto da conseguire appena il 19.88 per cento, mentre Jean-Marie Le Pen riuscì a superare Jospin con il 16.96. Al ballottaggio, la Francia repubblicana si mobilitò e vinse Chirac con un plebiscito. Cosa sarebbe accaduto se ci fosse stato un sistema presidenziale a turno unico? Chirac sarebbe stato forse comunque eletto presidente ma del tutto delegittimato, la Francia si sarebbe lacerata, con Le Pen e l'estrema sinistra in piazza a contestarne l'elezione.Il Cile e la Francia sono due ottimi esempi di come funziona il doppio turno per le presidenziali. Il terzo e più importanteè proprio quello americano. Non è affatto vero che il presidente americano sia eletto a unico turno: esso è il frutto di un primo turno che si svolge con le primarie e dura almeno sei mesi, con elezioni che servono a selezionare i candidati dei due partiti in cui si modula la vita politica americana: appunto repubblicani versus democratici. Non vogliamo fare lezioni ad alcuno ma solo far riflettere chi vuole farlo e se possibile a trarre lezioni dalla storia. Il presidente della Repubblica, a differenza del premier, rappresenta e tutela l'unità e l'integrità della Nazione. E' infatti in qualche misura l'erede del monarca e talvolta è di fatto un monarca elettivo. In ogni caso, mentre il premier (come avviene in Israele e come accade in Italia nelle elezioni regionali) può certamente essere eletto a unico turno, il presidente della Repubblica, garante dell'unità e della integrità della Nazione, dovrebbe per sua natura essere, sempre e comunque, il frutto di una scelta consapevole ed espressione della maggioranza degli elettori.E veniamo a casa nostra e ad alcune questioni che dovrebbero soprattutto far riflettere la nostra maggioranza e tanto più il Pdl che convocherà a breve su questo tema i suoi organi allargati, per un esame più approfondito sulla bozza che in modo improprio Calderoli ha già presentato al presidente Napolitano prima che il partito-guida della coalizione ne discutesse. La bozza Calderoli prevede tre importanti riforme da noi certamente condivise, ciascuna delle quali impone una riflessione complessiva sul sistema elettorale: appunto, l'elezione diretta del presidente, con tutti i necessari pesi e contrappesi istituzionali; la creazione di un Senato delle Autonomie, che per sua natura non può che avere un sistema elettorale attinente, certamente diverso da quello attuale; terzo, ma non ultimo, la riduzione del numero dei parlamentari, che qualche problema comporta perlomeno sulla composizione delle circoscrizioni. Tutte e tre le riforme hanno riflessi diretti sul sistema elettorale: le tre insieme, poi, ci obbligano a predisporci al cambiamento, altrimenti ci avviamo, ancora una volta, al fallimento delle riforme. Si impone una riflessione generale, anche perché la riforma che vorremmo realizzare nei prossimi tre anni speriamo regga per i prossimi sessanta, quindi anche oltre la prospettiva di vita che il nostro premier augura per sé (e noi a lui e, se permettete, anche a noi). Deve essere disegnata quindi non a misura di una persona, per quanto condivisa sia la sua leadership (e noi la condividiamo appieno) e neppure a misura di una maggioranza per quanto forte essa sia, ma a misura di una Nazione, che noi amiamo e vorremmo rafforzare più di ogni altra cosa. Nel caso Italia, più che altrove a causa della oggettiva lacerazione tra Nord e Sud, è assolutamente necessario il doppio turno per l'elezione diretta di un presidente della Repubblica largamente rappresentativo. Infine, non vogliamo sottrarci alla domanda che ieri ha fatto Vittorio Feltri: cui prodest? A chi giova il doppio turno? La nostra impressione è che il doppio turno per le presidenziali sia utile anche al centrodestra, la cui forza si regge sulla tenuta dell'alleanza strategica tra Pdl e Lega, e comunque serve più al Pdl che alla Lega, come dimostra il caso francese, in cui alla fine il sistema rafforza il partito prevalente (Ump nei confronti di centristi e lepenisti). In questo modo, peraltro, avremo anche a sinistra una forza davvero europea e libera dai condizionamenti di Di Pietro e Grillo. Cosa che mi pare sia auspicabile da tutti e soprattutto da chi come noi giudica nefasto il protrarsi di una campagna e di una politica che, nel tentativo di abbattere Berlusconi, avvelena i pozzi del paese.
Ffwebmagazine - Tutte le ragioni del doppio turno




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