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  1. #101
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    Giordano: non rinunciamo alla Costituente della Sinistra

    Si ricomincia da tre. Da quel 3 per cento incassato alle ultime elezioni, dai quei tre milioni di voti persi. La sinistra italiana fa autocritica e parte da quei voti presi e dai quei voti persi. I primi sono la base da cui partire, i secondi sono il bacino da riconquistare. Nulla è scontato, ma bisogna mettersi al lavoro fin da subito. «Dobbiamo tenere in vita questo partito ma anche costruire un´ampia e moderna sinistra», dice un Franco Giordano che si commuove. Al Comitato politico nazionale del Prc il segretario dimissionario ha lancia la parola d'ordine del congresso straordinario, che si dovrà svolgere tra il 10 e il 13 luglio prossimi. «C'è stata una catastrofe, ma non possiamo e non dobbiamo abbandonare. Per questo dico no a forzature e a logiche di parte e chiedo che il Cpn dia vita a un comitato di gestione straordinario, eletto in modo proporzionale sulla base dei documenti che verranno presentati, poi si dia la parola ai militanti».

    Per Giordano bisogna «ripartire da Rifondazione, ma non rinunciare a un processo costituente di unità a sinistra. L'ipotesi federativa della Sinistra Arcobaleno si è rivelata impraticabile e improduttiva di risultati». Nello stesso tempo, però, Giordano boccia l'ipotesi di «costituente comunista» annunciata da Oliviero Diliberto, perché sarebbe una «tragica regressione culturale e politica». L'applauso più forte della platea del "parlamentino" del Prc viene quando Giordano ringrazia Bertinotti per la sua «generosità e la passione» con cui ha dato vita all'impegno elettorale. Scontata la denuncia della svolta a destra con la vittoria di Berlusconi, e la denuncia della scelta del Pd per una «americanizzazione» della politica italiana.

    Giordano ha ammonito: «Rifondazione può sopravvivere alla sconfitta elettorale ma non può sopravvivere ad una spirale di dissoluzione». Per questo ha invitato a «non fare forzature in nome di logiche di parte: decida la politica». Per Giordano infatti «non ci sono vincitori e vinti, questa sarebbe un'immagine grottesca. Siamo stati sconfitti tutti, qualsiasi posizione ricoprissimo: segreteria, governo, gruppi, partito». Il segretario dimissionario ha individuato tre ragioni della sconfitta elettorale della sinistra: «due oggettive: lo scarto tra le aspettative e i risultati molto deludenti del governo Prodi e l'utilizzo cinico e truffaldino del voto utile. C'è poi una ragione soggettiva, che sovrasta tutte le altre: la nostra inadeguatezza, l'incapacità di far valere un'ipotesi alternativa di società e l'insufficiente radicamento sociale, che ci hanno fatto percepire come un residuo». «Siamo stati come un fuscello nella tempesta», ha detto Giordano, che riconosce che «un´alternativa di società non può essere solo evocata, ma deve essere anche vissuta. Le modalità in cui siamo stati costretti a costruire in fretta e furia la Sinistra arcobaleno, ci hanno reso impossibile costruire qualcosa che fosse sentita dagli elettori come una loro casa comune». Ma Giordano avverte: «Se fossimo andati da soli, il risultato non sarebbe stato migliore. Anzi, la sirena del "voto utile" sarebbe stata ancora più allettante».

    Al prossimo congresso del Prc si prevede però molta tensione. Tanto che Sandro Curzi si è già dimesso dal comitato politico nazionale non condividendo il clima da «resa dei conti» tra leader e fazioni del partito. Le minoranze interne al partito si preparano infatti a dar battaglia. Per il termine della discussione, previsto per domenica, si annuncia la presentazione di 4 documenti contrapposti: quello presentato dal segretario Giordano e sostenuto tra gli altri dal capogruppo uscente alla Camera, Gennaro Migliore, che avrà come principale avversario, impegnato a conquistare la maggioranza interna, il documento promosso dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, assieme alla componente di "Essere comunisti" di Claudio Grassi e a esponenti della ex maggioranza del partito come Ramon Mantovani. Ferrero punta a un rilancio del ruolo di Rifondazione comunista, anche nella futura costruzione di una sinistra unitaria e plurale. Ci saranno anche i documenti dell'area de "l'Ernesto", per un ritorno alla falce e martello simile a quanto proposto da Oliviero Diliberto, e quello dell'ultima piccola minoranza trotzkista del Prc, "Falce e martello" (dopo l´uscita di Marco Ferrando e della "Sinistra Critica" di Turigliatto e Flavia D´Angeli). I nodi dovranno essere sciolti dal prossimo congresso del partito convocato entro l'estate.

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=74805

    ---

    Dal CPN di Rif. Com.

    Comitato Politico Nazionale. Tutto il dibattito su RadioRadicale
    Video Integrale


    http://www.radioradicale.it/modules/...=252124&idf=47

    RM477703.rm

    Audio Integrale

    http://www.radioradicale.it/modules/...=252124&idf=32


    http://www.radioradicale.it/scheda/2...ione-comunista

  2. #102
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    Care/i Lettrici e Lettori di Gramsci oggi,

    La linea editoriale della nostra rivista, fin dalla sua
    nascita, ha sostenuto due obiettivi: "l'unità della
    sinistra" e "l'unità comunista" senza la quale non
    può esistere la prima, come è stato ampiamente
    dimostrato dal grave risultato elettorale che ha cancellato
    la rappresentanza politica della sinistra, dei Comunisti e
    dei Lavoratori in Parlamento!
    Abbiamo sempre lavorato e dato un reale contributo concreto
    per favorire l'avvio di un nuovo processo di
    ricomposizione, di unità e di autonomia dei comunisti e
    della classe lavoratrice del nostro paese.
    Per tali ragioni e a fronte della pesante situazione
    politica che si è venuta a creare per la sinistra, per i
    comunisti e per la classe operaia, abbiamo ritenuto di dover
    aderire all'appello "COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO
    DA NOI", perché rientra nella linea che la nostra
    rivista ha sempre avuto e sostenuto con coerenza e perché
    si rivolge a tutti i comunisti organizzati e non organizzati
    presenti nella società italiana (PRC, PdCI, le
    Associazioni, singole personalità e singoli lavoratori,
    intellettuali, studenti, ecc.) che si richiamano al
    pensiero, alla teoria, alla tradizione, alla simbologia del
    comunismo e che ritengono necessaria una presenza
    organizzata dei comunisti in un unico soggetto politico di
    massa nel nostro Paese.

    Di seguito troverete l'appello sopra citato che è stato
    pubblicato sul sito che raccoglie le adesioni:
    http://www.comunistiunti.it e che abbiamo pubblicato anche
    sul nostro sito http://www.gramscioggi.org

    Pertanto, invitiamo tutte le Lettrici e tutti i Lettori che
    ritengono di dare la propria adesione a questo appello, di
    inviare un messaggio avente per oggetto "ADERISCO"
    specificando nome, cognome, città, provincia, telefono,
    professione, ruolo (eventuali incarichi politici o
    sindacali) a: info@comunistiuniti.it ed eventualmente per
    conoscenza anche a: redazione@gramscioggi.org - Inoltre,
    sono a disposizione il numero di telefono 331/3445147 e il
    fax n. 051/99114507.

    Tutte le lettrici e tutti i Lettori che condivideranno il
    contenuto sono invitate/i, se lo riterranno opportuno, di
    far girare il più possibile a livello di massa questo
    appello soprattutto tra gli studenti, i pensionati, i
    lavoratori, i delegati RSU e le rappresentanze di base.

    Un ringraziamento e tantissimi saluti

    Rivista "Gramsci oggi"
    Rolando Giai-Levra - cell.339 8574159
    mail: redazione@gramscioggi.org
    sito web: http://www.gramscioggi.org

    ---

    N.B.= l'Appello è stato pubblicato il 17 aprile 2008
    su diversi quotidiani: Liberazione, il Manifesto, la
    Repubblica, il corriere della sera, ecc.. e su diversi siti
    web: www.comunistiuniti.it - www.gramscioggi.org -
    www.resistenze.org - www.lernesto.it -
    www.piazzaliberazione.it ed altri..

  3. #103
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    Grassetti e sottolineature miei...

    008-04-20 21:04

    Prc chiude era Bertinotti: vince Ferrero, Giordano lascia

    di Yasmin Inangiray

    ROMA - Cala il sipario sulla stagione del Prc segnata da Fuasto Bertinotti. Nel giorno della resa dei conti in Rifondazione, va in scena l'ultimo atto della tragedia politica iniziata con la batosta elettorale. Si dimette il gruppo dirigente guidato da Franco Giordano, prevale una nuova maggioranza capitanata da Paolo Ferrero d'intesa con Claudio Grassi, leader di Essere comunisti. A guidare il partito, in vista del congresso straordinario fissato per il 17-20 luglio, sarà un comitato di garanzia, frutto di un compromesso tra le diverse anime del Prc, dove ad avere la maggioranza di rappresentanti è il duo Ferrero-Grassi. Il d-day di Rifondazione inizia molto presto. Anzi, a vedere le facce stanche di molti dirigenti, la discussione non si è mai interrotta. Dopo il nulla di fatto di ieri, la trattativa per evitare la spaccatura è proseguita nella notte. In una lunga riunione a cui hanno partecipato rappresentanti delle due fazioni si è cercato fino a un attimo prima del voto di trovare un accordo. Ma senza successo. A tentare l"ultima mediazione ci ha provato alla fine lo stesso segretario uscente, chiamando in un angolo Ferrero. Venti minuti di discussione e l'ennesimo nulla di fatto. L'unico compromesso raggiunto tra i contendenti riguarda il dispositivo comune ai due documenti, con le regole per la gestione del partito fino al congresso di luglio. Poi, arriva il momento del moto, che consegna la vittoria alla nuova maggioranza di Ferrero, 98 voti contro 70. Un risultato meno netto di quanto non dicano i numeri, visto che a pesare sull'esito della conta è il contributo dato da Claudio Grassi, leader della minoranza di Essere Comunisti: 38 voti sui 98 totali. E così i 'bertinottiani', malgrado i 70 voti ottenuti, vedono il bicchiere mezzo pieno: "Sono fiducioso per il congresso - dice Giordano - il documento di Ferrero non contiene i capisaldi della nostra cultura, mi sembra più un cartello elettorale". Il vincitore preferisce mettere uno stop alle polemiche e concentrarsi sul risultato: "Da oggi il partito ha una linea politica dobbiamo lavorare per rilanciare Rifondazione". Per la neo maggioranza però il cammino si preannuncia in salita. Grassi ci tiene a sottolineare il contributo di Essere Comunisti, ma Alfio Nicotra, uomo vicino a Ferrero, mette le mani avanti: "Noi puntiamo al dialogo e il risultato di oggi non delinea l'alleanza del congresso. Credo che sia difficile un'alleanza con Grassi perché proveniamo da culture diverse". Prima di lasciare la prima linea, è però Giordano a togliersi qualche sassolino. Il segretario che lascia difende la linea politica dettata da Bertinotti al congresso di Venezia e respinge al mittente le accuse che nel corso della giornata sono rivolte all'ex candidato premier della Cosa rossa, assente alla riunione e da giorni in un silenzio assoluto. "Io mi dimetto per la sconfitta elettorale", dice emozionato dal palco Giordano. E poi, rivolgendosi a Ferrero, attacca: "Paolo, te lo dico con sincerità: non posso dimettermi a causa di una cultura del sospetto". Bocciata l'idea di una costituente comunista con Oliviero Diliberto, Giordano invita a un'ultima riflessione: "Il problema non è conservare l'esistente ma investire in un progetto nuovo a partire dal Prc". La battaglia quindi è rinviata a luglio, quando a sfidare Ferrero ci sarà con ogni probabilità il governatore della Puglia Nichi Vendola. Un passaggio di consegne che Giordano sottolinea dal palco, al momento dell'addio, quando dedica a Vendola l'abbraccio più lungo.

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._48553806.html

  4. #104
    email non funzionante
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    QUALCHE SPUNTO SULLE ELEZIONI POLITICHE DELL’APRILE 2008

    I risultati li sappiamo tutti:
    Un astensionismo cresciuto di circa il 3% rispetto alle precedenti politiche (l’80% degli aventi diritto sono andati a votare…)
    Una vittoria netta del partito di Berlusconi (PDL, Lega,…) di oltre dieci punti percentuali sul partito di Veltroni.
    L’eliminazione dal parlamento di tutti i piccoli partiti, tranne quello di Casini che ce la fa per mezzo punto a superare lo sbarramento del 5%; e il partito di Di Pietro che “inaspettatamente” supera lo sbarramento.
    Una batosta sonora, anche oltre le nostre (e loro) “nere” previsioni, all’Arcobaleno. Questo infatti che sulla carta, oltre al 6% di rifondazione, avrebbe dovuto raccogliere almeno un altro 3-4% dalle altre componenti, raggiungendo nel complesso un 9-10%. In tutto ottiene invece appena il 3%, perdendo tutti i parlamentari e buona parte dei finanziamenti pubblici.
    Una Lega che nel Nord si attesta mediamente intorno al 20% e forse più, soprattutto col contributo di Lombardia a Veneto, ottenendo in alcune piccole o medie città (es. Bergamo, Verona…) oltre il 30%, fino al 35%, piazzandosi, in alcune di esse, addirittura al primo posto, superando lo stesso Pdl.

    Il dato principale dell’esito elettorale, già inscritto nelle modalità con cui i poteri forti ed i principali partiti avevano preparato il terreno, è sicuramente la “semplificazione” del quadro partitico parlamentare. Avevamo già anticipato che la martellante campagna sui costi della politica e sulla sua inefficacia, piuttosto che sfociare in una diffusa antipolitica, intesa come distacco dalle istituzioni, avrebbe prodotto una maggiore centralizzazione del potere politico ed un ulteriore distacco della rappresentanza parlamentare da un legame diretto con i propri elettori. Il risultato elettorale, con l’affermazione di un sostanziale bipolarismo e solo 5 partiti presenti in parlamento, rappresenta solo un passaggio nella direzione di un definitivo bipartitismo e di una ulteriore blindatura istituzionale finalizzata all’affermazione di un unico programma di difesa degli interessi capitalistici. Le richieste dei cittadini ed a maggior ragione dei proletari non dovranno riflettersi nemmeno indirettamente in tali istanze, spazzando via definitivamente non solo i partiti a connotazione formalmente classista, sebbene subordinati alla conservazione capitalistica, ma anche quelli basati su un interclassismo cementato da un diffuso clientelismo. Le estenuanti mediazioni devono essere superate da una gestione sempre più centralizzata del potere, proporzionale al crescente dominio del capitale su tutti gli aspetti delle relazioni sociali ma anche al crescere delle difficoltà che si prospettano all’orizzonte.
    Non si tratta di un dato solo italiano che anzi in questo senso rappresentava ancora una anomalia non più tollerabile dal punto di vista borghese. Su tale esigenza i leaders dei due principali schieramenti hanno avuto effettivamente una convergenza bipartizan, ristrutturando i propri schieramenti e rinunciando a quelle alleanze che nelle precedenti elezioni avevano finito per condizionare la compagine governativa. Stesso discorso vale per le reciproche assicurazioni di voler collaborare in sede di riforme istituzionali per completare quel processo di cui le attuali elezioni sono state solo un significativo passaggio.

    Sul piano dei risultati delle votazioni sicuramente i dati più significativi sono stati la forte affermazione della Lega ed in misura minore della lista Di Pietro e la scomparsa parlamentare della cosiddetta sinistra radicale.
    Indubbiamente nel Nord la Lega ottiene molti voti operai. Molti operai sono iscritti alla FIOM ma hanno votato Lega. Il che vuol dire che se a livello sindacale si sentono ancora difesi di più dalla CGIL che da altri sindacati, a livello politico pensano che i loro interessi possano essere difesi meglio dalla Lega piuttosto che da Veltroni o dalla sinistra radicale.
    La Lega, infatti, oltre all’idea che l’autonomia e lo scrollarsi di dosso il “peso del sud clientelare” gioverebbe non solo ai padroni ma anche al proletariato del nord, porta avanti, , una politica di “legge ed ordine” nei confronti soprattutto degli immigrati. Ormai in larghe fette del proletariato italiano è passata l’idea secondo cui non ci sono le condizioni per potersi permettere di ospitare immigrati sia se lavorano, perché fanno concorrenza sleale agli italiani e ancora meno se non lavorano perché sono fonte di spese aggiuntive per la collettività oltre che di criminalità aggiuntiva.
    Molti proletari (confondendo il degrado con la microcriminalità, e quest’ultima con la criminalità) non attribuiscono l’abbassamento degli standard di sicurezza della propria esistenza, ai padroni;
    Essi tendono invece ad attribuire l’abbassamento degli standard di sicurezza della propria esistenza proprio agli immigrati che si accalcano sempre più numerosi nei quartieri proletari. I proletari si lamentano che oltre ad aumentare la sporcizia e il degrado aumenta anche la pericolosità stessa della vita a causa degli immigrati.
    Naturalmente queste idee, contraddette dalle stesse statistiche ufficiali del ministero dell’interno, vengono amplificate generosamente dai mass media del capitale che spingono i proletari a prendersela, invece che con i padroni, proprio con i più indifesi, i quali invece sono le prime vittime del capitale e fuggono dai loro paesi appunto per la tremenda oppressione lì esercitata dall’imperialismo, compreso quello di casa nostra.
    In tale contesto di disgregazione e di estremo indebolimento del precedente tessuto unitario del movimento operaio, frutto dell’attacco padronale e della fine della vecchia divisione bipolare del pianeta, purtroppo le sirene borghesi liberiste e securitarie, nonostante l’oggettivo peggioramento delle condizioni di vita proletarie anche in paesi imperialisti come l’Italia, fanno comunque presa.
    Tutto questo a nostro parere spiega le fortune odierne della Lega e del partito di Di Pietro, il quale della versione ordine e sicurezza ha interpretato soprattutto la denuncia della casta e della corruzione politica.

    In verità i voti dei proletari sono ben distribuiti anche verso il Partito Democratico ed il Partito delle Libertà. E ciò ci dice che non esiste più una rappresentanza parlamentare univoca dei lavoratori, e ancora meno si può individuare una tendenza che raccolga le istanze più radicali di tale classe.
    Sul piano politico sembra prevalere uno spalmamento delle preferenze dei proletari in quasi perfetta sintonia con altri settori sociali.
    I voti “sottratti” all’arcobaleno e in particolare a Rifondazione sembrano aver preso varie direzioni:
    a) verso Veltroni, nell’ottica del voto utile per evitare il ritorno di Berlusconi”;
    b) verso l’astensionismo nell’ottica della “protesta contro questa sinistra radicale che pur essendo stata al governo due anni non ha fatto proprio nulla per i lavoratori”;
    c) al Nord in parte verso la Lega che viene appunto, vista sempre più anche dagli operai tradizionalmente più a sinistra come chi può difendere meglio i lavoratori (a livello corporativo);
    d) un'altra quota è andata verso le liste di Sinistra Critica e del Pcl, anche se probabilmente sarebbe un errore ritenere che tutti i voti raccolti da queste due liste fossero prima in carico a Rifondazione.

    Tale constatazione fa saltare definitivamente qualsiasi riferimento ad un movimento operaio pressoché unitario a cui relazionarsi privilegiandone le sue rappresentanze, come pure continuano stancamente a ripetere alcune formazioni politiche.
    Ma apre il rebus di una riflessione per comprendere come e a quali condizioni possa ridarsi una ricomposizione della classe sul terreno di una sua indipendenza ed autonomia dalle compagini borghesi.

    Che ne sarà dell’Arcobaleno? Per dei partiti abituati a dipendere dai finanziamenti pubblici, dal funzionariato diretto e indiretto, e che avevano negli ultimi anni abbandonato qualsiasi insediamento militante sarà difficile riuscire a garantirsi la sopravvivenza politica.
    Ci vogliono soldi per mantenere giornali, e inoltre, un personale politico abituato a guadagnare sulla politica, difficilmente resterà attivo in una condizione in cui dalla politica potrà guadagnare molto meno, se non rimetterci. Certo Veltroni ha fatto capire che qualche briciola verrà destinata anche a questi ormai “extra-parlamentari contro la loro volontà”, se serviranno da utile aggancio e pompieraggio verso i futuri movimenti sociali, ma certo non sarà la pacchia di prima.
    Intanto, come era prevedibile, non pare che dalle macerie elettorali emerga tra le varie reazioni in corso una reale autocritica che metta in discussione la politica seguita sino ad ora dalla sinistra arcobaleno. Al massimo ci si divide tra chi pensa di diluirsi ulteriormente nell’area del PD continuando la finzione di una sinistra plurale, e chi ritorna retoricamente a sollevare le vecchie bandiere identitarie per proporre sostanzialmente la stessa politica che ha portato allo sfascio attuale.
    Naturalmente la sinistra istituzionale ha meritato tutto il disprezzo di cui è stata colpita da parte di quei settori che avevano in precedenza dato ad essa la propria fiducia, e non saremo certo noi a rimpiangere il suo ridimensionamento, ma sarebbe semplicistico ritenere che la scomparsa di tale equivoco spiani la strada verso una immediata radicalizzazione e attivizzazione di consistenti settori di attivisti che andranno ad affollare le ancora più sparute truppe rivoluzionarie.

    Il dato elettorale per quanto dialetticamente lo si voglia interpretare fotografa una situazione di frantumazione dell’identità politica della classe che non sarà agevole ricomporre.
    Nonostante un significativo peggioramento delle condizioni generali di vita, pur non paragonabile a quello dei paesi poveri, il risultato delle elezioni denota che il proletariato autoctono è tuttora immerso nella convinzione che si tratti di far funzionare al meglio l’attuale sistema sociale per riuscire a recuperare qualcosa anche per sé.
    La crescita dei consensi alla Lega non va certo nella direzione di un rafforzamento immediato dei rapporti unitari tra i proletari del Nord e quelli meridionali, senza contare la xenofobia crescente verso quegli immigrati che oramai rappresentano una quota significativa di lavoratori e sono tenuti in una condizione di costante ricatto e debolezza rispetto alla tutela dei loro diritti.
    E non solo sarà difficile ritrovare un filo unitario sul piano della ricomposizione politica, ma sarà complicato anche tenere la resistenza sul terreno della difesa delle condizioni di vita e di lavoro.
    La Confindustria si presenta già all’incasso rivendicando la pietra tombale per il Contratto Nazionale, e denuncia la “casta sindacale” di cui ritiene di poter fare a meno dopo aver da essa ottenuto tutto quanto era nelle sue possibilità sul terreno della scomposizione del tessuto unitario e delle conquiste che facevano la forza dei lavoratori.

    Me se l’orientamento prevalente emerso dalle votazioni dimostra una tendenza fortemente interclassista e corporativa pure nelle file del proletariato, è anche vero che essa si dà su di un terreno dettato più da angosce e paure piuttosto che da un entusiasmo di rosse prospettive. In tal senso sarebbe altrettanto errato interpretare l’esito del voto come una sorta di delega in bianco o peggio ancora un convinto sostegno alla prospettiva politica sostenuta con le inevitabili articolazioni da entrambi i blocchi parlamentari tanto sul piano interno che su quello internazionale.
    Il fatto è che nemmeno Berlusconi questa volta si è consentito di promettere mari e monti come aveva fatto nelle precedenti scadenze elettorali, richiamando spesso anzi le difficoltà con cui il nuovo governo avrebbe dovuto fare i conti e alludendo agli inevitabili sacrifici per risollevare le sorti del paese.

    In effetti la crisi evidenziata dai mutui subprime non sembra essere facilmente recuperabile e manifesta tutte le premesse di un suo ulteriore aggravamento con il corollario di non poter essere scaricata prevalentemente sui paesi periferici, come è avvenuto nelle precedenti occasioni.
    Più in generale la struttura del capitalismo italiano sembra soffrire particolarmente della crescente competizione internazionale a cui sta rispondendo prevalentemente agendo sul costo del lavoro al punto da ridurre i lavoratori italiani ad essere il fanalino di coda tra quelli delle potenze imperialiste.
    In tale contesto è prevedibile uno scenario di mobilitazioni diffuse, anche se difficilmente assisteremo a risposte generalizzate. Ma tali lotte di resistenza troveranno delle sponde sempre più deboli nei sindacati ufficiali e nelle stesse forze di opposizione parlamentare.
    Tutto ciò potrà rafforzare quel processo di autorganizzazione che oggi vede coinvolti solo sparuti settori di proletari spesso non comunicanti nemmeno tra di loro.
    Sarà l’occasione per testare anche le conseguenze del non disprezzabile voto (viste le condizioni attuali) raccolto sia dal Pcl che da Sinistra Critica. Se esso non rappresenta solo un dato di opinione e di delega come siamo orientati a ritenere per la gran parte di essi, si tratterebbe di un notevole potenziale da spendersi nella concretizzazione di una opposizione sui temi sociali e politici. Stesso discorso vale per quella quota di crescente astensione frutto della disillusione rispetto alle sinistre parlamentari e verso le istituzioni stesse come luogo in cui poter far valere i propri interessi di classe.

    In tal senso esiste una limitata domanda politica, in cerca non tanto di una rappresentanza (a cui si candidano i vari costruttori di partiti in circolazione), quanto di una ricollocazione del proprio attivismo. Una ricerca di senso del proprio impegno politico da parte di chi ritiene che effettivamente un altro mondo è possibile e che esso non ci sarà regalato da nessuno se non ci si batte per esso a partire dal contrastare i mille soprusi quotidiani che queste relazioni sociali producono.
    Noi continuiamo a sentirci parte di questa ricerca e voler dare il nostro contributo affinché nonostante le difficoltà attuali possa rideterminarsi un forte movimento di opposizione in cui la componente dichiaratamente anticapitalista ed internazionalista ne rappresenti una parte decisiva


    I/le compagni/e di Red Link

  5. #105
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    Dubito molto di quanto scritto dal signore in questione, ma dategli una letta lo stesso...

    L’Osservatorio

    L’8% dei voti lumbard
    è «rubato» alla sinistra





    La Lega è il partito che in queste elezioni ha visto il maggiore incremento di voti in assoluto: 1.300.000. La seconda forza nella graduatoria dell’accrescimento di consensi è, non a caso, l’Idv, con circa 700.000 voti in più: rappresenta la componente «radicale» del centrosinistra, così come la Lega lo è nel centrodestra. Ma il partito di Bossi non ha vinto solo perché ha saputo attrarre nuovi voti. Esso registra il valore massimo nel tasso di fedeltà, vale a dire nel mantenimento degli elettori già acquisiti nel 2006: quasi tutti (95%) hanno riconfermato la loro opzione. Infine, gli elettori della Lega sono stati i più «decisi»: è qui che si trova la più alta percentuale di chi dichiara di avere formato la propria scelta da molto tempo, indipendentemente o quasi dalla campagna elettorale. Proprio lo straordinario afflusso di voti «nuovi» e, al tempo stesso, l’elevata capacità di mantenere quelli vecchi, consigliano di evitare un’unica interpretazione delle motivazioni di voto.
    La Lega è un fenomeno composito, dalle tante sfaccettature, e nelle origini del suo voto coesistono molteplici fattori. Che vanno dalla difesa degli interessi economici territoriali, al timore per le novità originate dalla globalizzazione e dal conseguente arrivo di «diversi», sino a ragioni più direttamente legate alla collocazione politica del partito. Ciò suggerisce di distinguere diversi «tipi» di voti leghisti a seconda del prevalere dell’una o dell’altra motivazione. Un primo segmento è costituito da votanti «storici», consolidati nel tempo, spinti soprattutto dall’identificazione col territorio e dalla percezione di questo come prevalente su altre identità. Si tratta dell’elettorato che potremmo definire «padano», assai radicato nelle zone tradizionali della Lega e mosso per lo più dalla difesa degli interessi territoriali economici, specie quelli connessi alla fiscalità. Esso costituisce la maggioranza relativa — grossomodo il 40%— degli attuali votanti per la Lega.
    Per un’altra parte di elettori tradizionali della Lega (cui si è aggiunta in queste consultazioni una quota di votanti che nel 2006 si era astenuta), la scelta è più determinata dall’insicurezza sociale, assieme alla paura suscitata del processo di globalizzazione e, soprattutto, dalla conseguente ostilità verso il «diverso», in particolare, verso gli immigrati. È la componente che potremmo definire «xenofoba»: corrisponde al 20% circa dell’attuale elettorato leghista. Entrambi questi settori sono sostanzialmente slegati dal continuum sinistra-destra, in quanto non si identificano con nessun segmento di quest’ultimo o, semmai, si definiscono «di centro». Viceversa una terza, importante, componente, si autocolloca esplicitamente nel centrodestra. Sono gli elettori transfughi da Forza Italia e, in misura minore, dall’Udc, che, in questa occasione, le hanno abbandonate per dare una maggiore radicalità alla propria scelta, pur mantenendo il proprio posizionamento politico.

    La motivazione è stata prevalentemente economica, legata alla percezione di lentezza e di inefficienza dello Stato centrale e anche sollecitata, da ultimo, dal «caso Malpensa». Sono stimabili più o meno nel 30% dell’attuale elettorato leghista. C’è, infine, un ulteriore segmento di «nuovi» elettori leghisti, assai meno numeroso, ma molto significativo. Si tratta dei votanti provenienti dalla sinistra, in particolare da quella estrema. Che l’hanno lasciata per dare il voto ad una forza ritenuta più efficace nel difendere i loro interessi. Si tratta dell’8% circa dell’elettorato leghista. Solo un’analisi che tenga conto di questi diversi gruppi coesistenti può dar conto appieno del successo del Carroccio in queste elezioni. Non esiste, insomma, una lettura univoca del fenomeno leghista.
    Renato Mannheimer
    20 aprile 2008
    http://www.corriere.it/politica/08_a...4f486ba6.shtml

  6. #106
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    Un bell'articoletto da leggere... Neretti e sottolineature sono miei.

    vendola: «non rinserrarsi nel fortino delle antiche certezze»

    Ferrero: ripartire da opposizione sociale

    Al comitato di Rifondazione vince la linea dell'ex ministro che critica la linea di Giordano. La segreteria si dimette


    Paolo Ferrero e Franco Giordano (Insidefoto) ROMA - «Bisogna ripartire da un'opposizione sociale al governo Berlusconi e provvedere al rilancio del Prc dentro una sinistra plurale». Paolo Ferrero analizza la secca sconfitta elettorale delle sinistre e butta lo sguardo sulle prospettive future. Nessuna ricerca di un capro espiatorio, ma la linea politica della segreteria di Rifondazione comunista «è fallita», spiega l'ex ministro della Solidarietà sociale, e ora bisogna «ricostruire la sinistra sul piano sociale, rilanciando il Prc nell’aggregazione di sinistra più ampia».


    COMITATO DI GARANZIA - Intanto la segreteria nazionale di Rifondazione comunista guidata da Franco Giordano si è ufficialmente dimessa dalla guida del partito. Il comitato politico nazionale ha approvato a larga maggioranza le dimissioni del gruppo dirigente e ha eletto proporzionalmente ai consensi ricevuti un comitato di garanzia per l'attività ordinaria del partito. Il comitato sarà composto da sei rappresentanti della nuova maggioranza guidata da Ferrero (insieme a Claudio Grassi), cinque componenti del gruppo rappresentato dall'ex segretario Franco Giordano e da Nichi Vendola e un esponente della minoranza dell'Ernesto. Il dispositivo prevede la convocazione del prossimo comitato politico per il 3 e 4 maggio mentre il congresso straordinario del partito si terrà dal 17 al 20 luglio. «È stata una discussione sofferta e difficile. L’elemento positivo è che ora Rifondazione ha un indirizzo politico, non si scioglie, si prosegue verso la costruzione di una sinistra più ampia senza scorciatoie. Ora dobbiamo costruire l’opposizione sociale a Berlusconi e all’aggressione di Montezemolo» ha detto Ferrero in conclusione di seduta.


    GIORDANO - «Sono convinto che al congresso possa prevalere la cultura del Prc - è il commento di Franco Giordano -. Nel nostro documento c’è tutta intera la storia e l’apertura alla società del Prc e aggreghiamo personalità importanti come Nichi Vendola e Gennaro Migliore. Nell’altro documento, quello di Ferrero e Grassi, non ci sono i capisaldi del Prc: non c’è la nonviolenza, non c’è il rapporto con i movimenti, mi pare più un cartello elettorale». A chi gli chiede se sia ipotizzabile una scissione dopo il congresso, Giordano risponde: «Assolutamente no perché dovremo scinderci da quello che abbiamo costruito».


    BARBARIZZAZIONE - Ferrero ribadisce dunque le critiche alla linea «bertinottiana» di Giordano, pur sgombrando il campo da quelli che chiama «elementi di barbarizzazione». «Io sono tra i massimi responsabili della sconfitta: non cerco capri espiatori, ho condiviso il percorso politico, non barbarizziamo il dibattito». Ma c’è stata «una sconfitta pesante, nel punto fondante del rapporto tra la sinistra e la società: la gente non ha capito a cosa serviva votare la Sinistra arcobaleno. Nelle ultime settimane di campagna elettorale è diventata soggetto unico, in alcuni casi partito unico, si è parlato di comunismo come tendenza culturale e della necessità di superare i partiti come se fossero degli ostacoli». Per Ferrero «la colpa di Franco Giordano non è stata quella di portare avanti questa linea, ma di non contrastarla: se avessimo preso l’8% alle elezioni ora non staremo facendo questa discussione. Per questo ho chiesto con durezza la riunione di questo comitato politico: c’è Diliberto che propone la costituente comunista, c’è stata l’assemblea di Firenze, la politica non aspetta. La partita si gioca nelle prossime settimane».



    VENDOLA - Diverso il punto di vista di Nichi Vendola, governatore della Puglia e anche lui candidato alla segreteria del Prc. Secondo lui bisogna ritrovare un'idea di Paese senza rinserrarsi «nel fortino delle antiche certezze», a cominciare dalla forma partito «come se fosse un dato in sé». Vendola interviene al comitato politico di Rifondazione assicurando che «ognuno farà la sua parte, anche io, per rimettere in piedi questa comunità». Il probabile sfidante di Ferrero inizia il suo intervento mettendo in guardia dal compiere «un’analisi della sconfitta che guarda solo alla superfice e alla fenomenologia dei comportamenti del gruppo dirigente. La realtà è che questo voto è un’autobiografia della nazione: improvvisamente ci rivela in modo imprevisto la società italiana», che ha subìto un mutamento radicale e che ha lasciato il Prc spiazzato». Interessante, per Vendola, quello che succede al nord dove la mancanza di un’identità trova risposta solo nella Lega. Rifondazione deve dunque ritrovare «un’idea del Paese, fermarsi a discutere sulla geografia dei lavori e sulla costruzione delle forme della politica» [???! Ma che significa?!?!?!?! n. d. Outis].

    20 aprile 2008
    http://www.corriere.it/politica/08_a...4f486ba6.shtml

  7. #107
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    Altro articolo da leggere. Neretti e sottolineature miei.



    Il Parlamentino di Rifondazione muove le prime mosse verso il difficile futuro
    Vendola: "Spaccare non serve, guardare avanti e non chiudersi in un fortino"


    Rifondazione, vince la linea Ferrero
    nel partito cambia la maggioranza


    Passa con quasi 30 voti di scarto il documento del ministro
    Sconfitta la proposta del segretario dimissionario Giordano
    di CLAUDIA FUSANI



    Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero



    ROMA - Finisce male. Comunque. Dopo la sconfitta elettorale Rifondazione va in pezzi in nome della difesa di non si sa bene cosa e di un progetto vago come può essere quello contenuto tra il no alla costituente comunista e sì a quella di una sinistra allargata. Finisce con un parricidio, quello di Fausto Bertinotti e della sua segreteria - da Franco Giodano a Gennaro Migliore passando per Patrizia Sentinelli - cacciati senza se e senza ma. E con una nuova maggioranza affidata al ministro dimissionario Paolo Ferrero e a Giovanni Russo Spena e alle minoranze più radicali come "Essere comunista" di Claudio Grassi e "l'Ernesto" di Fosco Giannini. E' l'anima più conservatrice del partito, quello che non ha mandato giù due dei leit motiv della campagna elettorale di Bertinotti: l'ipotizzato scioglimento di Rc nella Sinistra-l'Arcobaleno; quel dire che il comunismo è ormai "un orientamento filosofico e culturale". Saranno loro a condurre quel che resta di Rifondazione al congresso di luglio. Finisce tra l'emozione di Franco Giordano, segretario per neppure due anni (fu eletto nel maggio 2006) e l'assenza drammatica di Fausto Bertinotti. Sul palco dell'auditorium di via dei Frentani resta un simbolo, la falce e il martello di Rifondazione. Basterà per ricominciare?

    Alle 18, dopo una giornata tesissima in cui fino in fondo Giordano e Nichi Vendola hanno cercato un punto di mediazione e si sono appellati al buon senso per evitare oggi, adesso, una guerra per bande, la segreteria di Giordano non ha più la maggioranza del partito. Il Comitato politico nazionale di Rc, costretto a votare due mozioni - per la verità non così diverse l'una dall'altra - sceglie Ferrero e l'area di "Essere comunisti" con 98 voti. Quello di Giordano resta fermo a 70 consensi. Il documento presentato dall'aerea dell'"Ernesto" prende 16 voti, quello di Bellotti 5, e quello di Franco Russo 1. Quattordici gli astenuti, un'altra frangia del partito che ha seguito l'appello di Elettra Deiana. Nel comitato di garanzia - obiettivo a cui tendevano entrambi i documenti - che guiderà il partito al congresso di luglio (17-20) saranno tutti rappresentati in proporzione rispetto ai risultati del parlamentino di ieri e oggi. Dodici persone quindi di cui 6 che fanno capo a Ferrero, 5 all'area dell'ex segretario Giordano e uno dell'area dell'Ernesto.

    E' finita come tutti temevano che andasse a finire. Il segretario dimissionario Franco Giordano aveva letto ieri la sua relazione, aveva parlato della sconfitta di tutti e aveva proposto un comitato di saggi neutrale e superpartes, precluso agli attuali membri della segreteria, per condurre per mano il partito al congresso. Un partito che comunque deve dire no alla costituente comunista proposta da Diliberto e sì a quella di una nuova Sinistra. Per il partito della Rifondazione comunista il ruolo di essere il centro e il motore di questo processo.

    Poteva essere una buona soluzione per tutti, anche per i più arrabbiati. Anche per chi, come Ramon Mantovani, da giorni dice: "Il frequentatore dei salotti deve andarsene a casa". Ma Ferrero stamani ha fatto quello che aveva promesso. Quando ha preso la parola sul podio sovrastato dal simbolo storico di Rifondazione comunista, è stato durissimo col segretario. Nonostante la chiacchierata tra i due, a quattr'occhi, durante la pausa caffè, lo ha messo con le spalle al muro. "La sua colpa non è stata quella di portare avanti una linea ma di non averla contrastata. Ho apprezzato che abbia cambiato idea circa il destino di questo partito ma al tempo stesso mi domando se avessimo fatto lo stesso questa discussione nel caso avessimo preso l'8 per cento. Questo gruppo dirigente va azzerato perché il partito nei prossimi mesi deve sapere se esiste o no e deve capire cosa fare". Le colpe di questa segreteria sono varie, ma più di tutte "l'aver detto che il comunismo era destinato a diventare un orientamento filosofico" e aver messo in dubbio la sopravvivenza stessa di Rifondazione. Per non parlare poi del simbolo: "Fare la campagna elettorale con quell'arcobaleno è stato un suicidio" aveva detto un altro delegato. Sul futuro Ferrero sembra avere le idee chiare: "Rinsaldare il ruolo di Prc in una sinistra più ampia contro costituenti comuniste o di sinistra che rischiano di spaccare e sono la negazione del progetto politico di Rifondazione". Insomma, Ferrero come garante etico della nuova mission di Rc. Un ruolo che non è piaciuto e che proabilmente gli ha tolto qualche voto. Elettra Deiana, infatti, ha a sua volta attaccato sia Ferrero che la gestione Giordano e ha chiesto "l'astensione dal voto sulle due mozioni e la costituzione di un Comitato di garanzia neutrale che organizzi il congresso".

    Sempre stamani, era toccato a Nichi Vendola. Il governatore della Puglia ha provato in tutti i modi a mettere in guardia da spaccature e lacerazioni, soprattutto in questo momento di grande debolezza. E ha avvisato: "Guai a chiudersi. Dobbiamo rimettere in piedi una comunità a cui dare come orizzonte l'innovazione e non un fortino delle antiche certezze in cui rinserrarsi".

    Ci sono le premesse per una nuova scissione a sinistra? Era il timore più forte della vigilia del Cpn. Tutto sommato il parlamentino, pur mettendo in minoranza Giordano e quindi Bertinotti, non ha loro totalmente voltato loro la faccia. Resta da capire chi sarà il competitor di Ferrero per la segreteria visto che Nichi Vendola continua a ripetere di voler finire il mandato in Puglia. Ferrero nega ogni interesse in questo momento ("non è questo il problema e io non mi sto candidando alla segreteria") ma molti sono sicuri che a luglio proverà a farsi eleggere segretario. Lo dice chiaro, alla fine, Giordano:"Il nostro documento ricorda la storia di Rifondazione comunista, le sue passioni e le sue aperture: nell'altro documento non vedo nessuno di questi capisaldi, mi sembra più un cartello elettorale".

    (20 aprile 2008)
    http://www.repubblica.it/2008/04/sez...litico-rc.html

  8. #108
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    Da Tarzan
    a Tortorella
    ecco
    la strada
    per una nuova
    politica
    Firenze, Palacongressi, l´assemblea della Sinistra unita e plurale che si svolta ieri Studio ...


    Antonella Marrone

    Fate tutte le analisi che volete, ma noi intanto abbiamo "eletto" i nostri interventi simbolo dell'incontro fiorentino: Tarzan e Tortorella. Grande godimento sentir parlare l'intelligenza e l'ironia. Uno con una lunga storia politica alle spalle, l'altro con un grande avvenire politico anche lui "dietro le spalle": hanno parlato uno dopo l'altro, prima Tortorella. Il vecchio "partigiano Alessio", oggi 81 anni, il "comunista democratico", per anni direttore de L'Unità e consigliere di Berlinguer, parla con il suo stile ironico pacato e forte. Parla della sinistra unita, plurale, con quella meticolosità che contraddistingue le sue analisi e quella tenacia che lo ha tenuto legato al pds e poi ds - nonostante il dissenso profondo dalla Bolognina in poi - fino al 1999. In una sola, semplice frase - tra le altre cose - ha detto quello che in molti pensano. L'Italia, ha detto, non è stata consegnata a Berlusconi il 13 e il 14 aprile. E' stata consegnata quando è stato deciso di fare a meno della Sinistra. Ecco fatto.
    Quella Sinistra che - come ha sempre sostenuto - deve discutere su metodi e comportamenti e regole per diventare un nuovo soggetto politico. Ma si può fare, questo si, si può fare, nonostate la batosta: un mio vecchio compagno, ricorda, mi diceva che noi possiamo aver ragione, ma la Storia, a volte, ci è contro. Siamo in uno di quei momenti in cui il cammino sarà lento e faticoso. Lo dice anche Tarzan, Andrea Alzetta, 35 anni, autentico agit-prop, la rivelazione elettorale di Roma, eletto con oltre 2099 preferenze per la Sinistra Arcobaleno, ovvero quando la Sinistra incontra la società. Tarzan è Action a Roma, è lotta "senza quartieri" per il diritto all'abitare, è la parola di chi non ha voce.Tarzan ha vinto le elezioni con quella tenacia che lo ha tenuto legato ai movimenti, alle cose reali. «Dobbiamo vivere le lotte come un problema nostro, non facciamole per bellezza o perché ci stanno simpatici i precari, ma perché noi siamo precari, lavoratori, senza casa: e lo dobbiamo fare per vincere le battaglie. Siamo stati vittime del voto utile - ha detto - e di un'esperienza di governo che ha provocato disaffezione presso i movimenti e la società civile. Non abbiamo avuto la modestia, la capacità di ascoltare il Paese, e bisogna dire che la critica alla casta riguardava anche noi, in tutti i sensi». Tarzan e la sua politica fatta di cose concrete: contro il nucleare, a difesa della Palestina, antiproibizionista, accanto agli invisibile delle metropoli. Fino alla nascita di Action, nel 2002, agenzia comunitaria diritti, per il diritto all'abitare. In una sola semplice frase - tra le altre cose - ha detto quello che in molti pensano: «sarebbe un primo passo importante affermare qui a Firenze la pari dignità fra movimenti e partiti. Non chiedo a nessuno di sciogliersi, se qualcuno me lo chiedesse, di sciogliere Action, mi incazzerei. Ognuno ha la sua autonomia, ma dobbiamo costruire un'impresa collettiva, un percorso a partire dalle cose concrete». Ci sono oltre un milione di persone, là fuori, che hanno votato Sinistra Arcobaleno "nonostante": nonostante un cartello elettorale sghimbescio, nonostante liste elettorali taroccate, nonostante i pochi volti nuovi. Converrà ripartire da questa realtà. Da Tortorella a Tarzan, dalle lotte partigiane alle lotte per la casa, la Sinistra si incontra qui: in mezzo c'è la Storia.


    20/04/2008
    www.liberazione.it


    ...si parla molto del fare, ma nessuno mette in campo l'importantissima ed imprescindibile questione teorica!

  9. #109
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    Da analizzare con cura...

    All'assemblea per la Sinistra unita e plurale, tra gli altri, Ferrero, Migliore, Russo Spena e Vendola
    Ginsborg a Rifondazione
    «Concordia, non litigate»
    Angela Mauro
    Firenze (nostra inviata)

    "La condizione depressiva. Dalla complessità clinica alla scelta del percorso terapeutico: implicazioni per il trattamento e la prevenzione". E ci si potrebbe fermare anche qui. Il manifesto sovrasta l'ingresso del Palazzo dei Congressi di Firenze: impossibile aggirarlo. Sguardi da cane bastonato vi si soffermano, uno dopo l'altro, in questa mattinata di aprile, a una settimana dalle elezioni che hanno spedito la sinistra fuori dal Parlamento. Sono tanti gli sguardi. Non che i cani bastonati abbiano già deciso di ricorrere a un corso sulla depressione per reagire alla catastrofe collettiva e individuale post-voto. Ma capita che l'assemblea indetta dall'Associazione fiorentina per la Sinistra unita e plurale si tenga proprio nella stessa struttura del convegno medico. Coincidenze che fanno pensare, strappano anche battutine e sorrisi. Amari, ovvio.
    La processione della gente arrivata nel capoluogo toscano per la prima assemblea di riflessione sulla disfatta è lunga e silenziosa. Sbuca dai treni arrivati dalla capitale, per esempio. Percorre la breve distanza dalla stazione al Palazzo dei Congressi, si stranisce un po' nel ritrovarsi in una città diversa ed estranea. Lontanissimi i tempi in cui Firenze ospitò il Social Forum Europeo (2002), quando non c'erano processioni e musi lunghi ma migliaia di persone critiche della globalizzazione e in piazza per la pace. Tempi di festa, energie, speranze. Oggi c'è un inevitabile funerale per la sinistra sparita dalle istituzioni (ci si consola con la presenza nei governi locali…), un disperato tentativo di raccattare energie, quanto alle speranze, si sa, sono le ultime a morire.
    Militanti delle associazioni toscane e non, quadri di partito, rappresentati sindacali, intellettuali. Questa fetta di popolo di sinistra cerca il proprio percorso terapeutico nella stessa sala che, al Palazzo dei Congressi, anni fa ospitò il noto incontro di Massimo D'Alema, allora presidente dei Ds, con il gruppo dei cosiddetti "professori" di Firenze, da Paul Ginsborg a Pancho Pardi. E' un'altra coincidenza, ma pochi la notano. Una volta superato il cartello sulla "condizione depressiva" ci si butta nel confronto. I capannelli sono ovunque. Dal tavolo dei relatori invitano alla cautela: «Evitiamo applausi e fischi e valutazioni improprie di gradimento. Sei minuti a testa per parlare più uno, sette al massimo, insomma…». L'intento è evitare che nella discussione si riversino le diverse opzioni politiche che, all'indomani del voto, si scontrano dentro Rifondazione. Inutile girarci intorno: con la presenza in assemblea di Paolo Ferrero e Nichi Vendola, con il delicatissimo comitato politico nazionale del Prc convocato a Roma per il pomeriggio, l'attenzione di tutti è concentrata su quanto avviene nel partito «azionista di maggioranza della sinistra». Tanto che il professor Ginsborg , parlando anche a nome di Marco Revelli (assente per motivi familiari), concentra gran parte del suo intervento in un accorato appello ai «compagni di Rifondazione».
    «Concordia», dice Ginsborg, protagonista con gli altri dell'associazione fiorentina di una delle più riuscite esperienze di lavoro unitario. «Dico a tutti i compagni di Rifondazione che vanno al cpn: non vogliamo che voi decidiate i nostri destini. Ci siete anche voi sulla zattera della sinistra: non litigate, non radicalizzate le posizioni. Non vogliamo essere cooptati da una parte piuttosto che dall'altra, vogliamo che cresca una cultura unitaria». Viene giù la sala quando Ginsborg arriva al punto: «No ai leaderismi. Abbiamo bisogno di tutti: Rita Borsellino, Fulvia Bandoli, Ferrero e Vendola, tutti insieme! Oggi negli occhi dei compagni di Rifondazione ho solo visto il veleno della parte, del risentimento. Dobbiamo invece saper lavorare insieme: nessuno oserebbe chiedere ad alcuno di sciogliersi, ma bisogna mettere su subito uno spazio decisionale aperto a tutti, senza centralismi democratici. Facciamo subito un'organizzazione federale, confederale, chiamatela come volete ma che sia di tutti: lavorare insieme fa crescere la cultura dell'unità».
    L'appello rende il senso generale dell'assemblea. Per parte loro, sia Vendola che Ferrero non eludono i riferimenti al dibattito interno. «Non è vero che dalla sconfitta ci si può solo rialzare. C'è anche chi si diverte a spezzarsi le gambe: io non ho questa voglia - dice Vendola - Non è tornando alla nostra vecchia comunità, al nostro vecchio lessico che ritroviamo il nostro mondo: non ci sono più i contenitori collettivi del ‘900. Il punto ora non è la domanda di cambiamento, ma la nostra offerta di politica. La Sinistra Arcobaleno è stata un'improvvisazione elettorale, materia gassosa senza storia, progetto, convincimento. Si riparta dall'analisi della sconfitta ma senza cercare capri espiatori. Mi iscrivo per primo alla lista dei colpevoli, ma voglio partecipare alla discussione sulle cause». Un appello in vista del cpn: «Bisogna sorvegliare le parole nelle prossime ore, avere cura e amore per questa comunità per consentirle di rialzarsi».
    Ferrero reagisce: «La nostra sconfitta è la sconfitta del governo. Lo dico perché sia chiaro: sono il primo responsabile e non cerco capri espiatori». Quindi, il ministro dimissionario spiega perché ha chiesto subito la convocazione del cpn: «Io che passo per settario e che ho un partito con migliaia di iscritti, la prima cosa che faccio è chiedere una riunione dei gruppi dirigenti per discutere». Poi parla di se stesso, in prima persona: «Paolo Ferrero non è candidato alla segreteria di Rifondazione, partito che farà un percorso autonomo di discussione e alla fine deciderà la sua guida. Il punto è avere garanzie sulla discussione». Quindi, le critiche sul percorso unitario: «Ho chiesto una cabina di regia, non è stata fatta. Non funzionano le proposte di "costituente della sinistra" perché finisce che ci si spacca tra comunisti e non. Bisogna evitare gli errori, le costruzioni dall'alto, lottizzate, tenendo presente che i partiti sono necessari ma non sufficienti e che la sinistra è molto più larga dei partiti. Bisogna darsi un percorso che permetta a tutti di starci senza spaccarci altrimenti tra due mesi raccogliamo meno cocci che alle elezioni».
    L'assemblea passa da momenti di depressione (soprattutto all'inizio) a momenti di catartica ilarità (verso la fine, segno che lo stare insieme un po' funziona). Aldo Tortorella nella sua vita ne ha viste tante, ha l'età e sfoggia la tempra giusta per tirare su il morale della platea. Racconta: «Ogni volta che prendevamo legnate, c'era un compagno che mi diceva che poteva andare peggio. Un altro la spiegava così: noi abbiamo ragione, ma qualche volta la storia ci è contro…». Modi vecchi di pensare, ammette, «ma da loro ho imparato che non c'è disfatta da cui non ci si possa risollevare. Arrivando qui uno mi ha detto: solo chi cade può risorgere… Bene: più di così!». Aneddoti, battute, citazioni: ci si aggrappa a tutto. «I reduci sfuggiti alla morte riacquistavano la fiducia nella vita, scriveva Enzo Biagi», dice Carlo Scaramuzzino , candidato sindaco della Sinistra Arcobaleno a Pisa. Paolo Cacciari cita la Arendt: «Il presupposto della libertà è l'autonomia dalla necessità del bisogno». E mentre la platea si arrovella sul messaggio, lancia la sua proposta: «Processi di aggregazione molecolare. Non abbiamo più bisogno del partito, bisogna sperimentare dal basso con un processo collettivo e plurale di autorappresentazione e autorganizzazione politica, per passare da forme primordiali a forme più complesse di organizzazione».
    Non è d'accordo sulla «separazione tra sinistra sociale e sinistra politica» Andrea Alzetta, militante di Action neoeletto al Campidoglio con la Sinistra Arcobaleno, noto come " Tarzan " tanto che così viene presentato in assemblea. Risate in sala e lui contribuisce: «So' stato appena eletto nelle istituzioni, mi sento un po' imbarazzato a stare qui in mezzo a voi, estremisti extraparlamentari!». Parla di paradossi: «Il primo eletto a Roma della Sinistra Arcobaleno è uno come me, non di partito. Poi leggi i giornali e apprendi che tutti vogliono rifugiarsi a casa: insomma, se continua così, alle prossime elezioni ne avremo tremila di falce e martello!». Per dire che «non esistono sicurezze o ricette giuste, la discussione non è sul leader: ci dobbiamo fare un culo così, come si dice a Roma! Dobbiamo fare le lotte come se fosse un problema nostro, non perché ci stanno simpatici i precari…». E anche Tarzan ha un messaggio per Rifondazione: «Il cpn lo farei non per discutere chi comanda, ma per capire come facciamo a battere Alemanno al ballottaggio». A proposito di precari, c'è la precaria Laura Bennati scatenata contro ipotesi che possano frenare il processo unitario a sinistra: «Che vuol dire tornare ai partiti? Così come noi abbiamo dato molto a questo processo, così mi aspetto che chi l'ha promosso, ora, lo porti avanti».
    Claudio Fava di Sinistra Democratica è deciso: «Capisco Ferrero quando dice che dobbiamo parlare alla nostra gente. Ma se noi ci rifugiamo nelle nostre ridotte, una ragazza di sinistra che lavora in un call center dove si rifugerà? Dai suoi colleghi che magari non hanno votato? Come riuscirà a parlare con loro se viene lasciata sola?». Da Sd lancia lo stesso tipo di messaggio Fulvia Bandoli : «Se il luogo delle decisioni non cambia, non si va da nessuna parte. Non sento la necessità di cabine di regia, ma di partecipazione democratica». Ed è della stessa idea Marco Montemagni del Pdci toscano ma critico della via solitaria scelta da Diliberto dopo le elezioni: «No al ritorno alla frantumazione». Paolo Cento dei Verdi ribadisce la necessità di una connotazione ecologista più marcata nella sinistra: «Il verde fa bene al rosso». Dal Prc parla anche Alberto Burgio della minoranza Essere Comunisti: «Ci sono state forzature sul simbolo e sulla scelta unitaria. Siamo stati distaccati dalla gente e ora è indecoroso parlare di responsabilità collettive: chi ha ruoli dirigenziali deve assumersi le sue responsabilità».
    Ripartire dai territori con relazioni alla pari, la formula si ripete un po' in tutti gli interventi. Attenzione: Cardazzo dell'Associazione veneta per la Sinistra Arcobaleno sottolinea che il concetto non è di facile applicazione. «Siamo abituati a dare per scontata la comprensione di tanti principi, tipo l'uguaglianza. Dalle mie parti al nord, se prima davi del razzista a uno, quello si offendeva. Adesso non è più così, per molti è quasi motivo di orgoglio identitario essere razzisti…». Basta guardare al voto, anche operaio, che ha premiato le liste leghiste. «C'è bisogno di un bagno di umiltà». Carlo Moscardini della Sinistra Arcobaleno toscana è arrabbiato. «La casa è crollata, io mi candido a fare il muratore, ma vedo che qui tutti continuano a voler fare gli architetti. Chiedo agli architetti come hanno potuto pensare di approssimare così la campagna elettorale: viviamo in un mondo dove si fa il tifo per tutti anche per il grande fratello, mentre noi eravamo candidati per perdere…».
    Tutto fa brodo per spiegarsi e comunicare la delusione, anche la favola del «saggio gufo e il millepiedi». E' sempre Moscardini che la racconta: «Il millepiedi si lamenta dal saggio gufo perché gli fanno male i piedi. Il saggio gufo gli suggerisce di trasformarsi in passerotto. Il millepiedi: e come faccio? Il gufo: beh, io ti ho dato l'idea, sta a te inventarti il modo». Morale: evitare di fare i gufi (che porta pure male), inventarsi le forme, il linguaggio per parlare "con" la società, i giovani. In assemblea ce ne sono pochi di giovani, ma uno studente universitario lancia chiaro il suo messaggio: «Non mi aspetto la linea dai partiti». Il direttore de il manifesto Gabriele Polo si sente giovane: «Con questa condizione extraparlamentare mi sembra di essere tornato ai 20 anni. E' una condizione che in fondo dà meno angoscia perchè permette di discutere liberamente. Per esempio, potremmo cercare di capire perché dopo la manifestazione del 20 ottobre non siamo usciti dal governo». Anche Patta della Cgil riflette sul passato, non proprio recente: «Bisognava intraprendere il percorso unitario nel 2001, quando il corpo dei movimenti era vivo». Affermazione condivisa dai più. Adesso però, è l'invito di Bianca Pomeranzi della Rete Femminista, «non dobbiamo sprecare energie in conflitti inutili e dannosi». L'europarlamentare Vittorio Agnoletto , già portavoce del Genoa Social Forum, prova a rilanciare: «Pensiamoci all'organizzazione di un forum sociale a Firenze in autunno».
    Mettere insieme i cocci è dura ma si può. «Io e Tortorella siamo la testimonianza vivente che alle sconfitte si sopravvive», dice leggera Luciana Castellina . Anche lei ha l'età e la tempra. Anche lei ha un messaggio per Ferrero. Tono gentile: «Vorrei una riflessione comune e non separata, anche se capisco la tua preoccupazione di dire "non facciamo un'accozzaglia della Sinistra Arcobaleno". Però, serve una costituente ora, subito e senza i bilancini degli attuali gruppi dirigenti dei partiti. I partiti, per essere diversi dal Pd, non devono limitarsi a raccogliere consenso: devono anche costruire senso». E Tortorella: «No alle verità in tasca, chi è stato battuto non è l'unità della sinistra ma il suo simulacro». Andare avanti. «Basta con le discussioni sulla falce e martello - dice Paolo Hutter - non vorrei che dopo esserci martellati i cosiddetti, procedessimo con la falce a…». Altra risata liberatoria in sala. «Bisogna proseguire sulla strada della Sinistra Arcobaleno», aggiunge.
    L'assemblea va avanti per tutta la giornata senza pausa pranzo. Gli interventi sono tantissimi, impossibile citare tutti (ce ne scusiamo). La lettura dell'appello finale incontra un clima decisamente galvanizzato dalla discussione (che, chissà, magari è servita a mediare nel dibattito interno di Rifondazione). «Non voglio stare in un'organizzazione politica senza democrazia», chiarisce Ginsborg, «e dobbiamo inventarci una forma democratica di organizzazione subito, non tra tre mesi dopo i congressi di partito». Il testo finale parla di irreversibilità del processo unitario, di tempi stretti, di percorsi di ricerca sulle forme di organizzazione e operatività immediata con la creazione di un comitato nazionale e comitati territoriali.
    Si parte da chi c'era, da chi ha lavorato per la campagna elettorale, chi era in lista. Intanto, si è già costituito un gruppo di lavoro nazionale: primi componenti Ginsborg e Revelli. Prossima assemblea, prima dell'estate. E' iniziata la terapia antidepressiva?


    20/04/2008
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    Il Comitato Politico Nazionale del Prc, dopo la sconfitta della Sinistra Arcobaleno, ha scelto una linea politica positiva e importante. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si può prescindere. Questo il cuore del documento approvato che mette un punto fermo contro tutte le ipotesi di superamento di Rifondazione Comunista. L’area Essere Comunisti, i cui consensi sono stati decisivi per approvare il documento, esprime soddisfazione per questa scelta che pone al centro il tema del rafforzamento del Partito, del suo radicamento territoriale e del suo insediamento sociale, e che apre la prospettiva di un rinnovato impegno del Partito nel conflitto sociale in una fase di grave offensiva della destra e delle forze conservatrici. Ora occorre lavorare, e per questo serve l’impegno di tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista, perché questa scelta venga confermata dal Congresso.

    Claudio Grassi :: Comitato politico nazionale del Prc, Roma 20 aprile 2008
    http://www.esserecomunisti.it/

 

 
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