Da analizzare con cura...
All'assemblea per la Sinistra unita e plurale, tra gli altri, Ferrero, Migliore, Russo Spena e Vendola
Ginsborg a Rifondazione
«Concordia, non litigate»
Angela Mauro
Firenze (nostra inviata)
"La condizione depressiva. Dalla complessità clinica alla scelta del percorso terapeutico: implicazioni per il trattamento e la prevenzione". E ci si potrebbe fermare anche qui. Il manifesto sovrasta l'ingresso del Palazzo dei Congressi di Firenze: impossibile aggirarlo. Sguardi da cane bastonato vi si soffermano, uno dopo l'altro, in questa mattinata di aprile, a una settimana dalle elezioni che hanno spedito la sinistra fuori dal Parlamento. Sono tanti gli sguardi. Non che i cani bastonati abbiano già deciso di ricorrere a un corso sulla depressione per reagire alla catastrofe collettiva e individuale post-voto. Ma capita che l'assemblea indetta dall'Associazione fiorentina per la Sinistra unita e plurale si tenga proprio nella stessa struttura del convegno medico. Coincidenze che fanno pensare, strappano anche battutine e sorrisi. Amari, ovvio.
La processione della gente arrivata nel capoluogo toscano per la prima assemblea di riflessione sulla disfatta è lunga e silenziosa. Sbuca dai treni arrivati dalla capitale, per esempio. Percorre la breve distanza dalla stazione al Palazzo dei Congressi, si stranisce un po' nel ritrovarsi in una città diversa ed estranea. Lontanissimi i tempi in cui Firenze ospitò il Social Forum Europeo (2002), quando non c'erano processioni e musi lunghi ma migliaia di persone critiche della globalizzazione e in piazza per la pace. Tempi di festa, energie, speranze. Oggi c'è un inevitabile funerale per la sinistra sparita dalle istituzioni (ci si consola con la presenza nei governi locali…), un disperato tentativo di raccattare energie, quanto alle speranze, si sa, sono le ultime a morire.
Militanti delle associazioni toscane e non, quadri di partito, rappresentati sindacali, intellettuali. Questa fetta di popolo di sinistra cerca il proprio percorso terapeutico nella stessa sala che, al Palazzo dei Congressi, anni fa ospitò il noto incontro di Massimo D'Alema, allora presidente dei Ds, con il gruppo dei cosiddetti "professori" di Firenze, da Paul Ginsborg a Pancho Pardi. E' un'altra coincidenza, ma pochi la notano. Una volta superato il cartello sulla "condizione depressiva" ci si butta nel confronto. I capannelli sono ovunque. Dal tavolo dei relatori invitano alla cautela: «Evitiamo applausi e fischi e valutazioni improprie di gradimento. Sei minuti a testa per parlare più uno, sette al massimo, insomma…». L'intento è evitare che nella discussione si riversino le diverse opzioni politiche che, all'indomani del voto, si scontrano dentro Rifondazione. Inutile girarci intorno: con la presenza in assemblea di Paolo Ferrero e Nichi Vendola, con il delicatissimo comitato politico nazionale del Prc convocato a Roma per il pomeriggio, l'attenzione di tutti è concentrata su quanto avviene nel partito «azionista di maggioranza della sinistra». Tanto che il professor Ginsborg , parlando anche a nome di Marco Revelli (assente per motivi familiari), concentra gran parte del suo intervento in un accorato appello ai «compagni di Rifondazione».
«Concordia», dice Ginsborg, protagonista con gli altri dell'associazione fiorentina di una delle più riuscite esperienze di lavoro unitario. «Dico a tutti i compagni di Rifondazione che vanno al cpn: non vogliamo che voi decidiate i nostri destini. Ci siete anche voi sulla zattera della sinistra: non litigate, non radicalizzate le posizioni. Non vogliamo essere cooptati da una parte piuttosto che dall'altra, vogliamo che cresca una cultura unitaria». Viene giù la sala quando Ginsborg arriva al punto: «No ai leaderismi. Abbiamo bisogno di tutti: Rita Borsellino, Fulvia Bandoli, Ferrero e Vendola, tutti insieme! Oggi negli occhi dei compagni di Rifondazione ho solo visto il veleno della parte, del risentimento. Dobbiamo invece saper lavorare insieme: nessuno oserebbe chiedere ad alcuno di sciogliersi, ma bisogna mettere su subito uno spazio decisionale aperto a tutti, senza centralismi democratici. Facciamo subito un'organizzazione federale, confederale, chiamatela come volete ma che sia di tutti: lavorare insieme fa crescere la cultura dell'unità».
L'appello rende il senso generale dell'assemblea. Per parte loro, sia Vendola che Ferrero non eludono i riferimenti al dibattito interno. «Non è vero che dalla sconfitta ci si può solo rialzare. C'è anche chi si diverte a spezzarsi le gambe: io non ho questa voglia - dice Vendola - Non è tornando alla nostra vecchia comunità, al nostro vecchio lessico che ritroviamo il nostro mondo: non ci sono più i contenitori collettivi del ‘900. Il punto ora non è la domanda di cambiamento, ma la nostra offerta di politica. La Sinistra Arcobaleno è stata un'improvvisazione elettorale, materia gassosa senza storia, progetto, convincimento. Si riparta dall'analisi della sconfitta ma senza cercare capri espiatori. Mi iscrivo per primo alla lista dei colpevoli, ma voglio partecipare alla discussione sulle cause». Un appello in vista del cpn: «Bisogna sorvegliare le parole nelle prossime ore, avere cura e amore per questa comunità per consentirle di rialzarsi».
Ferrero reagisce: «La nostra sconfitta è la sconfitta del governo. Lo dico perché sia chiaro: sono il primo responsabile e non cerco capri espiatori». Quindi, il ministro dimissionario spiega perché ha chiesto subito la convocazione del cpn: «Io che passo per settario e che ho un partito con migliaia di iscritti, la prima cosa che faccio è chiedere una riunione dei gruppi dirigenti per discutere». Poi parla di se stesso, in prima persona: «Paolo Ferrero non è candidato alla segreteria di Rifondazione, partito che farà un percorso autonomo di discussione e alla fine deciderà la sua guida. Il punto è avere garanzie sulla discussione». Quindi, le critiche sul percorso unitario: «Ho chiesto una cabina di regia, non è stata fatta. Non funzionano le proposte di "costituente della sinistra" perché finisce che ci si spacca tra comunisti e non. Bisogna evitare gli errori, le costruzioni dall'alto, lottizzate, tenendo presente che i partiti sono necessari ma non sufficienti e che la sinistra è molto più larga dei partiti. Bisogna darsi un percorso che permetta a tutti di starci senza spaccarci altrimenti tra due mesi raccogliamo meno cocci che alle elezioni».
L'assemblea passa da momenti di depressione (soprattutto all'inizio) a momenti di catartica ilarità (verso la fine, segno che lo stare insieme un po' funziona). Aldo Tortorella nella sua vita ne ha viste tante, ha l'età e sfoggia la tempra giusta per tirare su il morale della platea. Racconta: «Ogni volta che prendevamo legnate, c'era un compagno che mi diceva che poteva andare peggio. Un altro la spiegava così: noi abbiamo ragione, ma qualche volta la storia ci è contro…». Modi vecchi di pensare, ammette, «ma da loro ho imparato che non c'è disfatta da cui non ci si possa risollevare. Arrivando qui uno mi ha detto: solo chi cade può risorgere… Bene: più di così!». Aneddoti, battute, citazioni: ci si aggrappa a tutto. «I reduci sfuggiti alla morte riacquistavano la fiducia nella vita, scriveva Enzo Biagi», dice Carlo Scaramuzzino , candidato sindaco della Sinistra Arcobaleno a Pisa. Paolo Cacciari cita la Arendt: «Il presupposto della libertà è l'autonomia dalla necessità del bisogno». E mentre la platea si arrovella sul messaggio, lancia la sua proposta: «Processi di aggregazione molecolare. Non abbiamo più bisogno del partito, bisogna sperimentare dal basso con un processo collettivo e plurale di autorappresentazione e autorganizzazione politica, per passare da forme primordiali a forme più complesse di organizzazione».
Non è d'accordo sulla «separazione tra sinistra sociale e sinistra politica» Andrea Alzetta, militante di Action neoeletto al Campidoglio con la Sinistra Arcobaleno, noto come " Tarzan " tanto che così viene presentato in assemblea. Risate in sala e lui contribuisce: «So' stato appena eletto nelle istituzioni, mi sento un po' imbarazzato a stare qui in mezzo a voi, estremisti extraparlamentari!». Parla di paradossi: «Il primo eletto a Roma della Sinistra Arcobaleno è uno come me, non di partito. Poi leggi i giornali e apprendi che tutti vogliono rifugiarsi a casa: insomma, se continua così, alle prossime elezioni ne avremo tremila di falce e martello!». Per dire che «non esistono sicurezze o ricette giuste, la discussione non è sul leader: ci dobbiamo fare un culo così, come si dice a Roma! Dobbiamo fare le lotte come se fosse un problema nostro, non perché ci stanno simpatici i precari…». E anche Tarzan ha un messaggio per Rifondazione: «Il cpn lo farei non per discutere chi comanda, ma per capire come facciamo a battere Alemanno al ballottaggio». A proposito di precari, c'è la precaria Laura Bennati scatenata contro ipotesi che possano frenare il processo unitario a sinistra: «Che vuol dire tornare ai partiti? Così come noi abbiamo dato molto a questo processo, così mi aspetto che chi l'ha promosso, ora, lo porti avanti».
Claudio Fava di Sinistra Democratica è deciso: «Capisco Ferrero quando dice che dobbiamo parlare alla nostra gente. Ma se noi ci rifugiamo nelle nostre ridotte, una ragazza di sinistra che lavora in un call center dove si rifugerà? Dai suoi colleghi che magari non hanno votato? Come riuscirà a parlare con loro se viene lasciata sola?». Da Sd lancia lo stesso tipo di messaggio Fulvia Bandoli : «Se il luogo delle decisioni non cambia, non si va da nessuna parte. Non sento la necessità di cabine di regia, ma di partecipazione democratica». Ed è della stessa idea Marco Montemagni del Pdci toscano ma critico della via solitaria scelta da Diliberto dopo le elezioni: «No al ritorno alla frantumazione». Paolo Cento dei Verdi ribadisce la necessità di una connotazione ecologista più marcata nella sinistra: «Il verde fa bene al rosso». Dal Prc parla anche Alberto Burgio della minoranza Essere Comunisti: «Ci sono state forzature sul simbolo e sulla scelta unitaria. Siamo stati distaccati dalla gente e ora è indecoroso parlare di responsabilità collettive: chi ha ruoli dirigenziali deve assumersi le sue responsabilità».
Ripartire dai territori con relazioni alla pari, la formula si ripete un po' in tutti gli interventi. Attenzione: Cardazzo dell'Associazione veneta per la Sinistra Arcobaleno sottolinea che il concetto non è di facile applicazione. «Siamo abituati a dare per scontata la comprensione di tanti principi, tipo l'uguaglianza. Dalle mie parti al nord, se prima davi del razzista a uno, quello si offendeva. Adesso non è più così, per molti è quasi motivo di orgoglio identitario essere razzisti…». Basta guardare al voto, anche operaio, che ha premiato le liste leghiste. «C'è bisogno di un bagno di umiltà». Carlo Moscardini della Sinistra Arcobaleno toscana è arrabbiato. «La casa è crollata, io mi candido a fare il muratore, ma vedo che qui tutti continuano a voler fare gli architetti. Chiedo agli architetti come hanno potuto pensare di approssimare così la campagna elettorale: viviamo in un mondo dove si fa il tifo per tutti anche per il grande fratello, mentre noi eravamo candidati per perdere…».
Tutto fa brodo per spiegarsi e comunicare la delusione, anche la favola del «saggio gufo e il millepiedi». E' sempre Moscardini che la racconta: «Il millepiedi si lamenta dal saggio gufo perché gli fanno male i piedi. Il saggio gufo gli suggerisce di trasformarsi in passerotto. Il millepiedi: e come faccio? Il gufo: beh, io ti ho dato l'idea, sta a te inventarti il modo». Morale: evitare di fare i gufi (che porta pure male), inventarsi le forme, il linguaggio per parlare "con" la società, i giovani. In assemblea ce ne sono pochi di giovani, ma uno studente universitario lancia chiaro il suo messaggio: «Non mi aspetto la linea dai partiti». Il direttore de il manifesto Gabriele Polo si sente giovane: «Con questa condizione extraparlamentare mi sembra di essere tornato ai 20 anni. E' una condizione che in fondo dà meno angoscia perchè permette di discutere liberamente. Per esempio, potremmo cercare di capire perché dopo la manifestazione del 20 ottobre non siamo usciti dal governo». Anche Patta della Cgil riflette sul passato, non proprio recente: «Bisognava intraprendere il percorso unitario nel 2001, quando il corpo dei movimenti era vivo». Affermazione condivisa dai più. Adesso però, è l'invito di Bianca Pomeranzi della Rete Femminista, «non dobbiamo sprecare energie in conflitti inutili e dannosi». L'europarlamentare Vittorio Agnoletto , già portavoce del Genoa Social Forum, prova a rilanciare: «Pensiamoci all'organizzazione di un forum sociale a Firenze in autunno».
Mettere insieme i cocci è dura ma si può. «Io e Tortorella siamo la testimonianza vivente che alle sconfitte si sopravvive», dice leggera Luciana Castellina . Anche lei ha l'età e la tempra. Anche lei ha un messaggio per Ferrero. Tono gentile: «Vorrei una riflessione comune e non separata, anche se capisco la tua preoccupazione di dire "non facciamo un'accozzaglia della Sinistra Arcobaleno". Però, serve una costituente ora, subito e senza i bilancini degli attuali gruppi dirigenti dei partiti. I partiti, per essere diversi dal Pd, non devono limitarsi a raccogliere consenso: devono anche costruire senso». E Tortorella: «No alle verità in tasca, chi è stato battuto non è l'unità della sinistra ma il suo simulacro». Andare avanti. «Basta con le discussioni sulla falce e martello - dice Paolo Hutter - non vorrei che dopo esserci martellati i cosiddetti, procedessimo con la falce a…». Altra risata liberatoria in sala. «Bisogna proseguire sulla strada della Sinistra Arcobaleno», aggiunge.
L'assemblea va avanti per tutta la giornata senza pausa pranzo. Gli interventi sono tantissimi, impossibile citare tutti (ce ne scusiamo). La lettura dell'appello finale incontra un clima decisamente galvanizzato dalla discussione (che, chissà, magari è servita a mediare nel dibattito interno di Rifondazione). «Non voglio stare in un'organizzazione politica senza democrazia», chiarisce Ginsborg, «e dobbiamo inventarci una forma democratica di organizzazione subito, non tra tre mesi dopo i congressi di partito». Il testo finale parla di irreversibilità del processo unitario, di tempi stretti, di percorsi di ricerca sulle forme di organizzazione e operatività immediata con la creazione di un comitato nazionale e comitati territoriali.
Si parte da chi c'era, da chi ha lavorato per la campagna elettorale, chi era in lista. Intanto, si è già costituito un gruppo di lavoro nazionale: primi componenti Ginsborg e Revelli. Prossima assemblea, prima dell'estate. E' iniziata la terapia antidepressiva?
20/04/2008
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