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  1. #51
    libertè, egalitè, fraternitè
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    proprio cosi', la sostanza:
    e qui, a qusto punto, elencherò i punti di critica-costruzione irrinunciabili che una forza politico-culturale dovrebbe curare per seguire una strada percorribile, comprensibile, e allo stesso tempo fondata e veritativa.

    1- critica della società contemporanea a partire da una semplice analisi delle dinamiche di degradazione spirituale dell'uomo, mangiato nel vortice dell'individualismo della merce e del denaro, incapace di pensare sè stesso in termini universali e intriso di un relativismo culturale ed etico del tutto annichilente ( che va dal laicismo lamentoso all' occidentalismo messianico neo-con nelle).

    2-anticapitalismo radicato e fondato.
    Che si innesti su una struttura di critica sociale liberata dalle seguenti patologie suicide:
    estremismo comportamentale e del linguaggio
    manicheismo semplificatore
    trasgressivismo mercificato
    antiautoritarismo di facciata
    economicismo positivistico
    materialismo esistenziale

    Tutte facce patologiche di una stessa medaglia che hanno prodotto varianti estremamente eterogenne, ma ugualmente mostruose, urlanti ed autoreferenziali che si sono distaccate totalmente dalle esigenze delle persone comuni, la cui vita è sempre più in mano ad oligarchie finanziarie, banche e strozzini.
    Non è in alcun modo possibile mettersi nell'angolo del narcisismo consolatorio e rancoroso portando avanti spesso e volentieri battaglie di nicchia, categoriali, o anche giuste e sacrosante ma che passano sotto la forma del ribellismo isterico o del linguaggio vetero-comunista ormai ai più del tutto incomprensibile
    Solo se si saprà superare quell'area circolare, chiusa stantia, di riferimento politico, che va dai collettivi per i diritti dei trans ai lanciatori di pietre contro le vetrine, dal culto della cannabis all'elogio non analitico e fondato di pratiche stupidamente antisociali, solo in questo caso, si potrà tornare a parlare con le persone normali, che, a mio modesto avviso, sono fondamentalmente attanagliate da due ordini di problemi:
    quello materiale, sempre più pressante, ma che non può divenire univoco cavallo di battaglia, e quello spirituale di svuotamento della persona umana nella società della merce e della competizione..

    Il senso comunitario può essere trasmesso e può creare entusiasmo progettuale solo se esce dai parametri settari che il mondo falso-comunista opportunista parlamentare da un lato, e il mondo anti-sistemico chiuso e narcisista dall'altro, hanno creato come barriere all'entrata per le persone comuni( nel senso più bello che questa parola ha, e non in senso sprezzante o snob)

    O si segue questo cammino, difficile, impervio, fatto anche di compromessi, di rivisitazione del proprio armamentario emotivo, psicologico, oppure si resterà per molti altri decenni, a vedere gli operai del nord votare lega o chi per lei..

    Tornare al mondo, significa uscire dagli altari dell'estremismo, liberarsi dal settarismo, ed avere il coraggio di analizzare lucidamente, il reale, i bisogni e le aspirazioni profonde ed immediate insieme, delle persone realmente esistenti, che sono poi bisogni sempiterni del genere umano nel suo afflato politico, organizzativo e comunitario.

    L'uomo, perso nella dissoluzione dei rapporti sociali, non ha bisogno di ulteriori spinte dissolutrici e distruttive, ma ha bisogno di costruzione, costruttività, ordine e armonia comunitaria.
    in estrema sintesi: costruire il socialismo del XXI secolo, senza più torcicolli tipici di chi continua ad essere ancorato ad un passato che non VUOLE superare.

  2. #52
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    La lega come nuovo partito dei lavoratori. Parlando dal veneto, ho modo di provare in qualche modo a capire il voto leghista. Innanzitutto mi tocca dare ragiona a Maroni: il concetto di lavoratore è completamente diverso che nel resto d'Italia (probabilmente). La dimensione della piccola e medio-piccola impresa, di cui il veneto è disseminata (treviso, padova, vicenza e verona: dalle aziende agricole alle picole fabbriche) porta con sè uno strano rapporto tra datore di lavoro e dipendente, in cui il conflitto è gestito in maniera del tutto personale. La figura del lavoratore comprende entrambi in un'ideologia che vede bene la promozione sociale del dipendente a lavoratore autonomo: un'ideologia potenzialmente (e falsamente) universale. La vedo (pur conoscendo poco quella realtà) affine al comunitarismo neo-con americano. Si pensi come è gestita una città come Treviso: Gentilini ostenta il modello dello sceriffo che gestisce la città e, nonostante le dichiarazioni folli e provvedimenti estremi altrettanto folli e da apartheid (tipo il famoso provvedimento che toglie le panchine dal parco per non far sedere gli immigrati), ha creato una città funzionale e ben gestita. La buona gestione di quest'amministrazione che rappresenta la piccola e media impresa (la grande industria, da Tognana a Benetton, non è allineata sulle posizioni leghiste) ha fatto tutto il successo della Lega. Si pensi al fatto che l'amministrazione di Treviso è una delle poche in Italia a non essere stata incastrata dai prodotti derivati e swap-imbroglio delle grandi banche (in compenso è tutto in mano alla Cassamarca). Ora non vorrei creare equivoci: Treviso per me è socialmente invivibile, ma da qui si spiega il successo della Lega, dove la distinzione tra datore di lavoro e dipendente sta solo nel fatto che il datore ha una mercedes e un suv.
    D'altronde l'alternativa veneta deriva totalmente dal cattolicesimo sociale assistenziale, dalle associazioni del terzo settore in un'area che va dall'udc al pd alla sinistra arcobaleno. Anche i modelli piciisti sono modelli democristiani.
    Come può essere egemone un Bettin che si lamenta del paesaggio rovinato dai capannoni, in una terra dove i capannoni sono la fortuna? Non si può prima chiamare l'Italia al boom economico e poi lamentarsi del fatto che ci siano molti capannoni in veneto. Come capire qui un'alternativa sociale?
    Qui la lega, con il suo modello di salvaguardia del territorio che è un'amministrazione attenta alla maggioranza dei cittadini, ha fatto presa. Sembra l'unioco partito che possa garantire i propri interessi (e non si capisce perché si dovrebbe votare altro, visto che non li garantisce). A mio parere, Berlusconi qui è stato votato come meno peggio, perché almeno c'era la lega a garantire gli interessi. Perché in veneto avrebbero dovuto votare il pd? Perché votare il partito delle banche?
    Faccio notare a lato che Tremonti ha nei fatti fatto campagna elettorale alla lega e che nei teatrini televisivi risulta di gran lunga superiore ai rivali.
    Sulla lega come partito razzista. Non c'è dubbio per me che ci siano qui molti elementi di xenofobia. Eppure non rislatano tanto le folli dichiarazioni di Borghezio o le sue becere azioni dimostrative. L'elettore leghista medio ha ancora una mentalità democristiana del negretto da aiutare e a cui sorridere la domenica quando si esce da messa. L'importante è che lavori, che faccia un lavoro onesto (leggi: che lavori in una qualche azienda). Questo modello comunitario veneto porta con sè il modello ghetto e il meccanismo del capro espiatorio. E la colpa del disfacimento del legame sociale viene imputata all'altro che arriva, con una teoria schmittiana della dissoluzione dello stato e dello stato di eccezione come processo inevitabile per evitare tale dissoluzione. In questo non c'è nessuna migliore dimostrazione dei cartelli elettorali della lega: un'immagine di un capo indiano pellerossa con una didascalia che recita: loro non hanno potuto fare leggi per regolare l'immigrazione; ora vivono nelle riserve.
    Da un'altra angolazione sono l'altra faccia statica di quella faccia della medaglia che dice: andiamo ad "aiutare" i poveri in Africa.
    Sono gli elettori della lega, forse, da riconquistare ad una nuova teoria.

  3. #53
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    non mi faccio sentire da tempo, ma non potevo lasciarmi sfuggire il forum post-elettorale. quando dissi che sarebbe stato un sogno vedere la sinistra arcobaleno sprofondare sotto il 4%, con tutti i forchettoni rimasti senza prebende e poltrone, ero convinto di esprimere un desiderio eccessivo, irrealizzabile, quasi utopistico. se non altro perchè tanti elettori della suddetta da me incontrati mi avevano confermato di voler comunque votare, in virtù della fantomatica "rappresentanza parlamentare delle istanze sociali più radicali". insomma, il solito tormentone fritto e rifritto che non mi vede d'accordo ormai da tempo.non mi si fraintenda quando dico che sono contento che sia andata così, con tale affermazione voglio provocatoriamente sottolineare come, nel disastro totale ampiamente prevedibile, è andata bene l'unica cosa che doveva andare bene: la morte della "banda dei quattro".non vi dico le prime reazioni degli elettori! "è finita! è colpa vostra che non avete votato? e adesso chi ci garantisce alle manifestazioni? e i fondi? spariremo dal dibattito!". cavoli, s'è visto il risultato della quindicinale sovraesposizione mediatica di Berty-nights.eppure, devo dire che smaltita la sconfitta, alcuni hanno iniziato a ragionare e a seguirmi nella mia riflessione decisamente ottimista rispetto a quanto sta accadendo in italia. è caduta una foglia di fico troppo ingombrante, va smantellandosi un armamentario di parole, personaggi, vacuità, inesistenza, inconsistenza della cui fine si può solo essere entusiasti. ho la sensazione che ritessere un discorso teorico, ideale, popolare sia improvvisamente diventato più facile. il voto esprime uno stato di sofferenza reale, una protesta che richiede chiaramente una risposta differente dal tele-liberismo all'italiana berlusconide e la xenofobia localistica delle "camicie verdi". adesso è arrivato il momento di ragionare in grande, di avviare un percorso ultradecennale (meglio non raccontarsi favole!) in vista della costruzione di una forza in grado di rappresentare nel paese, indipendentemente dalla partecipazione elettorale, i reali interessi del popolo e della nazione.comincia un'epoca nuova, crollano le illusioni rifondarole, amibentaliste e genericamente pacifiste, svanite nel nulla di una disfatta elettorale che può soltanto essere classificato tra le più classiche, scusate il termine, "figure di merda" della storia politica italiana, almeno della fase repubblicana. da dove si riparte? facile a dirsi, difficile a farsi, ma non credo esistano alternative alla ricostruzione di un rapporto con il popolo italiano, nella sua parte dominata e sottomessa alle moderne logiche di subordinazione. la lega, contenuti incondivisibili a parte, insegna quanto sia importante il lavoro sul territorio, la proposta di un'identità nuova, tutta da costruire. ci vuole uno sforzo culturale e politico enorme, immane, ma al tempo stesso entusiasmante e "prospettico" per sottrarre alla xenofobia, al razzismo, alla teledipendenza le masse di cittadini che producono la ricchezza reale del paese, che subiscono quotidianamente ingiustizie e vessazioni e che solo la logica ottusa, snob e ignorante (sì, ignorante) dei michele serra di turno può guardare dall'alto in basso e bollare come "di destra", nell'accezione di "essere antropologicamente inferiore". saranno superiori loro, i loro libri inutili, i loro registi e attori da quattro soldi, i cantanti rimasti agli anni '70 capaci di campare di rendita grazie alla coglionaggine di milioni di "sinistri" affollanti i loro concerti stantii e le loro vane performances! mille volte meglio il ventenne del call center che vota berlusconi perchè intimamente disperato e privo di riferimenti che il quarantenne professionista di sinistra convinto di stare dalla parte giusta solo perchè si bea delle puttanate radicalchic di scalfari e furio colombo (dio mio, se penso che questi due fino a qualche anno fa rappresentavano per me delle garanzie di onesta politica, morale e intellettuale! quanto sono stato idiota!). si tratta di costuirie, in modo adatto ai tempi, una nuova egemonia culturale. immagino sappiate cosa fosse il sud italia all'inizio del secolo: una massa di contadini lasciati a marcire nell'ignoranza, nella violenza, nella superstizione, nel più ottuso controllo ecclesiastico e padronale. eppure gramsci capì che rappresentavano la vera massa da smuovere, insieme agli operai del nord, per il cambiamento del paese. non erano certo dei fini intellettuali, ma costituivano il popolo, l'ossatura della nazione. in questo senso va dato atto al vecchio pci di aver avuto qualche (non esageriamo!) merito nel porsi il problema di elevare la condizione innanzitutto culturale, legata alla percezione del proprio status sociale come frutto di una logica perversa e non naturale, di masse di persone altrimenti incapaci di muoversi. le lotte bracciantili, in questo senso, hanno rappresentato una delle vicende più significative del movimento comunista italiano nel dopoguerra.adesso il principio ritengo debba essere questo, per quanto mi renda conto di quanto sia difficile da declinare nell'anno 2008. eppure, le elezioni ci dicono una cosa chiara: forse, e dico forse, abbiamo un problema in meno. e non è poco. non è assolutamente poco.

  4. #54
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    Una Waterloo senza Napoleoni


    I Grandi uomini della sinistra dovranno andare tutti a casa. Un folto gruppo di deputati e senatori, di colpo trasformati in precari.
    E’ la fine di un sogno arrogante e di una superficialità senza limiti. La maggiore responsabilità l’hanno i dirigenti di Rifondazione. Hanno creduto che un’identità si potesse variare a piacere, con la facilità con cui un’indossatrice cambia abito; che Lenin, Trotsky, Rosa Luxemburg potessero essere relegati in soffitta, con qualche parola di cerimonia per ricordare il loro grande passato; che il comunismo si potesse trasformare in una semplice sfumatura culturale all’interno di un calderone, in cui militanti dai percorsi diversi venivano accomunati, senza neppure un periodo di transizione.

    Hanno distrutto l’organizzazione, inseguendo il mito del partito “leggero”. Hanno lasciato deperire o morire i circoli, pensando che il duro lavoro di contatto con i lavoratori potesse essere sostituito da estemporanee presenze nei salotti televisivi. Essere convocati da Vespa, quale onore! E’ la favola del corvo col pezzo di formaggio. “Mi hanno detto che canti bene”, gli grida la volpe. Quello comincia a gracchiare e il formaggio cade in bocca alla furbacchiona. Forse quel corvo si chiamava Fausto.
    Sul fronte avverso, pur nel suo piano reazionario, la Lega ha imparato dalla vecchia sinistra le regole dell’organizzazione, e ha stabilito contatti reali con lavoratori. E’ questa, più che la sconfitta elettorale, la più grave responsabilità: aver consegnato una parte dei figli della classe operaia a un partito xenofobo e retrivo.
    Bertinotti in una cosa sola è stato veramente “pesante”, nella discriminazione nei confronti di chi cercava di farlo recedere dal baratro in cui, come un pifferaio magico, stava portando migliaia di militanti e di elettori. Quello che è avvenuto era stato previsto e descritto da molti, anche se quasi nessuno aveva presentito una catastrofe così totale.
    Un partito di classe è l’esatto opposto dell’evanescente partito voluto dalla destra di Rifondazione. E’ un partito che partecipa alle lotte dei lavoratori, ne conosce i problemi, cerca di istruirli e avvertirli dei pericoli. Le campagne elettorali non sono fini a se stesse, non hanno lo scopo di aprire la via a carriere personali, ma sono un momento di propaganda e di sintesi delle lotte precedenti. Pur nelle situazioni negative, non rinuncia a preparare la ripresa delle lotte. Quando, per cause di forza maggiore, si crea un divario tra partito e classe, i veri marxisti sanno reagire: come al tempo dell’infatuazione patriottica del 1914, i pochi militanti rimasti fedeli all’internazionalismo condussero una battaglia gigantesca per riportare all’interno della classe le parole d’ordine dell’opposizione strenua al militarismo, cercando il nemico soprattutto nel proprio paese.
    Il partito di classe rappresenta una rete d’interessi storici e immediati, strettamente legati al mondo del lavoro, e cerca di mantenere integra la forza del proletariato, rifiutando di annegare le sue aspirazioni in una brodaglia interclassista. Custodisce gelosamente la teoria marxista, sa che non è possibile nessuna conquista permanente senza la guida di una teoria, combatte ogni forma di revisionismo, inteso come influenza di ideologia di altre classi sociali. Sa che non si può avanzare servendosi di manovre e trucchi, e che l’espedientismo alla fine si ritorce contro chi lo usa.
    I dirigenti di Rifondazione hanno fatto l’esatto contrario: hanno promesso lotta alla guerra e hanno votato i finanziamenti delle imprese belliche e l’aumento delle spese militari; chi si è rifiutato di farlo è stato cacciato. Hanno votato le elargizioni agli industriali, cuneo fiscale, rottamazione, esenzioni fiscali. Le leggi berlusconiane sono sempre vigenti, a partire dalla famigerata legge 30, le coppie di fatto attendono ancora qualche risultato, l’invadenza clericale è cresciuta a dismisura. L’elettore di sinistra ha visto che i parlamentari, ai quali aveva dato il voto, operavano contro il suo interesse e ha dato loro il benservito. C’è una logica in tutto ciò: molti militanti, giornalisti seri, semplici osservatori, li avevano avvisati, ma i grandi uomini della sinistra non hanno bisogno di ascoltare gli altri. Per questo, si sono trovati senza difesa a misurarsi col partito killer, il PD, e sono stati annientati.
    15 aprile 2008
    Michele Basso

  5. #55
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    E' da quel giorno che i progetti di Bretton Woods hanno potuto realizzarsi in Italia e non solo, quindi non vedo quale sia la stronzata...
    Citazione Originariamente Scritto da erri_sca Visualizza Messaggio
    E prima di quel giorno che c'era?

    Olio di ricino, deportazioni, e pedalare?
    Appunto. Oltretutto far partire un fenomeno da una data precisa, come fa il signor Evoliano, oltre ad essere metodologicamente sbagliato è pure sciocco.

  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da Garrulus Visualizza Messaggio
    Non vorrei fare della facile polemica con analisi che peraltro condivido quasi totalmente, ma non capisco il riferimento delle comunità resistenti ad un "proletariato". Non sono molto dentro i vostri discorsi e quindi non so a che vi riferiate, so che abbiamo letto qui tutti, mi sembra, le critiche di Preve e La Grassa alla dicotomia borghesia-proletariato.
    A mio parere sarebbe opportuno sottolineare che ogni reale cambio di direzione della politica italiana passa per una diversa posizione geopolitica del nostro paese. Questo dovrebbe essere la base da cui far partire ogni ulteriore analisi e teorizzazione.
    Mi pare chiaro che le classi, cambiate e rimodellate quanto vogliamo, vadano sempre più studiate ed approfondite, ma all'interno delle stessa va sempre e comunque identificato un soggetto cui riferirsi, quantomeno per vicinanza di ''sentimenti'', tanto per capirci.

    Il fatto che le nostre siano Comunità Proletarie Resistenti è sintomatico della nostra base di partenza (la provenienza), del modo di rapportarsi ai problemi quotidiani (la semplicità) e del soggetto sociale di cui facciamo parte (collocazione).

    Chiaro che bisogna andare oltre la contrapposizione dicotomica, ma non possiamo prescindere dall'attuale proletarizzazione dei ceti medi e dalle questioni economico-sociali nelle quali siamo immersi.

  7. #57
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    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio
    1) Che l'astensionismo sarebbe stato un flop in fondo me lo sentivo [...]
    D'accordo, sapevamo tutti che non sarebbe stato di massa, ma un buon -3,5% è stato raggiunto e non mi pare poco...oltretutto il dato è relativo alle politiche, visto che alle amministrative il dato è divero (+3/4%).

    3) Sto vedendo, qui su Politicaonline, che da più parti si parla di "Costituente Comunista", anche facendo riferimento a quel nucleo di molisani ex-PdCI che hanno fondato l'omonima associazione. Mi fa incazzare il fatto che in Italia (o in Molise?) l'unica risposta che ad alcuni "geni" possa venire in mente per andare oltre la sinistra radikale possa essere la riproposizione - trita e ritrita - del piccismo/togliattismo/berlinguerismo, con tanto di arruzzinito tradizionale bagaglio ideologico da vulgata. Mi fa tanto incazzato, dicevo, che non escludo che abbia così tanta voglia di litigare e di distruggere la cosa dall'interno,prima aderendo, poi costituendo una frazinoe interna che si richiami a Ludd e al Comontismo. (E' una "cossigata"?) Vi immaginate ad un congresso le mie mozioni che vanno contro tutto, per la sostityuzione del simbolo, troppo piccista, ad ogni altra cosa?
    ...vorrei rivederti eh...non farti pestare...

    5) Il voto leghista. Effettivamente sento la necessità di cercare di comprendere le ragioni dei proletari che, come è stato più volte detto, hanno scelto la Lega Nord quasi come "nuovo partito dei lavoratori". Ma al di là delle necessità che possa in cuor mio sentire, razionalmente non ce la faccio. Un conto sarebbe ragionare su quali misure sull'immediato trovare per combattere la microcriminalità, oltre che i poteri forti come le banche e il padronato, senza aspettare la società socialista e liberata in cui non vi siano più le condizioni materiali affinché alcuno o pochi delinquano; e ciò va fatto, sia chiaro, senza invocare alla galera o alla repressione. Così come riconoscere il diritto alla salvaguardia degli usi e costumi locali, il federalismo (che lo pensò per primo Proudhon). Ma, scusate, con la lega nno ce la faccio. In altre parti d'Europa non escludo che abbia potuto votare anche partiti regionalisti o autonomisti, ma la Lega rappresenta il più becero interclassismo (e lo dico io, che il mito dell'officina l'ho sueprato da un pezzo), elementi di razzismo e repressione. O sbaglio? Cosa ne pensate?
    Ancora non mi sono fatto un'idea, ma quello che hai scritto mi ha dato l'input per riflettere...

  8. #58
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    Qui c'è un interessante articolo di Liberazione (spero non lo abbiate già piazzato, ma adesso non ho tempo di controllare...al limite cancellate tutto e scusatemi):

    l'Arcobaleno: «Pensa solo a froci e zingari, non a noi»

    Solo i più anziani lo hanno votato, fra i giovani disillusione e destra
    Mirafiori ha bocciato


    Maurizio Pagliassotti

    Torino
    «Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all'altro giorno» E' il commento lapidario di Luca, quaranta anni, operaio Fiat alle carrozzerie Mirafiori da undici. Tira un vento gelido in corso Settembrini mentre uno sciame di operai entra dalla mitica porta due dentro lo stabilimento metalmeccanico più importante d'Italia. Pochi metri più in là c'è la cinque, quella nel 1980 fa era chiamata "porta Karl Marx."
    Venti giorni fa Franco Giordano era venuto a volantinare proprio tra questa gente e l'accoglienza era stata fredda ma non rabbiosa, come invece era capitato qualche mese prima ai capi dei sindacati.
    La sensazione è che gli operai di Mirafiori abbiano assistito alle elezioni come si assiste alla finale di coppa del mondo tra Brasile e Germania: in qualcosa di interessante sì, ma lontano.
    Poi è arrivata il ceffone della disfatta inaspettata della Sinistra Arcobaleno, che ha assunto un valore molto superiore rispetto alla vittoria della destra.
    Se venti giorni fa nessuno aveva voglia di parlare ieri invece le lingue erano più sciolte, un profluvio di commenti duri e spietati.
    Roberto: «Un partito che difende i ladri (rumeni, ndr) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega».
    Giovanni: «Batosta necessaria, anche se troppo violenta. Ci speravo che la Sinistra Arcobaleno perdesse duro, ma non così tanto. Io ho votato Pd non per convinzione ma proprio per far perdere Rifondazione. Fino all'ultimo ero indeciso se votare Lega. Mi sembra infatti quest'ultima quella che in questo momento è più vicina ai lavoratori».
    Francesco: «Quando parlano alla televisione quelli di sinistra io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni... la globalizzazione... il movimento... Tutte menate, a noi interessa lo stipendio, vivere un po' meglio, avere due soldi in più in tasca. Basta. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall'Iraq e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca?».
    Roberto: «Ma noi cosa c'entriamo con Pecoraro Scanio? L'ambiente? Sì è importante ma io voglio sentire suonare altre corde, quelle che mi toccano direttamente. Mi dispiace, sono deluso ma dopo molti anni ci voleva».
    Annamaria: «In Fiat hanno votato in massa la destra. Sono degli irresponsabili... venerdì c'era un sacco di gente che sghignazzava sulla vittoria di Berlusconi, diceva che era giunto il momento di far rubare un po' anche lui... La classe operaia non esiste più, gli operai sono persone il cui unico sogno è cambiare lavoro, fare un po' di soldi e sbattersene di tutto il resto».
    Gianni: «Questa notte non ho dormito. Sono incazzato e deluso. Ho votato Sinistra Arcobaleno e così tanti come me dentro questa fabbrica. Moltissimi che sostengono di essersi astenuti in realtà hanno scelto la Lega. Soprattutto i giovani sono di destra, quando li sento parlare mi sembra di avere davanti Calderoli».
    Il discorso generazionale appare importante. I più anziani sembrano aver preso almeno in considerazione l'ipotesi di votare Sinistra Arcobaleno, forse per ragioni storiche. I giovani invece paiono essere semplicemente disillusi o di destra. Commenti a caso tra i volti poco più che imberbi che entrano in fabbrica: «Non me ne frega niente», «Bertinotti veste il cachemire io guadagno mille euro al mese. Una volta ho visto Ferrero arrivare con la Renault 5 tutta scassata. Lui mi piace invece. Sono cose importanti per noi queste...», qualcuno parafrasa anche Trotzkj: "prima distruggere, poi costruire".
    Gli operai con i capelli bianchi sono attoniti, la loro analisi racconta di un mondo operaio che non riconoscono più, arrabbiato con tutti, siano essi padroni o sindacati. «Davanti a questa porta ventotto anni fa volevamo cambiare il lavoro in Italia... Penso che quello che è successo ieri sia l'ennesimo frutto avvelenato di quella sconfitta».
    E per il futuro? Il domani non esiste anche se vi è un diffuso timore che la mancanza della sinistra in parlamento apra le porte alle peggio situazioni: «Veltroni farà l'opposizione? Siamo a posto...»
    Riguardo la sinistra e le sue scelte prossime venture mancano i suggerimenti: gli operai sono preoccupati dal crollo delle vendite di auto in Europa, Fiat compresa. Il destino della sinistra interessa quei pochi iscritti alla Fiom che resistono dentro la fabbrica, gli altri pensano che domani sarà un altro giorno, uguale a ieri.

    http://www.liberazione.it/



    Non si capisce se è una autocritica o una spocchiosa constatazione del tipo "gli operai non ci capiscono-non ci meritano-sono ignoranti"...

  9. #59
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    APPELLO AL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA ALL´INDOMANI DEL RESPONSO DELLE URNE

    Rete nazionale Disarmiamoli!
    www.disarmiamoli.orginfo@disarmiamoli.org 3381028120 3384014989

    "...Dopo un anno di subalternità alle politiche del nucleo duro del governo, il tentativo di "copertura a sinistra" ha prodotto un disastro, misurabile con il vuoto di Piazza del Popolo, che se abbinato alla debacle elettorale alle ultime amministrative danno la dimensione di una vera catastrofe.
    Un intero ceto politico si ritrova solo, abbarbicato alle proprie poltrone ed ai propri indecenti stipendi, ma completamente isolato dalle piazze, dalle aspettative tradite di milioni di ex "elettori". Come abbiamo detto ripetutamente in questi mesi: il re è nudo, e tutti lo hanno potuto vedere nell´impietosa rappresentazione di quella piazza vuota.
    I 150.000 scesi in piazza contro Bush e le politiche militariste del governo Prodi esprimono - questo è il dato di novità assoluta - una soggettività plurale indipendente da politiche estere con connotati chiaramente bipartisan...."
    Così scriveva la Rete nazionale Disarmiamoli! all´indomani della grande manifestazione del 9 giugno 2007, contro Bush e le politiche militariste del governo Prodi.
    Il ceto politico oggi espulso completamente dalle aule parlamentari non comprese il senso profondo di quel segnale, incrinatura che preconizzava il terremoto d´oggi. "Svista" indicativa dell´abissale miopia di chi in 20 mesi di governo ha inanellato una serie di scelte di una gravità incredibile, per le quali stentavamo talvolta a trovare la giusta definizione.
    20 mesi fatti di scelte di guerra, d´aumenti vertiginosi delle spese militari, d´accordi con paesi criminali come Israele, di nuove occupazioni militari, di risorse sottratte alla ricerca civile a favore di quella bellica, d´altre mille nefandezze con le quali siamo stati costretti a configgere quotidianamente, spesso tacciati di "antipolitica" da chi con i voti del movimento nowar stava servendo politiche neoliberiste e di guerra.
    Il responso delle urne, andato oltre anche alle previsioni di chi come noi invece quelle fratture aveva visto e denunciato, si incarica oggi di ridare un senso alle parole ed ai fatti.
    Tutti coloro i quali lasciano oggi completamente vuoto un potenziale spazio di rappresentanza istituzionale per i movimenti, le lotte e le aspirazioni di un mondo libero dal bellicismo e dall´aggressività militarista, si devono assumere la responsabilità storica di questa catastrofe annunciata, facendosi definitivamente da parte. Niente di più e niente di meno.
    Il Movimento contro la guerra, così come altre istanze di movimento impegnate nei vari ambiti di lotta, devono oggi più di ieri ricomporre un quadro d´insieme delle grandi energie espressesi in questi anni, con l´obiettivo di proiettarle in avanti.
    Arretrare, fare un passo indietro di fronte alle sfide che ci aspettano significherebbe contribuire al disastro prodotto da una classe politica indecente.
    Abbiamo di fronte nuovi e gravosi compiti d´organizzazione della resistenza contro una prevedibile ondata di bellicismo interventista, preannunciato in questi giorni da alcune dichiarazioni di Berlusconi su Afghanistan e Libano.
    Con il nuovo esecutivo cambieranno le forme attraverso le quali la cosiddetta "proiezione di potenza" dell´azienda Italia si esprimerà nelle varie aree d´influenza, dai Balcani al Medio Oriente, dal corno d´Africa all´Afghanistan.
    Venuto meno il progetto multipolare a baricentro europeo del centrosinistra, l´esecutivo Berlusconi volgerà di nuovo la barra della proiezione estera italiana verso politiche smaccatamente filo atlantiste.
    Non cambierà la sostanza di un orientamento bipartisan a "conquistare con le armi" spazi territoriali e di mercato - a scapito dei paesi e dei popoli vicini - in favore del businnes di Finmeccanica, ENI ed alle altre industrie tricolori.

    La Rete nazionale Disarmiamoli fa appello a tutte le realtà che compongono il Patto permanente contro la guerra, costituito poco prima della crisi del governo Prodi a riprendere i propri lavori.

    L´appello più forte lo rivolgiamo però a tutti quei compagni e compagne, a tutti i militanti pacifisti che in questi mesi - senza discutere la provenienza culturale, politica o ideologica della persona che lo affiancava al banchetto, nel corteo o nel picchetto - si sono generosamente impegnati nelle mobilitazioni contro la guerra, contro le basi militari, per la Legge di iniziativa popolare.
    Vi chiediamo di continuare la mobilitazione sui territori, vi chiediamo di rinnovare e rilanciare, in una fase politica completamente nuova, sicuramente difficile, la parola d´ordine del "NO alla guerra senza se e senza ma".
    Uniti non avremo paura di niente.

    La Rete nazionale Disarmiamoli!

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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    visto che il governo è l'espressione della classe attualmente al potere, cioè la borghesia...
    Apriamo gli occhi compagni: la nuova classe dominante non è la borghesia degli artigiani e dei piccoli imprenditori, ma sono i grandi potentati finanziari (banche e multinazionali) legati a filo diretto con la massoneria!
    Rispetto alle pretese di questa oligarchia, siamo tutti proletari!

 

 
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