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  1. #41
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    E ADESSO BASTA! di G. La Grassa

    1. Mi si permetta di iniziare con un po’ di umorismo macabro. Non credo che i sinistri “arcobaleno” debbano mettersi in gramaglie. In definitiva, si sono svuotati almeno al 90% dei coglioni che hanno sicuramente votato il Pd, l’equivalente berlusconiano o, per meglio dire, la sua immagine riflessa in uno specchio che, come ben si sa, riproduce esattamente le stesse sembianze di chi vi si pone davanti, solo con la parte destra riflessa come fosse sinistra. In definitiva, adesso la sinistra/sinistra si trova liberata dai coglioni; sarebbe quindi sufficiente mandare a casa tutti gli imbroglioni e saltimbanchi e maneggioni che l’hanno diretta (e non solo ai vertici che cominciano, mi sembra, ad andarsene, ma anche nel quadro “intermedio” fatto di tanti piccoli opportunisti infiltratisi nei vari apparati ministeriali e in quelli pubblici dispersi sul territorio).
    Tuttavia, poveraccia questa sinistra se la “coscienza autocritica” è affidata a quell’invasata che ho visto a Matrix ieri sera. E pensare che alcuni amici (e “compagnucci”) me ne avevano parlato come di una giovane nuova e brillante. Veramente, questi amici e compagnucci hanno perso la tramontana. La fanciulla, fatta apposta per far sorridere sia i vincitori che i vinti (ma con un futuro davanti, come i “pidiisti”), mi ricordava alcuni studenti di “Lotta comunista” che avevano dato con me l’esame di Economia politica negli anni ’90, ed erano la migliore dimostrazione degli effetti non del tutto positivi della chiusura dei manicomi; in effetti, li chiamavo “affettuosamente” i “basagliati”. Questa fanciulla, che sembrava la caricatura dell’agit-prop trinariciuto degli anni ’50, ha concluso affermando di essersi presa comunque una piccola soddisfazione perché il suo partito del “zerovirgola” aveva ricevuto qualche po’ di voti in più di Ferrara. Si sarebbe dovuta riprendere con una certa energia; invece, gli avversari sono tanto buoni e comprensivi quando trovano chi fa ridere facendo la parodia del “comunista”.
    E’ ora di dirlo con la massima chiarezza: questi non sono semplicemente comunisti, bensì vanno ormai chiamati con il loro vero nome: trotzkisti e bordighisti, schegge del movimento fin dagli anni ’30. Oggi rimangono in campo per sputtanare definitivamente la memoria di ciò che fu comunque una grande forza, capace di tentare veramente l’assalto al cielo; essa non ha raggiunto quell’obiettivo ma, piaccia o non piaccia, ha cambiato la storia. L’unico modo per onorarla realmente è consegnarla alla nostra memoria e all’insegnamento (anche per quanto di negativo fece) che può fornirci, in base ad un esame disincantato ma non velenoso come quello di tutti coloro che hanno preso una paura matta (e per un secolo o giù di lì) di essere spazzati via da essa. Consentire ancora che alcuni “fuori di testa” si impadroniscano di quel movimento, e lo infanghino con la parodia e caricatura, è la peggiore azione che possano compiere quei pochi compagnucci onesti ma evidentemente ormai disorientati al 100%. Si prendano le distanze da tutti costoro.

    2. Solo un ottuso può non capire che, a modo suo, il voto di domenica e lunedì – in cui si è mostrata tutta la spoliticizzazione (ormai all’americana) dell’elettorato italiano – è comunque un voto “storico”. Il commento meno scemo l’ho sentito fare a Bobo Maroni: si è trattato di un piccolo “crollo del muro” avvenuto in Italia con poco meno di vent’anni di ritardo. Mentre lo diceva, lo stavo già rimuginando per conto mio. E allora cerchiamo di chiarire meglio. Il sottoscritto, allievo di Bettelheim e influenzato dalla scuola althusseriana, già alla fine anni ’60-inizio ’70 dava per scontato che il “socialismo reale” era ormai tutto salvo che un embrione (pur mal riuscito) di socialismo o comunismo. Non facendo di professione il profeta, non sapevo come sarebbe finito né quando sarebbe finito; fui anzi sorpreso dal crollo avvenuto così repentinamente senza colpo ferire. Tuttavia, non mi esimo dal ricordare che, anche quando i Soloni radical-chic della sinistra-sinistra italiana (e anche di altri paesi a cominciare dai “cugini” francesi) inneggiavano a Gorbaciov (alla perestrojka, alla glasnost e a tutte le altre coglionate della sinistra “radicale” di allora), il sottoscritto fece un’analisi del ruolo ricoperto da quel nefasto personaggio (meritatamente finito, dato il suo squallore e la sua scarsa intelligenza, a far pubblicità alla pizza) in quanto liquidatore dell’impero sovietico.
    Quando infine il crollo avvenne non fui quindi “colpito a morte” come tanti compagnucci (del solito genere), anzi sentii un profondo senso di sollievo, pur se certo accompagnato da un minimo di malinconia per la fine ingloriosa di un movimento che di glorie (ma passate da tanto tempo!) ne aveva invece avute tante. Eppure, pur avendo previsto la fine di quell’esperienza, essa ebbe comunque influsso anche sui tipi come me. Perché, malgrado ormai da anni (almeno dalla demaoizzazione della Cina iniziata nel 1976) certe prospettive fossero via via sbiadite, permaneva ancora un barlume di lotta “antirevisionista” con l’idea che forse, chissà, sarebbe stato possibile un giorno “rifondare” qualcosa che assomigliasse al “comunismo”. Il crollo mise termine ad ogni vaga speranza e mise in moto il cervello, facendo capire a chi ancora non era sclerotizzato e divenuto un fondamentalista religioso (della stessa pasta dei Testimoni di Geova) che un’epoca storica si era chiusa e che si doveva voltare pagina. Non c’era più nulla da riformare o rifondare!
    Questo non avvenne in Italia. Adesso non ne abbozzerò qui nemmeno un’analisi; in ogni caso, sia la testardaggine dei “rifondatori” sia l’opportunismo di coloro che divennero servi, s-vendendosi al capitalismo “agnelliano” (mediante “mani pulite”), impedirono l’effettiva resa dei conti con la chiusura di un’epoca. Permase invece la stolta credenza che il “comunismo”, o anche il “riformismo” (nemmeno di stampo socialdemocratico ma solo legato alla svendita di cui appena detto), si identificassero con lo statalismo; per di più nella sua mera e parassitaria forma dell’assistenzialismo “pubblico”. Da qui l’alleanza di certi pseudomarxisti (della “cattedra”) con certi “similkeynesiani” per difendere ciò che ha condotto infine nella più totale palude il nostro paese. Quindici anni persi (finora) dietro al suddetto capitalismo “agnelliano”, con i suoi ancor più parassitari eredi (la GFeID; per chi non lo sa ancora: grande finanza succube degli Usa e industria decotta sempre bisognosa del finanziamento statale).
    Le elezioni di ieri sembrano annunciare (non diamolo ancora per scontato al 100%) la fine – o almeno il suo inizio – di quest’epoca, quindi in effetti un piccolo “crollo del muro”. Era ieri un po’ patetico (e piuttosto disgustoso) vedere la stanca e flaccida faccia di Paolo Mieli (questo vecchio ex “lottacontinua”, una forza extraparlamentare che ha impestato tutto il nostro giornalismo del peggio che si potesse immaginare) nel suo tentativo di dare ancora credito al “nuovo che avanza” con il Pd – in definitiva, egli “votava” ancora, come nel marzo 2006, per la continuazione di uno statalismo assistenziale a favore della GFeID – mentre il vicedirettore dello stesso squallido giornale (Battista) si dimostrava assai più duttile ed evidentemente pronto all’eventuale sostituzione di colui che ormai assomigliava ad un novello Eugenio Scalfari.
    Non parliamo della pena provata a vedere le 490 firme elettorali per il Pd; tutti i veri “nani e ballerine” (i più futili e inetti registi e attori italiani, incapaci di un solo film discreto o almeno ben recitato) più qualche calciatore; una fiera delle “mostruosità” rimaste del veterostatalismo assistenziale italiano, il famoso pezzo di “socialismo reale” di cui ho parlato spesso in questo blog. Mi dispiace usare il linguaggio del “nemico”; purtroppo è però vero che l’Italia che “lavora e produce” ne ha ormai le scatole piene di un apparato pubblico di puro sperpero e magna-magna. Purtroppo, il capolavoro fatto dal “nemico”, coadiuvato da quei pezzi di liberismo – il peggiore – passati con Veltroni (un Ichino, gli imprenditori “kamikaze”, ecc.), è stato di far passare lo sperpero “pubblico” come semplice regno del “fancazzismo” degli impiegati di tale settore. Così si è nascosto abilmente che le colpe peggiori sono non solo dei manager (sedicenti tali) di questo tipo di impiego (si pensi, come solo esempio, al duo che s-governa le Ferrovie), bensì soprattutto della parte politica che dà assistenza statale alla GFeID, a questi immani parassiti e venduti alla finanza e politica statunitense.
    La colpa di questo capolavoro di mascheratura va però assegnata, a pari merito con gli altri, anche all’infame sinistra-sinistra, la cui ignominia è stata questa volta punita severamente; e speriamo per sempre. E’ questa immonda e stupida sinistra pseudoradicale che ha ancora portato avanti la bandiera dello statalismo come pseudoriformismo “quasi” socialista (da “socialismo reale” appunto). Per fortuna, almeno questo pezzo di sinistra ha infine pagato le sue colpe (mi auguro definitivamente). Ci sono gli invasati di cui già detto, i quali cianceranno di fine del capitalismo (magari per caduta tendenziale del saggio di profitto; questi enormi coglionazzi!) quando arriverà la prossima crisi prevista fra qualche mese. Ormai, però, si spera siano finiti. Sono stati abbandonati anche dai ceti operai (non Classe; solo ceti operosi e in questo momento assai mal pagati).
    Fior di indagini sociologiche mettevano in luce da anni come si andava orientando il voto operaio; ieri, in specie al Nord (la parte di gran lunga più industriale), si è capito che gli operai hanno finalmente (salvo forse una parte dei poveri pensionati ormai vecchi, sconsolati, rimbambiti e fuori della storia) voltato le spalle a chi ancora insiste su falce e martello, sulla Classe che deve fare la rivoluzione anticapitalistica (per dare soddisfazione a quattro fetenti fuori di testa ormai da bastonare per la loro imbecillità e la vergognosa parodia e caricatura di ben altri momenti storici, che debbono restare nella nostra memoria con tutta la loro grandezza, non invece infangati da questi cialtroni e mentecatti). Almeno al Nord, l’eredità dei ceti operai passa, per il momento, alla Lega. Non è per nulla una buona notizia; ma va preso atto che gli operai non ne possono più di imbecilli che parlano un linguaggio di quasi cent’anni fa.

    3. Spero che questo blog, composto da poche persone che mi sembrano restate abbastanza lucide, sappia definitivamente chiudere con certi rimasugli. Personalmente, non desidero più interloquire con “basagliati” del genere della tizia vista a Matrix o con chi stima personaggi simili. Chiunque creda ancora di essere a prima del “crollo del muro” deve essere compatito, ma isolato. Qualche residuo (endemico) di malattia è inevitabile come l’anarchismo dopo la fine della sua epoca storica nell’ottocento. Adesso lo sono i “comunisti”. Si scompongano e ricompongano, litighino pure fra loro sull’eredita del Nulla. Noi, per favore, tiriamoci definitivamente fuori. Perfino il lavoro dipendente, quello ai bassi livelli salariali, non è più con loro; ha bisogno di ben altre difese e di ben altre lotte. E non ci sono del resto solo questi lavoratori, ma molti altri. Anche quelli del settore detto pubblico cominceranno forse a capire quali sono i loro reali interessi e in quale cul di sacco si sono infilati; comunque, al momento, seguiranno i “pidiisti”.
    Nei nostri paesi del capitalismo “occidentale” esiste ormai un enorme aggregato sociale caotico, non ben noto, che va assimilato – con il solito mutatis mutandis – al Terzo Stato dell’epoca della Rivoluzione francese e subito dopo di essa. Si stanno verificando al suo interno differenziazioni di reddito sempre più nette; il vecchio modello a botte sta mutando in quello a clessidra (con base superiore nettamente ristretta rispetto all’inferiore). Questo è tuttavia un aspetto “distributivo”, dice ancora poco su eventuali (non certe né nel se né nel quando, però abbastanza probabili in tempi storici non secolari) differenziazioni più nette quanto a funzioni subordinate nell’ambito della riproduzione della nuova formazione sociale capitalistica, che è lontanissima da quella analizzata dal vecchio marxismo. Siamo già da tempo in un mondo nuovo, e continuiamo a traccheggiare ed esitare nel prenderne atto. O sappiamo andare avanti e proporre nuove analisi e nuove teorie di quest’epoca – non certo con l’improvvisazione e la fretta cattiva consigliera di tutti i “maniaci della rivoluzione” – o altrimenti è bene che smettiamo di scrivere; almeno non faremo danni come i pezzi scriteriati del vecchio “comunismo” (in realtà lo ribadisco: trotzkismo e bordighismo, malefici come lo sono sempre stati!). Definitiva rottura con questo mondo….immondo e popolato dagli “ultimi folli”; avanzi putrefatti di una cattiva digestione.
    Basta con i coglioni e gli ignobili! Piaccia o non piaccia, queste elezioni qualcosa hanno detto; far finta di nulla è peggio che un delitto.

    4. Rendiamoci conto che Pdl e Pd (insieme prendono il 70% dei voti sia alla Camera che al Senato) sono ormai partiti “interclassisti”; sono rappresentati in tutti gli spicchi sociali che formano la “clessidra” di cui detto sopra. L’unico partito in qualche modo popolare (ma regionale) è la Lega (che ha inciso perfino in Emilia, e quasi sicuramente proprio presso i ceti operai, così come a Sesto S. Giovanni, la fu Stalingrado italiana). L’interclassismo (cioè, in realtà, la rappresentanza multi-ceti) è indice di una chiara americanizzazione della politica italiana; cioè di fatto di una spoliticizzazione della popolazione, poiché non c’è nulla di meno politico della sedicente democrazia (elettoralistica) americana. Qui da noi, per il momento, vota ancora l’80% degli aventi diritto; anche in tal caso, smettiamo di raccontarci frottole: l’astensionismo, detto attivo (non so perché), non ha inciso quasi per nulla, pur se il 3% in più (di astensionisti) va pressoché totalmente ascritto a settori di “estrema” sinistra.
    Con altre parole, si può anche sostenere – sbagliando terminologia – che si sta verificando la tanto “decantata” (dai più reazionari) fine delle ideologie. In realtà, si tratta solo della fine delle vecchie ideologie. Ce ne saranno altre; altri ismi prenderanno il posto di quelli ormai totalmente consunti. Siamo in un’epoca di trapasso, di gestazione, che è sempre piuttosto dolorosa e appare priva di speranze e di slanci verso il futuro. La storia non è però finita, anzi siamo in marcia verso la sua “ripresa”. Non certo però seguendo i vecchi sentieri ormai pieni di erbacce e con qualche disperso zombi che vi barcolla cercando un appiglio in ringhiere ormai crollate.
    Qualche tempo fa, parlando di questo blog che ha dimostrato di aver colto in pieno il fallimento oggi infine manifesto, qualche sciocco aveva sentenziato: “tornano i rosso-bruni”. Non tornano né i rossi né i bruni; sono finiti entrambi nella famosa “pattumiera della Storia”. Torneranno invece, ma nessuno si metta a predire il quando e il come, i “rivoluzionari” dentro e contro il capitale (detto però in modo generico come si addice a fenomeni che per il momento non vanno nemmeno delineandosi). Denigrare oggi coloro che si oppongono all’americanizzazione (che per me coincide con la spoliticizzazione e la pericolosa deriva de-ideologizzante, cioè l’assenza di valori e di scelte nette), dando le pagelle con i voti a seconda che si sia di “destra” o di “sinistra” (sia pure con l’aggiunta della parolina “radicale”), è solo un altro aspetto della follia dei mentecatti ancorati maniacalmente alle vecchie ideologie completamente corrose dal Tempo, questa “brutta malattia” che tutto sbriciola e fa decadere. I credenti si aggrappano alla fede in qualcosa di immutabile; sono ormai morti, seppelliamoli definitivamente. Il tempo delle vecchie rivoluzioni dentro e contro il capitale è trascorso e il verdetto circa la loro miseranda fine è ormai definitivo e “passato in giudicato”, come suol dirsi.
    “Avanti o popolo alla riscossa”; ma senza “bandiera rossa”. Tanto meno quella arcobaleno dell’orrendo pacifismo, di cui però parleremo in altra occasione, assieme ad altri stupidi ismi di questi anni infelici e bui!

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  2. #42
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  3. #43
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    Non vorrei fare della facile polemica con analisi che peraltro condivido quasi totalmente, ma non capisco il riferimento delle comunità resistenti ad un "proletariato". Non sono molto dentro i vostri discorsi e quindi non so a che vi riferiate, so che abbiamo letto qui tutti, mi sembra, le critiche di Preve e La Grassa alla dicotomia borghesia-proletariato.
    A mio parere sarebbe opportuno sottolineare che ogni reale cambio di direzione della politica italiana passa per una diversa posizione geopolitica del nostro paese. Questo dovrebbe essere la base da cui far partire ogni ulteriore analisi e teorizzazione.

  4. #44
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    salve compgni, amici e fratelli...

    quattro giorni da scrutatore mi hanno debilitato. Stavo per diventare un'automa della catena di montaggio delle schede e dei timbri e delle firme, in un'atmosfera onirica futurista da fine del mondo. Il tutto, in questa sorta di atmosfera irreale della vacuità della democrazia rappresentativa in una fase in cui già si conosce ampiamente il risultato, non si gioca nulla di decisivo e gli elettori si scontrano in maniera a dir poco ossessiva sulla propria vacuità ideologica mascherata di contrapposizione psicologistiche, sociologistiche d'accatto( tipo: l'elettore di destra è più ignorante dell'elettore di sinistra, o "arrivano i fascisti al governo).
    In questa marmaglia di opnione confusa, le facce reali di uomini e donne al lavoro di scrutinio ben oltre la loto mera predisposizione ideologica di facciata mi hanno salvato dal tracollo e mi hanno consentito di stare 15 ore al giorno ad aprire schede e annotare x.
    Dunque, rieccomi qui, rinato dopo un sonno ristoratore...

    Più tardi vi offrirò un mio personale commento a queste elezioni, ed un abbozzo ultrasintetico di proposta sulla direzione che a mio avviso deve essere seguita per cercare di divenire nel tempo una forza culturale e politica degna di aprire un dibattito sulla riumanizzazione di una società politicamente morta: non tanto nei singoli ( che restano il vero motore, pur parziale se preso a sè stante, ma sostanziale, della resistenza alla mercificazione) che restano vivi, belli e potenzialmente in grado di leggere la realtà, quanto nelle proprie manifestazioni collettive.
    La prima idea che voglio trasmettere è la mia pienissima convinzione che la dicotomia parlamentarismo-extraparlamentarismo sia del tutto fuori luogo. Dunque non è nè un bene nè un male la fuoriuscita della SA dal potere..nè il risultato da prefisso di PCL e Sinistra Critica ( peraltro io il PCL l'ho anche votato, e non per specifica adesione a quel progetto, ma per un senso viscerale di volontà di manifestare il mio sdegno verso la mono-ideologia vigente).
    Il punto, comunque, è che lo star fuori dalle istituzioni, in sè, non è garanzia di nulla. Anzi, come diceva correttamente Rodolfo, spesso l'opposizione extra-parlamentare, dove egemonizzata dal narcisismo, dall'estremismo, dall'infanilismo ( che sono il primo passo per il successivo oportunismo o suicidio politico secondo le due varianti possibili) può essere socialmente ancor più incomprensibile per le masse, di quanto lo sia l'opposizione dei prefissi telefonici.

    Più tardi chiarirò alcuni punti che ritengo dirimenti...

  5. #45
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    Il problema infatti non risiede nella forma, ma nella sostanza...che caratteristiche dovra' avere una forza di cambiamento per il futuro? Secondo me dovra' avere una nuova teoria ..una forza nazionalitaria, comunista comunitaria, fortemente mirata a comprendere le istanze reali della societa'( e qui l'esempio della Lega al Nord è interessante) perche' se si continua a riproporre partiti e partitini identitari che si definiscono "comunisti" la partita è gia' persa in partenza..

  6. #46
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Gli appelli all'astensionismo - compreso il nostro - sono stati un flop e non hanno inciso in modo significativo oltre il 3% - solo a sinistra -, non solo perché c'è stata una campagna condotta da stampa e tv contro, ma anche perché quelli che lo hanno fatto sulla base di una proposta politica (tipo questo blog e pochi altri) sono ancora troppo deboli, mentre quelli alla Grillo esprimono solo un generico disagio.

    Il ceto politico della Sa un po' si riciclerà nel Pd (la falsa sinistra degli ex-Ds?), un po' comincerà una pittoresca lotta per il comando della nave che affonda dividendosi tra vetero-dilibertiani (abbiamo perso perché non c'era il talismano della falce martello) e frou frou-betinottiani (abbiamo perso perché andiamo nella direzione radical-chic giusta, ma non lo abbiamo ancora fatto abbastanza). Non sappiamo chi dei due gruppi vincerà, ma sicuramente alle prossime elezioni europee dirà di aver preso la strada giusta perché i risultati elettorali saranno più favorevoli. Noi non li seguiremo, come non li abbiamo seguiti in prcedenza.

    Senza questo bilancio è impossibile un cambiamento di rotta e, al massimo, si arriva a riproporre una costituente comunista per fare il PCI di Berlinguer (basta! non ne possiamo più!). Un'esperienza storica che si può valutare positivamente o negativamente, ma che la storia ha abbondantemente spazzato via e che ha la stessa probabilità di tornare alla vita della mummia di Tutankamon...

    Con le ultime elezioni si è ufficialmente dato avvio ad un'americanizzazione della politica italiana senza precedenti, con il tentativo di dirigerci verso il bipartitismo, dopo il salto del bipolarismo.

    Bisogna dunque avere coscienza di iniziare un lavoro lungo (se non lunghissimo) in cui, da una parte, lavorare ovviamente su ciò che rimane del Pdci e Rifondazione (in particolare coi militanti in buona fede), ma, soprattutto, cercare di immaginarci un soggetto totalmente nuovo (che noi abbiamo pensato da tempo ma ancora non è stato pienamente compreso da quell'Area vasta che per semplicità chiamiamo "di sinistra) cercando di andare oltre il marxismo-leninismo e lo stesso "comunismo" (almeno così com'è stato quello storico novecentesco e per come viene comunemente inteso) cercando di interpretare, senza lo snobismo tipico dell'elettore ma anche del militante "comunista" nei confronti della società italiana, ciò che ci sta intorno, per cambiarlo (ricordate? Prassi-Teoria-Prassi). Inziare ad analizzare il voto leghista, ad esempio, sarebbe un buon inizio per capire il senso di una risposta sbagliata ad un'esigenza giusta.
    1) Che l'astensionismo sarebbe stato un flop in fondo me lo sentivo, e anche se fosse andata diversamente aggiungo che sarebbe stato difficile distinguere le eprcentuali di "voti mancati" tra comunisti, anarchici, qualunquisti, socialisti nazionali, casalinghe disimpegnate, eccetera. Per questo ho sostenut, a differenza di molti di voi, che sarebbe stato utile votare una delle tre liste che, con tutti i profondi limiti, qualcosa di positivo provavano ad esprimere (PBC, PCL, SC).

    2) Condivido esattamente questa analisi. Sembra infatti che lo scontro ineluttabile sia tra il "vetero-dilibertismo" da una parte, con l'ossessione della falce e martello, dell'URSS, del partito d'avanguardia novecentesca leninista e del mito dell'officina (la "vulgata" m-l, per intenderci), ed il buonismo smorto del pacifintismo tutto freaks, femminismo, dico e zapaterismo di sinistra. pochi comrpendono che sono due prospettive egualmente sbagliate, ma su questo (e su quale a mio avviso siano le verE stradE possibilI) ci tornerei a breve un'altra volta.

    3) Sto vedendo, qui su Politicaonline, che da più parti si parla di "Costituente Comunista", anche facendo riferimento a quel nucleo di molisani ex-PdCI che hanno fondato l'omonima associazione. Mi fa incazzare il fatto che in Italia (o in Molise?) l'unica risposta che ad alcuni "geni" possa venire in mente per andare oltre la sinistra radikale possa essere la riproposizione - trita e ritrita - del piccismo/togliattismo/berlinguerismo, con tanto di arruzzinito tradizionale bagaglio ideologico da vulgata. Mi fa tanto incazzato, dicevo, che non escludo che abbia così tanta voglia di litigare e di distruggere la cosa dall'interno,prima aderendo, poi costituendo una frazinoe interna che si richiami a Ludd e al Comontismo. (E' una "cossigata"?) Vi immaginate ad un congresso le mie mozioni che vanno contro tutto, per la sostityuzione del simbolo, troppo piccista, ad ogni altra cosa?

    4) Non vedo, a differenza di molti, il dramma. Nel senso che avere un plurimultipartitismo con tanti partiti che la pensano uguale, ed avere un bipartitismo con due partiti che la pensano uguale, non vedo cosa effettivamente cambi. Al contrario, avere dei partiti ideologizzati che si richiamano a chissà quali nobili ideali, e che poi agiscono come tutti gli altri, è un rischio. Con la Sinistra fuori dal Parlamento, finalmente verrà cancellato violentemente il velo ideologico che a tanti annebbia la vista e comprime gli spazi dell'anticapitalismo.

    5) Il voto leghista. Effettivamente sento la necessità di cercare di comprendere le ragioni dei proletari che, come è stato più volte detto, hanno scelto la Lega Nord quasi come "nuovo partito dei lavoratori". Ma al di là delle necessità che possa in cuor mio sentire, razionalmente non ce la faccio. Un conto sarebbe ragionare su quali misure sull'immediato trovare per combattere la microcriminalità, oltre che i poteri forti come le banche e il padronato, senza aspettare la società socialista e liberata in cui non vi siano più le condizioni materiali affinché alcuno o pochi delinquano; e ciò va fatto, sia chiaro, senza invocare alla galera o alla repressione. Così come riconoscere il diritto alla salvaguardia degli usi e costumi locali, il federalismo (che lo pensò per primo Proudhon). Ma, scusate, con la lega nno ce la faccio. In altre parti d'Europa non escludo che abbia potuto votare anche partiti regionalisti o autonomisti, ma la Lega rappresenta il più becero interclassismo (e lo dico io, che il mito dell'officina l'ho sueprato da un pezzo), elementi di razzismo e repressione. O sbaglio? Cosa ne pensate?

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    salve compgni, amici e fratelli...

    quattro giorni da scrutatore mi hanno debilitato.
    Lo scrutatore non votante - Samuele Bersani

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio

    La stronzata sul 25 aprile avresti potuto risparmiartela...
    E' da quel giorno che i progetti di Bretton Woods hanno potuto realizzarsi in Italia e non solo, quindi non vedo quale sia la stronzata...

  9. #49
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    Il problema infatti non risiede nella forma, ma nella sostanza...che caratteristiche dovra' avere una forza di cambiamento per il futuro? Secondo me dovra' avere una nuova teoria ..una forza nazionalitaria, comunista comunitaria, fortemente mirata a comprendere le istanze reali della societa'( e qui l'esempio della Lega al Nord è interessante) perche' se si continua a riproporre partiti e partitini identitari che si definiscono "comunisti" la partita è gia' persa in partenza..

    proprio cosi', la sostanza:
    e qui, a qusto punto, elencherò i punti di critica-costruzione irrinunciabili che una forza politico-culturale dovrebbe curare per seguire una strada percorribile, comprensibile, e allo stesso tempo fondata e veritativa.

    1- critica della società contemporanea a partire da una semplice analisi delle dinamiche di degradazione spirituale dell'uomo, mangiato nel vortice dell'individualismo della merce e del denaro, incapace di pensare sè stesso in termini universali e intriso di un relativismo culturale ed etico del tutto annichilente ( che va dal laicismo lamentoso all' occidentalismo messianico neo-con nelle).

    2-anticapitalismo radicato e fondato.
    Che si innesti su una struttura di critica sociale liberata dalle seguenti patologie suicide:
    estremismo comportamentale e del linguaggio
    manicheismo semplificatore
    trasgressivismo mercificato
    antiautoritarismo di facciata
    economicismo positivistico
    materialismo esistenziale

    Tutte facce patologiche di una stessa medaglia che hanno prodotto varianti estremamente eterogenne, ma ugualmente mostruose, urlanti ed autoreferenziali che si sono distaccate totalmente dalle esigenze delle persone comuni, la cui vita è sempre più in mano ad oligarchie finanziarie, banche e strozzini.
    Non è in alcun modo possibile mettersi nell'angolo del narcisismo consolatorio e rancoroso portando avanti spesso e volentieri battaglie di nicchia, categoriali, o anche giuste e sacrosante ma che passano sotto la forma del ribellismo isterico o del linguaggio vetero-comunista ormai ai più del tutto incomprensibile
    Solo se si saprà superare quell'area circolare, chiusa stantia, di riferimento politico, che va dai collettivi per i diritti dei trans ai lanciatori di pietre contro le vetrine, dal culto della cannabis all'elogio non analitico e fondato di pratiche stupidamente antisociali, solo in questo caso, si potrà tornare a parlare con le persone normali, che, a mio modesto avviso, sono fondamentalmente attanagliate da due ordini di problemi:
    quello materiale, sempre più pressante, ma che non può divenire univoco cavallo di battaglia, e quello spirituale di svuotamento della persona umana nella società della merce e della competizione..

    Il senso comunitario può essere trasmesso e può creare entusiasmo progettuale solo se esce dai parametri settari che il mondo falso-comunista opportunista parlamentare da un lato, e il mondo anti-sistemico chiuso e narcisista dall'altro, hanno creato come barriere all'entrata per le persone comuni( nel senso più bello che questa parola ha, e non in senso sprezzante o snob)

    O si segue questo cammino, difficile, impervio, fatto anche di compromessi, di rivisitazione del proprio armamentario emotivo, psicologico, oppure si resterà per molti altri decenni, a vedere gli operai del nord votare lega o chi per lei..

    Tornare al mondo, significa uscire dagli altari dell'estremismo, liberarsi dal settarismo, ed avere il coraggio di analizzare lucidamente, il reale, i bisogni e le aspirazioni profonde ed immediate insieme, delle persone realmente esistenti, che sono poi bisogni sempiterni del genere umano nel suo afflato politico, organizzativo e comunitario.

    L'uomo, perso nella dissoluzione dei rapporti sociali, non ha bisogno di ulteriori spinte dissolutrici e distruttive, ma ha bisogno di costruzione, costruttività, ordine e armonia comunitaria.

  10. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    E' da quel giorno che i progetti di Bretton Woods hanno potuto realizzarsi in Italia e non solo, quindi non vedo quale sia la stronzata...
    E prima di quel giorno che c'era?

    Olio di ricino, deportazioni, e pedalare?

 

 
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