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Risultati da 61 a 70 di 142
  1. #61
    Omia Patria si bella e perduta
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    Contro l'Unione Europea prigione dei Popoli Per un'Europa di Nazioni libere, eguali e sovrane!
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    Apriamo gli occhi compagni: la nuova classe dominante non è la borghesia degli artigiani e dei piccoli imprenditori, ma sono i grandi potentati finanziari (banche e multinazionali) legati a filo diretto con la massoneria!
    Rispetto alle pretese di questa oligarchia, siamo tutti proletari!
    Che palle questo complottismo...... complottismo per complottismo, come facciamo ad escludere che tu non sia un agente della massoneria inviato sue questo forum per seminare zizzania?

  2. #62
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Che palle questo complottismo...... complottismo per complottismo, come facciamo ad escludere che tu non sia un agente della massoneria inviato sue questo forum per seminare zizzania?
    A) non cerco zizzania ma solo un po' di confronto, sano, anche se a volte posso sembrare ironico e sarcastico

    B) complottismo? ok, viva il Fondo Monetario, la Fed, la BCE, il WTO e le grandissime multinazionali, a morte la borghesia fassissstaaa!!
    Credo che oggi come oggi l'unica lotta di classe da farsi sia tra chi potenzialmente può lavorare per il bene della comunità nazionale e chi invece ne è intrinsecamente avverso, perchè questo è il capitalismo globalizzato. Poi se pensiamo di essere ancora nel 1848, espropriamo e nazionalizziamo le panetterie di paese e i fruttivendoli.

    ps: nella lunga fila degli elogi ho dimenticato Goldman Sachs e Skull&Bones, altre invenzioni di qualche antisemita pazzoide.

  3. #63
    email non funzionante
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    OMNIA SUNT COMMUNIA


    Ricevo e pubblico



    ANCORA UNA VOLTA: ¡QUE SE VAYAN TODOS!

    Valutazione dei risultati elettorali e prospettive di un’opposizione anticapitalistica e antiburocratica.

    di Michele Nobile per Utopia rossa

    1. La netta sconfitta elettorale del Partito Democratico è il risultato di un biennio nel quale il governo Prodi ha confermato, com’era ovvio, la linea che aveva caratterizzato il «centrosinistra» già negli anni Novanta: misure di privatizzazione dei servizi e delle imprese pubbliche, compressione della spesa per i servizi sociali, riforma reazionaria del sistema pensionistico, precarizzazione per legge del lavoro, istituzione di campi di detenzione per gli immigrati, pretesa di riformare l’istruzione e la sanità secondo criteri aziendalistici (smantellamento della scuola pubblica) e via elencando. Se il governo Berlusconi aveva inviato truppe italiane a sostegno delle invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, il governo di centrosinistra di D’Alema aveva già partecipato da protagonista ai bombardamenti della Serbia e del Kosovo, mentre il governo uscente ha confermato e rafforzato la partecipazione italiana all’aggressione dell’Afghanistan, spedito truppe in Libano, aumentato di un quarto la spesa militare, confermato tutti gli «impegni internazionali» a fianco della Nato, compreso l’ampliamento della base di Vicenza, nonostante la chiara opposizione della cittadinanza.
    La verità è che non c’è campo della vita sociale nel quale il centrosinistra non abbia attuato una politica in linea con gli interessi del padronato, di conserva con il sindacalismo confederale e il Vaticano, e collaborato con l’imperialismo statunitense.
    La competizione tra Pd e PdL, tra «centrosinistra» e «centrodestra», costituisce dunque una competizione all’interno della medesima casta oligarchica partitico-statale, tra due ali di uno stesso «partito» che, con le loro diatribe e giochi di potere, contribuiscono a rafforzare l’egemonia complessiva della classe dominante. Vedere le differenze nello stile del marketing politico, nella retorica adottata, nei dettagli di metodo e nelle cifre, senza cogliere questo fatto macroscopico significa restare prigionieri dell’illusione dello spettacolo politico.
    S’intende, quindi, quanto sia falsa e suicida la posizione del «meno peggio» e del «voto utile»: fino a quando si oscilla all’interno della casta partitica al «peggio» non può mai esserci fine e il voto sarà «utile» solo all’oligarchia politica. E’ come scegliere tra la peste e il colera.
    Un passo essenziale fu il sostegno degli eredi del vecchio Pci alla riforma in senso maggioritario del sistema elettorale, che fu e resta il più grave attacco portato all’elementare diritto democratico della rappresentanza proporzionale.

    2. Le elezioni hanno visto anche la sconfitta clamorosa dell’opportunismo politico e del cinismo morale di Rifondazione comunista, dei Comunisti italiani e dei Verdi.
    Gli anni tra il 2006 e il 2008 sono una cerniera nella storia politica della sinistra italiana. Con il «trionfo» dell’elezione di oltre un centinaio di forchettoni e forchettone in carriera, i partiti della cosiddetta «sinistra radicale» hanno fatto da puntello e copertura «di sinistra» a un governo filopadronale, militaristico, imperialistico, nemico dell’ambiente, servo del Vaticano. Occorre comprendere fino in fondo il significato reazionario di questa prassi politica, trarne le debite conclusioni, come centinaia di migliaia di elettrici ed elettori hanno già fatto, senza accettare né razionalizzazioni né svoltine. E’ a questa condizione che il tracollo politico e ideale costituito dalla compromissione del Prc, del Pdci e dei Verdi in un governo imperialistico, infinitamente più grave di una sconfitta elettorale, può divenire momento per la ricostruzione di un senso comune e di una pratica anticapitalistica.
    La presunta «sinistra radicale» ha fatto del suo meglio, con scarso successo, per neutralizzare le lotte, come quelle di Vicenza o sulla Tav, che potessero creare problemi al governo; ha alimentato illusioni e mentito, sapendo di mentire, circa la possibilità di spingere a «sinistra» una coalizione la cui anima è tutta con il padronato e le cordate finanziarie; è stata consapevolmente spergiura sul proclamato pacifismo non-violento; vantandosi di non essere responsabile della crisi di governo, nonostante i sonori ceffoni ricevuti, ha dimostrato di non avere alcuna dignità politica e d’essere parte della casta partitocratica, dei Forchettoni rossi, dalla quale sono stati emarginati proprio per la dimostrata incapacità di svolgere efficacemente il ruolo di pompieri.
    Tutto ciò, del resto, è stato sufficientemente e tempestivamente analizzato nei libri di Utopia rossa, tra i quali il fondamentale I Forchettoni rossi.
    La sconfitta elettorale della Sinistra arcobaleno è dunque interamente meritata. Essa non è solo il risultato del sistema elettorale antidemocratico. E’ la sconfitta storica della linea perseguita dai primi anni Novanta, che ha illuso, deformato e demoralizzato migliaia di onesti compagni e compagne. E’ la sconfitta di partiti finanziati per oltre il 90% dai rimborsi elettorali e dai contributi dei parlamentari, la cui esistenza dipende dai risultati elettorali e dall’acquisizione di posti nelle istituzioni, nei governi locali e in quello nazionale: un fatto che la dice lunga circa il significato reale delle loro aperture ai «movimenti» ed alla «società civile».
    Dopo questo risultato elettorale assisteremo alla fuga dal battello silurato di molti sorci «rossi» in cerca di prospettive di carriera più sicure, ed al tentativo di far dimenticare quanto siano opportunisti e cinici.
    A questa burocrazia di forchettoni rossi-arcobaleno non deve essere concesso il minimo credito: qualsiasi loro manovra «movimentistica» o di richiamo ai «valori» ed agli «ideali» prelude semplicemente alla costruzione di nuove basi per poter rientrare in Parlamento e possibilmente al governo, di nuovo insieme al Pd o in chissà quali altre coalizioni filocapitalistiche.

    L’annichilimento della rappresentanza parlamentare dell’Arcobaleno non segue una battaglia sociale e politica ma, al contrario, l’impegno a sostenere un governo filopadronale e imperialistico. Per questa ragione essa non è affatto una sconfitta dei lavoratori e delle lavoratrici, ma solo di una nomenklatura politica e di quanti ancora si illudono, in buona fede, in essa. Il nostro augurio è che la sconfitta elettorale contribuisca ad aprire gli occhi a quanti hanno votato «a sinistra» ed a comprendere che l’opposizione sociale e, a maggior ragione, un’alternativa di sistema, non passa attraverso la scheda elettorale e men che mai attraverso la fiducia a carrieristi della politica. Al contrario, il crollo della Sinistra arcobaleno è una liberazione, ancora parziale e a negativo ma necessaria, da una fonte d’illusioni, di gratificazione puramente simbolica e di degrado politico e ideale.
    Con l’idea di «governi amici», sul piano nazionale o locale, nonché con l’ingraismo, il neotogliattismo e lo stalinismo camuffato ed aggiornato, con le fantasie circa una «sinistra» che faccia da «ponte» tra Palazzo e «popolo», bisogna chiudere una volta per sempre: si tratta delle condizioni minime per ricostruire una opposizione anticapitalistica e un pensiero libero, libertario e rivoluzionario.

    3. A partire dal 1979 il trend della partecipazione elettorale è discendente: dalla media del 93% nel periodo dal 1948 al 1976 la partecipazione elettorale scese nel 2001 all’81%.
    Queste elezioni hanno visto un ulteriore balzo dell’astensione, di ben tre punti di percentuale (senza contare nulle e bianche): analoghi incrementi di ca. 3 punti dell’astensione si verificarono nel 1979 e nel 1996, cioè dopo il «compromesso storico» e il primo governo Prodi. Si può ragionevolmente pensare che la crescita dell’astensionismo sia legata, in particolare, alla disillusione nei confronti dell’opportunismo politico di «sinistra», ieri del Pci oggi dell’Arcobaleno. L’astensionismo è, inoltre, effetto più che causa della crisi del parlamentarismo: esprime, sia pur confusamente, la sensazione che le grandi battaglie ideali e sociali non passino più dentro il Parlamento. Non si tratta né di un fatto recente né circoscritto all’Italia.
    Respingiamo la semplicistica etichetta di «qualunquismo» e di «antipolitica» data genericamente all’astensionismo. Al contrario, a fronte di un sistema bipartitico oligarchico, al degrado programmatico e al cinismo del personale politico, all’opportunismo della Sinistra arcobaleno, ai ricatti stupidi e ignobili del «meno peggio» e del «voto utile», l’astensionismo è oggi una elementare misura di difesa della propria autonomia di giudizio etico e politico. E’ una sana reazione alla reale antipolitica della politica parlamentare e istituzionale.
    In questo senso noi di Utopia rossa dobbiamo essere fieri di aver lanciato la proposta astensionistica, insieme ad altre (poche) forze. E dobbiamo esser fieri di aver contribuito nel nostro piccolo alla cacciata dei Forchettoni rossi, delle Forchettone rosa e dei Forchettoni verdi dal Parlamento.
    Rigettare senza il minimo compromesso la casta oligarchica partitocratica quindi anche negando il voto a tutte le sue componenti, comprese quelle di «sinistra», non è «rifiuto della politica» ma condizione per costruire una politica alternativa e rivoluzionaria che contrasti il degrado delle condizioni di vita e di lavoro e dei diritti democratici senza deleghe a presunti «portavoce» istituzionali; è condizione di una coerente politica di classe, radicale e libertaria, femminista, antimilitarista, antiburocratica e internazionalista.
    Inoltre, specialmente nella fase attuale che vede il fallimento politico e ideale della sinistra post-Pci, occorre dimostrare con i fatti concreti, a prescindere dalle intenzioni soggettive, che non si intende far leva strumentalmente a fini elettorali delle convinzioni e delle motivazioni di chi è onestamente a sinistra, comunista o ecologista, pacifista o femminista: per questa ragione non abbiamo condiviso la scelta del Pcl e del Pdac di presentarsi, sia pure a fini di propaganda anticapitalistica, alle elezioni. Quanto a Sinistra critica (e il movimento di Rossi) – che tanto fece per accreditare l’immagine di un Bertinotti movimentista nella fase della sua svolta governista – l’assenza di qualsiasi seria autocritica per il sostegno a lungo portato al governo Prodi e l’impudenza di presentare personaggi come Turigliatto, che diede la fiducia sui «dodici punti» di Prodi anche dopo l’espulsione da Rifondazione, ne fanno una formazione priva di elementari requisiti di coerenza ed onestà politica. La sua campagna elettorale lo ha riconfermato.
    La lotta contro il Parlamento - come istituzione e come macchina produttrice di caste e sottocaste - sarà d’ora in poi una discriminante obbligata del nostro agire politico, nella nostra ricerca di alleanze e nelle nostra proposta rivoluzionaria. La lotta contro il Parlamento e il parlamentarismo implicherà quindi anche la denuncia di tutti quei gruppetti o grupponi che tenteranno di avvantaggiarsi della crisi del Prc per presentarsi in proprio alle elezioni. Alcuni lo hanno già fatto. La cosa è però destinata a crescere nell’area autoreferenziale il cui orizzonte politico continua ad essere quello dell’orticoltura. E per quanto incredibile possa sembrare, si delinea ora addirittura la costituzione di una sorta di «Partito comunista» composta dell’area dei nostalgici dell’Urss e dello stalinismo.

    Il governo Berlusconi rinnoverà, con la rozzezza che gli è tipica, l’attacco antipopolare e il militarismo del governo di centrosinistra.
    Per rispondere a questo attacco non esistono scorciatoie politiche, elettoralistiche e istituzionali, né organizzative di partito.
    L’unica strada percorribile resta quella della battaglia sociale di massa e in campo aperto, l’autorganizzazione sociale al di fuori e contro le mediazioni istituzionali e dei Forchettoni arcobaleno, il rifiuto della delega (cioè l’autogestione delle lotte). Bisogna farla finita con le manifestazioni-spettacolo (in cui si va solo per contarsi ed esibirsi davanti ai media), con le piattaforme in cui c’è di tutto (compreso l’impossibile), con la logica della spartizione tra gruppi, correnti e capetti più o meno improvvisati: si pensi all’abilità con cui un Caruso riesce ancora a passare dalla disobbedienza al parlamentarismo, per tornare alla disobbedienza appena trombato alle elezioni. Contro personaggi di questo genere occorre sviluppare anticorpi e capacità di autodifesa.
    Ci si deve concentrare su obiettivi specifici lottando in modo determinato per essi, con l’obbligo morale di non demordere finché non si siano conseguiti gli obiettivi dichiarati (tutto il contrario di ciò che accade con i cortei-spettacolo indetti in questi ultimi anni dalla nuova area centrista), nella prospettiva complessiva di costruire un’opposizione sociale anticapitalistica e antiburocratica, avversaria di qualsiasi governo, sia di centrosinistra che di centrodestra.
    C’è infine, ma importantissima, la necessità di approfondire l’analisi e lo studio della realtà che ci circonda, per ricavarne insegnamenti e indicazioni. Utopia rossa già lo fa da tempo e alla grande, valorizzando allo stesso tempo anche i contributi di diversa provenienza. Il futuro sorride a chi ha gli strumenti teorici per saperlo intendere (e anche un po’ prevedere).
    Sono queste le basi sulle quali può realizzarsi la collaborazione tra le organizzazioni, i movimenti e le aree anticapitalistiche che non si siano compromesse nella collaborazione con il governo imperialista di Prodi, siano esse di area libertaria, marxista o di qualsiasi altra tendenza anticapitalistica.
    Questa è la strada che ha scelto l’associazione politica Utopia rossa.
    E’ lunga e difficile ma non ne esistono altre.
    E, comunque, il risultato elettorale (con la spettacolare cacciata dei Forchettoni arcobaleno) – mentre conferma integralmente le nostre analisi precedenti - ci incoraggia a proseguire su tale strada.


    Que se vayan todos!


    Per l’autogestione delle lotte, fuori e contro il Parlamento!



    ARDITI NON GENDARMI

  4. #64
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    Apriamo gli occhi compagni: la nuova classe dominante non è la borghesia degli artigiani e dei piccoli imprenditori, ma sono i grandi potentati finanziari (banche e multinazionali) legati a filo diretto con la massoneria!
    Rispetto alle pretese di questa oligarchia, siamo tutti proletari!

    A te mi sa che manca qualche venerdì. Onestamente fai delle analisi sulle composizioni di classe che sono davvero scarse. Meglio leggere i comunicati del PMLI che quello che scrivi tu. Qui oramai si naviga a vista in un mare magnum di proletariato e ceto medio completamente polverizzato e tu mi vieni a parlare di banche e multinazionali? Ma tu dei conflitti interni del Capitale hai mai sentito parlare? O sei rimasto affascinato dal SIM di Moretti?

  5. #65
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    Citazione Originariamente Scritto da Garrulus Visualizza Messaggio
    La lega come nuovo partito dei lavoratori. Parlando dal veneto, ho modo di provare in qualche modo a capire il voto leghista. Innanzitutto mi tocca dare ragiona a Maroni: il concetto di lavoratore è completamente diverso che nel resto d'Italia (probabilmente). La dimensione della piccola e medio-piccola impresa, di cui il veneto è disseminata (treviso, padova, vicenza e verona: dalle aziende agricole alle picole fabbriche) porta con sè uno strano rapporto tra datore di lavoro e dipendente, in cui il conflitto è gestito in maniera del tutto personale. La figura del lavoratore comprende entrambi in un'ideologia che vede bene la promozione sociale del dipendente a lavoratore autonomo: un'ideologia potenzialmente (e falsamente) universale. La vedo (pur conoscendo poco quella realtà) affine al comunitarismo neo-con americano. Si pensi come è gestita una città come Treviso: Gentilini ostenta il modello dello sceriffo che gestisce la città e, nonostante le dichiarazioni folli e provvedimenti estremi altrettanto folli e da apartheid (tipo il famoso provvedimento che toglie le panchine dal parco per non far sedere gli immigrati), ha creato una città funzionale e ben gestita. La buona gestione di quest'amministrazione che rappresenta la piccola e media impresa (la grande industria, da Tognana a Benetton, non è allineata sulle posizioni leghiste) ha fatto tutto il successo della Lega. Si pensi al fatto che l'amministrazione di Treviso è una delle poche in Italia a non essere stata incastrata dai prodotti derivati e swap-imbroglio delle grandi banche (in compenso è tutto in mano alla Cassamarca). Ora non vorrei creare equivoci: Treviso per me è socialmente invivibile, ma da qui si spiega il successo della Lega, dove la distinzione tra datore di lavoro e dipendente sta solo nel fatto che il datore ha una mercedes e un suv.
    D'altronde l'alternativa veneta deriva totalmente dal cattolicesimo sociale assistenziale, dalle associazioni del terzo settore in un'area che va dall'udc al pd alla sinistra arcobaleno. Anche i modelli piciisti sono modelli democristiani.
    Come può essere egemone un Bettin che si lamenta del paesaggio rovinato dai capannoni, in una terra dove i capannoni sono la fortuna? Non si può prima chiamare l'Italia al boom economico e poi lamentarsi del fatto che ci siano molti capannoni in veneto. Come capire qui un'alternativa sociale?
    Qui la lega, con il suo modello di salvaguardia del territorio che è un'amministrazione attenta alla maggioranza dei cittadini, ha fatto presa. Sembra l'unioco partito che possa garantire i propri interessi (e non si capisce perché si dovrebbe votare altro, visto che non li garantisce). A mio parere, Berlusconi qui è stato votato come meno peggio, perché almeno c'era la lega a garantire gli interessi. Perché in veneto avrebbero dovuto votare il pd? Perché votare il partito delle banche?
    Faccio notare a lato che Tremonti ha nei fatti fatto campagna elettorale alla lega e che nei teatrini televisivi risulta di gran lunga superiore ai rivali.
    Sulla lega come partito razzista. Non c'è dubbio per me che ci siano qui molti elementi di xenofobia. Eppure non rislatano tanto le folli dichiarazioni di Borghezio o le sue becere azioni dimostrative. L'elettore leghista medio ha ancora una mentalità democristiana del negretto da aiutare e a cui sorridere la domenica quando si esce da messa. L'importante è che lavori, che faccia un lavoro onesto (leggi: che lavori in una qualche azienda). Questo modello comunitario veneto porta con sè il modello ghetto e il meccanismo del capro espiatorio. E la colpa del disfacimento del legame sociale viene imputata all'altro che arriva, con una teoria schmittiana della dissoluzione dello stato e dello stato di eccezione come processo inevitabile per evitare tale dissoluzione. In questo non c'è nessuna migliore dimostrazione dei cartelli elettorali della lega: un'immagine di un capo indiano pellerossa con una didascalia che recita: loro non hanno potuto fare leggi per regolare l'immigrazione; ora vivono nelle riserve.
    Da un'altra angolazione sono l'altra faccia statica di quella faccia della medaglia che dice: andiamo ad "aiutare" i poveri in Africa.
    Sono gli elettori della lega, forse, da riconquistare ad una nuova teoria.

    Grazie per l'ottima analisi che hai offerto.
    Le tue osservazioni sono assolutamente centrali e la descrizione del voto leghista a mio avviso dovrebbe far riflettere moltissimo su un semplice fatto: che la più parte delle persone appartenenti al ceto lavorativo dipendente /piccolo-autonomo è assolutamente nauseata da due aspetti che il comunismo come ideologia legata ad un profilo antropologico ai loro occhi produce: per moltissimi il comunismo è insieme
    1-un tentativo organicisitico di sottomissione della libertà individuale sul piano economico
    2- un tentativo di radicalismo individualista sul piano valoriale ed etico.

    Questi due tratti costituiscono per molti una sorta di incubo storico di cui liberarsi. Per chi come noi il comunismo è istanza metastorica di costruzione comunitaria della vita sociale, essere ascoltati e capiti nella nostra proposta è difficilissimo, dal momento che le concrete ed immediate proposte leghiste-populiste hanno un significato più semplice.

    A mio avviso tuttavia vi è una soluzione filosofica al problema, che implica un rovesciamento di prospettive, pur restando nell'alveo intaccato del comunismo come ideale motore:

    1- abbandonare il radicalismo individualista ricostruendo i fili per una visione etica complessiva del mondo, non impositiva, non invasiva, ma fieramente universalizzabile, forte e radicata nei fondamenti. Ovvero superamento del relativismo etico
    2- proporre una sviluppo economico che coniughi la proprietà statale dei mezzi di produzione, con lo sviluppo piccolo-cooperativo, la cura del territorio, l'attenzione alle realtà economiche locali, l'integrazione della proprietà personale piccola con la proprietà cooperativa e statale a livelli superiori.

    Insomma superare lo spettro paventato dell'organicismo economico unito all'individualismo radicale, rovesciando le prospettive in nome di un comunitarismo esteso alla totalità dei rapporti, in una prospettiva universalista e non invasiva.

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da lutulentus Visualizza Messaggio
    non mi faccio sentire da tempo, ma non potevo lasciarmi sfuggire il forum post-elettorale. quando dissi che sarebbe stato un sogno vedere la sinistra arcobaleno sprofondare sotto il 4%, con tutti i forchettoni rimasti senza prebende e poltrone, ero convinto di esprimere un desiderio eccessivo, irrealizzabile, quasi utopistico. se non altro perchè tanti elettori della suddetta da me incontrati mi avevano confermato di voler comunque votare, in virtù della fantomatica "rappresentanza parlamentare delle istanze sociali più radicali". insomma, il solito tormentone fritto e rifritto che non mi vede d'accordo ormai da tempo.non mi si fraintenda quando dico che sono contento che sia andata così, con tale affermazione voglio provocatoriamente sottolineare come, nel disastro totale ampiamente prevedibile, è andata bene l'unica cosa che doveva andare bene: la morte della "banda dei quattro".non vi dico le prime reazioni degli elettori! "è finita! è colpa vostra che non avete votato? e adesso chi ci garantisce alle manifestazioni? e i fondi? spariremo dal dibattito!". cavoli, s'è visto il risultato della quindicinale sovraesposizione mediatica di Berty-nights.eppure, devo dire che smaltita la sconfitta, alcuni hanno iniziato a ragionare e a seguirmi nella mia riflessione decisamente ottimista rispetto a quanto sta accadendo in italia. è caduta una foglia di fico troppo ingombrante, va smantellandosi un armamentario di parole, personaggi, vacuità, inesistenza, inconsistenza della cui fine si può solo essere entusiasti. ho la sensazione che ritessere un discorso teorico, ideale, popolare sia improvvisamente diventato più facile. il voto esprime uno stato di sofferenza reale, una protesta che richiede chiaramente una risposta differente dal tele-liberismo all'italiana berlusconide e la xenofobia localistica delle "camicie verdi". adesso è arrivato il momento di ragionare in grande, di avviare un percorso ultradecennale (meglio non raccontarsi favole!) in vista della costruzione di una forza in grado di rappresentare nel paese, indipendentemente dalla partecipazione elettorale, i reali interessi del popolo e della nazione.comincia un'epoca nuova, crollano le illusioni rifondarole, amibentaliste e genericamente pacifiste, svanite nel nulla di una disfatta elettorale che può soltanto essere classificato tra le più classiche, scusate il termine, "figure di merda" della storia politica italiana, almeno della fase repubblicana. da dove si riparte? facile a dirsi, difficile a farsi, ma non credo esistano alternative alla ricostruzione di un rapporto con il popolo italiano, nella sua parte dominata e sottomessa alle moderne logiche di subordinazione. la lega, contenuti incondivisibili a parte, insegna quanto sia importante il lavoro sul territorio, la proposta di un'identità nuova, tutta da costruire. ci vuole uno sforzo culturale e politico enorme, immane, ma al tempo stesso entusiasmante e "prospettico" per sottrarre alla xenofobia, al razzismo, alla teledipendenza le masse di cittadini che producono la ricchezza reale del paese, che subiscono quotidianamente ingiustizie e vessazioni e che solo la logica ottusa, snob e ignorante (sì, ignorante) dei michele serra di turno può guardare dall'alto in basso e bollare come "di destra", nell'accezione di "essere antropologicamente inferiore". saranno superiori loro, i loro libri inutili, i loro registi e attori da quattro soldi, i cantanti rimasti agli anni '70 capaci di campare di rendita grazie alla coglionaggine di milioni di "sinistri" affollanti i loro concerti stantii e le loro vane performances! mille volte meglio il ventenne del call center che vota berlusconi perchè intimamente disperato e privo di riferimenti che il quarantenne professionista di sinistra convinto di stare dalla parte giusta solo perchè si bea delle puttanate radicalchic di scalfari e furio colombo (dio mio, se penso che questi due fino a qualche anno fa rappresentavano per me delle garanzie di onesta politica, morale e intellettuale! quanto sono stato idiota!). si tratta di costuirie, in modo adatto ai tempi, una nuova egemonia culturale. immagino sappiate cosa fosse il sud italia all'inizio del secolo: una massa di contadini lasciati a marcire nell'ignoranza, nella violenza, nella superstizione, nel più ottuso controllo ecclesiastico e padronale. eppure gramsci capì che rappresentavano la vera massa da smuovere, insieme agli operai del nord, per il cambiamento del paese. non erano certo dei fini intellettuali, ma costituivano il popolo, l'ossatura della nazione. in questo senso va dato atto al vecchio pci di aver avuto qualche (non esageriamo!) merito nel porsi il problema di elevare la condizione innanzitutto culturale, legata alla percezione del proprio status sociale come frutto di una logica perversa e non naturale, di masse di persone altrimenti incapaci di muoversi. le lotte bracciantili, in questo senso, hanno rappresentato una delle vicende più significative del movimento comunista italiano nel dopoguerra.adesso il principio ritengo debba essere questo, per quanto mi renda conto di quanto sia difficile da declinare nell'anno 2008. eppure, le elezioni ci dicono una cosa chiara: forse, e dico forse, abbiamo un problema in meno. e non è poco. non è assolutamente poco.

    condivido la tua analisi, sia nella critica che nella parte costruttiva delle prospettive.
    Ciò che vorrei aggiungere è soltanto una mia ulteriore paura: che le forze di opposizione esterne ormai alla logica parlamentare di riorganizzino su basi extraparlamentari, ma sempre entro le coordinate di un'egemonia del pensiero debole, creando attorno a sè un'area culturale degli scontenti di sinistra, piagnoni, urlanti, incapaci di analizzare il presente, con ali estreme ancor più urlanti che gridano al tradimento del tradimento e fondano ancora una volta il proprio agire sul nichilismo sociale e il manicheismo -estremismo del linguaggio.
    Insomma se cosi' fosse, il popoo continuerebbe a vedere chi si oppone al capitalismo come un estraneo, un diverso, un estremista, un pazzo, un radicaloide.

    L'unica via d'uscita è staccarsi per sempre dal marciume dell'autoreferenzialità e ricominciare ad affrontare un linguaggio forte, popolare, moderato ( si proprio moderato, parola che rivendico entro le coordinate del vero anticapitalismo fondato), equilibrato, realista e aderente ad una critica etica del reale.
    senza di questo, parlamento o non parlamento, le cose non cambieranno mai...

    facciamo l'esempio della critica dell'autoritarismo. La più parte del mondo anticapitalista si pone di fronte a tale problema, con una prospettiva del tutto irreale e surreale, incapace di comunicare realmente con i sentimenti delle persone. Se ad un signore che vive in un quartiere di delinquenza, ad esempio, gli vai a fare discorsi onirici sulla necessità di abolire le carceri o su quanta è cattiva la polizia, il signore ti manda a fanculo in quattro e quattro-otto e vota lega ben contento di farsi difendere.
    Ora è ovvio che da comunisti non dobbiamo in alcun modo scendere al livello della propaganda securitaria, ne cadere in qualsivoglia trappola di questo tipo: ma è altrettanto ovvio che se il discorso non viene affrontato a 360 gradi spiegando ad esempio cosa è davvero l'immigrazione, come il potere l'affronta, il discorso diviene incomprensibile ai più.
    Dunque, lungi dal difendere la repressione, biosgnerebbe però assumere un pensiero forte su un tema simile, ad esempio, dicendo che la dlinquenza non è comunque tollerabile, che deve esserne difesa la società ( al fine rieducativo).
    E cosi' prendere le nette distanze da ogni fenomeno anti-sociale, e assumere la capacità netta di condannarlo, sarebbe un passo enorme in direzione della verità politica e sociale appartenente al popolo.
    Il tutto, ovviamente, contestuale alla strenua difesa del più debole, del discriminato, dell'ultimo, e nel contesto di una critica radicale al meccanismo capitalistico che produce esso stesso delinquenza ( ma, limitare la delinquenza al giustificazionismo sociale diviene un discorso sessantottino sociologistico del tutto fuorviante ed idiota che allontana dai problemi reali delle persone).

    Era solo un esempio, per far capire come a mio avviso bisognerebbe porsi di fronte alle persone.

  7. #67
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    Predefinito La risposta della sinistra italiana alla debacle elettorale

    ''Bisogna valorizzare quello che c'è, rimettere in piedi Rifondazione comunista con il suo progetto e costruire una sinistra plurale senza l'angoscia delle elezioni, con un progetto che tenga insieme tutto''. E' questa la linea su cui si dovrebbe lavorare all'interno della sinistra, secondo Paolo Ferrero, ministro delle Politiche sociali. ''Credo che la cosa più importante da fare - ha continuato - sia ora fissare una linea di indirizzo per evitare la dispersione. Questo è quello che dovrà decidere il prossimo congresso. Non sono comunque d'accordo sulle due ipotesi ventilate, come quella della costituente dei comunisti, proposta da Oliviero Diliberto, e quella dello scioglimento di tutti i soggetti della sinistra''. Ferrero si è detto inoltre dispiaciuto che questa discussione ''venga presentata - ha aggiunto - come la notte dei lunghi coltelli e l'assalto all'arma bianca, e io dipinto come un aggressore. E' ovvio che ci sono diverse posizioni e che si discuta, ma io ho la massima stima per tutti i compagni di Rifondazione, a partire da Bertinotti. Spero che la discussione avvenga con modalità che non si prestino a caricature''.

    ---

    I «giovani» del Prc passati dal movimento no global agli scranni della Camera. Ora che il partito va alla conta potrebbero essere le prime vittime

    I Berti-boys sull'orlo del baratro. Sperando in Vendola

    Gli anti Fausto all'attacco: «Si sono bruciati rapidamente». Nicola Fratoianni: «Ma in parlamento eravamo una garanzia per tutti i movimenti»

    di Sara Menafra - Roma
    tratto da: http://ilmanifesto.it/Quotidiano-arc...008/art22.html

    Cascasse il mondo, a fine giornata c'era la playstation. In quella casa al quarto piano di via Farini, dietro piazza Vittorio, che i Giovani comunisti continuano a passarsi di generazione in generazione. I trentenni bertinottiani che ora rischiano di essere le prime vittime sacrificali della catarsi interna a Rifondazione, si vedevano tutti là, per impazzire di joystick fino a nottefonda. Nel 2004, quando il più bravo di tutti, Nicola Fratoianni, è stato nominato segretario della Puglia, l'appuntamento s'è perso.

    Ma il gruppo, quello no, è rimasto compatto, più che una fronda politica un clan che negli ultimi sette anni ha bruciato tutte le tappe, passando dal movimento no global alla gestione del partito. Quelli della passione per l'arte contemporanea e la musica classica, dell'«antiproibizionismo». Quelli che hanno condiviso praticamente tutto, stessi amori (a fasi alterne, ovviamente), stesso abbigliamento pariolfreak e persino il vezzo di comprare le cravatte da Bomba, costoso e bel negozio del centro di Roma, fra i prediletti del capo, Bertinotti. Ora, con un pezzo di partito in rivolta e molti dirigenti che premono per andare alla conta, rischiano tutto, dopo aver già alcuni posti sicuri in parlamento: «Non sono convinto che prendere i cocci di quel che è successo e tirarceli l'uno contro l'altro sia una soluzione, la verità è che siamo tutti dentro una sconfitta colossale - spiega proprio Fratoianni - Spero che il Cpn sia un luogo in cui discutere insieme di una sconfitta colossale, capire dove si riparte per un progetto di lavoro aperto».

    Tra loro e Fausto c'è sempre stato un legame speciale. Il primo segretario dei giovani comunisti, Gennaro Migliore, nominato a metà degli anni '90, fino a ieri era il capogruppo di una delegazione di quaranta deputati alla camera. Un bel salto, per un dirigente nato nel 1969, tra i più giovani deputati del parlamento italiano. E la chiave era soprattutto in quel abbraccio tra i giovani e il segretario, rimasto solido col passare degli anni e delle svolte politiche.

    All'epoca del legame col «movimento dei movimenti», fino al g8 di Genova, il rapporto tra Rifondazione e no global passava attraverso i Giovani comunisti, che indossavano la tuta bianca e condividevano pane e companatico con Casarini ed i suoi, stessa età, stessa origine nei movimenti universitari dei primi anni '90, stessa fascinazione per le teorie di Toni Negri. Poi, dopo Firenze (2002) e la manifestazione contro la guerra a Roma (2003), Fausto Bertinotti decide di rompere con le teorie negriane e sposare la «non violenza». I Giovani comunisti seguono compatti e la rottura viene siglata poco prima della svolta «governista» del congresso di Venezia.

    Il gruppo dei giovani, scala a grandi balzi il cursus honorum della carriera nel partito. Il segretario dei giovani comunisti che succede a Gennaro Migliore, Peppe De Cristofaro, è stato deputato fino all'altro ieri ed è segretario regionale della Campania. Fratoianni, oggi è il leader indiscusso in Puglia e avrebbe dovuto essere candidato sicuro alla Camera. E Michele De Palma è nella segreteria del partito insieme a Daniela Santroni e Fabio Amato. Persino il tesoriere del partito, Sergio Boccadutri, viene dal clan della playstation.

    Ora che Bertinotti dice addio, sono in molti a pensare che debbano cadere dalla torre con lui: «Hanno una responsabilità gravissima per quello che è successo», attacca Ramon Mantovani, tra i più agguerriti antibertinottiani: «La loro carriera politica è stata stroncata in giovane età. Sono stati i fanatici del processo che ha portato a questo risultato politico. Non gli piaceva questo partito, pensavano che Rifondazione fosse un ferro vecchio da lasciare in soffitta».

    La guerra è aperta. Molto, peseranno le scelte di Nichi Vendola, leader naturale della Sinistra arcobaleno che avrebbe potuto guidare la scorsa campagna elettorale e che col suo carisma potrebbe essere decisivo nella discussione del partito. Quel che farà, quanto aspetterà, non è ancora chiaro. Nicola Fratoianni, però, respinge l'accusa di aver abbandonato il movimento: «E' vero, eravamo nelle istituzioni. Ma è anche vero che erano i deputati del Prc quelli che si presentavano di notte davanti ai Cpt se c'era qualche problema e che mediavano con la polizia nelle manifestazioni. Senza questo cuscinetto, gli spazi saranno ancora più ristretti».

    ---

    COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI
    Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia
    tratto da: http://www.comunistiuniti.it/


    Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore. Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quartodella somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento. Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”:risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

    E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra

    Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali. Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Ci rivolgiamo: -alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo; -ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista; -ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo; -al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace.

    Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative. La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18. Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.

    Prime adesioni


    Ciro ARGENTINO operaio Thyssen Krupp - Mariano TREVISAN comitato No Dal Molin Vicenza - Piero CORDOLA comitati No TAV Val di Susa - Francesco BACHIS comitato sardo “Gettiamo le Basi” - Filippo SUTERA comitato NO PONTE Messina - Giovanni PATANIA comitato di lotta Alluvionati Vibo Valentia - C. BALLISTRERI- D. PAOLONE - G. MODIC - F. LISAI - M. PUGGIONI operai e delegati Fiat Mirafiori - Margherita HACK astronoma - Domenico LOSURDO filosofo - Gianni VATTIMO filosofo - Luciano CANFORA filologo - Angelo D’ORSI storico - Marco BALDINI conduttore televisivo - Raffaele DE GRADA comandante partigiano, storico dell’arte - Alberto MASALA scrittore – VAURO vignettista - Enzo APICELLA vignettista - Giorgio GOBBI attore - Michele GIORGIO giornalista de il Manifesto - Manlio DINUCCI saggista, collaboratore de il Manifesto - Bebo STORTI attore - Gerardo GIANNONE operaio RSU Fiat Pomigliano d’Arco - Wladimiro GIACCHE’ economista - Marino SEVERINI musicista, “La Gang” - STATUTO gruppo musicale - Wilfredo CAIMMI partigiano, medaglia d’argento al valor militare - Ugo DOTTI docente letteratura Università Pavia - Guido OLDRINI docente filosofia Università Bologna - Mario GEYMONAT docente filosofia Università Venezia - Mario VEGETTI professore emerito università Pavia - Andrea CATONE presid. centro studi transizione al socialismo - Alessandro HOBEL storico del movimento operaio - Federico MARTINO docente Diritto Università Messina - Stefano AZZARA’ docente filosofia Università Urbino - Fabio MINAZZI docente filosofia della Scienza Università Lecce - Sergio RICALDONE partigiano, consiglio mondiale per la pace - Wasim DHAMASH docente lingua e letteratura araba Università Cagliari - Gigi LIVIO storico del teatro - Teresa PUGLIATTI docente storia dell’Arte Università Palermo - Maria Luisa SIMONE pittrice - Delfina TROMBONI storica, femminista - Silvia FERDINANDES presid. centro interculturale nativi ed immigranti “ALOUAN” - AEROFLOT gruppo musicale - Francesco ZARDO giornalista e scrittore - Carlo BENEDETTI giornalista - Siliano INNOCENTI segret. circolo Prc Breda Ansaldo Pistoia - Domenico MORO economista - Giusi MONTANINI direttivo reg.le CGIL Marche - Alberto BALIA musicista - Hallac SAMI comitato di solidarietà con il popolo palestinese - Fabio LIBRETTI operaio, direttivo FIOM Milano - Antonello TIDDIA operaio, RSU Carbosulcis Carbonia Iglesias - Dario GIUGLIANO docente filosofia Accademia delle Belle Arti Napoli - Fabio FROSINI docente storia della filosofia Università Urbino - Albino CANFORA docente analisi matematica Università Napoli - Francesco SAVERIO de BLASI docente analisi matematica Roma - Franco INGLESE astrofisico - Vito Francesco POLCARO astrofisico - Adele MONICA PATRIARCHI docente storia e filosofia Roma - Helene PARASKEVAIDES filologa classica - Laura CHIARANTINI docente biochimica Università Urbino - Micaela LATINI docente storia letteratura tedesca Università Cassino - Nico PERRONE docente filosofia Accademia Belle Arti Napoli - Alfonso NAPOLITANO regista teatrale - Tiziano TUSSI comitato nazionale ANPI - Luigi Alberto SANCHI ricercatore CNRS, Parigi - Omar Sheikh E. SUAD mediatrice interculturale - Sergio MANES editore - Orestis FLOROS medico CPT - Massimo MUNNO “Luzzi Clan” curva sud Cosenza calcio - Rolando GIAI-LEVRA direttore “Gramsci oggi” on line - Cristina CARPINELLI centro studi problemi transizione socialista - Vittorio GIOIELLO centro ricerca Fenomenologia e società - Vito Francesco POLCARO primo ricercatore INASF - Adriano AMIDEI MIGLIANO regista e critico cinematografico - Renato CAPUTO docente storia e filosofia Università Roma - Emanuela SUSCA docente sociologia Università Urbino - Alessandro VOLPONI docente filosofia Fermo - Maurizio BUDA operaio, RSU Iveco Torino - Giuseppe BRUNI operaio, RSU Magnetto Weels Torino - Mariano MASSARO delegato regionale ORSA Sicilia - Armando RUSSO operaio, RSU Bertone Torino - Luigi DOLCE operaio, Itca, Torino - Giovanni ZUNGRONE segretario FLM Uniti Torino - Ferruccio GALLO, Pino CAPOZZI operai, RSU Fiom Idea Institute Torino - Manola MAURINO RSU ASL 1, Torino - Roberto TESTERA operaio,Comau Torino - Pasquale AMBROGIO operaio, Frigostamp Torino - Nicola BORELLO operaio, RSU ItalCementi Vibo Valentia - Mirko CAROTTA dirigente sindacale Trentino Alto Adige - Paolo AMORUSO segretario SLC Caserta - Daniele ARCELLA, Antonio BELLOPEDE, Vincenzo MEROLA, Salvatore BRIGNOLA operai, RSU Ericsson Marconi Marcianise, Caserta - Mario MADDALONI operaio, RSU Filcem Napoletana Gas - Eugenio GIORDANO operaio, RSU Alenia Pomigliano D’Arco - Franco ROMANO operaio, RSU Filcams Napoli - Ilaria REGGIANI comitato precari Mantova - Franco BOSISIO operaio, RSU Sag Bergamo - Francesco FUMAROLA lavoratore Atesia Roma - Riccardo DE ANGELIS RSU Telecomitalia Roma - Federico GIUSTI RSU Comunedi Pisa

  8. #68
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    ''E' chiaro che queste richieste che Bossi ha portato sul tavolo confliggono con la vecchia abitudine di trattare: 'due a te e tre a me'. Può darsi che la determinazione di Bossi, che tutti ben conosciamo, si sia scontrata con qualche resistenza. Però mi conforta conoscere il rapporto di forze, che ci consente di avere, oltre al peso politico generato dallo tsunami elettorale della Lega, anche i numeri, che in politica comandano''. Così Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, commenta il primo vertice di maggioranza sulla formazione del governo in un'intervista sul quotidiano online Affaritaliani.it. Borghezio conferma poi le indiscrezioni secondo le quali Bossi avrebbe chiesto il ministero dell'Interno. ''E' molto importante, pensando soprattutto all'immigrazione. Il Viminale è certamente un dicastero chiave per noi e Maroni è il più qualificato senza dubbio alcuno. Ma la cosa più importante è che sia un leghista a guidare l'Interno''. Riguardo all'ipotesi di Bossi ministro delle Riforme, Borghezio sostiene: ''Sono l'obiettivo strategico della Lega e la sua autorevolezza ed esperienza politica sono una garanzia per quella parte del Nord che non ha alcuna fiducia in Roma ladrona e nella politica romana''. Borghezio poi conferma che la Lega resterà una formazione politica anche di lotta e non solo di governo. ''E' assolutamente necessario che sia così. Se avendo i nostri uomini a Roma a trattare e a far avanzare il nostro progetto commettessimo l'errore di abbassare la guardia al Nord, saremmo fottuti. Dobbiamo rimanere rivoluzionari''.

  9. #69
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    ''La gente alla fine ci ha punito, ma non credo che il nostro elettorato sia andato alla Lega. Non è vero che i nostri elettori non hanno capito: hanno capito benissimo''.E' il commento di Marco Rizzo, eurodeputato dei Comunisti Italiani, durante la trasmissione Omnibus in onda su La7. ''La base sociale della sinistra si restringe quando si toglie 'falce e martello', - ha aggiunto Rizzo - quando si dice di essere contro la guerra e poi si vota la guerra, quando si dice di cambiare il conflitto di interessi e poi per tre volte che si va al governo non lo si cambia''.

    A parte la falce e il martello, iniziano a parlare di cose serie?

  10. #70
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    ''Desidero che in questo momento la severità della sconfitta possa produrre un grande cantiere, un cantiere non dei rancori, dei risentimenti, delle nostalgie. Ma il cantiere dei pensieri nuovi''. E' quello che vede per il futuro della Sinistra l'Arcobaleno il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. ''Il problema che abbiamo di fronte - ha aggiunto Vendola parlando stamani con i giornalisti a margine di un incontro - non è come salviamo pezzettini di apparato, il problema è come ricostruiamo qua in Italia la Sinistra del futuro. Questo è il tema a cui dobbiamo rispondere''. ''Se non siamo in grado di rispondere a questo tema - ha aggiunto - possiamo anche ritirarci nelle nostre vite private''. Si potrebbe andare verso uno scioglimento della Sinistra l'Arcobaleno? ''Io - ha risposto Vendola - non sono la Sinistra Arcobaleno. Io sono un militante della Sinistra Arcobaleno. Ho i miei pensieri, faccio la mia battaglia e quindi non ho la possibilità di dire ciò che sarà. Ho la possibilità di dire ciò che desidero o ciò per cui mi impegno. Non ciò che sarà. Perché se avessi avuto la possibilità di decidere credo che la Sinistra Arcobaleno avrebbe preso tanti voti''.

    ---

    ''Per me è un colloquio quotidiano quello che c'è con il Pd, riguarda la mia attività di governo e penso che sul campo nazionale il colloquio tra le forze della sinistra di alternativa e il Pd che sono tutte forze collocate all'opposizione, chi dentro, chi fuori delle istituzioni nazionali, sia un colloquio necessario''. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando a margine di un incontro che si è tenuto nel quartiere della Fiera del Levante di Bari. ''Le forze della sinistra alternativa - ha continuato Vendola - sono fuori dal Parlamento ma sono dentro tutte le altre istituzioni locali''. ''Vorrei ricordare - ha concluso Vendola - che nello stesso voto alle politiche la Sinistra Arcobaleno prende il 3% e alle amministrative raddoppia quasi ovunque i voti. Come a dire che i ripensamenti saranno molto più profondi''.

    ---

    ''Considero utili le dichiarazioni di Paolo Ferrero alla vigilia del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. Il patrimonio di esperienze collettive di Rifondazione Comunista è un pezzo fondamentale della ricostruzione della sinistra in questo Paese. Anche i toni del nostro dibattito devono assumere, quindi, il tratto del reciproco riconoscimento delle diverse posizioni politiche''. Lo afferma il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore. ''Per questo anche io considero caricaturali posizioni come quelle, lette oggi su la Repubblica, di Giovanni Russo Spena in relazione alla presunta volontà di Franco Giordano di sciogliere Rifondazione Comunista. E', invece, necessario ricostruire a sinistra uno spazio pubblico di discussione - spiega Migliore - che possa riappassionare i tanti e le tante che, delusi, non ci hanno votato e rimotivare chi lo ha fatto''. ''Il primo appuntamento decisivo - conclude - che va in questa direzione, sarà, certamente, l'assemblea pubblica promossa da Paul Ginsborg il 19 aprile a Firenze.''

 

 
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