Il voto amministrativo
Si conferma il successo delle elezioni politiche per la Lega e il PdL
Il voto delle amministrative, per quanto sia parziale, ha sostanzialmente confermato la mancanza di fiducia espressa dai cittadini italiani nei confronti del centrosinistra già evidenziata dalle politiche.
E anche quando gli exit poll ritenevano testa a testa Pd e PdL nel confronto nazionale, ed era dato per scontato il tonfo della Finocchiaro in Sicilia, il risultato in Friuli Venezia Giulia e nel Lazio appariva apertissimo e svantaggioso per il Pdl. In quanto è sempre difficile rimontare la forza dei governi locali, e poi perché a Roma e nel Friuli il centrosinistra si era ben guardato dal ripudiare l'alleanza che aveva tenuto saldo il governo locale, al contrario di quanto era stato fatto a livello nazionale. Questo mentre il Pdl aveva perso il sostegno della Destra e dell'Udc. Ciononostante Illy è stato sconfitto al primo turno e Rutelli ha visto dissipato immediatamente un potenziale elettorale che aveva portato Veltroni in volata trionfale soltanto un anno e mezzo fa.
E su Roma vale la pena di riflettere: qui il centrosinistra, nel voto di lista, raggiunge il 50%, che invece Rutelli manca clamorosamente. E' difficile ritenere credibile una novità politica a livello nazionale se poi la si smentisce subito nella prova di governo della capitale, non soltanto confermando un'alleanza considerata superata, ma perfino tornando a candidare un sindaco del passato. Può darsi il che il centrosinistra a Roma sia capace di uno scatto di orgoglio e riesca a conquistare nel ballottaggio il Campidoglio ancora una volta: ma questo apparirebbe - e sarebbe a tutti gli effetti - il riflesso del fasto di una stagione lontana, un canto del cigno, e non l'inizio del nuovo corso. Anche perché è stridente vedere come il Pd sia alla ricerca di nuovi volti da porre alla Camera - dove il margine di manovra sarà pressoché nullo - mentre bada bene, nei luoghi in cui il potere si misura davvero, a non rimuovere nemmeno un'incrostazione. Le incrostazioni il centrodestra le ha invece rimosse in Friuli, mandando Illy ed i suoi da subito all'opposizione.
Dal nord del Paese viene un segnale netto ed inequivocabile: la ripresa e la modernità passano per una sconfitta epocale del centrosinistra e della sinistra in particolare.
L'affermazione leghista lo dimostra. La Lega non solo è in grado di stare a contatto con la gente e di interpretarne gli umori ed i bisogni (cosa che la sinistra non è stata più capace di fare) ma ha anche espresso una classe dirigente giovane, capace di dare buona prova di sé sul piano amministrativo. Conta più questo, al dunque, degli eccessi verbali che pur si conoscono.
Quello che invece non si sopporta più, nel nord, è pensare di spiegare la realtà con le visioni della propria ideologia.
Suggestioni che possono ancora colpire ceti intellettuali, una borghesia colta e predisposta artisticamente, ma che non hanno più nessun effetto con chi ha una realtà di lavoro manuale e problemi concreti giorno dopo giorno. Ai ceti più deboli servono certezze, non sogni. E sono questi ultimi che hanno spazzato via la sinistra, senza troppe remore.
Roma, 16 aprile 2008
tratto da
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4907