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Discussione: Compagni calma!!!!

  1. #21
    Teppista
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    nooooooooooooooooooo chiedo l'aiuto da casa!
    Dai rassegnati, ogni tanto possiamo anche essere d'accordo, anzi forse è una cosa positiva
    Condivido tutta l'analisi che hai fatto ed anche io ritengo che il punto 3 sia l'unico scenario auspicabile. Bisogna tornare per strada ad ascoltare i bisogni della gente e ad offrire le nostre soluzioni evitando l'autoreferenzialità che ha caratterizzato la SA (oltre all'aridità e alla poca lungimiranza del progetto del PdCI), lavorare sul territorio e ricostruire l'autorevolezza che abbiamo perso. Come fare? Anch'io penso che Ferrero possa essere l'uomo giusto, ma ha la pecca del legame col governo Prodi che potrebbe penalizzarlo.

  2. #22
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    ...

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Sindacato e associazionismo. Non lo dimentichiamo.
    Lo scenario 2 è suicida, che se ne accorgano in tempo i compagni che con la fretta di fare la costituente comunista finirebbero dalla padella SA alla brace di un partito nato già fossilizzato.
    Sono d'accordo con te in tutto e per tutto:

    lo scenario PdCI allargato sarebbe tragico, perchè in quel partito - nato, non lo si dimentichi, da una scissione di destra per salvare il culo a D'Alema bombardatore della Serbia e apripista del Berlusconi bis -, a fronte di tanti compagni onesti, ci sono altrettanti elementi opportunisti e governisti fino al midollo.

    Lo scenario tre sarebbe il più razionale e produttivo, quello per cui vale la pena spendersi fin da subito cercando di contenere l'inevitabile fuga dal partito e capitalizzare al massimo la rabbia dei militanti; bisogna sempre vedere però se si andrà a congresso e soprattutto se il fronte delle opposizioni avrà mezzi e numeri per vincerlo.

    Non c'è dubbio che debba essere il PRC, depurato da quegli elementi che non riesco più a chiamare compagni, principale polo riaggregante dei comunisti in vista di un processo che vada oltre i suoi angusti confini. E questo processo non può prescindere dal totale ANTAGONISMO (politico, elettorale, ideologico, culturale) col nuovo partito di massa della grande borghesia, il PD, e da una totale revisione tattico-organizzativa-metodologica che si manifesti all'esterno attraverso i quattro capisaldi di austerità, serietà, studio e disciplina.

    Gettiamo nel cesso Revelli, Negri, Bertinotti, le quote rosa, verdi e arancioni, e buttiamoci a capofitto nei luoghi dove si produce e si muore, tra gli operai che votano lega, tra i disoccupati che guardano all'estrema destra, nel sindacato fagocitato dal PD, insomma facciamo finalmente i comunisti!

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da cyber81 Visualizza Messaggio
    Scusate ma il comunismo del 2008 in cosa consiste? Cioè prendete me che sto senza casa, ovviamente non sto col PD e mai ci sarò, ma a rifare la rivoluzione d'Ottobre insomma non è che mi vada tanto...che dovrei fare? Fondare il PSIUP?
    Teoricamente consisterebbe in un soggetto socialista non riformista a difesa dei ceti deboli ai danni dei ceti alti, quindi ultraprotezionista e fortemente operaio, però attualmente non esite più nulla quindi volendo potresti anche fondare il PSIUP che magari fai anche carriera se becchi voti.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Sindacato e associazionismo. Non lo dimentichiamo.
    Lo scenario 2 è suicida, che se ne accorgano in tempo i compagni che con la fretta di fare la costituente comunista finirebbero dalla padella SA alla brace di un partito nato già fossilizzato.
    MI pare un discorso più sensato in effetti..Chiamarsi con "Sinistra!" e avere come simbolo falce e martellO?

  6. #26
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    Io credo che il nuovo partito non possa consistere nell'allargamento di qualcosa esistente: non un pdci sotto Diliberto, ma neppure un prc sotto Ferrero.

    Credo che per far decollare da subito un percorso unitario si debba passare da congressi straordinari prima dell'estate, ma con candidati (Rizzo? Ferrero?) che mettano all'ordine del giorno l'immediata ricomposizione dei due partiti, magari con due mozioni identiche.

    Di tutto il resto si potrà/dovrà discutere subito dopo, nel nuovo Partito Comunista Italiano.

    Al contrario, temo che qualsiasi soluzione all'interno dei due partiti, pur con nuovi dirigenti, possa fossilizzarne le posizioni e venir vista anche dall'esterno come una forma di continuità.

    Non c'è più tempo...

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    2) Versante "PCI": i dirigenti del PDCI hanno remato contro la SA dall'inizio. Ora si propongono come gli "uomini della provvidenza" sperando di far dimenticare la loro vocazione profondamente governista (molto più che RC). Il loro scopo recondito primario è quello di mantenere la dirigenza PDCI inglobando la base delle minoranze di RC. Non c'è nessuno stimolo reale (forse forse giusto Rizzo) a costruire insieme un nuovo PCI sintesi delle varie esperienze. L'idea è di fare un PDCI allargato.
    Se passa questa linea tramite la costituente comunista, oppure tramite il defilarsi delle minoranze di RC all'interno del PDCI, si avrà un PCI fortemente "vetero" alla sinistra di un partito sinistroide. Risultato? Probabilmente a livello elettorale il ritorno di fiamma a sinistra verrà assorbito dalla diga del partito sinistroide che ingloberà certamente l'associazionismo. La struttura fortemente rigida del PCI in questa configurazione (priva delle altre minoranze PCL e SC) non permetterà lo svecchiamento di un partito di testimonianza pura come il PDCI (partito che non ha avuto mai una crescita elettorale), relegandolo di fatto al puro ruolo testimoniale. Un partito eternamente da 3%.
    Questo che descrivi sembra purtroppo essere lo scenario più probabile. Le recriminazioni dei dirigenti del Pdci vertono perlopiù su questioni simboliche e terminologiche, mentre a livello politico propongono solo una versione più intransigente delle tematiche tradizionali della sinistra.
    Il risultato sarà inevitabilmente quello di rinchiudersi in un ghetto, pur poggiando su una base sociale diversa da quella tipica di RC/sinistra arcobaleno (ossia studentame e culturame).

    Sulla questione di nomi e simboli io sarei drastico: il 95% della popolazione è diffidente/ostile/odia la falce e martello e coloro che si definiscono “comunisti” in tutte le loro varianti (vetero, radical chic, massimalisti..ecc). Vuoi per il deterioramento del comunismo italiano (dalla metà dei ‘70), vuoi per la crisi di quello internazionale, vuoi per le campagne anticomuniste dei mass media, vuoi per l’indegno esempio fornito dagli eredi degeneri negli anni ’90, fatto sta che oggi il richiamo all’apparato simbolico e terminologico della storia del comunismo italiano non esercita nessun fascino verso le masse (anzi) e non fornisce alcun valore aggiunto (rifarsi alla prassi del PCI dal dopoguerra fino ai ’70, questo sì invece sarebbe davvero utile).

    Sulle questioni politiche vale lo stesso discorso: pensare che gli operai e le classi popolari abbiano schifato la SA perché questa era “troppo poco di sinistra” è un errore; lo hanno fatto perché il buon senso comune mal sopporta l’estremismo, l’irresponsabilità e la mancanza di concretezza.
    Ad esempio, mettere in primo piano le questioni di politica estera (nel loro gergo direbbero “rilanciare su scala internazionale una visione della politica antimperialista e anticapitalista” o cazzate del genere) è un altro errore comune. La gente normale se ne batte il cazzo delle beghe del Tibet, della Palestina o dell’Afghanistan; se ovviamente un partito comunista deve prendere una posizione corretta e coerente su tali questioni, non può però pensare di farne la sua base programmatica (sembrerà incredibile ma l’operaio si indigna molto meno di Serena Dandini sulla guerra in Iraq e molto di più di lei sulla questione dei prezzi e dei salari). La priorità della politica interna sulla politica estera dev’essere fuori discussione.

    Bisogna mettersi poi bene in testa che gli obiettivi politici realmente perseguibili in Italia in questo determinato frangente storico da un partito comunista (di fatto e non di nome), non possono essere molto diversi da quelli tradizionali della socialdemocrazia o addirittura di un conservatorismo illuminato: ristabilire la sovranità dello Stato nelle zone dove essa è assente, diminuire il debito pubblico, tassare i rentiers e diminuire invece il prelievo indiretto, edilizia popolare, sicurezza sul lavoro ma anche nel vivere quotidiano (non si può prendere a pesci in faccia chi, abitando nelle periferie e utilizzando i mezzi pubblici, è preso di mira dalla microcriminalità ), concentrarsi sull’istruzione pubblica di base e mandare affanculo la “cultura” parassitaria (artisti, registi, attori, architetti progressisti, cantanti impegnati) ecc. E’ poco? No, è semplicemente quello che è necessario per oggi. Ricorderei ai vari “estremisti” che nel secondo dopoguerra il PCI sosteneva per l’immediato un programma moderato (leggi: realistico) e senz’altro meno avanzato di quello del laburismo inglese, e tuttavia questo non intaccava in nessun modo la fiducia ch’esso godeva tra i lavoratori.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Sindacato e associazionismo. Non lo dimentichiamo.
    Lo scenario 2 è suicida, che se ne accorgano in tempo i compagni che con la fretta di fare la costituente comunista finirebbero dalla padella SA alla brace di un partito nato già fossilizzato.
    Sono d'accordo con Palvesario!

 

 
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