Latorre: «Non si torna indietro, rafforzeremo il Pd nella società»Intervista di Andrea Carugati - L'Unità
Senatore Latorre, qual è il suo giudizio su queste elezioni?«Il risultato è chiaro. Ma è altrettanto chiaro il senso di queste elezioni: parte un riassestamento del sistema politico italiano, e questa semplificazione si deve al Pd. Ci sono due grandi soggetti politici, ma il sistema non si delinea come bipartitico».
Veniamo ai vincitori. E forte il successo della Lega...
«Il ruolo della Lega sarà certamente rilevante, forse addirittura determinante per il nuovo governo della destra. Se teniamo conto dei toni che hanno usato in questa campagna questo è certamente un elemento di preoccupazione. Va detto poi che la destra si radica sempre più in una posizione nordista: c’è una forza rilevante della futura maggioranza che al sud neppure si presenta, che a questi milioni di elettori non deve rendere conto...».
Il risultato del Pd. Quanto pesa l’azione del governo Prodi?
«Il governo ha fatto cose egregie per il risanamento e in politica estera. Ma l’interruzione del suo lavoro non ha dato la possibilità di fare cose altrettanto importanti su temi che riguardano la vita concreta delle persone: salari, pensioni, sicurezza. Questo ha contribuito ad uno spostamento a destra dell’elettorato. E, ancora una volta, questo spostamento a destra si è coagulato nella figura di Berlusconi».
Che rapporto avrete con la destra al governo?
«Sulle grandi riforme elettorali e costituzionali intendiamo confrontarci. Ci auguriamo che anche a destra ci sia la stessa sensibilità al confronto».
Come valuta il risultato del Pd?
«C’è il rammarico per la sconfitta, per il fatto che il nostro buon risultato non sia sufficiente per governare. Ma siamo ben oltre quanto ottenuto nel 2006 dall’Ulivo alla Camera e da Ds e Margherita al Senato. È una base su cui poter lavorare seriamente, il Pd è un progetto che si proietta ben oltre questa scadenza elettorale».
È un risultato inferiore alle sue aspettative?
«Non mi sono mai appassionato alla questione delle soglie minime. È confortante vedere una grande forza riformista che rappresenta oltre un terzo degli italiani: è la prima volta dal Dopoguerra».
Il Pd è un progetto irreversibile?
«Certo, non si torna indietro. Ora dovremo caratterizzarci sempre meglio come forza che, dall’opposizione, interpreta gli interessi del paese, a partire dalle fasce più popolari con cui dobbiamo consolidare un rapporto».
Questo risultato rafforza la leadership di Veltroni?
«Il rapporto di Veltroni con il partito e con i suoi elettori esce notevolmente consolidato da queste elezioni.
E lo dimostra anche la partecipazione che c’è stata durante la campagna elettorale».
Non prevede discussioni interne sulla bontà della scelta di andare da soli?
«No, questa scelta è stata confermata dagli elettori. Non credo proprio che per il Pd sarebbe andata meglio in un’alleanza con la Sinistra. Ora inizia una nuova fase anche per la vita del partito: l’obiettivo sarà radicare ancora di più il Pd nella società. Con Veltroni abbiamo condiviso l’idea di fare un congresso entro la fine del 2009: sarà il segretario a decidere tempi e modi di questo passaggio».
Vede all’orizzonte candidature alternative?«Direi proprio di no».
Come valuta i risultati al Nord? Ci sono state candidature, come Calearo e Colaninno, che avevano l’obiettivo dichiarato di ricucire un rapporto difficile…
«La mia opinione è che il rapporto con il Nord non passa essenzialmente dalle candidature, ma dalle scelte politiche concrete. Dobbiamo essere una forza nazionale che sa declinare temi come la sicurezza e il lavoro anche a seconda delle varie realtà sociali del Paese. Veltroni lo ha già fatto, parlando di lotta alla mafia e anche di fermezza contro la microcriminalità, di lotta al precariato e di salari più giusti. Ora dobbiamo andare avanti».
Il risultato del Mezzogiorno: il Pd vince solo in Basilicata…
«In Campania il risultato è migliore delle aspettative, e in Puglia siamo andati meglio rispetto al 2006, e tuttavia c’è sul tavolo un grande tema: la crisi delle classi dirigenti meridionali. E il prezzo maggiore lo paghiamo noi che governiamo realtà come Campania, Puglia e Calabria. Su questo serve una riflessione molto seria».
La sconfitta della Sinistra radicale: se l’aspettava di questa portata?
«Non mi aspettavo una débâcle del genere, ma l’insuccesso di quel progetto sì. Credo ci sia uno spazio politico a sinistra del Pd, ma per coprirlo serve un progetto innovativo che sappia superare i vecchi schemi, anche quelli della sinistra radicale. Ma non gioisco di questo risultato: la presenza di una sinistra radicale in parlamento è positivo per la democrazia».
FONTE: http://www.partitodemocratico.it/gw/...x?ID_DOC=49583
W il PD che ha rinnovato l'Italia!
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