Sessantatre anni fa, il 25 aprile del 1945, l'Italia insorta e resistente si liberò dalla dittatura del nazi-fascismo e dall'occupazione militare di un paese straniero.
Morirono per la nostra libertà di parola, di stampa e di voto 35.000 donne, uomini e ragazzi. Morirono a vent'anni, sognando un'Italia libera e democratica. Il loro sacrificio ha reso possibile la scrittura di una Costituzione repubblicana fondata sui principi di uguaglianza, giustizia, pace, libertà, pari opportunità e non discriminazione.
Non è vero, come sostiene il Centrodestra oggi al potere, che i morti della Storia sono tutti uguali. C'è chi è morto per la nostra libertà di stampa, per il nostro diritto alla casa, per il nostro diritto all'istruzione, per il nostro diritto alla salute, per il nostro diritto al voto e alla partecipazione politica, e chi invece è morto CONTRO questi diritti, in difesa delle truppe occupanti della Germania nazista e in nome di una visione gerarchica e dittatoriale del mondo.
La Storia della Resistenza non va riscritta: VA STUDIATA.
La Costituzione Repubblicana non va smantellata: VA SALVAGUARDATA ED APPLICATA in ogni luogo di nuovo sopruso e sfruttamento, disuguaglianza e ingiustizia, guerra e discriminazione.
Questa è la nostra Resistenza: non una nozione didattica ma uno stato d'animo vivo e attuale.
Al di là della commemorazione storica, il 25 Aprile di quest'anno ci impone una riflessione profonda sul significato dei termini "Fascismo", "Resistenza", "Libertà di parola" e "Libertà di stampa". È la prima volta dal 1924, anno in cui i deputati del Partito Socialista e del Partito Comunista furono indotti ad abbandonare Montecitorio, che le forze della "Sinistra italiana" risultano escluse dalla vita e dal dibattito parlamentari.
Vi è un nuovo fascismo, dal volto umano e rassicurante, populista e democratico, che minaccia il mondo. È la cultura che vuole far pagare ai più deboli i saldi della globalizzazione e della crisi economica. Nel Sud del mondo, con la guerra d'invasione e con il sopruso militare. Da noi, con il sangue dei morti sul lavoro, con le lacrime dei lavoratori precari, dei nuovi sfruttati e dei giovani studenti senza futuro. È la cultura della grande borghesia di centrodestra e centrosinistra che ha condotto, con il consistente appoggio teorico ed economico di fondazioni estere, banche, Confindustria e mass-media, una logorante campagna di diffamazione e ricatto, gridando all'inutilità di un voto a "Sinistra". Le parole di Montezemolo di questi giorni, contro i sindacati e contro il diritto di sciopero, fanno luce sul processo in atto, contro il quale siamo chiamati a reagire con coraggio ma anche con lucidità e intelligenza.
Non è con il populismo superficiale dei Vaffa-boys che impediremo al "Nuovo fascismo" di corrodere la nostra cultura sociale e civile, il nostro stato di diritto. Le proposte di legge presentate da Grillo fanno in realtà un grande favore proprio a quei poteri economici e finanziari che guidano il processo storico in atto. Abrogare la legge sui finanziamenti ai giornali non vuole dire altro che abolire i principi costituzionali di libertà di stampa e diritto di informazione, andando a colpire esclusivamente la stampa libera, indipendente e alternativa, quella che cioè non gode di sostegni finanziari da parte di banche, grandi industrie e mafie.
Ricordare il 25 aprile vuol dire, anche, riflettere lucidamente sul pericolo insito in ogni populismo, che tra superficialità e demagogia, pressappochismo e generalizzazioni, rischia seriamente di offrire un grande aiuto al fascismo di ritorno.
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo di Ascoli Piceno


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