[FONT='Arial','sans-serif']Il 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale proclamava l’insurrezione, dando vita alla parte finale di una guerra civile che portava alla sconfitta del Fascismo, che era degenerato tra leggi razziali e innaturali alleanze con il nazismo, e alla nascita dell’Italia di oggi.
[/FONT][FONT='Arial','sans-serif']Da allora il 25 aprile è la data che segna la Festa Nazionale della Liberazione, la festa che vuole ricordare i caduti per la Libertà (oltre 15.000) che con il loro sacrificio hanno permesso il ritorno dell’Italia alla democrazia.
[/FONT][FONT='Arial','sans-serif']Ma se questo è il 25 aprile che oggi festeggiamo, c’è un altro 25 aprile che rimane silente nelle coscienze degli Italiani. Il 25 aprile di chi, dall’altra parte, con buonafede e onore aveva combattuto credendo in quei Valori di cui il Fascismo fu portatore.
[/FONT][FONT='Arial','sans-serif']Dopo il 25 aprile ci fu una terribile resa dei conti. I partigiani, ancora in armi, fecero massacri di chiunque fosse sospettato di essere stato fascista. Intere famiglie, anziani, donne e bambini, furono fatte sparire fino a oltre 25.000 morti secondo le ultime stime degli storici. E questo a guerra finita.
[/FONT][FONT='Arial','sans-serif']Allora, se oggi ricordiamo con onore i partigiani caduti per la Libertà (e non certo quelli che avrebbero voluto sostituire al Fascismo uno stato socialista di tipo sovietico), vogliamo ricordare anche gli “altri” caduti, quelli dimenticati, i ragazzi di 16 anni che andarono volontari nella Repubblica Sociale e che nessuna colpa avevano se non quella di credere ancora nel senso dello Stato, le donne violentate e uccise, i ragazzi trucidati e sepolti, i preti, gli ex funzionari dello Stato, i poliziotti e i carabinieri che avevano tenuto fede al giuramento fatto.
[/FONT][FONT='Arial','sans-serif']Sono passati 63 anni dal quel 25 aprile e tutti ci aspettiamo di poterlo festeggiare insieme nel ricordo di “tutte” le vittime di quella che fu la più tremenda guerra civile che si ricordi. Abbiamo bisogno di una memoria comune, un ricordo comune, nel nome di chi, da una parte o dall’altra, ha combattuto per una Italia migliore.[/FONT]
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insieme contro chi vuole usare la memoria (e la storia) per i suoi porci comodi.
