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26/4/2008 (8:0) - IL TITOLO CROLLA IN BORSA DEL 13% - PUBBLICATO IL DECRETO SUL PRESTITO PONTE Alitalia, Lufthansa si chiama fuori
In gioco molti posti di lavoro per i dipendenti di Alitalia
I tedeschi: niente contatti con il futuro governo. La Ue: intervento anche senza ricorsi
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
Anche nella lunga giornata dedicata a scogliere il rebus-governo, il Cavaliere trova un momento per dire una parola di conforto sul futuro della disastrata compagnia di bandiera. «Alitalia? Spero continui a volare». Detta da chi ne ha in mano le sorti, suona come una battuta sinistra. L’auspicata cordata italiana si sta organizzando, ma il Cavaliere sembra indicare tempi lunghi: «Quando sarà pronta la nuova compagnia? Penso nei tempi necessari, ovvero qualche mese. L’importante è che resti italiana». Il futuro prossimo resta irto di ostacoli: ieri è bastata la presa di distanza di Lufthansa (indiziata numero uno come possibile partner) per far crollare il titolo del 13%. Il prestito statale da 300 milioni arriverà nei prossimi giorni (ieri il decreto è apparso in Gazzetta Ufficiale) e prima di intervenire l’Unione europea è disposta ad attendere un po’ per far emergere la cordata ed evitare che appaia come uno smaccato aiuto di Stato. Ma nel frattempo sta montando la protesta di alcuni concorrenti: Rynair, British Airways e Sas. Se si saldasse un fronte ampio, Bruxelles sarà costretta ad aprire la procedura di infrazione. Alla richiesta di Berlusconi di «non creare difficoltà» la Commissione reagisce con aplomb: «Non commentiamo le dichiarazioni», spiega il portavoce Johannes Laitenberger. «Ma valuteremo la situazione a prescindere dai ricorsi». Antonio di Pietro, che pure è ministro del governo che quel prestito lo ha deliberato, attacca: «È illegittimo. Testimonio che in Consiglio Berlusconi ha fatto avere un ultimatum: voglio 300 milioni per avere il tempo di costruire una cordata». Insomma, nonostante l’ottimismo di lungo termine del Cavaliere, il quadro dei giorni a venire è a tinte fosche.
Se non bastasse ieri, in un incontro con gli analisti, è arrivata la frenata di Lufthansa. «La nostra valutazione non è cambiata», anzi «gli sviluppi delle ultime settimane hanno confermato il giudizio», fa sapere il direttore finanziario Stephan Gemkow. Inoltre «non abbiamo avviato nessun colloquio col governo o col management di Alitalia». Da tempo si vocifera di contatti fra il numero uno tedesco Wolfgang Mayrhuber e il superconsulente del Cavaliere Bruno Ermolli. Ma il fatto che Alitalia abbia avuto una nuova iniezione di danaro pubblico allontana la dura ristrutturazione che i tedeschi speravano arrivasse con il commissariamento. Molti analisti del settore si chiedono: perché il consiglio di sorveglianza di Lufthansa - ovvero l’organo che qualche mese fa disse no alla proposta messa a punto da Mayrhuber - dovrebbe cambiare idea? Una delle ipotesi è farla entrare come partner di minoranza, soluzione però che a Berlino non convince. La freddezza di Lufthansa è confermata dall’annuncio dello stesso Gemkow a rilevare la maggioranza della britannica Bmi, di cui possiede già il 30%. Sparita dall’orizzonte Aeroflot - e fatto salvo un contatto ancora tutto da verificare con Emirates - l’unico partner industriale ampiamente disponibile resta AirOne: benché sia molto più piccola di Alitalia e non goda nemmeno di ottima salute, può contare sulle opzioni per 90 nuovi Airbus. Altro discorso sono i soci finanziari. Chi più chi meno, soprattutto fra i titolari di concessioni pubbliche, le disponibilità non mancano: da Gavio (strade) ai Benetton (sono soci in alcuni aeroporti) fino ai Ligresti (Fonsai ed edilizia). Inoltre - a meno di colpi di scena - ci sarà a disposizione l’ampio portafoglio di Intesa Sanpaolo e se necessario, dello Stato. Da Fintecna (già azionista di un pezzo di Alitalia) alla Cassa Depositi e Prestiti fino all’ultima ipotesi - spuntata ieri - di Sviluppo Italia.
Perché il quadro si chiarisca occorre comunque che si insedi il nuovo governo e il ministro dell’Economia, ovvero Giulio Tremonti. Il quale dovrà trovare anche una soluzione giuridica per evitare che l’eventuale vendita di Alitalia ad una cordata italiana venga contestata dai concorrenti o dalla Corte dei Conti. Una delle ipotesi è di rimettere in piedi una procedura competitiva simile a quella adottata da Tommaso Padoa-Schioppa dopo il fallimento della gara ormai un anno fa. Se esiste una classifica, la privatizzazione Alitalia potrebbe diventare presto la più lunga della storia.


Ma una parte della cordata italiana non dovrebbe essere in galera!?![]()




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Niente male la prima pagina del "Lurido" sul prestito ponte!! Brunik è un genio.


Ti sei ridotto a postare i fotomontaggi di Brunik. Messo maluccio direi.




Importuno? Vuoi che posto la lunga lista di stronzate che hai scritto?
Mi è arrivata voce che "omaggi" pure altri Forum delle tue minkiate. In coppia con l'amico Calearo![]()



