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Discussione: 1° maggio

  1. #1
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    Predefinito 1° maggio

    si avvicina una data molto importante per la nostra amata Sicilia e per i suoi figli!
    io sarò li a Portella delle Ginestre a ricordare tutti i miei fratelli Siciliani che hanno perso la vita per la propria terra!
    Vi invito ad essere li anche voi fratelli miei! per la Sicilia e i siciliani!

    Un secolo di storia

    Accuso i politici
    di oggi e di ieri:
    Crispi e compagni,
    predicatori della monarchia,
    beccamorti e falegnami
    che inchiodarono la Sicilia viva alla croce.

    Accuso i Savoia,
    i primi e l’ultimo
    re e imperatore,
    fascista e italiano,
    incoronato di medaglie
    strappate con il sangue
    dal cuore delle madri.

    Un secolo di guerre,
    un secolo di stragi:
    ci sono ossa di siciliani
    sotterrate nei deserti,
    nella neve,
    nel fango dei fiumi:
    c’è sangue di zolfatari,
    di zappatori,
    di madri scheletri
    e bambini uccisi
    nelle piazze della Sicilia.

    Non hanno voce e gridano
    gli ammazzati del ’93
    con le pietre nelle tasche
    e la fame nelle pance vuote.

    Non hanno voce e gridano
    con il collo sotto i piedi dei baroni,
    con le ossa storcigliate dal lavoro;
    con la lingua di cani
    e il fiato ai denti.

    Tre giorni di macello
    di mortòri e beccamorti
    di lamenti e pianto
    nelle case dei poveri.

    Ci fu carne a buon prezzo
    sulle tavole dei baroni ;
    a buon prezzo
    per i sovrani di Roma;
    a buon prezzo per Crispi,
    macellaio di Corte;
    e Lavriano
    generale e sicario
    pagato a giornata.

    Li abbiamo qui
    ancora qui
    con le stesse facce
    e il cuore di selvaggi
    gli scanna-popolo;
    gli lecchiamo i piedi,
    gli diamo il voto,
    le unghie per scorticarci,
    la corda per impiccarci;
    la mazza e l’incudine
    per romperci le ossa.

    L’abbiamo qui
    ancora qui la mafia,
    seduta sui banchi degli imputati
    a dettare legge;
    a scrivere sentenze di morte
    con le mani che sanguinano.

    Li abbiamo qui
    i compari della mafia
    con le mani pulite,
    i fabbri di chiavi false,
    gli spoglia altari con la croce sul petto;
    dove posano i piedi secca l’erba,
    secca l’acqua
    spuntano spine e lacrime per la Sicilia.

    Li abbiamo qui
    gli affamati del potere;
    gli affamati di carne cruda,
    che credono la Sicilia
    un porco scannato
    e le spolpano le ossa.

    Se sei siciliano
    alza il braccio,
    apri la mano:
    cinque bandiere rosse,
    cinque!
    Accendi la polveriera del cuore!

    Se sei siciliano
    fatti la voce cannone,
    il petto carro armato,
    le gambe cavalli di mare:
    annega i nemici della Sicilia!

    Li abbiamo qui e cantano
    gli usignoli ammaestrati
    che aggiungono lagrime d’inchiostro
    alle lagrime della Sicilia,
    e stornellano il miserere
    a gloria dei padroni.

    Cantano odi al sole
    al cielo
    al mare
    alla zagara,
    e portano la Sicilia sul trono
    col velo nero
    di mal maritata.

    Il forno avvampa
    e buttano cenere a palate,
    incapaci d’impastare
    i cuori dei siciliani
    e farne uno a tre punte
    tredici volte più grande della Sicilia.

    La Sicilia non ha più nome
    né casa e paese;
    ha i figli sparsi per il mondo
    sputati come cani,
    venduti all’asta:
    soldati disarmati
    che combattono con le braccia.

    Con le braccia
    i rami verdi della Sicilia
    rimescolano la terra,
    rompono le zolle,
    seminano
    e fanno orti e giardini.

    Con le braccia,
    fabbricano palazzi,
    costruiscono scuole,
    ponti,
    officine
    e aeroporti.

    Con le braccia,
    le api da miele della Sicilia
    aprono strade,
    perforano montagne,
    svuotano la pancia della terra.

    Con le braccia,
    i soldati senza patria,
    gli stracciati,
    le carni senza lardo
    vestono d’oro i porci di fuori.

    Li chiamano terroni,
    zingari,
    piedi fetenti;
    e hanno i figli e le madri
    che contano i giorni
    con gli occhi bagnati;
    e questo cielo che bacio,
    e questa terra che tocco
    e mi canta nelle mani;
    e secoli di civiltà
    sotto i piedi.

    La Sicilia non ha più nome;
    ma milioni di sordi e di muti
    sprofondati in un pozzo
    che io chiamo e non sentono,
    e se allungo le braccia
    mi mordono le mani.

    Io gli calerei le corde delle vene,
    le reti degli occhi
    per tirarli dal pozzo;
    perché qui sono nato
    e parlo la lingua di mio padre;
    e i pesci
    gli uccelli
    il vento,
    pure il vento!
    entra nelle orecchie
    e ciarla in siciliano.

    Qui sono nato,
    e se mi bacio le mani
    bacio le mani dei miei morti;
    e se mi asciugo gli occhi
    asciugo gli occhi dei miei morti.

    Qui sono nato,
    allattai nelle mammelle di questa terra,
    le succhiai il sangue;
    se mi tagliate le vene,
    vi bruciate le mani!

    Non è vero che amiamo la Sicilia
    se abbiamo la storia nel pugno
    e la soffochiamo;
    non è vero
    se accendiamo il fuoco
    e lo spegniamo;
    non è vero nemmeno
    se stiamo un giorno liberi
    e per cent’anni servi.

    Non chiediamo perdono alla storia
    ora che abbiamo dimenticato
    i martiri di tutti i tempi
    che misero il collo sotto la mannaia
    senza piangere;
    Di Blasi, uno!

    Ora che abbiamo dimenticato
    i torturati nelle galere,
    i condannati a vita,
    gl’impiccati,
    e gli arrostiti vivi nelle piazze.

    Pietre e fango
    per chi sopporta la miseria,
    pietre e fango
    per chi batte le mani ai potenti,
    pietre e fango
    per chi non si mette il collo
    nella forca della libertà:
    lo dico ai siciliani
    e mi scoppia il cuore!

    E fu ieri,
    (la data non conta)
    io vidi piangere le madri
    nel Piano di Portella,
    e Saveria Megna
    inginocchiata sull’erba
    parlare con il figlio ammazzato.

    Lei lo vedeva,
    io no:
    il pazzo ero io
    se dopo vidi uscire dalle fosse
    tutti i morti per la libertà della Sicilia:
    vivi
    a migliaia
    a marosi,
    e il fuoco negli occhi!

    Dammi la mano
    Cola Lombardo,
    (io parlavo con lui!)
    straccia la tua camicia, gli dissi,
    fammi vedere il petto
    bucato dalle pallottole italiane.
    A Bronte, gli dissi,
    nel Piano di San Vito,
    dopo cent’anni chi passa
    sente ancora la tua voce:
    muoio per il popolo!

    Raccontami la storia
    Turiddu Carnevale,
    (io parlavo con lui!)
    figlio dell’inferno e del paradiso,
    raccontami la storia!

    In questo pugno c’è la morte,
    ti dissero;
    in questo pugno i denari,
    ti dissero;
    e tu:
    la morte,
    la morte!
    e gli torcesti il pugno.

    L’indomani
    a Sciara
    i compagni
    lo portavano a spalla:
    quattro,
    sudati,
    un passo dopo l’altro.

    Di colpo
    la cassa
    diventò leggera,
    gli scappava dalle mani:
    il morto non c’era nella cassa,
    camminava in prima fila
    fra le bandiere rosse;
    la testa,
    toccava il cielo!

    Chi cammina curvato
    torce la schiena,
    se è un popolo
    torce la storia.



    Ignazio Buttitta

    Antudo!

  2. #2
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    Grazie, grazie, e ancora grazie per avere postato questa poesia di Buttitta; non la conoscevo.
    Nessun storico, nessuno articolo, potrà mai descrivere meglio le infamità che abbiamo subito.

  3. #3
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    Accusu i politici
    d'oggi e d'aeri:
    Crispi e compagni,
    pridicatura da monarchia,
    beccamorti e fallignami
    ca nchiuvaru a Sicilia
    viva nta cruci.
    Accusu i Savoia,
    i primi e l’ultimu
    re e imperaturi,
    fascista e talianu
    ncurunatu di midagghi
    scippati cu sangu
    ndo cori di matri.
    Un seculu di guerri,
    un seculu di stragi:
    c'è ossa di siciliani
    vrudicati nte diserti,
    nta nivi,
    nto fangu di ciumi:
    c'è sangu di sulfarara,
    di zappatura,
    di matri scheletri
    e picciriddi sparati
    nte chiazzi da Sicilia.
    Non hanno vuci e gridanu
    L’ammazzati du ‘93
    chi petri nte sacchetti
    e la fami nte panzi vacanti.
    Non hannu vuci e gridanu
    cu coddu sutta i pedi di baruna,
    cu l’ossa sturtiggnati du travagghiu;
    ca lingua i cani
    e u ciatu e denti.
    Tri ghiorna di macellu
    di martorii e beccamorti
    di lamenti e chiantu
    nte casi di poviri.
    Ci fu carni a bon prezzu
    nte tavuli di baruna;
    a bon prezzu
    pi sovrani di Roma;
    a bon prezzu pi Crispi,
    macillaru di corte;
    e Lavriano
    ginirali e sicariu
    pagatu a ghiurnata.
    L’avemu cca
    Ancora cca
    chi stissi facci
    e u cori di sarvaggi
    i scannapopulu;
    ci liccamu i pedi,
    ci damu u votu,
    l’ugnia pi scurciarinni;
    a corda pi nfurcarinni;
    a mazza e a ncunia
    pi rumpirinni l’ossa.
    L’avemu cca
    ancora cca a mafia,
    assitatta nte vanchi d’imputati
    a dittari liggi;
    a scriviri sintenzi di morti
    chi manu nsangati.
    L’avemu cca
    I compari da mafia
    Chi manu puliti,
    i firrara di chiavi fausi,
    i spogghia artari ca cruci nto pettu;
    unni posanu i pedi sicca l’erba,
    sicca l’acqua
    spuntanu spini e lacrimi pa Sicilia.
    L'avemu cca
    L’affamati du putiri;
    l’affamati di carni cruda,
    ca cridinu a Sicilia
    un porcu scannatu
    e ci spurpanu l’ossa.
    Si si sicilianu
    isa u vrazzu,
    grapi a manu:
    cincu banneri russi,
    cincu!
    Adduma a pruvulera du cori!
    Si si sicilianu
    fatti a vuci cannuni,
    u pettu carru armatu,
    i gammi cavaddi di mari:
    annea i nimici da Sicilia!
    L’avemu cca e cantanu
    I rusignoli ammaistrati
    c’agghiuncinu lacrimi di nchiostru
    e lacrimi da Sicilia,
    e stornellanu u misereri
    a gloria di patruna.
    Cantanu odi o suli
    o celu
    o mari
    a zagara,
    e portanu a Sicilia ntronu
    cu velu niuru
    di mala maritata.
    U furnu svampa
    e ghettanu cinniri a palati,
    incapaci d’impastari
    i cori di sicililiani
    e farinni unu a tri punti
    tridici voti chiù granni da Sicilia.
    A Sicilia non havi chiù nomi
    né casa e paisi;
    havi i figghi sbattuti pu munnu
    sputati comu cani,
    vinnuti all’asta:
    surdati disarmati
    chi cummattinu chi vrazza.
    Chi vrazza,
    i rami virdi da Sicilia,
    arrimiscanu a terra,
    rumpinu timpuna,
    siminanu
    e fanno orti e ghiardina.
    Chi vrazza...,
    fabbricanu palazzi,
    costruiscinu scoli,
    ponti,
    officini
    e aeroporti.
    Chi vrazza,
    i lapi di meli da Sicilia
    grapinu strati,
    spirtusanu muntagni,
    svacantanu a panza da terra.
    Chi vrazza,
    i surdati senza patria,
    i sfardati,
    i carni senza lardu
    vestinu d’oru i porci di fora.
    I chiamanu terroni,
    zingari,
    pedi fitusi;
    e hanno i figghi e i matri
    chi cuntanu i ijorna
    cu l’occhi vagnati;
    e stu cielu ca vasu,
    e sta terra chi toccu
    e mi canta nte manu;
    e seculi di civiltà
    sutta i pedi.
    A sicilia non havi chiù nomi;
    ma miliuna di surdi e di muti
    affunnati nta un puzzu
    ca io chiamu e non sentinu,
    e s’allongu i vrazza
    mi muzzicanu i manu.
    Io ci calassi i cordi di vini,
    i riti di l’occhi
    pi tiralli du puzzu;
    pirchì cca nascivu
    e parru a lingua di me patri;
    e i pisci
    aceddi
    u ventu,
    puru u ventu!
    trasi nt’aricchi
    e ciarlaria nsicilianu.
    Cca nascivu,
    e si mi vasu i manu
    vasu i manu di me morti;
    e si m’asciucu l’occhi
    asciucu l’occhi di me morti.
    Cca nascivu,
    addattavu nte minni di sta terra,
    ci sucavu u sangu:
    si mi tagghiati i vini,
    vi bruciati i manu!
    Non è veru c’amamu a Sicilia
    si avemu a storia nto pugnu
    e l’affucamu;
    non è veru
    si addumanu u focu
    e l’astutamu;
    non è veru mancu
    si stamu un ghiornu libiri
    e pi cent’anni servi.
    Non dumannamu pirdunu a storia
    ora ca nni scurdamu
    i martiri di tutti i tempi
    ca misiru u coddu sutta a mannara
    senza chianciri:
    Di Blasi, unu!
    Ora ca nni scurdamu
    i torturati nte galeri,
    i cunnannati a vita,
    i nfurcati,
    e l’arrustuti vivi nte chiazzi.
    Petri e fangu
    Pi cu supporta a miseria,
    petri e fangu
    pi cu batti i manu e putenti
    petri e fangu
    pi cu non metti u coddu
    nta furca da libirtà:
    u dicu e siciliani,
    e mi scatta u cori!
    E fu aeri,
    (a data non cunta)
    io vitti chainciri i matri
    nto Chianu da Purtedda,
    e Saveria Megna
    addinucchiata supra l’erba
    parrari cu so figghiu ammazzatu.
    Idda u videva,
    io no:
    u foddi era io
    si doppo vitti nersciri di fossi
    tutti i morti pa libirtà da Sicilia:
    vivi
    a migghiara
    a marusi
    cu focu nta l’occhi!
    Dammi la manu
    Cola Lumbardu,
    (io parrava cu iddu!')
    sfardati a cammisa, ci dissi,
    fammi vìdiri i pirtusa nto pettu
    Sfunnatu di baddi taliani.
    A Bronti, ci, dissi,
    nto Chianu i San Vitu
    dopu cent’anni cu passa
    senti ancora a tò vuci:
    moru pu populu!
    Cuntami a storia
    Turiddu Carnivali,
    (io parrava cu iddu!')
    figghiu du nfernu e du paradisu,
    cuntami a storia!
    Nta stu pugnu c’è a morti,
    ti dissiru;
    nta stu pugnu i dinari,
    ti dissiru;
    e tu :
    a morti,
    a morti!
    E ci turcisti u pugnu.
    L'indumani
    a Sciara
    i cumpagni
    u purtavanu a spadda:
    quattru,
    sudati,
    un passu doppu l’àutru.
    Ntutt’unu
    a cascia
    divintò leggia,
    ci scappava di nmanu
    u mortu un c’era nta cascia,
    caminava in prima fila
    nmenzu i banneri russi;
    a testa,
    tuccava u celu!
    Cu camina calatu
    torci a schina,
    s'è un populu
    torci a storia.

    ps. mi scuso per non aver inserito prima la versione in siciliano ma c'è stato un problema di copia e incolla

  4. #4
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    Onore ai caduti di Portella! Serve VERITA'!

    ANTUDO

  5. #5
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    Manifestazioni in tutta la Sicilia per il primo maggio





    PALERMO - Manifestazioni si svolgeranno in tutta la Sicilia il primo maggio, festa del lavoro, su iniziativa di Cgil Cisl e Uil. A Portella della Ginestra, dopo la deposizione di fiori alle 9.30 nella cappella dei caduti del cimitero comunale di Piana degli Albanesi, ci sarà il tradizionale corteo che muoverà alle 10 dalla Casa del popolo per raggiungere il luogo della strage avvenuta 61 anni fa. Il comizio sarà tenuto da Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil.

    Corteo anche a Raccuja (Messina), alle 11, seguito dal comizio del segretario confederale della Cgil Sicilia, Pippo Di Natale. A Raffadali (Agrigento), l'appuntamento è alle 16.30 a piazza Progresso per la manifestazione e i comizi dei segretari della Cgil e della Uil locali e del segretario generale della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava. Sempre a Raffadali si sarà anche il festival dei carri dei mestieri e in serata un concerto a piazza Progresso. Manifestazioni per celebrare la ricorrenza sono in programma anche a Campobello di Mazara e Valderice (Trapani) e Petralia.

    29/04/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  6. #6
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    Molto molto bella la poesia di Butitta, brividi anche per noi Napolitani...

    Posso metterla anche nel Forum delle Due Sicilie?


  7. #7
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    Bellissima Siculo! Grazie!

    ANTUDO!

  8. #8
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    UNURI A LI PUVIREDDI DI PURTEDDA DI LA GINESTRA!

    Assira mi vitti nu ducumintariu supra la straggi nti nu canali RAI, nni sparanu a dritta e a manca contru lu M.I.S., pi iddi era la forza pulìtica ca prutiggìa la "MAFFIA" (scurdànnusi di diri ca la "MAFFIA" di lu M.I.S. fu jittata fora e trasìu nti la DC, grazzi a cui potti cumannari nzinu a nu dicenniu arreri, e ca ora è ccu Berlusconi, Lummardu e Casini e cumanna ancora). Nun vinni fattu mancu nu annincamentu a Murazzu Ruttu, lu M.I.S. hà murutu pi sempri, era sulu nu mumentu ca la "MAFFIA" avìa pigghiatu putiri (pi iddi). Era vidutu comu lu "MALI" cchiù granni pi l'Italia, quasi quasi macari comu chiddu ca cumannau la straggi. Canepa s'appi a rivutari nti lu tabbutu a sèntiri tutti sti cosi.

    SICILIA LIBBIRA!

  9. #9
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    Che effetto che mi fa vedere sventolare a ogni concerto del 1° maggio a Roma le trinakrie e i 4 mori! IMMENSI I PICCIOTTI CHE ONORANO LA NOSTRA TERRA IN QUESTO MODO! antudo, sicilia nnipinneti e antimafia! bivat sa indipendentzia de sa sardigna!

    ps: oggi è il giorno dei lavoratori, no? Diciamolo che sono sempre i lavoratori siciliani a prendersela nel culo!

 

 

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