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    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito Verso il congresso del PRC

    Rifondazione, tregua vigile prima della conta di luglio

    di Matteo Bartocci
    su Il Manifesto del 30/04/2008

    Cpn rinviato. Prove tecniche di unità per un congresso a tesi. Ma i «bertinottiani» non escludono la scissione in caso di sconfitta
    Cancellata dal parlamento. I suoi elettori accusati di ogni «nefandezza» - dalla caduta del governo Prodi al trionfo della Lega alla vittoria di Alemanno -Rifondazione comunista si prepara al prossimo congresso divisa come non mai sul che fare da grande (o piccola). Sgombrato il campo dalle voci di un rinvio, pare ormai certo che le assise si terranno a luglio come previsto (forse dal 17 al 20). Ma dopo la batosta elettorale e le dimissioni di Franco Giordano, la discussione delle varie «anime» del partito appare sempre più stretta tra l'esigenza di unità espressa dai militanti delusi e la necessaria chiarezza sul da farsi dopo il «ribaltone» Ferrero-Grassi all'ultimo comitato politico nazionale. Le varie «componenti» del Prc si sono misurate ieri nella commissione politica che sta preparando il congresso. E per la prima volta hanno provato a siglare una tregua se non di merito nel metodo, affidando a un gruppo più ristretto il compito di verificare se ci sono le condizioni per fare un congresso unitario a tesi emendabili (come vorrebbe l'ex ministro Ferrero) oppure la classica conta tra mozioni contrapposte. Gli «sherpa» insomma faranno un elenco di cose su cui si è d'accordo oppure no per limitare le variabili sul tavolo. Anche per questo, il cpn previsto per sabato, che di fatto avrebbe dovuto aprire la stagione congressuale, è stato rinviato alla settimana successiva (10-11 maggio). Di sicuro hanno già annunciato una loro mozione le due minoranze (l'Ernesto, che chiede il rilancio del partito e dell'identità comunista, e il gruppo trotzkista, Falce e martello, che chiede di ricostruire il Prc dall'opposizione). A quanto risulta, l'ex segretario Franco Giordano alla riunione di ieri non si è visto. E forse ha approfittato della giornata per incontrare il quasi candidato alla segreteria Nichi Vendola, di passaggio a Roma proprio per seguirne i lavori. In questi giorni pre-congressuali, tutti i contendenti insistono sulla carta dell'unità. Nella riunione di ieri toni dialoganti sono arrivati da giovani segretari regionali come Peppe De Cristofaro (Campania) o Nicola Fratoianni (Puglia). Cioè da coloro che fino a poco fa erano i più convinti sul «nuovo soggetto della sinistra». Aperture subito interpretate da Ferrerò come il no a «spaccature artificiose nel partito». «Su 15 tesi 14 possono essere comuni a rutti», ribadisce Giovanni Russo Spena. Molto più decisi su un congresso a mozióni contrapposte, invece, bertinottiani di lungo corso come, tra gli altri, Roberto Musacchio, Alfonso Gianni o Graziella Mascia. Il punto vero di scontro è ormai definito. Ferrerò e Grassi propongono una federazione «unitaria e plurale» che non prescinda ma anzi rafforzi il Prc. Mentre il resto della maggioranza bertinottiana insiste su un «nuovo soggetto della sinistra» che scantoni dai partiti esistenti e parta dal basso in modo aperto, «una testa un voto».
    A ridosso di un congresso la tattica si spreca (voler rompere mentre la sinistra è in crisi e scomparsa dal parlamento rischia di essere incomprensibile) ma è comune a tutti la consapevolezza che «chiunque vinca, un partito come questo non si governa col 51%». Dunque pare siglato, almeno per ora, l'impegno a una gestione collegiale chiunque prevarrà alle assise di luglio.
    La verità è che forme a parte, una resa dei conti è imminente. «Il congresso a tesi non lo vogliamo e non si farà, a meno che non ce lo impongano - dicono ai piani alti di via del Policlinico - l'unità è importante ma la chiarezza politica lo è ancora di più». E dunque a luglio sarà battaglia. Dietro le quinte, in caso di sconfitta da parte dei «comunisti», i bertinottiani non smentiscono nemmeno la minaccia di scissione per fare l'unità a sinistra con chi ci sta. Per Ferrerò ormai è tardi. «Quali sarebbero i nostri interlocutori? - si chiede Russo Spena - il Pdci prepara la costituente comunista. I Verdi si avviano a un congresso difficile che punta a rafforzare l'identità ecologista per le europee. E Sd appare divisa in tre; c'è chi aspetta la nostra discussione, chi guarda ai socialisti e chi punta a fare la sinistra nel Pd dopo la crisi del veltronismo». A complicare il quadro anche le prossime scadenze elettorali. Tra poche settimane si vota alle provinciali in Sicilia e nessuno ha ancora deciso se alla fine nell'isola rispunterà il simbolo arcobaleno o la falce e martello del Prc.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17273

  2. #2
    Μάρκος Βαφειάδης
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    "Ripartiamo da Rifondazione"

    Vittorio Strampelli, 29 aprile 2008, 20:13
    Nessun rinvio del congresso nazionale, confermato entro luglio, e possibile presentazione di un documento a tesi, piuttosto che documenti contrapposti. Passa la linea di Paolo Ferrero e del leader della corrente Essere Comunisti, Claudio Grassi. Che racconta ad Aprileonline come vede il futuro del Prc




    Nessun rinvio del congresso nazionale, previsto entro luglio (probabilmente dal 17 al 20) e, nel frattempo, verifica delle condizioni per la presentazione di un documento a tesi, piuttosto che documenti contrapposti. La commissione politica, riunitasi martedì, conferma il cammino intrapreso da Rifondazione comunista dopo la batosta elettorale, che ha chiuso le porte del Parlamento ai rappresentanti della sinistra e che ha portato alle dimissioni del segretario Franco Giordano, con la costituzione di un Comitato di gestione incaricato di traghettare il partito verso i lidi congressuali, la cui maggioranza fa riferimento alle posizioni di Paolo Ferrero e al leader della corrente Essere comunisti, Claudio Grassi, cui noi di Aprileonline.info abbiamo rivolto qualche domanda.
    Grassi, com'è andato l'incontro di oggi? La possibilità di un "congresso a tesi" era ciò che volevate, giusto?
    Nell'incontro è stato chiarito che il congresso si terrà entro la data concordata, e si è iniziato a discutere su quale tipo di congresso si dovrà tenere perché, come tutti sanno, in campo ci sono varie ipotesi, e il dibattito di oggi ha confermato queste diverse propensioni. Io, Ferrero e molti altri abbiamo proposto un congresso a tesi, perché in una situazione di così grande difficoltà per il partito, dopo una sconfitta elettorale così pesante, c'è bisogno di un congresso che non ci laceri ulteriormente, e la modalità migliore per scongiurare questo pericolo è un documento di tutto il partito o della maggior parte di esso, all'interno del quale con tesi diverse si possano confrontare le varie opzioni in campo. Questo eviterà una "conta sul leader", cosa questa che inevitabilmente porterebbe a una divisione del partito su un'ipotesi piuttosto che su un'altra. Un documento a tesi, invece, sgombrerà il campo dal problema della leadership, conferendo maggiore importanza ai contenuti. Questa proposta è stata appoggiata dalla maggior parte di noi, ma anche contrastata da altri, e per questo, a conclusione dell'incontro, abbiamo deciso di costituire un comitato ristretto, che rispecchi le varie sensibilità, il quale si riunirà prima del prossimo incontro della commissione politica, ovvero il 7 maggio prossimo, per verificare se esistano o meno le condizioni per la realizzazione di questo documento a tesi.
    Si troverà un punto di accordo per presentare questo documento?
    E' necessario fare tutto il possibile perché si concretizzi questa proposta. Non so dirti fin da ora se ci riusciremo, ma mi batterò fino all'ultimo per questo risultato. In una fase così grave per il partito penso che ognuno di noi debba anteporre l'esigenza di salvare Rifondazione, che viceversa se si divide ulteriormente corre il serio pericolo di scomparire definitivamente dalla scena politica.
    Priorità non alla leadership, bensì alla ricomposizione delle fratture interne e ai contenuti. Quali?
    Prima di tutto la necessità di ripartire da Rifondazione. Prendere atto del fallimento del progetto della Sinistra Arcobaleno, fallimento decretato da milioni di elettori, e ricostruire il Prc, rafforzandolo e restituendo fiducia a militanti e compagni. Una volta rimesso in sesto il partito, poi, riprendere un processo di aggregazione a sinistra: ognuno di noi lo vuole, ma riteniamo anche che, se viene a mancare Rifondazione, un processo del genere rischia di essere ancora più difficile da realizzare.
    Prima o poi, in ogni caso, anche la questione leadership andrà affrontata.
    La scelta di un documento "unico", seppure provvisto di tesi da discutere e su cui confrontarsi, serve a evitare il presentarsi di documenti contrapposti, dato che questo finirebbe inevitabilmente con lo spostare il dibattito dai contenuti a coloro i quali questi contenuti propugnano. Dopodichè, la mia opinione è che il nostro popolo sia stanco di doversi misurare su chi è il "Capo": abbiamo bisogno di definire il nostro progetto, la nostra proposta. Ecco perché un documento a tesi, presentato il quale, e alla luce delle tesi che prevarranno, discuteremo insieme di quale possa essere il miglior gruppo dirigente e il segretario. Ma una discussione preventiva su questi aspetti è esattamente il contrario di ciò che io penso si debba fare. E credo che Rifondazione dovrebbe anche riflettere autocriticamente su questo, dal momento che sicuramente è un partito che ha avuto una leadership forte e molto capace di attirare consensi e simpatie, ma alla lunga, come si è visto, questa personalizzazione spinta della politica non ha pagato. Bisogna prima costruire una proposta politica collettiva, e solo in un secondo momento pensare alla leadership.
    Una proposta politica che miri a riprendere i contatti con i cittadini, che punti a riacquistare la capacità di parlare con la gente.
    Le due cose sono molto collegate. Il partito è uno strumento, utile ancora oggi per radicarsi nel territorio e instaurare una connessione con le persone, riallacciando i fili con coloro i quali con cui, negli anni, si è perso il contatto. Il progetto della Sinistra Arcobaleno, da questo punto di vista, non è stato capace di suscitare passione e credo che noi, molto umilmente, dobbiamo voltarci indietro, tornare sui nostri territori, andare a parlare con le persone, con i lavoratori, e cercare di capire come tornare a fare una politica che vada incontro ai loro bisogni.
    La Sinistra Arcobaleno è morta con il 13 e 14 aprile?
    Senza dubbio ciò che si verrà a creare in futuro sarà qualcosa di completamente diverso. La mia opinione è che Rifondazione debba prima di tutto investire su se stessa, e credo che ci sia uno spazio politico per recuperare consensi e rafforzarsi. Contemporaneamente, però, dovremo lavorare alla ricerca di una formula aggregativa nuova: non un partito unico, come si è ipotizzato in campagna elettorale, bensì una forma relazionale tra i soggetti della sinistra, capace di intraprendere iniziative unitarie.
    Questa strada, tuttavia, non comporta il rischio di allontanarsi ulteriormente da una base elettorale tutto sommato stanca dei continui distinguo che caratterizzano la sinistra?
    Il punto è che prima di pensare a progetti di nuovi partiti bisogna cercare di non far morire quelli che già ci sono. Perché il rischio è che questa ambizione di costruire ad ogni costo una cosa nuova ha prodotto come unico risultato, e il responso delle urne lo ha dimostrato, la disintegrazione delle realtà esistenti. Il percorso deve essere più articolato: una forza come Rifondazione comunista deve continuare a esistere, perché quando è stata forte sono stati forti anche i movimenti e le altre aggregazioni a essa vicine. Se si indebolisce e scompare Rifondazione, temo che anche le altre forze della sinistra non riusciranno a ricostruirsi ex novo.
    Falce e Martello forever.
    Be', questo è sicuro. Quando si dice "ripartire da Rifondazione comunista" si intende proprio ricominciare dal suo nome, dal suo simbolo, dalla sua caratterizzazione: in definitiva, dalla sua identità come si è andata costruendo in tutti questi anni.

    http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=7496

  3. #3
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    Giordano, Vendola e la storia di due segretari senza partito


    su Il Foglio del 27/04/2008

    Rifondazione verso la scissione. Ferrero e i bertinottiani ormai separati in casa. Il comitato politico questa settimana
    Una bizzarra vita perplessa, quella di Rifondazione in questi giorni. C'è la necessità della ragion politica, l'unità del partito, ma anche l'implacabile tempesta sempre più raccontata dai giornali. Il congresso è stato fissato per luglio, eppure la parola scissione ha fatto capolino ed è un po' come se si fosse già consumata; in privato la maneggiano con impeto e si vìve ormai da separati, in casa. Bertinottiani contro ferrerianì, Franco Giordano contro Paolo Ferrero. Adesso bisogna solo organizzarla la scissione, aspettare l'occasione, fissare la data, il giorno e l'ora. Il pensiero va al divorzio tra Bertinotti e Cossutta, ma in questa, nuova, possibile frantumazione nessuno ha avuto la sensazione di trovarsi di fronte al dipanarsi di un altro dramma del comunismo, uno dei tanti, quanto piuttosto di ascoltare una melopea monotona, come la cantilena nasale di un arabo. I veri drammi nel Prc sono quelli personali, Franco Giordano, l'ex segretario, processato e adesso vilipeso dai compagni che lo hanno cancellato dal sito di Rifondazione. Un atto che ha il valore di uno sputo in faccia, di un sampietrino scagliato sulla testa.
    Se a Giordano avessero detto che la sua ora al timone del partito sarebbe coincisa con l'ennesima lacerante convivenza con Prodi e poi con l'annientamento elettorale, forse, l'avrebbe accettata comunque la sospirata segreteria. Persino se gli avessero spiegato che sarebbe stato preso poi di mira,
    attaccato per colpire in lui il vecchio Bertinotti. E' un soldatino, Giordano. Messo sempre un po' in ombra dal proprio carismatico amico Nichi Vendola è diventato un capo nel momento più difficile della storia del Prc; è cresciuto tutto in una volta, nel dilemma tra essere di lotta e di governo e poi nella crisi, nell'affronto dei compagni sanculotti che oggi cancellano il suo nome dalla facciata del partito.
    E' una sorta di gemello separato di Vendola, entrambi pugliesi, compagni di tutte le battaglie. Colto e raffinato l'uno, con il caschetto ben curato, focoso e passionale l'altro, sempre scompigliato, basso e tarchiato, generoso, anni fa quando gli chiesero chi dei due candidare, disse subito: "Nichi, ovviamente". Verrà mai la sua ora? E' arrivata nel momento sbagliato, addosso gli sono piovute tutte le contraddizioni di un partito di lotta e di governo: ripetere lo shock del '98 e far cadere Prodi, oppure resistere per influenzare? Tirato dalla destra e la sinistra del proprio partito, si è stirato come una molla che perde la consistenza elastica; sino al paradosso di Rifondazione che, schierata sui banchi della maggioranza, votò il protocollo sul welfare e le missioni militari che non condivideva. Rifondazione vuole quello che non vuole. E' il più recente degli ossimori, ma già crepato, nel senso delle crepe, delle fessure da cui scappano la coerenza e poi anche i voti. Come in effetti è successo. Il fatto è che a Giordano è precipitato tutto addosso, tutto in una volta sola. Bertinotti prende la presidenza della Camera, s'innamora del ruolo istituzionale ma coltiva una doppia identità: non lascia le briglie del partito, distingue le proprie dichiarazioni tra quelle presidenziali e quelle politiche; affida il Prc al suo bravo colonnello, ma allo stesso tempo ne decide la deideologizzazione forzosa. Bertinotti impone dall'alto e lascia le grane a Giordano, ossia la mediazione tra il vecchio capo che da Montecitorio propone una sconclusionata evoluzione del Prc e le resistenze del partito. La sinistra unita, portata avanti tentando di conciliare gli ultras dell'ecumenismo con i fanatici della falce e martello; infine la sconfitta elettorale, il partito ai minimi termini, le dimissioni, il pianto e lo scherno degli oppositori interni. "Mi dimetto per la sconfitta, per la catastrofe che si è prodotta, ma questo lo dico a Paolo Ferrerò: non posso esser dimesso per la cultura del sospetto".
    Giordano si fa da parte e ancora una volta candida l'amico Nichi Vendola: "E' l'unica speranza". Ma il partito volge verso la separazione, il prossimo comitato politico ne darà un assaggio chiaro. Si deciderà la tipologia del congresso: a mozioni o a temi? Ferrerò vuole un congresso a temi, senza votazioni leaderistiche che aiutino Vendola. Deciderà il Cpn (3 e 4 maggio) e a molti, nel partito, pare evidente che se trionfasse la linea Ferrero la scissione sarebbe ormai un fatto.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17277

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    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    Rifondazione, tregua vigile prima della conta di luglio

    di Matteo Bartocci
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    Cpn rinviato. Prove tecniche di unità per un congresso a tesi. Ma i «bertinottiani» non escludono la scissione in caso di sconfitta
    Cancellata dal parlamento. I suoi elettori accusati di ogni «nefandezza» - dalla caduta del governo Prodi al trionfo della Lega alla vittoria di Alemanno -Rifondazione comunista si prepara al prossimo congresso divisa come non mai sul che fare da grande (o piccola). Sgombrato il campo dalle voci di un rinvio, pare ormai certo che le assise si terranno a luglio come previsto (forse dal 17 al 20). Ma dopo la batosta elettorale e le dimissioni di Franco Giordano, la discussione delle varie «anime» del partito appare sempre più stretta tra l'esigenza di unità espressa dai militanti delusi e la necessaria chiarezza sul da farsi dopo il «ribaltone» Ferrero-Grassi all'ultimo comitato politico nazionale. Le varie «componenti» del Prc si sono misurate ieri nella commissione politica che sta preparando il congresso. E per la prima volta hanno provato a siglare una tregua se non di merito nel metodo, affidando a un gruppo più ristretto il compito di verificare se ci sono le condizioni per fare un congresso unitario a tesi emendabili (come vorrebbe l'ex ministro Ferrero) oppure la classica conta tra mozioni contrapposte. Gli «sherpa» insomma faranno un elenco di cose su cui si è d'accordo oppure no per limitare le variabili sul tavolo. Anche per questo, il cpn previsto per sabato, che di fatto avrebbe dovuto aprire la stagione congressuale, è stato rinviato alla settimana successiva (10-11 maggio). Di sicuro hanno già annunciato una loro mozione le due minoranze (l'Ernesto, che chiede il rilancio del partito e dell'identità comunista, e il gruppo trotzkista, Falce e martello, che chiede di ricostruire il Prc dall'opposizione). A quanto risulta, l'ex segretario Franco Giordano alla riunione di ieri non si è visto. E forse ha approfittato della giornata per incontrare il quasi candidato alla segreteria Nichi Vendola, di passaggio a Roma proprio per seguirne i lavori. In questi giorni pre-congressuali, tutti i contendenti insistono sulla carta dell'unità. Nella riunione di ieri toni dialoganti sono arrivati da giovani segretari regionali come Peppe De Cristofaro (Campania) o Nicola Fratoianni (Puglia). Cioè da coloro che fino a poco fa erano i più convinti sul «nuovo soggetto della sinistra». Aperture subito interpretate da Ferrerò come il no a «spaccature artificiose nel partito». «Su 15 tesi 14 possono essere comuni a rutti», ribadisce Giovanni Russo Spena. Molto più decisi su un congresso a mozióni contrapposte, invece, bertinottiani di lungo corso come, tra gli altri, Roberto Musacchio, Alfonso Gianni o Graziella Mascia. Il punto vero di scontro è ormai definito. Ferrerò e Grassi propongono una federazione «unitaria e plurale» che non prescinda ma anzi rafforzi il Prc. Mentre il resto della maggioranza bertinottiana insiste su un «nuovo soggetto della sinistra» che scantoni dai partiti esistenti e parta dal basso in modo aperto, «una testa un voto».
    A ridosso di un congresso la tattica si spreca (voler rompere mentre la sinistra è in crisi e scomparsa dal parlamento rischia di essere incomprensibile) ma è comune a tutti la consapevolezza che «chiunque vinca, un partito come questo non si governa col 51%». Dunque pare siglato, almeno per ora, l'impegno a una gestione collegiale chiunque prevarrà alle assise di luglio.
    La verità è che forme a parte, una resa dei conti è imminente. «Il congresso a tesi non lo vogliamo e non si farà, a meno che non ce lo impongano - dicono ai piani alti di via del Policlinico - l'unità è importante ma la chiarezza politica lo è ancora di più». E dunque a luglio sarà battaglia. Dietro le quinte, in caso di sconfitta da parte dei «comunisti», i bertinottiani non smentiscono nemmeno la minaccia di scissione per fare l'unità a sinistra con chi ci sta. Per Ferrerò ormai è tardi. «Quali sarebbero i nostri interlocutori? - si chiede Russo Spena - il Pdci prepara la costituente comunista. I Verdi si avviano a un congresso difficile che punta a rafforzare l'identità ecologista per le europee. E Sd appare divisa in tre; c'è chi aspetta la nostra discussione, chi guarda ai socialisti e chi punta a fare la sinistra nel Pd dopo la crisi del veltronismo». A complicare il quadro anche le prossime scadenze elettorali. Tra poche settimane si vota alle provinciali in Sicilia e nessuno ha ancora deciso se alla fine nell'isola rispunterà il simbolo arcobaleno o la falce e martello del Prc.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17273
    Il Cpr siciliano ha deciso, Falce e Martello

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    El Rojo ha deciso, Falce e Martello
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    Giordano, Vendola e la storia di due segretari senza partito


    su Il Foglio del 27/04/2008

    Rifondazione verso la scissione. Ferrero e i bertinottiani ormai separati in casa. Il comitato politico questa settimana
    Una bizzarra vita perplessa, quella di Rifondazione in questi giorni. C'è la necessità della ragion politica, l'unità del partito, ma anche l'implacabile tempesta sempre più raccontata dai giornali. Il congresso è stato fissato per luglio, eppure la parola scissione ha fatto capolino ed è un po' come se si fosse già consumata; in privato la maneggiano con impeto e si vìve ormai da separati, in casa. Bertinottiani contro ferrerianì, Franco Giordano contro Paolo Ferrero. Adesso bisogna solo organizzarla la scissione, aspettare l'occasione, fissare la data, il giorno e l'ora. Il pensiero va al divorzio tra Bertinotti e Cossutta, ma in questa, nuova, possibile frantumazione nessuno ha avuto la sensazione di trovarsi di fronte al dipanarsi di un altro dramma del comunismo, uno dei tanti, quanto piuttosto di ascoltare una melopea monotona, come la cantilena nasale di un arabo. I veri drammi nel Prc sono quelli personali, Franco Giordano, l'ex segretario, processato e adesso vilipeso dai compagni che lo hanno cancellato dal sito di Rifondazione. Un atto che ha il valore di uno sputo in faccia, di un sampietrino scagliato sulla testa.
    Se a Giordano avessero detto che la sua ora al timone del partito sarebbe coincisa con l'ennesima lacerante convivenza con Prodi e poi con l'annientamento elettorale, forse, l'avrebbe accettata comunque la sospirata segreteria. Persino se gli avessero spiegato che sarebbe stato preso poi di mira,
    attaccato per colpire in lui il vecchio Bertinotti. E' un soldatino, Giordano. Messo sempre un po' in ombra dal proprio carismatico amico Nichi Vendola è diventato un capo nel momento più difficile della storia del Prc; è cresciuto tutto in una volta, nel dilemma tra essere di lotta e di governo e poi nella crisi, nell'affronto dei compagni sanculotti che oggi cancellano il suo nome dalla facciata del partito.
    E' una sorta di gemello separato di Vendola, entrambi pugliesi, compagni di tutte le battaglie. Colto e raffinato l'uno, con il caschetto ben curato, focoso e passionale l'altro, sempre scompigliato, basso e tarchiato, generoso, anni fa quando gli chiesero chi dei due candidare, disse subito: "Nichi, ovviamente". Verrà mai la sua ora? E' arrivata nel momento sbagliato, addosso gli sono piovute tutte le contraddizioni di un partito di lotta e di governo: ripetere lo shock del '98 e far cadere Prodi, oppure resistere per influenzare? Tirato dalla destra e la sinistra del proprio partito, si è stirato come una molla che perde la consistenza elastica; sino al paradosso di Rifondazione che, schierata sui banchi della maggioranza, votò il protocollo sul welfare e le missioni militari che non condivideva. Rifondazione vuole quello che non vuole. E' il più recente degli ossimori, ma già crepato, nel senso delle crepe, delle fessure da cui scappano la coerenza e poi anche i voti. Come in effetti è successo. Il fatto è che a Giordano è precipitato tutto addosso, tutto in una volta sola. Bertinotti prende la presidenza della Camera, s'innamora del ruolo istituzionale ma coltiva una doppia identità: non lascia le briglie del partito, distingue le proprie dichiarazioni tra quelle presidenziali e quelle politiche; affida il Prc al suo bravo colonnello, ma allo stesso tempo ne decide la deideologizzazione forzosa. Bertinotti impone dall'alto e lascia le grane a Giordano, ossia la mediazione tra il vecchio capo che da Montecitorio propone una sconclusionata evoluzione del Prc e le resistenze del partito. La sinistra unita, portata avanti tentando di conciliare gli ultras dell'ecumenismo con i fanatici della falce e martello; infine la sconfitta elettorale, il partito ai minimi termini, le dimissioni, il pianto e lo scherno degli oppositori interni. "Mi dimetto per la sconfitta, per la catastrofe che si è prodotta, ma questo lo dico a Paolo Ferrerò: non posso esser dimesso per la cultura del sospetto".
    Giordano si fa da parte e ancora una volta candida l'amico Nichi Vendola: "E' l'unica speranza". Ma il partito volge verso la separazione, il prossimo comitato politico ne darà un assaggio chiaro. Si deciderà la tipologia del congresso: a mozioni o a temi? Ferrerò vuole un congresso a temi, senza votazioni leaderistiche che aiutino Vendola. Deciderà il Cpn (3 e 4 maggio) e a molti, nel partito, pare evidente che se trionfasse la linea Ferrero la scissione sarebbe ormai un fatto.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17277
    Se fanno la scissione perchè non possono accettare di andare in minoranza gli butto i pomodori (non quelli olandesi, proprio quelli marci).

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da EL ROJO Visualizza Messaggio
    .
    E' stato il 23, la linea è questa, simbolo del Partito per provinciali e comunali (dove possbile, al paese mio faremo la lista con altri) e dove i Cpf lo decidano fare le allenze con il Pd e gli altri.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da PRC-Enna Visualizza Messaggio
    Se fanno la scissione perchè non possono accettare di andare in minoranza gli butto i pomodori (non quelli olandesi, proprio quelli marci).
    So che qualche bertinottiano ci ha già promesso la scissione se perdesse.

  9. #9
    Ribelle senza gloria
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    So che qualche bertinottiano ci ha già promesso la scissione se perdesse.


    si...che razza di discorsi...

  10. #10
    Vamos bien!
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    Avrebbero la faccia come il culo in quel caso, io sono all'opposizione interna da quando sono entrato, ho sempre rispettato le scelte del Partito e le ho sempre sentite come mie e difese pubblicamente, questi un corso di come si sta in un Partito Comunista glielo si dovrebbe fare...

 

 
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