Guerra del riso, a Giakarta "l'Opec" dell'oro bianco
Riso come oro, oro nero, petrolio. Tanto che è nata una specie di "Opec del riso", sabato a Giakarta in Indonesia. La proposta è venuta dalla Thailandia, uno dei maggiori esportatori mondiali e ha riscosso un primo successo sabato al vertice dei ministri del commercio dell'Asean (Associazione dei paesi dell'Asia del sudest) che hanno concordato di aiutarsi reciprocamente per fare fronte alla crisi mondiale che colpisce i generi alimentari ed in particolare di stabilizzare il prezzo del riso ed accrescerne la produzione. «Garantire la stabilità del prezzo del riso è la priorità», ha dichiarato la ministra del commercio indonesiana Marie Elka Pangestu ad una radio locale. Potrebbe venir battezzata «Orec», o Organizzazione degli statiesportatori di riso, e il ministro del Commercio con l'estero thailandese, Mingkwan Saengsuwan, ha annunciato che punta ad avviare discussioni sul progetto più ufficiale con Laos, Birmania, Cambogia e Vietnam. Un cartello di stati produttori, che sono anche tra i maggiori consumatori e non vogliono più sottostare alle politiche dei prezzi determinate altrove, dazi doganali compresi. E hanno iniziato a paventare una drastica riduzione delle esportazioni. A fine aprile ha iniziato il Brasile, poi la Cambogia, l'India e anche il Vietnam per garantire il sostentamento della popolazione ha ridotto dell'11 percento il prodotto da export. Poi gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare le colture di riso e la minaccia è parzialmente rientrata. Ma la preoccupazione sui prezzi, no, se anche Haruiko Kuroda, presidente della Asian development Bank ha detto sabato a un meeting a Madrid: «Il cibo a poco prezzo è acqua passata».
Questo nuovo tipo di carestia non dipende direttamente dai biocombustibili - che riguardano il mais -ma indirettamente anche sì. Visto che i terreni in molti paesi - Italia compresa -coltivati a mais tolgono spazio alle risaie. È che il balzo dei prezzi di tutti i cereali è stato veramente impressionante. Il riso sfama oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo. E l'impennata del suo prezzo va avanti dall'inizio del 2008 a ritmi vertiginosi: ha fatto segnare proprio a fine aprile un nuovo record storico a 24,82 dollari per hundredweight (50,8 chili) per le consegne a luglio alla chiusura del Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole.Poi con la decisione Usa di aumentare la produzione c'è stato un calo del 3 percento.
L'Onu ha reso noto che i prezzi globali delle derrate alimentari sono cresciuti del 57% a marzo rispetto allo stesso periodo del 2007. In India i rincari hanno già fatto schizzare l'inflazione al 7,7 e il governo sta cercando di calmierarli con interventi fiscali.
Nel frattempo però tutto il settore finanziario dell'agroalimentare sta avendo una pazzesca impennata nel mondo. E le grandi multinazionali agricole fanno incassi a doppia cifra.
Anche in Italia è boom di transazioni e contratti sulla piattaforma telematica della Bmti, la Borsa merci dedicata agli operatori dell'agroalimentare nazionale. Già nel 2007 ha registrato un incremento del fatturato da transazioni a 200 milioni di euro, per una crescita del 150% rispetto al 2006, e un raddoppio dei contratti, oltre quota 3.000. E nei primi tre mesi si veleggia intorno i mille contratti.
Sui prezzi in fibrillazione delle materie agricole, Bettoni osserva come da un lato crescono perchè «effettivamente c'è una certa scarsità di scorte, ma dall'altro assistiamo a un fisiologico recupero dopo anni di immobilità dei listini». Negli ultimi dieci anni, infatti, - spiega Bettoni - le materie prime agricole non hanno pressochè subito variazioni di listino e, anzi, negli anni '80-'90 si era avuto un calo notevole dei prezzi».
«Nessuno ha il coraggio di dirlo - conclude Bettoni - ma se i prezzi delle materie prime agricole avessero segnato nell'ultimo decennio la fisiologica crescita di un 2-3% annuo, oggi ci troveremmo con aumenti esplosivi del 30%».
Eppure secondo i produttori la speculazione c'è eccome. Per ripetuto recentemente il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel suo intervento al Congresso delle Acli, servirebbe una politica di mercato per fermare le speculazioni internazionali che stanno «giocando» senza regole sui prezzi delle materie prime agricole mettendo a rischio l'alimentazione di milioni di persone.
Speculazione o no, i maggiori produttori dell'agroalimentare italiano stanno intanto indossando sempre più i panni di operatori finanziari. «Il mercato telematico sta entrando nelle abitudini degli operatori dell'agroalimentare - sottolinea Bettoni - e nei prossimi mesi prevediamo un'esplosione anche perchè stiamo dotandoci di un sistema di assicurazione, che verrà presentato il 23 maggio prossimo, per il quale tutte le transazioni verranno assicurate per l'85% del valore prodotto».
Pubblicato il: 04.05.08
Modificato il: 04.05.08 alle ore 20.42
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