Ecco la politica calata come sempre dall'alto. La pianificazione, la centralità, parole che come sempre suonano in maniera sinistra perchè ricordano il buio del secolo passato. Ecco però che a Roma sono andati addirittura avanti, sono andati oltre: a pianificare sono i grandi costruttori, la politica si riduce alla promessa, attenzione solo alla promessa, di portare una strada, forse due lampioni, una bretella, uno svincolo, una rotonda e il tutto coronato dalla burla della metropolitana. E nella giungla, nella metastasi delle regole, un cittadino per questioni di decoro urbano magari non può mettere un'antenna sul terrazzo e dall'altra il grosso costruttore con la fine, dotta, superiore politica che si vanta di cinema, libri e cultura, si accorda in privato per calare in mezzo alla campagna cubi di cemento tutti uguali, serviti da altri cubi di cemento, ipermercati, supermercati e così via. Eccola la totale mancanza della comunità, del campanile, del municipio, uomini in cubi di cemento, in città, ma isolati dalla città, illusi dalle promesse di chi giustamente va al cinema a vedere i film. Che futuro? Io mi inchino a chi vive in certi quartieri, e soffre, e paga pure le tasse, e umilmente va avanti schiacciato dalla politica, da questa commistione e amalgama dove versi 50 e ottieni 400, dove la vita, lo spazio, le case, la concreta quotidianità sono semplice e puro cemento.




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