Oggi c'è stata la seguente assemblea, di cui vi invito a leggere ed ascoltare i contributi.
Assemblea pubblica di movimento. Domenica 4 maggio al Cso Rivolta
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
Global Project Padova - Domenica 4 maggio 2008
Domenica 4 maggio alle ore 10.00 al CSO Rivolta il Global Meeting Network propone un’assemblea pubblica per ragionare sulla situazione che si è venuta a creare dopo la tornata elettorale.
"Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.
Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?
Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.
E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro! I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione. Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male!
Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione. Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.
E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.
Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.
E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera.
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
GlobalMeetingNetwork
Luca Casarini ci spiega i punti di partenza di questa assemblea.
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"Non è un’assemblea rivolta a chi si pone il problema di ricostruire la sinistra. Parte da dei punti di partenza ben precisi che avevamo anche prima delle elezioni e che sono state confermate.
E’ una crisi è globale e assoma a sè tante crisi. Crisi di comando, di produzione, di governo, di controllo del mercato, di governance, che ci consegna un mondo non pacificato.
E’ finita un’epoca, è finito il 900, è sparita la sinistra e quell’idea per cui la sinistra si autonominava rappresentante degli interessi di qualcosa. La centralità adesso è tutta nell’autonomia dei movimenti che non si autodefiniscono, ma sono. Sono ciò che fanno, sono ciò a cui puntano, sono movimenti reali che trasformano in maniera concreta lo stato di cose presenti e a questo tendono, che non sono ideologici ma concreti".
Un contributo alla discussione dei collettivi politici del Nord-Est
"Se dovessimo approssimare una definizione della crisi capitalistica attuale, parleremmo di “crisi da eccedenza” o di “crisi delle eccedenze”. Insisteremmo cioè sul suo carattere affatto strutturale, tutt’altro che transitorio o congiunturale. Perché la sua spiegazione affonda le radici nei caratteri fondativi dell’attuale forma del modo di produzione capitalistico, nelle modalità specifiche con cui si determina lo sfruttamento e il dominio, nei limiti intrinseci al modello di organizzazione del comando politico, secondo il quale è andato modificandosi l’esercizio della sovranità."
"Ma, se oggi, nella crisi della globalizzazione che corrisponde al compiersi del processo di costituzione del mercato globale, i processi di valorizzazione capitalistica scontano il raggiungimento di un limite quasi fisico all’estensione dei propri processi di de-territorializzazione e si vedono costretti ad uno sbilanciamento a favore di processi di ri-territorializzazione, che si mostrano talvolta con la maschera mostruosa della chiusura identitaria o con quella grottesca di semplicistiche ricette neo-protezioniste, che cosa ne è dei movimenti e delle loro prospettive? Pur lontani da qualsiasi caricatura che si connoti come un ingenuo e regressivo “ritorno al territorio”, ripiegamento strategico e identitario in una dimensione localistica, ecco allora che qui l’accento non può che spostarsi dalla prospettiva dell’ “esodo verso l’ altro mondo possibile” a quella della “costituzione del comune”, ovvero alla costruzione nella lotta di quelle condizioni comuni di vita liberate, qui ed ora, dalle costrizioni del comando capitalistico." continua >>
Gianmarco De Pieri, Tpo - Bologna
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"La prima cosa che vorrei fare è definire il perimetro di discussione lungo il quale ci muoveremo. La prima cosa che vorrei osservare è il fatto che dal punto di vista storico l’assemblea di domenica 4 prende atto definitivamente della fine del duopolio del partito-sindacato come duopolio della rappresentanza unica ed universale per la classe nel territorio italiano.
Questa è una grandissima novità di cui prendiamo atto senza alcun rimpianto, però, ne prendiamo atto anche sapendo che questa chiude definitivamente il novecento in termini del secolo nel quale c’è stata la parabola storica di questo duopolio partito-sindacato della classe, che si chiude in questa tornata elettorale e che chiude quel percorso di ricerca di rappresentanza complessa ed articolata ,anche se unificata, che i primi socialisti rivoluzionari e i primi comunisti avevano portato nelle loro camere della monarchia."
Francesco Raparelli, Esc Atelier Occupato - Roma
[ audio ] "Credo che l’appuntamento del 4 maggio sia un appuntamento decisivo, non solo puntuale, non solo straordinariamente opportuno, ma decisivo perché si inserisce in un quadro in cui la mutazione ha veramente trovato un affermazione potentissima.
Molte cose le avevamo ampiamente previste, la prefigurazione di un quadro di rottura, ormai di materializzazione di una crisi della rappresentanza, l’avevamo già in qualche modo interpretato, letto, ma direi di più, auspicato, organizzato articolato nella nostra esperienza politica di questi ultimi due anni. Adesso però credo che non basti dire semplicemente che l’avevamo previsto."
Francesco Pavin, Presidio Permanente No Dal Molin - Vicenza
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"In questa ultima settimana di campagna elettorale, parlo della situazione vicentina, i candidati del centro destra, hanno provato ad usare queste elezioni come si trattasse di un referendum sul Dal Molin. Il dato elettorale sarebbe stato preso in considerazione dal centro destra come dimostrazione che l’opposizione al Dal Molin sia solo un frangia minoritaria ed estremista della composizione politica.
Chi ha voluta trasformare la consultazione elettorale in un referendum ha visto che la città questa base non la vuole, infatti non è una caso che ci sia un dato in assoluta controtendenza rispetto al panorama politico italiano come quello di Vicenza che storicamente, come tutti quanti sappiamo, non è una città di centrosinistra."
Leon Blanchaert, Cantiere - Milano
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"A Milano c’è una grossa riflessione che si affianca a quella che ha visto la sparizione della sinistra radicale in Parlamento, ma anche la fine di un certo tipo di idea di sinistra, cosa che nei movimenti di piazza e negli spazi sociali già si diceva da tempo. Questo porta a riflettere sui territori e sull’avanzata xenofoba di alcuni discorsi culturali, come quello securitario."
Claudio Sanita, Crocevia - Alessandria
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"Mentre tutti stanno pensando a come ricostruire la sinistra , noi crediamo che la sinistra della rappresentanza di chi ha giocato l’operazione politica della compatibilità dei movimenti, sia uscita sconfitta dalle urne. Noi abbiamo sconfitto in qualche modo quella sinistra quando abbiamo deciso di condurre questa battaglia rispetto all’autonomia e alla radicalità dei movimenti che qualcuno voleva sussumere alla logica della rappresentanza. Di certo non sono finiti i movimenti sociali."
Antonio Musella, Insurgencia - Napoli
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"L’assemblea del 4 maggio è un momento sicuramente importante. Con alcune parole chiare già sottolinate nell’appello di conovocazione: a partire dal fatto che a noi non interessa la ricostituzione della sinistra che ha subito una débacle... Il nostro contributo sarà un contributo che parte proprio dai territori, dalla necessità di ripartire e impplementare i conflitti che sono radicati nel territorio.
Dobbbiamo sottolineare il dato di fortissima astensione nella città di Napoli con alcune zone emblematiche, come Pianura, che sintetizzano bene il distacco tra "politica" e società".
Dobbiamo quindi tornare a interpretare un nuovo alfabeto dei bisogni a partire dalla concretezza ma avendo anche la capacità proprio sui territori di interpretare alcuni concetti chiave..."





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