
Originariamente Scritto da
Outis
L'Egitto fa il pieno ad Israele
Mentre la popolazione palestinese della Striscia di Gaza vive da mesi al buio e senza carburante, le risorse energetiche egiziane da 2 giorni hanno aumentato di un quinto la produzione di elettricità in Israele. Un salto nelle relazioni fra i due Paesi che giunge negli stessi giorni in cui lo Stato ebraico celebra i 60 anni della sua nascita. Il potente flusso di gas partito dall'Egitto lambisce la costa della Striscia di Gaza, prosegue oltre senza toccarla e approda cento chilometri più in là, in Israele...
Quando nove anni fa lo vollero annunciare, le autorità egiziane lo chiamarono trionfalmente ''il gasdotto della pace'' , perché avrebbe dovuto collegare i pozzi di gas del Sinai con Israele, giungere nei Territori palestinesi e proseguire su fino alla Siria. Oggi però di quel progetto è stato realizzato solo un breve troncone, quello che collega la cittadina egiziana di El Arish (a ridosso del confine con la Striscia) con gli impianti israeliani di Ashkelon.
Il gasdotto è una lunga tubazione sottomarina che attraversa le acque del mare di Gaza, sulle quali le autorità palestinesi non sembrano esercitare ancora nessun tipo di sovranità. ''Il gas arabo deve rimanere ai musulmani'' ha provato a protestare Hamas.
Ora il gas egiziano ha invece iniziato ad essere pompato nella lunga condotta ed a giungere in Israele, dove le autorità lo impiegheranno inizialmente per alimentare le termocentrali di Tel Aviv e di Ashdod. Il contratto (firmato nel 2005) prevede una fornitura per i prossimi 15 anni di 1,7 miliardi di metri cubi di gas all'anno, per un valore di 2 miliardi e mezzo di dollari.
A vendere il combustibile è il consorzio del Cairo ''Emg'' (East Mediterranean Gas) del quale fa parte anche il potente imprenditore israeliano Yossi Maiman, proprietario della multinazionale ''
Merhav''. Tenuto in sordina in Egitto dove l'organizzazione dei Fratelli musulmani ha già duramente criticato il governo del Cairo per aver accettato di rifornire di energia ''il paese che massacra i palestinesi'', l'avvio delle consegne di gas è passato sotto silenzio anche in Israele. Eppure l'accordo sul gas tocca per la prima volta il trattato di pace fra Israele e Egitto, rimasto congelato per trent'anni. In quella intesa, firmata nel 1979, l'Egitto si impegnava in cambio del ritiro a vendere petrolio a Israele, un patto mai violato neppure durante la prima invasione del Libano (1982), quando i paesi arabi criticarono gli egiziani di ''fare il pieno'' ai carri armati nemici.
Il contratto per il gas ad Ashkelon è stato adesso allegato all'accordo di pace e le forniture di gas sostituiscono l'obbligo sulle forniture di petrolio. Inizialmente gli egiziani avevano chiesto che una parte del loro gas servisse ad alimentare anche la termocentrale di Gaza: poi l'impianto della Striscia è stato definitivamente riconvertito in combustione a diesel e così oggi i palestinesi non possono sperare neppure in questa clausola per chiedere al Cairo di imporre ad Israele rifornimenti sufficienti. Ma il paradosso del gas non finisce qui: nelle acque del mare di Gaza (a poco più di 30 chilometri dalla costa) la società britannica ''BG'' gestice dal 2000 ricchi pozzi per l'estrazione di gas, che però sono fermi. Israele da tempo sta negoziando con gli inglesi l'acquisto di quel gas: ma il 10 per cento dei ricavati andrebbe per contratto ai palestinesi, e così il timore che i propri soldi possano finire indirettamente nelle casse delle milizie, ha finora indotto Israele a ritardare qualunque accordo, proibendo al tempo stesso che iniziassero le estrazioni.
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