Per moltissimi anni, Pica è stata considerata dai sindacati un'azienda modello, ora fanno scioperi e picchetti anche li'. Siamo alla fine del modello marchigiano? O meglio, siamo alla fine delle Marche quale regione felix?
Più di 200 lavoratori hanno manifestato davanti all’azienda: grande adesione e traffico bloccato
PESARO - Uno sciopero “pesante” il cui presidio si è snodato lungo una delle arterie dove si concentra il traffico di chi va al lavoro. La Strada Montefeltro lungo la direttrice Pesaro-Urbino dove ieri mattina una lunga fila di auto e di automobilisti ha assistito alla manifestazione dei lavoratori del settore laterizio che hanno scelto la Pica (l’azienda più rappresentativa del settore il cui presidente è Andrea Ugolini, massima autorità di Confindustria pesarese) come sede davanti alla quale manifestare.
Il contratto è scaduto da più di 100 giorni, la rottura delle trattative con le controparti e l’indisponibilità di Andil e Assobeton a raggiungere un accordo di rinnovo contrattuale, sono le ragioni dello sciopero di otto ore dei lavoratori del settore laterizi e cemento proclamato ieri dai sindacati di categoria Fillea Cgil Filca Cisl e Feneal Uil.
Davanti allo stabilimento della Pica, azienda pesarese leader nel settore della produzione dei laterizi, è stato organizzato un presidio con più di 200 lavoratori presenti.
L’adesione totale allo sciopero ha costretto la Pica a bloccare la produzione.
“Il successo dello sciopero allo stabilimento della Pica di Pesaro – sottolinea Giovanni Giovannelli, segretario provinciale Filca Cisl – è un fatto molto importante non solo perché il gruppo dirigente siede al tavolo nazionale ma anche per affrontare le possibili difficoltà aziendali collegate alla crisi del mercato edilizio”.
Per Massimo Ansuini della segreteria provinciale Fillea Cgil: “L’ incoerenza di certi imprenditori è incredibile, da un lato dicono che i salari dei lavoratori sono troppo bassi mentre ai tavoli della trattativa, come in questo caso, negano persino un aumento di 86 euro”.
Adesione significativa allo sciopero anche in altre aziende della provincia tra cui Fornace Solazzi, i due stabilimenti della Laterizi Alan Metauro di Cartoceto e Novafeltria e la Cotto San Michele.
Tra i motivi che hanno portato allo sciopero i sindacati denunciano anche l’irrisoria erogazione dell’una tantum, la mancata riforma dell’inquadramento professionale con parametri che risultano vecchi di ormai 30 anni, l’aumento del biennio economico spalmato su due anni e l’allungamento del contratto a 52 mesi.
“Allo sciopero di ieri si è arrivati - scrivono gli stessi sindacati di categoria - dopo innumerevoli incontri, nei quali è emersa l’indisponibilità della controparte a raggiungere un possibile accordo di rinnovo contrattuale In particolare le controparti avevano ribadito la volontà di non modificare l’ inquadramento professionale dopo quattro anni di lavoro della Commissione Paritetica, che se applicato avrebbe dato un primo riconoscimento alle professionalità maturate in questi anni nelle aziende.
“Inoltre - sostengono gli stessi sindacati - dobbiamo aggiungere che la proposta di adeguamento del valore degli scatti di anzianità, presentata dalle imprese, si limita ad un aggiustamento di poche decine di centesimi degli attuali valori. E’ evidente che tale insieme di proposte sono assolutamente inadeguate a tutelare i salari e ad incrementare maggiori tutele dei lavoratori”.
SI.SI.,
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