







se la criminalità a Salerno non è mai stata emergenza,allora De Luca non ha alcun merito.
A meno che non mi posti dei dati dai quali si evince che con lui,grazie alle sue sceriffate,la criminalità è diminuita.
La percezione dipende soprattutto da ciò che passano i media.
Quanto ai dati relativi al Pil non mi risulta che sia così








vedo che usi dei ragionamenti degni di un bambino che non ha fatto le elementari.
Le situazioni sociali e di criminalità di Treviso e di Napoli non sono comparabili(ma neppure quelle di Treviso e Milano o di Napoli e Ischia)quindi è assolutamente stupido un paragone.
Ovviamente tutto ciò prescinde dall'amministrazione locale.
E non ha senso un paragone.A meno che,ripeto,tu non mi posti dei dati dai quali si evince la grande efficacia in termini di calo dei reati dell'azione repressiva del sindaco di Treviso


E mentre il sindaco partecipa alle ronde contro i pericolossisimi delinquenti scassinatori di automatici e ladri di autoradio....i
La commissione antimafia:
"Salerno succursale della 'ndrangheta"
di Tommaso Siani
Quintali di coca e rifiuti speciali nel porto. Gli interessi nella grande distribuzione
Quintali di droga, tonnellate di rifiuti, milioni di euro investiti nella grande distribuzione e nelle speculazioni immobiliari: la ’ndrangheta è sbarcata anche a Salerno, grazie al rinnovato patto con la camorra campana e salernitana in particolare. E’ quanto emerge dalla prima relazione annuale sulla ’ndrangheta approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Francesco Forgione. Un ritratto inedito della mafia calabrese diventata, secondo le ultime indagini della Dda, la vera "mafia", capace di movimentare ingenti capitali, di controllare il traffico internazionale di stupefacenti, la Sanità, la politica, l’economia locale. Le ’ndrine "padrone" dei traffici illeciti, insomma.
E Salerno, con il suo porto, è diventata città di riferimento per questi traffici. In particolare per quanto riguarda la droga. «L’esame delle investigazioni più significative condotte negli ultimi anni dalle Dda di Catanzaro e Reggio Calabria - si legge nella relazione - evidenzia un trend sostanzialmente uniforme nello svolgimento delle attività legate al narcotraffico, con una novità, la presenza di vere e proprie joint venture». Le famiglie calabresi di volta in volta si alleano con cosche siciliane o campane, «per l’acquisto di ingenti partite di cocaina successivamente suddivise tra i diversi gruppi in relazione ai loro mercati di destinazione». I "picciotti" delle varie ’ndrine «curano la logistica e il conseguente approvvigionamento, trasporto e stoccaggio della cocaina sulle diverse piazze». Per ramificare questa rete la mafia calabrese «ha collocato stabilmente propri uomini, spesso latitanti in Italia, sugli snodi principali delle rotte, a presidio dei luoghi di arrivo dei carichi di droga sotto copertura».
Anche i porti italiani, primi tra tutti Livorno, Salerno e Gioia Tauro, «continuano ad occupare un ruolo importante nelle rotte della cocaina, particolarmente quando occorre provvedere all’immediata consegna agli acquirenti italiani e la non grande entità del carico (massimo ad una tonnellata) agevola le operazioni di sdoganamento e smistamento veloce della partita». Salerno, dunque, punto d’appoggio per il traffico di cocaina gestito dalla ’ndrangheta (basti pensare all’operazione "Decollo bis", con l’arresto di 112 persone, tra i quali alcuni esponenti della cosca Pesce di Rosarno, col sequestro nel porto di Salerno di 541 chili di cocaina, importata attraverso la ditta Marmi Imeffe di Vibo Valentia con destinazione il porto di Gioia Tauro).
Ma il porto commerciale salernitano è anche epicentro del traffico di rifiuti speciali: «l’indagine "Export" del luglio 2007 condotta dalla Procura della Repubblica di Palmi ha consentito il sequestro, nell’area portuale di Gioia Tauro di 135 containers carichi di rifiuti di diversa specie e qualità diretti in Cina, India, Russia ed alcune nazioni del Nord Africa. Si tratta di un’indagine particolarmente complessa che coinvolge anche le Procure di Bari, Salerno, S. Maria Capua Vetere, Monza e Cassino e riguarda 743.150 chili di rifiuti da materie plastiche, 154.870 chili di contatori elettrici, 1.569.970 chili di rottami metallici, 10.800 chili di parti di autovetture e pneumatici, 695.840 chili di carta straccia». C’è poi il complesso capitolo delle presunte infiltrazioni nel tessuto economico salernitano attraverso partecipazioni in società della grande distribuzione o del settore immobiliare. Un capitolo ancora aperto e già all’attenzione della magistratura. Anche qui nomi e società che si intrecciano con aziende sane, con interessi economici milionari.
(21 febbraio 2008)
http://lacittadisalerno.repubblica.i...ngheta/1425971


blob ( e per chi ne sapesse qualcosa), ma sbaglio o si era parlato di una possibile candidatura di de luca come sindaco di napoli?