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    Exclamation Il Libano del "Partito di Dio"

    BEIRUT SOTTO ASSEDIO, "GOLPE DI HEZBOLLAH"

    BEIRUT - In poche ore i miliziani del movimento sciita Hezbollah, sostenuti da Iran e Siria, hanno preso il controllo di gran parte di Beirut ovest e hanno messo a tacere tre importanti organi d'informazione della coalizione governativa antisiriana, mentre uomini armati del partito sunnita di maggioranza si sono arresi e hanno consegnato le armi all'esercito libanese nei loro ultimi bastioni.

    Beirut appare una città deserta, presidiata dai blindati: l'attività nel porto è sospesa fino a nuovo ordine, i generi di prima necessità cominciano a scarseggiare e chi si avventura fuori di casa cerca di fare scorte.

    Non appena il leader di Hezbollah, Sayyed Hasan Nasrallah, ha concluso la sua conferenza stampa ieri pomeriggio, i suoi seguaci hanno iniziato ad assaltare gli uffici del partito sunnita al-Mustaqbal (il Futuro) guidato da Saad Hariri, a capo della maggioranza parlamentare. Intorno alla mezzanotte e dopo una violenta battaglia, in cui sono stati usati anche razzi sparati con lanciagranate, i miliziani sciiti di Hezbollah hanno preso il controllo quasi totale di Beirut ovest, dove si concentrano i quartieri abitati in prevalenza da musulmani sunniti.

    Da un anno e mezzo il Partito di Dio guida l'opposizione al governo del premier sunnita Fuad Siniora, sostenuto dagli Stati Uniti, Unione Europea e Arabia Saudita, che ha intanto chiesto una riunione straordinaria dei ministri degli esteri arabi.

    "L'opposizione libanese ha purificato Beirut ovest dai collaborazionisti sionisti", ha annunciato stamani al-Manar, la tv di Hezbollah, nel suo notiziario. Durante la notte, uomini armati del Partito di Dio e di Amal, l'altro movimento sciita d'opposizione, hanno assaltato le sedi della tv, della radio e del giornale di al-Mustaqbal costringendo i dipendenti a lasciare i loro uffici e a interrompere le trasmissioni radiofoniche e televisive.

    Gli edifici sono stati quindi consegnati da Hezbollah all'esercito libanese e, secondo alcune fonti di stampa, i morti sul terreno sarebbero una decina. Alcuni leader della coalizione governativa delle "Forze del 14 marzo" sono ora riuniti in una riunione d'emergenza a nord di Beirut, ma nessuno spiraglio sembra apparire all'orizzonte per una ricomposizione della più grave crisi libanese dalla fine della guerra civile (1975-90).



    BEIRUT - La maggioranza parlamentare libanese antisiriana ha accusato questa sera il movimento sciita Hezbollah che guida l'opposizione di aver messo in atto un colpo di stato contro la costituzione e le risoluzioni dell'Onu, in particolare la 1701.

    "Ciò che è accaduto è un colpo di Stato armato compiuto da Hezbollah contro la Costituzione, l'accordo di Taif e le risoluzioni dell'Onu, l'ultima delle quali, la 1701, con lo scopo di assoggettare lo Stato libanese", ha affermato uno dei leader della maggioranza parlamentare, il cristiano Samir Geagea, leggendo un comunicato congiunto dei partiti che sostengono il governo di Fuad Siniora. L'accordo di Taif raggiunto nel 1989 mise fine dopo 15 anni alla guerra civile del Libano, mentre la risoluzione 1701 dell'Onu ha posto fine dopo 34 giorni nell'agosto del 2006 alla guerra tra Hezbollah e Israele. Geagea ha quindi esortato gli Stati arabi ad assumersi "le loro responsabilità nei confronti del Libano, perché il colpo di Stato ha lo scopo di riportare la Siria in Libano e l'Iran sulle coste del Mediterraneo". "Questo colpo di Stato ha messo fine alla legittimità delle armi di Hezbollah quali strumento per la resistenza", ha detto ancora Geagea, aggiungendo che "la comunità internazionale dovrebbe esercitare pressioni nei confronti dei Paesi vicini", per fermare l'afflusso di armamenti verso il Libano, "che sono inviate dall'Iran attraverso la Siria".


    WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno ribadito oggi il loro sostegno al governo del premier libanese Fuad Siniora ed hanno esortato l'Iran e la Siria a por fine al loro appoggio al gruppo Hezbollah.

    Un portavoce della Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti sono "molto preoccupati" per le recenti azioni di Hezbollah in Libano. Il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe ha accusato Siria e Iran di "voler destabilizzare il Libano" ed ha esortato Damasco e Teheran a mettere fine al loro sostegno al "gruppo terroristico" Hezbollah. E il Dipartimento di Stato ha fatto sapere che il segretario di Stato Condoleezza Rice ha fatto una serie di telefonate ai leader della regione per ribadire il sostegno americano al governo libanese alle prese con una nuova ondata di violenza. "Pensiamo che il governo libanese abbia agito nel modo giusto - ha detto il portavoce Sean McCormack - L'uso delle forze militari è stato deciso nell'interesse dei libanesi".

    FRATTINI,DIPLOMAZIA E MESSA A PUNTO EVACUAZIONE
    Franco Frattini, al suo primo giorno di lavoro, alle prese con la crisi del Libano: sul fronte diplomatico, il ministro degli esteri ha avuto colloqui telefonici con il premier Fouad Siniora e con il presidente del Parlamento Nabih, oltre che con il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, chiedendo una "riunione straordinaria" quanto prima dell'organizzazione. Sul piano, invece, degli avvenimenti in corso nel terreno, Frattini ha gestito la messa a punto di un piano di evacuazione per gli italiani. Frattini ha nel pomeriggio avuto un ampio giro di telefonate. Oltre che con Siniora e Nabih, ai quali "ha confermato l'impegno di Roma a sostegno dell'indipendenza e del rafforzamento delle istituzioni democratiche in Libano", il ministro ha parlato con i colleghi di Germania, Frank Walter Steinmeier, e Francia, Bernard Kouchner, "sull'apporto che la comunità internazionale e l'Ue possono dare al processo politico libanese".
    D'altro lato, di fronte agli scontri in corso e ai rischi di una guerra civile, il ministero degli esteri ha messo a punto un'eventuale evacuazione dall'area centrale di Beirut per i connazionali che lo richiedano. Ad anticipare la notizia è stato in mattinata lo stesso Frattini, mentre nel corso della giornata la Farnesina ha via via precisato alcuni aspetti sull'operazione predisposta per "mettere in sicurezza" gli italiani presenti nel paese. La questione è stata affrontata in dettaglio dal ministero che ha organizzato "un ponte nazionale" aereo, dopo la richiesta fatta da Frattini all'Unità di crisi della Farnesina sulla necessità di mantenere la "massima attenzione nel monitoraggio della situazione" a Beirut.

    Frattini ha in altre parole dato "istruzioni di portare in sicurezza i connazionali che si trovano nella zona centrale della città" che ne faranno richiesta, "con l'aiuto dell'esercito libanese non appena ci saranno le condizioni per intervenire", ha precisato il capo dell'Unità di Crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni. Gli italiani a Beirut in queste ore sono "circa 600, mentre quelli che si trovano nella zona interessata dagli scontri sono una cinquantina, sui quali - ha ricordato Belloni - stiamo attualmente concentrando i nostri sforzi". "In questa fase non ci sono ancora le condizioni per parlare dell'attuazione di un piano di evacuazione, stiamo solo portando e cercando di portare sicurezza i connazionali che si trovano più a rischio", ha d'altra parte rilevato la responsabile dell'Unità di crisi. Il punto è, in altre parole, quello di tenere sempre pronta un'operazione per evacuare i connazionali, nel caso in cui la situazione degeneri. A conferma della delicatezza della situazione, a metà pomeriggio è arrivata la notizia della convocazione alla Farnesina di una "riunione urgente", proprio per prendere le decisioni necessarie di fronte a quello che viene definita "una situazione complessa".

  2. #2
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    Libano, un golpe di avvertimento
    di VINCENZO NIGRO

    Non è chiaro se in Libano la tregua affidata all'esercito del generale Suleiman reggerà: questa mattina nuovi scontri furiosi sono scoppiati a Tripoli. Ma se così fosse, se la crisi esplosa potesse davvero riportare gli armati di Hezbollah all'interno dei loro caposaldi, di sicuro il paese ne uscirebbe con un equilibrio profondamente modificato. A favore del movimento sciita di Hassan Nasrallah.

    Dopo mesi di tensioni, di scontro politico durissimo col governo del sunnita filo-occidentale Fuad Siniora, il movimento sciita sostenuto dalla Siria e dall'Iran in cinque giorni ha messo in scena una prova di forza in cui ha dimostrato di poter utilizzare l'esercito di cui dispone per prendere in ostaggio l'intero Stato libanese. La milizia di Hezbollah è la stessa che nell'estate del 2006 tenne testa militarmente e vinse politicamente la guerra con Israele, la "divina vittoria" ancora celebrata sui cartelloni che a Beirut inneggiano a Nasrallah.

    La piccola grande vittoria di questi giorni, il colpo di stato "di avvertimento", ha paralizzato non solo il potere già assai limitato di Siniora. E' stato un colpo a cui i suoi alleati, innanzitutto gli Stati Uniti, l'Arabia saudita e i paesi arabi moderati della regione, sapranno reagire con difficoltà. Confermando la solidità del disegno di espansione geopolitica che l'Iran sciita, appoggiandosi sulla Siria laica di Bashar Assad, sta mettendo in atto dall'Iraq a Gaza passando appunto per il Libano.

    La settimana prossima il presidente Bush arriva in Medio Oriente; sarà un altro viaggio sotto il segno dell'impotenza, così come impotenti e frammentate sono state nelle ore della crisi libanese le reazioni dell'amministrazione americana di fronte alla prova di forza di Hezbollah. Il potere di deterrenza degli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente, dopo il fallimento politico della guerra in Iraq, si è ridotto ai minimi termini. Una milizia di poche migliaia di soldati, anche se efficacemente armata e addestrata, è riuscita a proiettare con efficacia sulle coste del Mediterraneo il disegno di espansione politico-militare di Teheran. Gli Stati Uniti si dimostrano sempre più incerti e indecisi: il caos che deriva dalla guerra in Iraq e dalla fase terminale dell'amministrazione Bush sta portando Washington a una paralisi di fatto.

    Bush mercoledì sarà in Israele per celebrare i 60 anni dalla creazione dello stato ebraico: senza una politica efficace degli Usa in Medio Oriente, senza una concreta dissuasione militare, Israele sarà posto di fronte a un'alternativa di cui tutti parlano in queste settimane: quanto tempo lasciare al consolidamento di Hezbollah in Libano e di Hamas a Gaza? Quanto tempo prima che esploda un nuovo round nella guerra contro l'espansione sciita?

    (11 maggio 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/05/sez...ertimento.html

  3. #3
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    Libano: Hezbollah non c'è cascato


    Maurizio Blondet

    10 maggio 2008

    (http://www.effedieffe.com/content/view/3141/167/)

    Hezbollah «ha fatto un colpo di Stato», strillano i media. Fuad
    Siniora, il primo ministro libanese sostenuto dagli occidentali,
    ripete: «E' un colpo di Stato». E' la propaganda israeliana che viene
    diffusa, e che nasconde la realtà: Hezbollah, dopo aver
    effettivamente occupato la zona di Beirut dominata dal clan Hariri,
    ha chiamato poi l'esercito libanese a riprendere il controllo
    dell'area, su suo invito. Il suo comunicato non lascia dubbi:
    «L'opposizione libanese mette fine alla presenza armata a Beirut in
    modo che la capitale torni in mano all'esercito». Capito?

    L'abilissimo Nasrallah e il comandante Aoun (perchè con l'Hezbollah
    sciita, non dimentichiamolo, ci sono i cristiani di Aoun) ha evitato
    di prendere il potere, e di strappare il governo a Siniora. Evitando
    così, come spiega Thierry Meyssan (1), di dare il pretesto alla NATO
    (a ad Israele) per una invasione «di pace».

    Il solo che abbia fatto un golpe è proprio Siniora: e dall'11
    novembre 2006 quando, abbandonato da cinque ministri, secondo la
    Costituzione libanese (articolo 95) avrebbe dovuto dimettersi; non lo
    fece. Da allora si è mantenuto al potere solo perché la «comunità
    internazionale» (leggi: USA, Europa e Israele) lo sostengono;
    altrimenti il governo sarebbe andato alla coalizione cristiano-sciita
    di Aoun e Nasrallah, che ha la maggioranza nel Paese, e le trame del
    Mossad in Libano sarebbero diventate più difficili.

    Infatti Hezbollah è legittimato al potere dalla vittoriosa reistenza
    contro i sionisti, e insieme ai cristiani di Aoun ha con sé la
    maggioranza nel Paese. La tentazione di marciare sui palazzi del
    governo dev'essere stata forte; ma non lo ha fatto. Al contrario, sia
    Nasrallah sia Aoun dichiarano, anche con gli atti, che «non hanno
    intenzione di far passare gli interessi di parte, ancorché
    maggioritari, davanti all'unità del Paese».

    Quando i media ripetono che Hezbollah ha costituito «uno Stato nello
    Stato», bisogna tradurre: Hezbollah e i cristiani non riconoscono la
    legittimità del governo di Siniora, perché ha violato la
    costituzione. Si comportano come se non esistesse. E naturalmente si
    autogovernano. Anche perché da 18 mesi il Libano non ha più
    presidente, né corte costituzionale, né assemblea legislativa (il
    parlamento non avendo più il mandato per procedere all'elezione
    presidenziale). Hezbollah, nella sua zona, riempie il vuoto anche
    amministrativo, specie sul piano sociale e assistenziale.

    Occorrerebbero libere elezioni. Ma Washington sa benissimo che il
    «suo» governo Siniora non ha appoggio popolare, e perderebbe
    clamorosamente. Il voto legittimerebbe il potere sciita-cristiano.

    Da qui la necessità di far succedere qualcosa, di spingere Hezbollah
    dalla parte del torto con qualche provocazione, che lo induca a
    sparare contro altri arabi. Ciò discrediterebbe l'unico gruppo
    islamico che ha vinto militarmente Israele, e coalizzerebbe tutti i
    sunniti, allarmati da questo successo sciita.

    Provocazioni gravissime sono già state consumate, secondo Meyssan
    direttamente dalla CIA. L'assassinio a Beiruth, il 12 dicembre 2007,
    di Francois Al-Hajii (un cristiano, come dice il nome «Francesco»,
    nonché capo militare della «Corrente patriottica libera» di Aoun), e
    l'esponente di Hezbollah, Imad Mugniyeh, trucidato a Damasco il 12
    febbraio 2008. Questo, ucciso dal Mossad.

    L'opposizione legittima, stoicamente, non ha reagito scatenando la
    violenza. Hassan Nasrallah, il giovane capo di Hezbollah, non è
    caduto nelle provocazioni sanguinose. Dunque bisognava prepararne una
    più grossa.

    Secondo Meyssan, che pare ben informato fin nei particolari, essa
    doveva «avvenire la notte del 25-26 aprile» scorso. «Dei commandos
    USA avrebbero dovuto sbarcare all'aeroporto di Beirut e tentare di
    eliminare direttamente Nasrallah. Fosse riuscita o no, la loro azione-
    lampo avrebbe precipitato la capitale nel caos e spinto i militanti
    Hezbollah ad attaccare (per vendetta) il governo di fatto di Siniora
    e il clan Hariri. Più sangue fosse corso, e più avrebbe giustificato
    un intervento della NATO», dice Meyssan.

    Lasciamo ancora a lui la parola: «L'Ammiraglio Ruggero di Biase,
    comandante della forza navale dell'ONU (la forza di interposizione)
    avrebbe cambiato le bandiere delle navi italiane, francesi e spagnole
    al suo comando e avrebbe operato uno sbarco al porto di Beirut, sotto
    gli auspici dell'Alleanza Atlantica, con il pretesto di soccorrere i
    sopravvissuti del 'governo' pseudo-legittimo. Tutto ciò sarebbe stato
    accompagnato da una ampia propaganda contro la 'violenza degli
    sciiti' contro i sunniti, che avrebbe rovinato l'aura di cui
    Hezbollah gode presso le masse arabe. George Bush sarebbe allora
    arrivato a Tel Aviv per celebrare i 60 anni di Israele e invitare gli
    'Stati arabi moderati' sunniti ad unirsi con lo Stato ebraico di
    fronte al comune pericolo sciita».

    E' la propaganda che abbiamo visto in questi giorni su tutti i
    giornali e TV d'Italia. Ancora Meyssan - che decisamente sembra ben
    informato (del resto si è stabilito a Beirut) - dice: «Washington
    aveva previsto di lasciar massacrare le sue pedine politiche in
    Libano, sacrificare il primo ministro di fatto Siniora e i capi della
    famiglia Hariri, per mantenere solo i suoi agenti operativi nello
    scacchiere: ossia la famiglia Hariri con la sua milizia e il leader
    druso Walid Jumblatt, che è vice-presidente dell'Internazionale
    Socialista (!) col suo braccio destro, il volubile Marwan Hamade,
    ministro nel governo Siniora». Attenzione: Internazionale socialista.

    Il 26 aprile scorso, Hezbollah ha colto sul fatto un socialista
    francese d'origine afghana, e rappresentante dell'Internazionale
    socialista, di nome Karim Pakzad, mentre scattava foto proprio nelle
    vicinanze del bunker dove sta, per sicurezza, Nasrallah. Secondo
    Hezbollah, questo «socialista francese» era un agente che preparava
    l'azione americana mirante appunto ad assassinare il capo sciita.
    Arrestato dai militanti Hezbollah, gli è stato trovato addosso un
    apparato d'intercettazione delle comunicazioni telefoniche.
    Essenziale per un attacco mirato al capo sciita, molto protetto e
    localizzabile solo attraverso il segnale dei suoi telefoni cellulari
    o satellitari.

    Così, il quadro che i media non spiegano, sta diventando chiaro. Come
    si ricorderà, questa ultimissima crisi libanese è scoppiata perché il
    «governo» Siniora voleva eliminare le telecamere di sorveglianza che
    Hezbollah ha piazzato all'aeroporto di Beirut, sollevando
    dall'incarico il comandante addetto alla sicurezza aeroportuale.

    Ora comprendiamo che, con quelle telecamere in funzione, il colpo a
    sorpresa dei commandos USA non sarebbe potuto riuscire. Ciò permette
    di capire meglio perché Jumblatt, il druso-agente CIA, abbia
    strillato che Nasrallah aveva preparato un'azione per distruggere un
    aereo sulla pista 17, quella usata dai VIP del «governo» filo-
    occidentale: accusa probabilmente non falsa, ma Hezbollah si
    preparava ad accogliere con qualche sorpresa militare i commandos
    americani. Senza le telecamere, l'azione non poteva più essere
    sicura. Da qui i combattimenti.

    Fatto degno di nota: mentre la milizia Hezbollah investiva Beirut
    Ovest e distruggeva metodicamente gli uffici del media del clan
    Hariri, che non sono stati difesi, l'esercito si ritirava dal
    quartiere, ostentando la sua neutralità. Durante l'azione, i
    sindacati - che hanno indetto lo sciopero generale il 7 maggio, per
    ragioni salariali ma anche politiche (sono appoggiati da Aoun) -
    hanno chiuso l'aeroporto per impedire un eventuale sbarco delle
    truppe NATO in intervento «umanitario».

    Finito il lavoro, Hezbollah ha richiamato l'esercito, cedendo ad esso
    il terreno conquistato, invitandolo a riprendere la responsabilità
    dell'ordine pubblico. Accorgimento abile, perché in base alla
    risoluzione ONU numero 1701 può intervenire, gettando la maschera di
    forza di pace, esclusivamente se la invoca l'armata libanese
    regolare, ossia se questa sente di aver la peggio negli scontri.
    Nasrallah ha scongiurato anche questa eventualità.

    Così, Siniora ha infine dovuto richiamare i suoi ad un giorno di
    silenzio e «rifiuto della violenza» per domenica, una sorta di contro-
    sciopero generale, nella speranza di attizzare la tensione che si sta
    già calmando. Ma ha avuto un'amara sorpresa: l'esercito nazionale gli
    ha risposto rifiutando di smantellare le telecamere di Hezbollah
    all'aeroporto, perché - dice - le considera «indispensabili alla
    difesa nazionale».
    Perciò cari lettori, quando sentirete ripetere in questi giorni che
    Hezbollah ha «fatto un golpe», lasciate gridare i propagandisti. La
    verità è che Hezbollah ha evitato un intervento «umanitario», ed ha
    vinto almeno questa mano della partita.

    La verità l'ha detta, in un impulso di dispetto, Aaron Zeevi Farkash
    (2), l'ex capo dell'intelligence militare israeliana: «Avevamo
    consigliato alla CIA di non far conto su Walid Jumblatt o su Saad
    Hariri, perché li abbiamo provati nel 2006 (quando invasero il
    Libano) e si sono dimostrati nulli contro Hezbollah. Israele ha dato
    il miglior addestramento alle Forze Libanesi (la milizia 'cristiana'
    di Samir Geagea, criminale di guerra, coltivatore d'oppio ed
    evidentemente agente isrealiano), ed esse andranno in scena in ogni
    futuro conflitto».

    E poi, Zeevi ha aggiunto, disperato: «Tre anni di sforzi
    d'intelligence sono andati perduti. La maggior parte degli agenti
    hanno dovuto lasciare Beirut, e gli agenti libanesi non possono più
    muoversi sotto copertura nelle loro missioni quotidiane...
    L'Occidente ha perso molto dopo la sorpresa che Nasrallah ha fatto».

    Zeevi ammette: Nasrallah ha vinto. Un'altra volta. Tutte le trame e
    le reti saranno da ricostruire.
    Bisogna ricominciare con le provocazioni. Come?

    Secondo il ben informato Meyssan, «Nei prossimi episodi Washington
    tenterà di far pressione sull'esercito perchè esca dalla sua
    neutralità e richieda il soccorso della Forza ONU; questo
    richiederà probabilmente l'assassinio di alcuni ufficiali
    recalcitranti...».

    Le Forze ONU, ricordiamolo, comprendono 3 mila soldati italiani, e
    attualmente sono sotto comando italiano. Ecco perché Frattini -
    israeliano di fatto - dice che bisogna consultare i soldati per
    cambiare le regole d'ingaggio. Le nostre forze, con questo governo,
    non sono per niente al sicuro. Ci vuole gettare nella guerra, e lo
    farà per incuria e servilismo.
    Ci si può stupire delle informazioni che Meyssan pare avere sulla
    situazione reale: è il solo a rivelare il progettato colpo a sorpresa
    degli USA che doveva avvenire il 25-26 aprile, e che è stato
    annullato all'ultimo momento. Evidentemente le fonti Hezbollah gli
    danno fiducia. Ma forse non solo quelle.

    La stampa servile dice e ripete alla nausea che Hezbollah è armato e
    assistito da Iran e Siria. Ma secondo Meyssan, è anche «sostenuto con
    discrezione dalla Cina e dalla Russia»: se è così, magari non
    direttamente con armamenti, ma certamente con l'intelligence.


    1) Thierry Meyssan, «Les Etats Unis parviendront-ils à pousser les
    Hezbollah à la faute?», Réseau Voltaire, 10 maggio 2008.
    2) Mohamad Shmaysani, «Hezbollah ruined 3 years of arab, foreign
    intelligence efforts», Al-Manar, 10 maggio 2008. Al-Manar è la radio-
    TV di Hezbollah, ma le recriminazioni di Zeevi le riporta dal sito
    ebraico Filkka-Israel, che ha intervistato il vecchio agente.


    COMMENTI: http://www.effedieffe.com/content/view/3141/167

  4. #4
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    Iran, Hamas ed Hezbollah

    Iran, caduta d'Israele e' obiettivo: 'Sono gli insegnamenti dell'ayatollah Ruollah Khomeini'

    TEHERAN, 1 Giugno - La 'caduta del regime sionista', cioe' di Israele [ndr Stato ebraico], rimane un obiettivo della Repubblica islamica dell'Iran. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, sottolineando che questi sono gli insegnamenti del leader della rivoluzione islamica, ayatollah Ruhollah Khomeini. Mottaki, citato dall'agenzia Irna, parlava in una conferenza internazionale sulla figura dello stesso Khomeini, della cui morte il 3 giugno ricorre il 19/o anniversario.

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    Assad, forse 2 anni per pace Israele, chiunque voglia risolvere problemi MO deve parlare con Siria

    PARIGI, 13 LUG - 'Potrebbero essere necessari dai 6 mesi ai 2 anni per raggiungere un accordo di pace con Israele'. Lo dice il presidente siriano Assad. Cio' se le parti, tra le quali ci sono negoziati indiretti, sono seriamente interessate a trattative dirette. Il presidente Bashar al-Assad ha detto anche che 'qualsiasi Paese voglia risolvere i problemi del Medio Oriente deve parlare con la Siria. Assad spera che la prossima amministrazione Usa possa far progredire in modo sensibile il processo di pace.

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    L'OPERAZIONE al valico costiero; Israele-Libano, scambio salme-prigionieri. Restituiti i corpi dei due soldati israeliani. Dopo il test del Dna c'è stata anche la consegna dei cinque Hezbollah.


    BEIRUT - Mentre Israele piange i due soldati Tsahal riconsegnati dentro due bare, in Libano si festeggia il ritorno in patria dei cinque ex prigionieri. Il più anziano detenuto libanese in Israele, Samir Kuntar, e altri quattro prigionieri libanesi sono arrivati a Beirut questa sera accolti come eroi dal presidente Suleiman e da tutto il governo. I cinque libanesi sono stati rilasciati da Israele nel quadro dello scambio con i corpi di due soldati dello stato ebraico sequestrati da Hezbollah due anni fa. Ehud Goldwasser e Eldad Regev erano stati catturati nel corso di un raid delle milizie sciite in territorio israeliano lungo la frontiera libanese. Raid che poi innescò la guerra del Libano dell’estate 2006.

    «STIAMO TORNANDO» - «Il vostro ritorno in patria rappresenta una nuova vittoria. Il futuro con voi sarà una marcia lunga con la quale conquisteremo la sovranità della nostra terra e la libertà del nostro popolo», ha detto Suleiman dando il benvenuto all’aeroporto di Beirut a Kuntar, Khodr Zaidane, Maher Kurani, Mohammad Sorour e Hussein Suleiman. Dal canto suo Kuntar, dopo quasi trenta anni passati nelle carceri israeliane dove avrebbe dovuto scontare più ergastoli per un attentato che costò la vita a quattro persone, non ha intenzione di riposarsi: «Prometto alla mia gente e a quelli in Palestina che io e i miei compagni della valorosa Resistenza islamica stiamo tornando».

    «FESTE PER UNA BELVA» - Da Israele, il primo ministro, Ehud Olmert, ha stigmatizzato le cerimonie di festa riservate dal Libano ai cinque prigionieri: «Vergogna su una nazione che celebra la liberazione di una belva umana che ha fracassato il cranio di una bambina di quattro anni» ha scritto in un comunicato. Poco prima, il presidente israeliano, Shimon Peres, aveva criticato i festeggiamenti previsti in Libano: «Constato che in Libano si celebra ufficialmente la vittoria per accogliere Kuntar, questo assassino che ha spaccato la testa con un colpo di bastone a Einat, 4 anni, e non ha mai espresso rincrescimento - ha dichiarato nel corso di una breve cerimonia -. Israele è in lacrime. Abbiamo pagato un prezzo elevato perché Ehud (Goldwasser) ed Eldad (Regev) possano riposare in pace fra di noi. Dove è la vittoria morale suprema? Qui, con le candele della memoria, e non laggiù». Giovedì si svolgeranno i funerali dei due militari israeliani. La conferma delle loro identità è stata comunicata da fonti mediche israeliane. Subito dopo è stata data l’autorizzazione alla liberazione dei cinque prigionieri libanesi e alla restituzione delle salme di 199 miliziani libanesi e palestinesi.

    ABU MAZEN - Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, ha commentato lo scambio con un comunicato in cui esprime le sue felicitazioni ai familiari dei prigionieri. Abu Mazen, in visita ufficiale a Malta, ha inviato i suoi migliori auguri anche alla famiglia del combattente libanese Samir Kuntar.

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