Il professore Giovanni Sartori, ieri sul Corrierone, ha pronunciato il suo verdetto sul governo: bocciato per incompetenza.
Chi si salva sono soltanto Tremonti, Brunetta e Sacconi.
Per chi non lo avesse inquadrato, Sartori è quell'arzillo vecchietto spesso ospite di Floris, toscanaccio con la lingua lunga.
Una volta definì il candidato democratico Barack Obama un lavativo perché non frequentava i suoi corsi. Non ci credete? Leggete un po':
"Insegnavo tre cose: teoria della democrazia, che dovrebbe essere rilevante per un futuro presidente; un corso di teoria dei partiti, e anche questo dovrebbe essere di interesse per un futuro presidente; e un corso di logica che spiegava come costruire un discorso e ragionare in politica".
Attenzione, arriva la perla:
"Io non l'ho mai visto questo Obama, in nessuno dei corsi. Ne sono offeso. Allora: o aveva altri obiettivi o faceva il lavativo. Io ero noto come professore severo. Quindi i lavativi mi scansavano. Ho questa prevenzione a titolo personale, e oggi per vendetta non lo voterei. Se ha saltato i miei corsi non sa nulla di democrazia, di partiti, né di buona logica".
Ecco, il tipino è questo qui.
Capite bene, dunque, che non c'è trippa per gatti.
Non per Bossi, ministro alle Riforme.
Non per Maroni al Viminale, non per Frattini agli Affari esteri e via elencando.
Il Nostro considera a "qualificazione zero" la Gelmini, "leggiadra ma ignotissima" (dunque per questo incompetente?) e il neo guardasigilli Alfano. Per non dire della Prestigiacomo "qualificata in bellezza ma non in ecologia".
A uno così l'idea socratica della maieutica non lo sfiora minimamente: lui sa perché accademico.
In quanto accademico sa di tutto: dalla politica alla tv, passando per l'Ambiente. Gli altri invece, che non sono titolari di cattedra, non sanno un tubo.
Davvero la politica in mano ai professoroni diventa più efficace? La storia recente dice di no. Conosco parecchi professoroni che hanno fatto cilecca.
L'Ulivo di Prodi e buona parte dell'ultimo centrosinistra avevano nelle proprie fila politici con un profilo marcatamente tecnico: Romano Prodi con il gruppo del Mulino, Beniamino Andreatta con l'Arel, Tommaso Padoa-Schioppa, Leopoldo Elia, Luigi Spaventa, Giovanni Maria Flick, Luigi Berlinguer, Giuliano Amato, Augusto Fantozzi e altri.
Nonostante la competenza accademica (e comunque avrei da ridire, visto che Padoa-Schioppa si è fatto respingere due provvedimenti importanti dal Consiglio di Stato e dal Tar per incompetenza ad agire), nessuno di loro ha retto all'impatto della politica. E soprattutto nessuno di loro ha cambiato alcunché.
Conosco l'obiezione: ci hanno portati nell'euro.
Bocca taci: a quale prezzo? Con quale cambio lira-euro? Suvvia, barattarono il potere d'acquisto degli italiani con un posto nell'euroclub della finanza. Gli italiani furono tenuti a debita distanza da ogni tipo di consultazione, tant'è che oggi una stragrande maggioranza di popolazione ancora maledice quel cambio e non si sente europea nemmeno un pochino.
Dovevamo stare fuori dall'euro e dall'Europa? Certo che no. Sarebbe bastato non entrare in Europa con il cappello in mano, piagnucolanti: le soluzioni intermedie c'erano.
Torniamo a Sartori. Pardon, al professor Sartori; quello che "Obama era un fannullone perché non frequentava i miei corsi".
Gratta gratta Sartori non può sopportare l'idea che uno come Berlusconi sia ancora presidente del Consiglio, per di più con così tanto consenso.
Il resto è contorno. Fino a pochi giorni prima del voto, il Nostro scriveva sul Corriere che era sicuro del pareggio perché il "porcellum", per sua stessa natura, non poteva che portare al pareggio.
Non solo. Sartori invitava a far impazzire il sistema elettorale attraverso il voto disgiunto.
Né i lettori del Corriere, né gli italiani lo hanno seguito. E infatti Berlusconi ha stravinto.
E, col porcellum, ora governerà a suo modo.
È dura da mandar giù per il professorone, ma il rapporto che lega il Cavaliere coi suoi elettori è carismatico, è leaderistico, è totale. Prescinde dalla competenza così come la intende Sartori.
L'unica forza che si è potuta smarcare da questa tenaglia è stata la Lega, che esercita una leadership analoga sebbene in un territorio delimitato. Dunque, la competenza tecnica degli altri diventa accessoria allorquando un leader dice chiaramente che si farà come dice lui.
La velocità della formazione del governo e il decisionismo di queste prime battute sono un'ottima presentazione. Per non dire che sono ciò che gli italiani vogliono: uno (e uno solo) che si assume la responsabilità di governare.
Infine, un'ultima breve considerazione. Fintanto che l'Italia sarà attorcigliata nella burocrazia, nei mille uffici e nei mille capetti e finché non avrà deciso che forma di governo e di Stato darsi, né Platone né Einstein né Superman riusciranno mai a combinare qualcosa di più.
Sartori si metta l'anima in pace.
Perché Maroni, Bossi, la Gelmini o la Prestigiacomo a prescindere debbono essere incompetenti?
Intanto si tratta di politici che hanno un rapporto diretto col territorio che li ha espressi.
In secondo luogo, hanno competenza politica.
E questo basta in un governo che è appunto politico e non tecnico.
G. Paragone su www@Libero-news.it di oggi
saluti




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