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    Predefinito Il bivio e il futuro di Sd

    Il bivio e il futuro di Sd
    Gianni Melilla*, 09 maggio 2008, 131

    L'intervento La sfida del movimento è fallita, bisogna ora chiedersi come può essere rilanciata. Due sono le possibilità: tornare ad essere la sinistra del Pd oppure costruire una nuova soggettività a sinistra dei democratici, ma che non sia minoritaria, che sia ambientata in Europa e che guardi al Pd come a un alleato. Si facciano dunque assemblee territoriali che eleggano delegati per un'assise nazionale


    Sinistra Democratica non avendo deciso di costituire un partito e prendendo atto della fine del progetto unitario della Sinistra arcobaleno, si trova dinanzi a un bivio inevitabile: tornare alla logica della sinistra di un grande partito (ieri i Ds, oggi il Pd) con modalità ovviamente diverse, oppure andare avanti sul terreno di una nuova soggettività autonoma a sinistra del PD.
    Sarebbe sbagliato illudersi che la nottata prima o poi dovrà passare. Il sistema politico italiano esce terremotato dalle elezioni politiche e amministrative. La nostra risposta per essere efficace deve innanzitutto essere costruita democraticamente, chiamando tutte le compagne e i compagni di Sd a decidere insieme e poi deve essere chiara nella sua prospettiva politica, perché non ci possono essere ambiguità, come è purtroppo successo in questo anno di vita del movimento.

    Voglio innanzitutto partire da due valutazioni: le ‘nostre' responsabilità sulla caduta di Prodi e sullo snaturamento di Sinistra Democratica dopo le speranze suscitate con la sua nascita.

    Il 5 maggio dello scorso anno Fabio Mussi all'EUR disse "il governo ha bisogno di sostegno e stabilità. Si vedono i risultati della sua azione, siamo fuori dell'emergenza dei conti pubblici. Romano Prodi non ti lasciare impressionare, vai avanti", e ancora "noi non dimentichiamo che attorno a Prodi si è costituita l'Unione che ha battuto Berlusconi, che ha fermato l'ondata di destra populistico plebiscitaria che minacciava il cammino democratico dell'Italia antifascista e repubblicana."
    Alcuni parlamentari della sinistra ‘radicale' se ne erano però già dimenticati votando in varie occasioni contro il governo, ma soprattutto di lì a poche settimane ci fu una ‘campagna' contro l'esecutivo e i sindacati sull'accordo per il welfare che culminò a Roma con una grande manifestazione. Il governo ne uscì a pezzi.
    Per la maggior parte dell'elettorato di centrosinistra siamo stati tra i corresponsabili della caduta di Prodi e nelle urne se ne sono ricordati togliendo la fiducia data due anni fa a RC, PdCI e Verdi. Il voto ‘utile' nasce non solo per fermare Berlusconi, ma anche per la delusione verso chi non ha capito la lezione sacrosanta dell'unità del centrosinistra. I sicari di Prodi sono stati Mastella e Dini, ma la sinistra ne ha minato la stabiltà e l'immagine. Mussi all'EUR disse poi un'altra cosa fondamentale: "sarebbe bello se ci fosse subito la possibilità di un big bang, se ci fosse data la possibilità di un qualcosa che assomigli a quanto seppe fare in Francia Francois Mitterand con Epinay. Ma la strada si fa un passo alla volta." Benissimo, ma la Sinistra arcobaleno non evocava certamente la lezione di Mitterand. Sinistra democratica è diventata un pezzo minoritario di un contenitore elettorale guidato da Rifondazione. Cioè siamo spariti, perdendo pezzi importanti come ad esempio i sindacalisti.

    A questo punto che fare. Innanzitutto aprire una riflessione vera non sulla scelta di fare Sinistra democratica un anno fa, che fu giusta, ma su come oggi sia praticabile una presenza autonoma della sinistra rispetto al Partito democratico dopo la disfatta elettorale.
    Per rispondere bisogna chiarire in via preliminare a quale sinistra ci si riferisce. Certamente c'è un piccolo spazio per una sinistra radicale e minoritaria come Democrazia proletaria degli anni '70. Ma a molti di noi non interessa una simile prospettiva su cui sta lavorando una parte di Rifondazione comunista e anche chi pensa di prendere tempo in attesa di buone novelle.
    A me interessa la sinistra di cui parlava Mussi il 5 maggio: "una sinistra non minoritaria; ambientata in Europa; che rappresenti parti grandi della società italiana e che tenga lo sguardo sul mondo; che diventi parte ineliminabile della storia d'Italia; che prenda di petto la crisi della politica moderna; che guardi al Partito democratico non come a un nemico, ma come a un alleato perché l'alleanza di centro sinistra è e sarà il nostro spazio di azione politica." Questa lezione unitaria è più valida di un anno fa, averne smarrito il valore strategico è la causa principale del nostro fallimento.
    Da qui si riparte, da come cioè lavoriamo e ci collochiamo in un nuovo centrosinistra di cui il PD è larghissima parte, con umiltà e realismo, ma con l'ambizione di voler continuare a far vivere gli ideali di una sinistra vera. Per questo dobbiamo capire, senza alcun pregiudizio, qual è la funzione politica che vogliamo avere. La precipitazione organizzativa viene dopo, perché il mezzo deve venire dopo aver stabilito la nostra missione.

    Questa ricerca deve trovare un punto d'approdo a breve termine, coinvolgendo tutte le compagne e i compagni che hanno creduto nel progetto di Sinistra Democratica. La proposta di assemblee territoriali che discutano ed eleggano delegati per un'assemblea nazionale che decida il futuro di Sinistra Democratica mi sembra l'unica in grado di favorire un'effettiva partecipazione democratica alle nostre scelte.
    Dobbiamo essere sinceri fino in fondo: come disse Winston Churchill dopo la battaglia di El Alamein, siamo "alla fine dell'inizio". La scommessa del 5 maggio di Sd è fallita. Bisogna ora chiedersi se e come può essere rilanciata quella difficile sfida.

    *Coordinatore regionale SD Abruzzo


    http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=7615

  2. #2
    dubito, ricerco, costruisco
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    vada pure nel pd, allora. ci vadano anche bertinotti e company, insieme ai verdi.
    andate andate a dar forza a D'Alema, l'unico che vi sta proteggendo...

  3. #3
    Vamos bien!
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    Andranno col PS, è la loro sede naturale, si chiamano Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, sono socialisti di sinistra. Sarebbe più logico adesso vadano lì, la loro alternativa sarebbe sciogliere il Prc per rifarsi il PDS diciotto anni dopo.

  4. #4
    no offshore
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    vadano dove vogliono,basta che siano lontano da noi

  5. #5
    Ribelle senza gloria
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    Citazione Originariamente Scritto da PRC-Enna Visualizza Messaggio
    Andranno col PS, è la loro sede naturale, si chiamano Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, sono socialisti di sinistra. Sarebbe più logico adesso vadano lì, la loro alternativa sarebbe sciogliere il Prc per rifarsi il PDS diciotto anni dopo.

    anche secondo me andranno con i socialisti..

  6. #6
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    importante è vincere, non partecipare
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    si tratta di un malato terminale che ancora si ostina a fare progetti per il futuro.
    lasciategli l'illusione.

    una prece

 

 

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