…quella giusta
di GIANLUIGI PARAGONE www.libero-news.it di oggi
Sulla sicurezza il governo Berlusconi è partito in quarta. I ministri Alfano e Maroni hanno già steso i punti del pacchetto sicurezza, affrontando la questione sia sotto il profilo dell'ordine pubblico sia sotto quello dell'impatto con la giustizia.
Criminali di casa nostra e criminali di importazione: non si guarderà in faccia a nessuno.
Si tratta di una sfida tra le più attese, soprattutto perché immediatamente verificabile: basta buttare un occhio nelle strade, nelle periferie, nelle zone delle stazioni, ai semafori, per vedere se l'andazzo sta cambiando. Il ministro dell'Interno ha cominciato la propria azione confrontandosi coi sindaci e partendo subito da quello di Roma Alemanno e a seguire con quello di Milano Letizia Moratti.
Bene. Chi infatti meglio dei sindaci tiene sotto controllo il polso della situazione? Chi, se non i sindaci, sente per primo le lagnanze dei cittadini quando i balordi disturbano il quieto vivere?
Ieri il Tar della Lombardia ha bocciato la famosa ordinanza "antisbandati" del sindaco di Cittadella Massimo Bitonci. Breve sintesi degli accadimenti. Eravamo nel pieno delle polemiche con l'allora ministro Amato per la "mollezza" del governo verso gli immigrati; Bitonci se ne uscì con un'ordinanza in base alla quale lo straniero che non dimostrava un reddito minimo annuale di cinquemila euro e un indirizzo di fissa dimora veniva segnalato (...) (...) alle autorità competenti per l'allontana mento.
Una cosa ragionevole.
Amato invece la prese come una sfida della Lega.
E la magistratura iscrisse Bitonci nel registro degli indagati.
Bossi capì al volo l'importanza politica di quella ribellione che partiva dal basso. Ci mise un attimo a sposare la causa del suo sindaco padovano e convinse tutti i primi cittadini del Carroccio a copiare l'ordinanza anti-sbandati.
Oggi Massimo Bitonci siede in Parlamento e a Cittadella la Lega è il primo partito.
La sua ordinanza, dicevamo, è stata respinta ieri dal Tar. E le ragioni si possono anche capire: quell'ordinanza fu una forzatura, sebbene reggesse su una ratio più che legittima, cioé difendere i propri cittadini da chi sta in Italia senza lavoro e quindi procura danni agli altri.
Si può evitare allora che le giuste intuizioni di una giunta siano poi vanificate da altrettanto corrette - almeno sotto il profilo formale - decisioni della magistratura?
Sì, basta inserire in un decreto ministeriale le linee guida dell'ordinanza di Bitonci. Fare cioè in modo che guadagno minimo e stabilità di dimora diventino due parametri di riferimento per tutti.
Del resto la Bossi-Fini è chiara, in Italia si viene per lavorare e non per commettere reati. Il sindaco di Cittadella ha solo tradotto in atto amministrativo un malessere comune. Formalmente è in difetto con la legge perché manca una normativa di riferimento cui "appendere" l'ordinanza.
Tocca a Maroni colmare quel vuoto e consegnare alle amministrazioni comunali gli strumenti più idonei per affrontare la questione sicurezza con norme chiare e rigorose.
Una volta emanate, spetterà alla politica scegliere se farle proprie oppure se considerarle troppo restrittive.
Intanto però ci sono. Così come a Milano c'è un commissario di governo straordinario per l'emergenza rom in Lombardia: 23mila nomadi nella sola provincia di Milano. Decisamente troppi. La scelta è caduta sul prefetto Gian Valerio Lombardi, persona seria e competente. Toccherà a lui intervenire chirurgicamente per delocalizzare i troppi campi rom di Milano (spalmandoli in tutta la Lombardia, in aree con scarsa densità abitativa) e poi individuare una quota compatibile, fissata la quale non si tollereranno più accampamenti vari. Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati (Pd), chiede un rimpatrio di tutti i 23mila nomadi.
Certo, ora che Prodi non è più al governo, è più facile dirlo. Facciamo così, lo prendiamo in parola: faccia approvare in consiglio provinciale dalla sua maggioranza (cioè col voto anche della sinistra radicale) una richiesta simile e poi l'appoggiamo anche noi. Oggi come oggi, per la maggioranza degli italiani dire campi rom significa dire zingari; e dire zingari significa richiamare abitudini illegali legate allo sfruttamento dei bambini, a furti, a borseggi e a reati anche più gravi come per esempio il traffico di armi. Aver tollerato l'incremento dei campi rom nelle città italiane e, al contrario, non aver ascoltato il disagio dei cittadini ha provocato il rigetto e la generalizzazione in negativo.
Bastava ascoltare il disagio dei cittadini qualche tempo prima e forse questa escalation di violenza e di rabbia non ci sarebbero stati.
Opera e Sesto San Giovanni, due importanti città appena fuori Milano, hanno cambiato, dopo decenni di monopolio rosso, il colore politico per affidarsi alle ricette rigorose del centrodestra e della Lega.
Maroni, Alfano e tutto il governo fanno bene a non perdere tempo nel mostrare un inedito piglio decisionista. La scelta di introdurre il reato di immigrazione clandestina va verso questa direzione: speriamo che la maggioranza non voglia cincischiare eccessivamente sull'opportunità di una scelta così radicale. Se lotta dura all'immigrazione dev'essere, che lo sia. Punto e basta. Altrimenti, fuori dai confini italici, nessuno crederà alla nostra tolleranza zero.
Ps:
IL SÌ DI PENATI
Anche il presidente della Provincia Filippo Penati, di centrosinistra, plaude all'iniziativa dell'esecutivo e attacca Prodi: «Sulla sicurezza con lui si è solo perso tempo».
saluti




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