OMNIA SUNT COMMUNIA

Ricevo e pubblico


Comunicato conclusivo dell’assemblea nazionale del 4 maggio (Csoa Rivolta, Marghera)

Il dito e la luna

Crisi della globalizzazione e autonomia dei movimenti

Venerdì 9 maggio 2008

Che ci fosse attenzione, grande aspettativa, che la scelta fosse puntuale e azzeccata, lo avevamo intuito, ma quanto è accaduto domenica costituisce un segnale ancora più positivo. Oltre 800 persone al centro sociale Rivolta, provenienti da tutta Italia (Roma, Bologna, Milano, Napoli, Torino, Alessandria, Firenze, Pisa, Genova, Reggio Emilia, Parma, Rimini, Macerata, Jesi oltre che da molte realtà territoriali del Nord-est), per riprendere la parola dopo i fatti delle ultime settimane, un grande sforzo collettivo per leggere la fase, la crisi della globalizzazione e la fine della rappresentanza politica. Una giornata ricca, di riflessione, di interventi, di confronto.
Ed è proprio sulle trasformazioni del mondo globale che si è concentrata la prima parte dell’assemblea, nella convinzione che il collasso della sinistra italiana è fenomeno parziale di un processo di mutazione assai più ampio e più complesso. La crisi americana dei mutui subprime, infatti, porta con se un passaggio strutturale che segnala in pieno tanto i limiti del neoliberismo, quanto l’impossibilità del riformismo. Riformismo battutto ovunque in Europa (fa eccezione la Spagna zapaterista) perchè incapace di modificare gli istituti del Welfare nella scena globale e di fronte all’affermazione piena delle nuove forme del lavoro e della produzione di valore. Capitale finanziario, centralità del rapporto tra rendita ed espansione del capitale cognitivo, dislocazione sul terreno privato del deficit spending di welfaristica memoria, sono i fenomeni che articolano la crisi e con essa l’impasse riformistico, così come il ripiegamento neo-protezionistico di larghe aree un tempo ultraliberali. Neanche la guerra di Bush, in questo senso, è riuscita a ridurre gli urti della crisi, quella della net-economy prima (2000), quella del debito oggi. Dentro questo quadro l’esaurimento della rappresentanza politica ha trovato ulteriore declinazione, con riferimento specifico allo tsunami italico. Fine della sinistra e fine della rappresentanza, i due elementi viaggiano comunemente. Senza alcuna nostalgia per la sinistra, con la consapevolezza di aver lavorato in questi anni, nel succedersi dei cicli di movimento, affinchè questo processo si determinasse, abbiamo con forza affermato la possibilità piena, quanto mai attuale, di poterci dire «marxisti non di sinistra». In questo senso il discorso sull’esercizio comune è stato decisivo per cominciare ad elaborare un pensiero oltre la rappresentanza e la sua fine. Il problema del comune (un esercizio, una produzione, non un bene o un oggetto) si pone come campo problematico all’interno del quale ripensare la soggettività e le sue articolazioni: le autonomie come nuova dimensione ontologica del sociale; la rete, intesa in senso forte, come dinamica organizzativa in grado di fare i conti con il rapporto delicato e sempre aperto tra territorio e spinte deterritorializzanti. Il comune e il suo esercizio, dunque, come nuova ricerca politica sulla soggettività e sul movimento.
Cosa diventa, infatti, il movimento nella fase che si apre? Come affrontare la crisi di forma che riguarda complessivamente le dinamiche di movimento? L’assemblea di Marghera è stata, da questo punto di vista, estremamente precisa: il movimento non è più praticabile nei termini di un dispositivo di servizio o di rappresentanza. L’autonomia del movimento non è scelta congiunturale, ma scelta strutturale/strategica per affrontare una nuova esperienza costituente, in grado di connettere la potenza e l’espressione dei conflitti sociali e diffusi. Sono le lotte di questi ultimi anni e la debacle dell’esperimento riformistico del governo Prodi e delle sinistre radicali, a rendere impraticabile un’idea e una forma di movimento in termini di rappresentenza, seppur di nuova natura. Altrettanto, non è pensabile il movimento che viene in rapporto lineare e diretto con la fine della sinistra: così come non si tratta di ricostruire la sinistra, sarebbe dannoso pensare un nuovo spazio pubblico di movimento come raccolta dei naufraghi. Ripensare il movimento in termini di autonomia e di espressione significa in primo luogo rilanciare l’inchiesta sui comportamenti sociali, un’inchiesta costituente che guardi alla composizione di istanze di movimento molteplici, irrappresentabili. In secondo luogo rimane aperta la questione dello spazio pubblico, di uno spazio cioè ostile alla rappresentanza, ma capace di discorso, di organizzazione, di programma (compiutamente post-socialista). La seconda parte dell’assemblea, composta di moltissimi interventi, ha cominciato a muovere il ragionamento proprio sugli elementi programmatici: Vicenza e Napoli e la tematica dei beni comuni e dell’autogoverno; la nuova centralità del tema del reddito dentro il quadro di crisi verticale del salario e della contrattazione nazionale; la formazione, dalla scuola all’università, settore strategico di intervento sulla questione della precarietà e della mutazione della composizione di classe; i migranti, da Verona a Reggio Emilia, le prime straordinarie forme di autorganizzazione; le donne nella nuova dinamica di conflitto attorno alla tematica dei corpi e contro le nuove forme di biopotere. Una scena estremamente significativa per qualità e quantità, una scena che rimanda ad un approfondimento assai più ampio, a partire dall’accumulo di esperienze concrete e di prime verifiche sul campo.
Ed è proprio l’esigenza di definire con più compiutezza l’idea di spazio pubblico di movimento a partire dalle istanze di intervento sociale che l’assemblea ha deciso di riconvocarsi per il 4-5 ottobre. Una due giorni in cui tornare sulle questioni di programma (migranti, formazione, precarietà, beni comuni etc.) e all’interno della quale tematizzare la questione del prossimo G8 italiano, previsto per il 2009, partendo dall’idea che la scena globale è radicalmente mutata e che va altrettanto ripensato il conflitto sulle istituzioni proprie della globalizzazione in crisi.

5.05.2008


Assemblea nazionale – Csoa Rivolta, Marghera
promossa dal Global Meeting Network



ARDITI NON GENDARMI