Originariamente Scritto da
Shardana Ruju
Certo, è una delle derive prodotte dalla fine, dalla soppressione violenta delle tradizioni comunitarie (comunitarismo in tal senso, come tu dici) che hanno segnato la storia isolana.
Tutto ciò che nega una identità, che la reprime, ingenera patologie in quella stessa identità, resa incapace di "esprimersi" liberamente per ciò che è.
Non è una novità.
Occorrerebbe non tanto una "traduzione" in chiave moderna della nostra cultura, quanto più che altro la costruzione di una "modernità" nostra.
Una modernità che sappia concederci la libertà di "immaginare" il nostro destino, evitando il passaggio attraverso i fallimentari e disastrosi "miti" tecnocratici del "progressismo determinista" (tutto ciò che è sviluppo tecnico non è in sé "buono e giusto": lo scientismo non risponde della complessità umana).
Insomma, se da una parte abbiamo una situazione innegabilmente deformata da uno sviluppo non autocentrato, non endogeno né fisiologico (con tutte le "arretratezze" del caso), dall'altra non dobbiamo assolutamente cadere nella trappola letale dell'adesione acritica a modelli societari i quali, pur presentandosi come "moderni", hanno rivelato la loro incompatibilità con i valori solidaristici che marcano la nostra, come le altre civiltà umane.
Viceversa, accettando acriticamente una generica "modernità", per sfuggire alle storture determinate da un passato di subordinazione neocoloniale, si cadrebbe nella trappola senza ritorno della "normalizzazione", dell'annichilimento definitivo delle peculiarità che rendono unica l'identità nazionale sarda.
Un annichilimento di fatto già in atto, per tramite di quel complesso mediatico che oggi, assumendo una funzione normativa, “pedagogica”, formativa, inculca nelle menti dei più giovani una concezione esistenziale la quale, lingua sarda o meno, di sardo nella sostanza non ha nulla.
Nulla perché mancano, perché in essa sono negati quei valori, quelle tendenze più nobilmente umane, che differenziano l'essere umano civile dalla sua “nemesi” (certi fatti di cronaca recenti definiscono senza bisogno di commenti a quale "mostro" mi riferisco).
Ciò a dire che questi valori eudemonici non sono peculiarità esclusiva della civiltà sarda (per amor di Dio), ma sono senz'altro in essa presenti, e come elementi costitutivi, declinati, espressi in modo peculiare, unico, come unica è la personalità di ogni individuo pur facendo questo parte della comune specie umana.
Anche per questo motivo, come per molti altri non meno gravi, ritengo che la questione nazionale sarda debba trovare una corretta cornice di inserimento entro un più ampio contesto federale europeo.