
Originariamente Scritto da
victorino
E vabbè....
p.s: Ho staccato un pò sulla discussione circa la Napoli del passato perchè con alcuni non si è in grado di discuterne serenamente. Vanno avanti fideisticamente. E un fedele come fai a farlo ragionare? Non riesce a vedere cosa c'è sotto il suo naso. E nonostante sia folle definire grandiosa e ai vertici d'Europa una Napoli tanto disgraziata, i fanatici accecati dalla fede lo fanno.
Claude si è infuriato. Ha riportato resoconti che descrivevano la bellezza paesaggistica di Napoli, quella non dipende dalla civiltà dei napoletani, e un articolo del Corriere della Sera del 1983 scritto da un meridionalista. Lui avrà raccattato ogni cosa di buono scritta nel passato su Napoli, ha trovato solo queste due o tre cose di chi parla delle bellezze naturali di Napoli. Io ho in archivio scritti di centinaia di personalità che l'hanno visitata e sono tutti resoconti che, dopo aver sottolineato le bellezze naturali che Dio ha donato a Napoli, fanno gelare il sangue circa la popolazione della città. Non ci vuole molto ad ottenerli, basta andare in libreria. Claude, hai paura di andare in libreria, di chiedere libri che descrivano la Napoli del passato e di scroprire qualcosa che potrebbe non piacerti?
Nessuno ha mai negato le bellezze naturali di Napoli. In questa direzione va proprio lo scritto di Elisabetta Gonzaga che coniuga la bellezza paesaggistica, mai negata da nessuno, di cui Claude si vanta, alla realtà umana della Napoli di quel tempo, non tanto diversa da quella di oggi.
Che popolo !
“ Che popolo ! E son questi i discendenti dei Greci ? Piuttosto son prova eccellente che tutto degenera, sopratutto l'uomo. Quella loro felice organizzazione di società, quei sensi perfetti, cosi fini, cosi delicati, cosi adatti a cogliere, ad abbellire la natura, son allora divenuti cosi ottusi, laidi e grossolani ?
Le belle arti non nascono più qui; un popolo cosi degenerato, cosi degradato non può avere idee del vero bello; una indole cosi ferina non potrà servir da modello. A Roma ho visto le meraviglie dell'arte, qui riesco solo a scorgere i prodigi della natura. Essa è la sola ad agire, l'uomo cade qui in inerzia ed abominio. La sua società lo getta in una tale indolenza che forse non uscirà mai dall'apatia in cui sarà sprofondato da tempi immemorabili.
L'orgoglio che gli ispira il suo cielo, il suo clima, la sua buona tavola, il suo paese, da lui creduto il più bello e il migliore dell'universo, e la lussuria del vivere indolente che l'ha sorpreso prima della civilizzazione, l'abbagliano e gli impediscono di scorgere le tenebre della sua ignoranza, della sua selvatichezza.
Si può dire che qui l'uomo è allo stesso tempo vicinissimo e lontanissimo alla natura: barbaro e depravato. Specialmente il popolo, la natura lo ha modellato come un camaleonte: da una vivacità convulsa passa subitaneamente all'abbattimento dell'istupidimento. Esso è di volta in volta vile e temerario, semplice e furbo, superstizioso ed empio, venale, scaltro e in un certo senso indifferente a tutto. Ruba e truffa per aver di che vivere e abbandonarsi cosi a quel far niente che è la sua suprema voluttà. Sembra trovar la felicità solo nella sua inesistenza. Quanto sarebbe necessaria l'arte dell'educazione per questa gente: se si trascura il corpo esso si degrada di meno di quello che accade se si abbandona la coltura dello spirito per un sol istante. La minima negligenza gli diviene funesta. E lo vediamo in queste genti !
Napoli è bellissima, e molto interessante per le meravilgie della natura; ma l'uomo non ne è il suo capolavoro. E' un bel teatro, ma gli attori son maschere mostruose.
Qui gli abitanti stanno a testimoniare senza possibilità di smentita che il quadro più desolante, più umiliante della società è quello di una città che è allo stesso tempo nell'infanzia per la barbarie e nella vecchiaia per la corruzione; una città in cui è impossibile trovar i vantaggi della civilizzazione, allo stesso modo in cui è cancellata l'innocenza della natura . ”
Elisabetta Gonzaga
A Napoli nel 1790
da: Lettres sur l'Italie, la France et L'Allemagne pour les beaux arts, Hambourg 1797