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  1. #121
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    Io vorrei anche sottolineare le responsabilità delle opposizioni (centrodestra), dei partiti della sinistra estrema (verdi e rifondazione) e della chiesa cattolica nel disastro rifiuti.

    Parroci, noglobal, demagoghi e comitati politici di destra hanno boicottato per decenni qualsiasi inziativa per costruire termovalorizzatori, CDR e quant'altro.

    Se il termovalorizzatore di Acerra è ancora in costruzione è colpa anche di questo variegato fronte demagogico dell'irresponsabilità.

  2. #122
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Se il termovalorizzatore di Acerra èancora in costruzione è colpa anche di questo variegato fronte demagogico dell'irresponmsabilità.
    per nulla proprio,le proteste non hanno ritardato l'inceneritore manco di un giorno,semmai è dovuto ad altre ragioni il fermo dell'inceneritore,si vede che sei poco informato

  3. #123
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Ma per piacere, ma che 15%! A Napoli la differenziata è a zero. Io vedo solo da sempre solo immondizia gettata a caso, scatoloni, elettrodomestici, mobili buttati a casaccio. Io non so chi li diffonde questi dati
    da bravo radicale sei abituato a dare testimonizne oculari su imitazione di antonio russo, l'85% va a finire nei cassonetti alla rinfusa, ma il resto viee differenziato, se guardi dentro i ontenitori della differnziata portai vedere moltissime bottiglie e lattine, se passi ogni sera in zone come via toledo, potrai vedere il camion che raccoglie i cartoni dei negozi, in tutti i quartieri di napoli due volte alla settimana i camioncini che raccoglono la carta dai continitori che si rovano nei condomini, la percentuale è piccola, ma di certo non si può dire che è nulla, inoltre nelle grandi città del centrosud difficilmente si fa di meno peggio, inoltre a causa della mancanza di impianti di compostaggio a napoli è impossibile effettuare la raccolta dell'umido, se questa fosse possibile basterebbe che chi già effettua la differenziata differenziasse anche l'umido per oltrepassare il 20%

    http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=9271

    Rifiuti > Diario da Napoli
    Napoli: raccolta differenziata al 13,30%

    La raccolta differenziata non decolla, la produzione dei rifiuti aumenta, anche se di poco, ma l’emergenza sembra essere ormai solo un brutto ricordo



    di Simona Cipollaro
    giovedì 17 aprile 2008 12:40
    (ultima modifica giovedì 17 aprile 2008 167)


    Non sono particolarmente entusiasmanti i dati sulla raccolta differenziata della città di Napoli relativi al mese di marzo. Sul totale dei rifiuti prodotti, infatti, la percentuale di differenziata si attesta sul 13,30% a fronte del 15,50 % che aveva caratterizzato il mese di febbraio. Il dato va letto però con attenzione. In termini assoluti, infatti, la raccolta si è tenuta pressoché costante, con un incremento di 400 tonnellate rispetto al mese precedente, che però sono attribuibili ai due giorni in più su cui è stato calcolato il dato (29 per il mese di febbraio, 31 per marzo). Alla luce di questo, si può dire che non è un calo della raccolta differenziata a determinare la diminuzione in termini percentuali, bensì un probabile incremento nella produzione stessa dei rifiuti.
    Resta ancora alta la raccolta di carta e cartone che, con 3082 tonnellate, è pari a circa la metà del totale di materiale differenziato durante il mese. Il multimateriale leggero e la plastica, invece, pesano ancora troppo poco sulla raccolta nel suo complesso, raggiungendo solo 862 tonnellate. Cala di quasi di quasi due terzi la frazione verde, di cui sono state raccolte circa 200 tonnellate in meno rispetto a febbraio e resta ancora pari a zero la raccolta dei RAEE, su cui non è stata fatta alcuna campagna informativa, almeno dal comune di Napoli.
    In conclusione, nell’ultimo mese sono accadute due cose. Innanzitutto, non ci sono stati nuovi investimenti sulla raccolta differenziata, che è rimasta infatti costante, ed è aumentata, seppur di poco, la produzione del rifiuto.
    Non sembra, almeno stando a quanto sta accadendo in questi giorni, che la situazione sia destinata a cambiare. La sensazione che si avverte è, infatti, che tutto sia tranquillo e che l’emergenza sia finita, ciò che importa è che non si vedano più in giro cumuli si immondizia. Questo significa da parte delle amministrazioni una maggiore pigrizia rispetto al problema e da parte della società civile una minore attenzione. Intanto, se è vero che la città non ha più spazzatura per le strade, lo stesso non si può ancora dire della provincia, ma in fondo contano solo le apparenze.

    I risultati della raccolta differenziata di marzo a Napoli

  4. #124
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21 Visualizza Messaggio
    per nulla proprio,le proteste non hanno ritardato l'inceneritore manco di un giorno,semmai è dovuto ad altre ragioni il fermo dell'inceneritore,si vede che sei poco informato
    E vabbè....

    p.s: Ho staccato un pò sulla discussione circa la Napoli del passato perchè con alcuni non si è in grado di discuterne serenamente. Vanno avanti fideisticamente. E un fedele come fai a farlo ragionare? Non riesce a vedere cosa c'è sotto il suo naso. E nonostante sia folle definire grandiosa e ai vertici d'Europa una Napoli che nella Storia è stata sempre profondamente disgraziata, i fanatici accecati dalla fede lo fanno.

    Claude si è infuriato. Ha riportato resoconti che descrivevano la bellezza paesaggistica di Napoli, quella non dipende dalla civiltà dei napoletani, e poi un articolo del Corriere della Sera del 1983 scritto da un meridionalista. Lui avrà raccattato ogni cosa di buono scritta nel passato su Napoli, ha trovato solo queste due o tre cose in cui si parla delle bellezze naturali di Napoli. Io ho in archivio scritti di centinaia di personalità che l'hanno visitata e sono tutti resoconti nei quali gli autori, dopo aver sottolineato le bellezze naturali che Dio ha donato a Napoli, fanno gelare il sangue descrivendo la realtà umana della città. Non ci vuole molto ad ottenerli, basta andare in libreria. Claude, hai paura di andare in libreria, di chiedere libri che descrivano la Napoli del passato e di scroprire qualcosa che potrebbe non piacerti?

    Ripeto che nessuno ha mai negato le bellezze naturali di Napoli. In questa direzione va proprio lo scritto di Elisabetta Gonzaga che coniuga la bellezza paesaggistica, di cui Claude si vanta, alla realtà umana della Napoli di quel tempo, non tanto diversa da quella di oggi.


    Che popolo !

    “ Che popolo ! E son questi i discendenti dei Greci ? Piuttosto son prova eccellente che tutto degenera, sopratutto l'uomo. Quella loro felice organizzazione di società, quei sensi perfetti, cosi fini, cosi delicati, cosi adatti a cogliere, ad abbellire la natura, son allora divenuti cosi ottusi, laidi e grossolani ?
    Le belle arti non nascono più qui; un popolo cosi degenerato, cosi degradato non può avere idee del vero bello; una indole cosi ferina non potrà servir da modello. A Roma ho visto le meraviglie dell'arte, qui riesco solo a scorgere i prodigi della natura. Essa è la sola ad agire, l'uomo cade qui in inerzia ed abominio. La sua società lo getta in una tale indolenza che forse non uscirà mai dall'apatia in cui sarà sprofondato da tempi immemorabili.
    L'orgoglio che gli ispira il suo cielo, il suo clima, la sua buona tavola, il suo paese, da lui creduto il più bello e il migliore dell'universo, e la lussuria del vivere indolente che l'ha sorpreso prima della civilizzazione, l'abbagliano e gli impediscono di scorgere le tenebre della sua ignoranza, della sua selvatichezza.

    Si può dire che qui l'uomo è allo stesso tempo vicinissimo e lontanissimo alla natura: barbaro e depravato. Specialmente il popolo, la natura lo ha modellato come un camaleonte: da una vivacità convulsa passa subitaneamente all'abbattimento dell'istupidimento. Esso è di volta in volta vile e temerario, semplice e furbo, superstizioso ed empio, venale, scaltro e in un certo senso indifferente a tutto. Ruba e truffa per aver di che vivere e abbandonarsi cosi a quel far niente che è la sua suprema voluttà. Sembra trovar la felicità solo nella sua inesistenza. Quanto sarebbe necessaria l'arte dell'educazione per questa gente: se si trascura il corpo esso si degrada di meno di quello che accade se si abbandona la coltura dello spirito per un sol istante. La minima negligenza gli diviene funesta. E lo vediamo in queste genti !
    Napoli è bellissima, e molto interessante per le meravilgie della natura; ma l'uomo non ne è il suo capolavoro. E' un bel teatro, ma gli attori son maschere mostruose.
    Qui gli abitanti stanno a testimoniare senza possibilità di smentita che il quadro più desolante, più umiliante della società è quello di una città che è allo stesso tempo nell'infanzia per la barbarie e nella vecchiaia per la corruzione; una città in cui è impossibile trovar i vantaggi della civilizzazione, allo stesso modo in cui è cancellata l'innocenza della natura . ”

    Elisabetta Gonzaga
    A Napoli nel 1790
    da: Lettres sur l'Italie, la France et L'Allemagne pour les beaux arts, Hambourg 1797

  5. #125
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    Citazione Originariamente Scritto da victorino Visualizza Messaggio
    E vabbè....

    p.s: Ho staccato un pò sulla discussione circa la Napoli del passato perchè con alcuni non si è in grado di discuterne serenamente. Vanno avanti fideisticamente. E un fedele come fai a farlo ragionare? Non riesce a vedere cosa c'è sotto il suo naso. E nonostante sia folle definire grandiosa e ai vertici d'Europa una Napoli tanto disgraziata, i fanatici accecati dalla fede lo fanno.

    Claude si è infuriato. Ha riportato resoconti che descrivevano la bellezza paesaggistica di Napoli, quella non dipende dalla civiltà dei napoletani, e un articolo del Corriere della Sera del 1983 scritto da un meridionalista. Lui avrà raccattato ogni cosa di buono scritta nel passato su Napoli, ha trovato solo queste due o tre cose di chi parla delle bellezze naturali di Napoli. Io ho in archivio scritti di centinaia di personalità che l'hanno visitata e sono tutti resoconti che, dopo aver sottolineato le bellezze naturali che Dio ha donato a Napoli, fanno gelare il sangue circa la popolazione della città. Non ci vuole molto ad ottenerli, basta andare in libreria. Claude, hai paura di andare in libreria, di chiedere libri che descrivano la Napoli del passato e di scroprire qualcosa che potrebbe non piacerti?

    Nessuno ha mai negato le bellezze naturali di Napoli. In questa direzione va proprio lo scritto di Elisabetta Gonzaga che coniuga la bellezza paesaggistica, mai negata da nessuno, di cui Claude si vanta, alla realtà umana della Napoli di quel tempo, non tanto diversa da quella di oggi.


    Che popolo !

    “ Che popolo ! E son questi i discendenti dei Greci ? Piuttosto son prova eccellente che tutto degenera, sopratutto l'uomo. Quella loro felice organizzazione di società, quei sensi perfetti, cosi fini, cosi delicati, cosi adatti a cogliere, ad abbellire la natura, son allora divenuti cosi ottusi, laidi e grossolani ?
    Le belle arti non nascono più qui; un popolo cosi degenerato, cosi degradato non può avere idee del vero bello; una indole cosi ferina non potrà servir da modello. A Roma ho visto le meraviglie dell'arte, qui riesco solo a scorgere i prodigi della natura. Essa è la sola ad agire, l'uomo cade qui in inerzia ed abominio. La sua società lo getta in una tale indolenza che forse non uscirà mai dall'apatia in cui sarà sprofondato da tempi immemorabili.
    L'orgoglio che gli ispira il suo cielo, il suo clima, la sua buona tavola, il suo paese, da lui creduto il più bello e il migliore dell'universo, e la lussuria del vivere indolente che l'ha sorpreso prima della civilizzazione, l'abbagliano e gli impediscono di scorgere le tenebre della sua ignoranza, della sua selvatichezza.

    Si può dire che qui l'uomo è allo stesso tempo vicinissimo e lontanissimo alla natura: barbaro e depravato. Specialmente il popolo, la natura lo ha modellato come un camaleonte: da una vivacità convulsa passa subitaneamente all'abbattimento dell'istupidimento. Esso è di volta in volta vile e temerario, semplice e furbo, superstizioso ed empio, venale, scaltro e in un certo senso indifferente a tutto. Ruba e truffa per aver di che vivere e abbandonarsi cosi a quel far niente che è la sua suprema voluttà. Sembra trovar la felicità solo nella sua inesistenza. Quanto sarebbe necessaria l'arte dell'educazione per questa gente: se si trascura il corpo esso si degrada di meno di quello che accade se si abbandona la coltura dello spirito per un sol istante. La minima negligenza gli diviene funesta. E lo vediamo in queste genti !
    Napoli è bellissima, e molto interessante per le meravilgie della natura; ma l'uomo non ne è il suo capolavoro. E' un bel teatro, ma gli attori son maschere mostruose.
    Qui gli abitanti stanno a testimoniare senza possibilità di smentita che il quadro più desolante, più umiliante della società è quello di una città che è allo stesso tempo nell'infanzia per la barbarie e nella vecchiaia per la corruzione; una città in cui è impossibile trovar i vantaggi della civilizzazione, allo stesso modo in cui è cancellata l'innocenza della natura . ”

    Elisabetta Gonzaga
    A Napoli nel 1790
    da: Lettres sur l'Italie, la France et L'Allemagne pour les beaux arts, Hambourg 1797

    "Napoli è l’unica capitale d’Italia, tutte le altre grandi città sono delle Lione rafforzate"

    “ Napoli, la gran città ricca di storia, con Parigi, la sola possibile capitale d’Europa! ”


    Stendhal

  6. #126
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    Citazione Originariamente Scritto da victorino Visualizza Messaggio
    E vabbè....

    p.s: Ho staccato un pò sulla discussione circa la Napoli del passato perchè con alcuni non si è in grado di discuterne serenamente. Vanno avanti fideisticamente. E un fedele come fai a farlo ragionare? Non riesce a vedere cosa c'è sotto il suo naso. E nonostante sia folle definire grandiosa e ai vertici d'Europa una Napoli che nella Storia è stata sempre profondamente disgraziata, i fanatici accecati dalla fede lo fanno.

    B]
    cosa c'è di fideistico in quello che ho detto?sei tu che sei tanto arrogante quanto disinformato.L'inceneritore di Acerra non è fermo per le proteste della popolazione,ma per le procedure burocratiche che prima ne hanno ritardato la gestione e poi la gara di affidamento,che piu' volte e' andata deserta perchè il governo non aveva ancora sbloccato i cip6

  7. #127
    Voi l'avete votati io NO
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    NAPOLETANI ....TRANQUILLI STO ARRIVANDO


  8. #128
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    Citazione Originariamente Scritto da Spartaco Visualizza Messaggio
    "Napoli è l’unica capitale d’Italia, tutte le altre grandi città sono delle Lione rafforzate"

    “ Napoli, la gran città ricca di storia, con Parigi, la sola possibile capitale d’Europa! ”


    Stendhal
    Negli scritti che ho letto tutti descrivono la bellezza di Napoli. Ma questo ha poco a che fare con la realtà sociale. Anche attualmente Napoli paesaggisticamente è bella. Però non è grandiosa ma terzo mondo a livello economico

    http://www.unioncamere.it/allegati/c...007%20corr.doc

    sociale:

    http://www.repubblica.it/2004/k/sezi...p/davanap.html

    http://www.repubblica.it/2006/11/sez...napoli-1-.html

    Insomma Napoli non è cambiata. E' questa la realtà. Non è mai stata grande e non lo è nemmeno ora. L'accecato campanilismo filonapoletano è dannoso solo e soltanto per i napoletani. Solo partendo dalla realtà si può migliorare. Per Napoli è necessario cambiare ciò che è sempre stata perchè mai Napoli ha funzionato e mai ha garantito ai napoletani una vita decente.

    La scuola di rapina

    “ Il carnevale che passai a Napoli non fu certo brillante, affatto diverso dal veneziano, direi inquietante.
    Vidi tuttavia abbastanza per giudicar i piaceri del popolo, ed il popolo dai suoi piaceri. Il tutto si aprì con una cosiddettacuccagna, il più barbaro spettacolo di questo mondo.
    Su un grande palco, ornato con rustiche decorazioni, davanti al castello angioino o al magnifico palazzo reale, si poneva enorme quantità di viveri, disposti in modo da formar essi stessi una bizzarra decorazione. Vi sono, barbaramente crocifissi, oche, polli, tacchini, maiali, che, infissi ancora vivi a due o tre chiodi e dunque sanguinanti, divertono il popolo coi loro movimenti convulsi fino al momento in cui sarà loro concesso di andarli ad arraffare.
    Pagnotte, baccalà, quarti di bue, montoni che pascolano in una parte della scena, rappresentante un campo agreste custodito da eleganti uomini di cartone, pezze di tela a formar le onde del mare, sul quale si vede un vascello carico di vettovaglie o di mobili, molto desiderati, secondo gli usi locali.
    Cosi è dunque disposta l'esca apprestata, talora con certo buon gusto, per questo popolo selvaggio, per eccitarne o meglio perpetuarne la voracità e l'amore per il furto.
    Poichè, dopo aver visto questo spettacolo sarebbe difficile non convenire che si tratti più di una scuola di rapina che di una vera festa. Alla vigilia, il palco, ormai già pronto, guardato da un picchetto di soldati, vien mostrato al pubblico, e tutta la città corre a guardare. Spesso la tentazione diventa cosi forte che il popolo forza la guardia e saccheggia la cuccagna prima del giorno destinato ad esser per loro stessi sacrificata. Se attende, l'indomani , due ora prima del mezzodì, che normalmente è il momento indicato per il saccheggio, la piazza si riempie di una trentina di picchetti di granatieri e di qualche distaccamento della cavalleria, per metter ordine fra la plebaglia a cui sta per esser offerta dal re la più terribile lezione di disordine. A mezzogiorno preciso tutto il popolo è in piazza, tutta la città alle finestre - giacchè di queste cose pare si riempiano qui giornate - e sovente il re stesso sta sul balcone del palazzo a godersi lo spettacolo; ecco il cannone. A questo segnale si apre il cordone dei militari; il popolo famelico si precipita e in un batter d'occhio: ogni cosa è arraffata, saccheggiata, con una frenesia impossibile da descrivere. Questa scena terrificante, che mi diede, la prima volta che la vidi, l'idea di una muta di cani aizzati alla corsa su prede, termina spesso tragicamente. Due di quegli esseri ferini lanciatisi su uno stesso quarto di bue o su un oca mezza morta non si sopportano impunemente; bisogna che se ne decida della vita dell'uno o dell'altro. Io fui testimone di un orrore che mi fece rizzar i capelli. Due uomini si attaccarono per un quarto di bue - che pure è immangiabile per un solo uomo ! - Subito salta fuori il coltello. A Napoli è l'unica risposta che si conosca ad un diverbio. Uno dei due stramazza nel suo stesso sangue. Ma il vincitore non gode a lungo della sua vittoria. I pioli sui quali si arrampica per andar ad afferrar il frutto del suo onesto delitto gli mancano sotto i piedi. Coperto per metà dal bue cascatogli addosso, cade schiacciato egli stesso sul cadavere del rivale. Feriti, morti e animali sanguinanti, diventa un tutt' uno. Non si vede più che un ammasso, quando nuovi concorrenti, approfittando della disgrazia dei due miserabili, sbrogliano il lacerto di carne dai cadaveri sotto i quali è sepolto, e l'arraffano in trionfo ancora gocciolante del sangue dei loro rivali.

    Il numero degli assalitori è di solito non meno di 5-7.000 lazzaroni; è cosi che a Napoli chiamano la parte più infima di questo popolo già nel complesso pauroso.
    Otto minuti sono sufficienti per distruggere l'enorme impalcatura, tale è la furia; non meno di 20 morti e decine di feriti gravi che spesso non sopravvivono, è di norma il numero degli eroi che la Vittoria lascia sul sordido campo di battaglia.
    Ho trovato un solo particolare che stona col sublime orrore di questo regale spettacolo: non lasciano i morti e i feriti alla vista di tutti, distesi sui resti delle decorazioni.
    Questo accorgimento, oserei dire, sarebbe magniloquente e sarebbe troppo segno del genio di questa nazione.
    Normalmente, durante il carnevale si dànno quattro o cinque cuccagne di questo genere; dipende dalla durata del Carnevale prima che sia Quaresima. E' comunque uno spettacolo che si rinnova nei grandi avvenimenti. Ad esempio, un parto della regina, occasione eccellente in cui tutti i Napoletani non mancano di saccheggiare, distruggere e uccidersi per esprimere la propria gioia.
    Queste feste son date dal re, ma è il popolo stesso che le paga, ed i macellai che forniscono le proprie derrate posson cosi imporre il prezzo che vogliono, speculando vergognosamente, senza che la polizia intervenga a reprimere le loro vessazioni. Il popolo affamato compera e il re fa decorare per loro; ecco spiegato anche perchè tali mostri siano cosi tenaci nel riconquistare le prede che hanno pure pagato.

    Se è lecito giudicare una nazione dai suoi gusti, dalle feste,dai divertimenti, che opinione si deve avere di un popolo in cui son necessarie tali infamie ?
    Si afferma a Napoli che il re, il quale naturalmente teme questo suo popolaccio feroce, ben sapendo che la sua bilancia non è in equilibrio tra l'indole rivoltosa e omicida dei sudditi e la debolezza del suo governo [ nota: qui il De Sade si riferisce a Ferdinando IV di Borbone, 1751-1825, detto il 're lazzarone', figlio di Carlo III, fondatore della dinastia e il migliore dei re di Napoli - ndr ], si ritiene obbligato a dare queste feste. Gli hanno fatto credere che avverrebbe una rivoluzione se abolisse le cuccagne, ed egli la teme. Il suo potere, la sua forza ed il suo spirito sono tali che se gli andassero a dire che il popolo vuol saccheggiare la sua reggia, si ritirerebbe per lasciarlo fare.

    Marchese De Sade[1740-1814]
    A Napoli nel 1776
    da: Voyage en Italie

    --------------------------

    “ Sapete cos'è una cuccagna ? Immaginate un anfiteatro artificiale addobbato di derrate e scenografie, elevato nella piazza davanti al palazzo del re - che essi chiamano lu llario de palazzo - vacche, vitelli , montoni, maiali e cataste di pane coprono la base di questo edificio; si vedono ai lati oche, tacchini, pollastri, capponi. Tutti questi animali sono inchiodati vivi, ed è davvero uno spettacolo raccapricciante di cui io ero il solo ad esserne impressionato nel mezzo di una folla belluina e festante. Il re offre tutti gli anni, a Carnevale, una di queste cuccagne al popolo; a volte essa può esser allestita anche per grandi occasioni di celebrazione, ad esempio dopo una straordinaria carestia, o per importanti accadimenti a corte. In questi casi le cuccagne son ancora più abbondanti e terrificanti.Le due che ho visto quest'anno erano più opulente dell'ordinario: affiancate da fontane di vino, si vedevano figure di divinità pagane superbamente abbigliate; e queste divinità furono offerte al saccheggio al pari delle vacche e dei maiali. Tre ranghi di soldati a piedi a piedi e a cavallo circondavano l'edificio, per impedire al popolo di gettarsi sulle prede prima del segnale convenuto; a questo segnale - dato con sparo di cannone al mezzodì del martedi grasso - le truppe devono farsi da parte subito per restar illese, e i lazzari a migliaia in camicia e mutande corrono come indemoniati sulla cuccagna. Disgraziatamente la plebaglia, del tutto senza senno, prese per segnale quello che non era: corse prima che le truppe si fossero divaricate, queste si sforzarono di arrestare il torrente che veniva contro di loro, ma i lazzari da una parte travolsero la fanteria che si trovarono dinanzi e dall'altra si infilarono sotto i cavalli dei soldati che invano tentarono di fermarli con le sciabole senza pietà. Non potevo credere ai miei occhi.

    Carlo Antonio Pilati da Tassullo [ 1733-1802]
    Giurista e letterato illuminista del Trentino
    A Napoli nel 1776
    da : Lettres des voyages écrites de l'Italie, l'Allemagne et de la Suisse - publiéés à La Haye, 1777

    -----------------

    Solo raccapriccio provo, a ricordare le crudeltà ignominiose commesse durante la rivoluzione [del 1799] dalla plebe napoletana.

    I lazzari arrostivano gli uomini nelle strade, e domandavano poi con volto penoso ai passanti elemosina per aver spiccioli con cui comprar del pane per mangiarseli arrostiti.

    Molti di loro portavano nelle tasche delle loro vesti stracciate dita e orecchi tagliati, e quando incontravano qualcuno che credevano partigiano del re [ ferdinando I di Borbone], gli mostravano queste spoglie con aria trionfante.

    Condussero un uomo nudo per le vie, e lo costrinsero a camminare curvo perché uno di questi scellerati, che era al suo fianco,cercava di tagliargli i testicoli con la sciabola.

    Le donne erano ancora più crudeli: bastava venir denunciato come rivoluzionario da una di queste furie per esser massacrati sul campo. Chiunque avesse capelli tagliati era perduto. Qunalcuno pensò di camuffarsi con parrucche; ma quei barbari orrendi ben presto capirono l'astuzia.

    Essi correvano dietro ai passanti e tiravano loro i capelli, e se restavano loro in mano , per quelli era la fine.

    Più di 2000 case vennero saccheggiate [le case dei nobili].

    Tutto ciò si fece per il re e per le Santa Fede. Per tre mesi il cardinale Ruffo devastò il paese, che pure era anche suo.»

    Nardini [1755 -?], a Napoli nel 1799

    da: Mes périls pendent la révolution de Naples; récit de toutes les horreurs commis par les lazzaronis.
    ----------------------


    Non è tanto il fatto che a Napoli si mangi, si beva, si cucini, si dorma, si conducano le vacche, si dia da mangiare ai vitelli, si lascino branchi di fetidi maiali correre per ogni dove, ci si dedichi ad ogni sorta di loschi mestieri, si scrivano lettere e suppliche, ci si spidocchi e via di sèguito su pubblica via, ma quanto il soddisfare tutti i proprii bisogni corporali; è questa lurida costumanza che fa di tal enorme città una immensa cloaca e riesce insopportabile alla vista e all'odorato di uno straniero.

    Come viene giustificata quest'usanza disgustosa? Ci sono decine di migliaia di lazzaroni che abitano e dormono per le strade; occorre quindi che essi soddisfino ivi tutte le loro necessità. Inoltre vi è un'infinità di gente della campagna che porta quotidianamente i prodotti delle sue terre in questa grande città e anche essa non ha altro ricetto se non le vie e le piazze; si afferma che persino il proprietario di una casa in cui vi sia un androne non possa impedire che vi si entri per farci i proprii bisogni.

    Se ciò è vero, io non vorrei mai vivere a Napoli, e tanto meno averci casa. Molti abitanti di alto lignaggio cercano di preservare le loro dimore da simili decorazioni con un'espediente buffo: dal momento che la superstizione è una malattia nella mente dell'intera nazione, vale sicuramente sfruttarne gli effetti.

    Nei luoghi che sarebbero più adatti a lasciarvi le proprie lordure si appendono al muro delle croci. I Napoletani provano tanta venerazione per queste croci che è molto raro che osino depositarvi in prossimità i loro escrementi.

    E se non basta, si cerca talvolta di commuovere ancora di più gli spiriti, altrimenti del tutto insensibili ad ogni igiene e nettezza del luogo che abitano, ponendo in mezzo a due croci raffigurazioni delle fiamme del Purgatorio con l'immagine di un'anima che leva le mani al cielo supplichevole.

    Una tale raffigurazione è di solito efficace, ma non sempre, dal momento che ho visto parecchi uomini darsi tutta la pena del mondo per spegnere quelle fiamme con la loro urina..

    Si crederebbe possibile che sulla piazza del Castello Angioino, di fronte al palazzo reale, e proprio di fronte alla chiesa di San Luigi, si trovi uno dei letamai a cielo aperto più estesi di Napoli ?

    Il re, i cui appartamenti dànno su questo lato, non può venir al balcone senza portar involontariamente lo sguardo su queste lordure, e i fedeli non posson entrar in chiesa senza insozzarsi le scarpe e dunque i pavimenti del sacro edificio .

    Per non parlar dei nasi ! Per quanto grandi siano solitamente quelli dei Napoletani, essi paiono tuttavia non posseder l’olfatto, dal momento che non sembrano neppur rendersi conto di quanto puzzi la loro città.

    Forse è l’ecessiva sensibilità del loro udito a far gli trascurar l’odorato. Quando parlano urlano che par vogliano venir alle mani da un momento all'altro o paion dei dannati.

    Essi sembrano quanto mai indifferenti ad ogni forma di decoro, eccetto che nella stanza in cui vivono.

    I vestiboli, le scale, le anticamere; a tal riguardo un palazzo di un ministro non è affatto diverso dalla misera casa di un bottegaio - lo putecaro, come dicono qui–

    Io non riesco a capire come mai gli Inglesi, che amano tanto la pulizia dei pubblici luoghi, vengano cosi volentieri e in sì gran numero in questo paese.

    Le strade hanno comunque un vantaggio sulle case per il fatto che vengon pulite, non per iniziativa dell’amministrazione - poichè nessuno ci pensa-, ma perchè c’è una quantità di gente che raccoglie gli escrementi animali ed umani per venderli come concime.

    Questo è un mestiere (sic!) spicciolo e di facile guadagno per la plebe, molto ricercato dai lazzaroni.

    Si può immaginare quanto sia appetitoso vedere uno di questi uomini che, fatta la propria cesta quasi piena, comprime con le mani queste porcherie, senza minimamente preoccuparsi del tipo di materiale che maneggia, cosi da farcene entrar ancora di più.


    Benedetto Nardini [1775 - ?] Storico.

    Da : Mes périls pendant la révolution de Naples. Récit de toutes les horreurs commises dans cette ville par les lazzaronis – temoin oculaire des événéments qui ont précedé ou suivi l’entrée des Français dans cette ville après de la révolution.

    A Napoli nel 1799.

  9. #129
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21 Visualizza Messaggio
    cosa c'è di fideistico in quello che ho detto?sei tu che sei tanto arrogante quanto disinformato.L'inceneritore di Acerra non è fermo per le proteste della popolazione,ma per le procedure burocratiche che prima ne hanno ritardato la gestione e poi la gara di affidamento,che piu' volte e' andata deserta perchè il governo non aveva ancora sbloccato i cip6
    Con fideistico mi riferivo a Claude. Riguardo l'inceneritore, vuoi prenderci in giro? Le proteste di Acerra, con decine di famiglie sui binari, partite vari anni addietro, non hanno influito?

    La gara è andata deserta perchè dopo che l'Impregilo, azienda che ha sempre lavorato bene, ha avuto i suoi problemi lavorando in Campania, è difficile trovare chi è disposto a occuparsi di quell'impresa.

    di Maurizio Ricci

    Se anche Veolia si arrende ai rifiuti di Napoli
    Chi pensa che Napoli, sepolta dalla spazzatura, stia scivolando nel Terzo Mondo è un ottimista istupidito dalle illusioni.


    di Maurizio Ricci
    Una delle più grandi città italiane, sotto il peso di tonnellate di rifiuti, è, in realtà, già sprofondata al di sotto del Quarto Mondo, quella costellazione di megalopoli-baraccopoli che, a colpi di 10-20 milioni di abitanti ognuna, sfigurano, i paesi ad urbanizzazione esplosiva dell’Africa, dell’America latina, da Lagos a Calcutta, da San Paolo a Douala.
    In queste città, con il loro contorno di slum e favelas, fogne a cielo aperto, strade precarie, infeastrutture fatiscenti, la raccolta ed il trattamento dei rifiuti sono compiti difficili, spesso proibitivi. Però si fanno, a volte meglio, a volte peggio, ma esistono le competenze tecniche e le volontà politiche per gestire i rifiuti.
    A napoli no, Napoli è più in là, al di là del Quarto Mondo, ormai in un buco nero su cui manca solo il cartello : irrecuperabile. Lo certifica la notizia che l’asta per il termovalorizzatore di Acerra (ricordiamo ai nostri lettori che l’uso del termine ‘termovalorizzatore’ è stato vietato dall’Ue perchè fuorviante: meglio ‘inceneritore’, ma il giornalista sembra ignorarlo; n.d.m.), attorno a cui ruota tutta la strategia di trattamento dell’immondizia campana, è andata anocra una volta deserta. Hanno rinunciato i bresciani ed i milanesi di A2A, il colosso lombardo dei servizi pubblici locali.
    Ma, sopratutto, ha sbattuto la porta un gigante mondiale come Veolia. Il nome è nuovo, ma Veolia non è altro che l’ex Vivendi, a sua volta ex Compagnie Générale des Eaux. Dalla gestione delle acque è passata recentemente all’industria dei rifiuti, con un giro d’affari di 6,6 miliardi di euro nel 2005. Tratta, ogni anno, 53 milioni di tonnellate di spazzatura, per conto di quasi mezzo milione di clienti, grazie ad oltre 80 mila dipendenti. In 35 Paesi. Fra i quali ci sono Germania, Australia, Nuova Zelanda, Francia.
    Ma Veolia non tratta solo l’immondizia delle graziose villette di Wellington e Sidney o dei megaquartieri di edilizia popolare di Parigi o Berlino. Veolia lo fa anche nel pieno del Quarto Mondo, nelle megalopoli-baraccopoli dell’India, del Brasile, della Colombia, dell’Egitto. Accetta ogni giorno la sfida di San Paolo, del Cairo, dell’inferno urbano di Calcutta. Ha appena deciso di poter affrontare anche le difficoltà dell’Africa equatoriale, sbarcando in Camerun, a Douala e Yaoundé.
    E’ a Napoli che ha gettato la spugna: troppo difficile.
    Troppo difficile, perché? I francesi hanno avuto la cortesia di spiegarlo. Non per motivi tecnici. E neanche economici.
    Perché mancano le condizioni politiche, hanno scritto. In buona sostanza, non ritengono affidabili le garanzie che forniscono politici ed istituzioni. Il governo in crisi, certo, ma anche gli organi locali. E’ l’atto d’accusa più bruciante perché pone al centro della crisi dell’immondizia gli uomini, prima che le circostanze.
    Ma è difficile dare torto ai dirigenti di Veolia.
    Ieri, mentre il termovalorizzatore di Acerra ripiombava nel limbo delle imprese impossibili (chi c’è, dove non osa inoltrarsi Veolia?), la classe politica napoletana si mobilitava per un consiglio comunale che deve abbozzare un piano per la raccolta differenziata dei rifiuti. Tutti i protagonisti erano impegnati a rimpallarsi le responsabilità. E il governatore Bassolino, sul suo blog, si complimentava per gli esperimenti di raccolta differenziata compiuti dagli ambientalisti in un quartiere di Napoli, scorgendovi un importante indicazione per il futuro. Quale futuro, governatore? Il problema è qui, ora, subito.
    Paradossalmente, quando guardiamo crescere le montagne di spazzatura di Napoli, ne vediamo la parte migliore. L’ultima. Quella appena arrivata. Lì sotto, c’è ancora il primo sacchetto, fermo sal 29 dicembre. Sepolto da un mese, fra milioni di altri sacchetti, tutti potenzialmente una bomba biologica. Presto -sopratutto visti i tempi della crisi della spazzatura napoletana- arriverà il caldo. Ed allora, l’emergenza può deflagrare.

    fonte: laRepubblica

    http://solleviamoci.wordpress.com/20...uti-di-napoli/

    Tu vuoi normalizzare a tutti i costi. "Problemi burocratici". Invece è una situazione drammatica. L'Impregilo che ha sempre lavorato bene in Italia e all'estero in Campania ha avuto i suoi problemi. Veolia ha rinunciato. Non è facile trovare qualche azienda che si occupi di quell'affare. Lo Stato italiano dovrà dare tanti incentivi. E poi la progettazione dell'impianto di Acerra è stata "sbagliata". Se partirà sarà un pezzo da museo dotato di tecnologie anni 60'. Tu, dicendo che tutto è normale, rechi solo ulteriore danno a Napoli.

  10. #130
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    Citazione Originariamente Scritto da victorino Visualizza Messaggio
    Con fideistico mi riferivo a Claude. Riguardo l'inceneritore, vuoi prenderci in giro? Le proteste di Acerra, con decine di famiglie sui binari, partite vari anni addietro, non hanno influito?

    La gara è andata deserta perchè dopo che l'Impregilo, azienda che ha sempre lavorato bene, ha avuto i suoi problemi lavorando in Campania, è difficile trovare chi è disposto a occuparsi di quell'impresa.

    []

    Tu vuoi normalizzare a tutti i costi. "Problemi burocratici". E' una situazione drammatica. L'Impregilo che ha sempre lavorato bene in Italia e all'estero in Campania ha avuto i suoi problemi. Non è facile trovare qualche azienda che si occuppi di quell'affare. Lo Stato italiano dovrà dare tanti incentivi. E poi la progettazione dell'impianto di Acerra è stata "sbagliata". Se partirà sarà un pezzo da museo dotati di tecnologie anni 60'.
    Quindi confermi anche tu che le proteste della popolazione non c'entrano una cippa coi ritardi nella costruzione.
    Dopodichè l'articolo di Ricci è di qualche giorno prima che il governo sbloccasse i Cip6 ovvero gli incentivi non solo ai produttori di energie rinnovabili,ma anche assimilate,facendo un regalo alle imprese di costruzione di termovalorizzatori,in primis la Veolia,che fino a quel momento non avevano ritenuto abbastanza conveniente l'offerta.
    E infatti,dopo che il governo ha sbloccato i Cip6 la Veolia si è detta pronta a tornare sui suoi passi e così tutte le altre imprese,solo che non è stata ancora indetta nel frattempo la nuova gara di appalto.
    Vedi che sei disinformato?
    Quanto alla Impregilo ci vuole coraggio a difenderla tutti i suoi amministratori con accento settentrionali sono sotto processo a Napoli per frode nelle fortniture dello Stato e truffa aggravata,per aver prodotto finte ecoballe invece che materiale combustile rendendo un servizio inefficente

 

 
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