Il Silenzio degli Sciocchi
di Fabio Greggio da www.radicalsocialismo.it
Ieri sera ho telefonato ad un noto cantautore milanese per un’intervista.
Era tempo che lo chiamavo, ma trovavo sempre la segreteria.
“Perché non rispondi mai?”
“Perché non parlo più con nessuno, questo è un Paese del cazzo”
“Sei deluso?”
“Deluso? Sto male.
Vedere tutti ‘sti qua che corrono ad applaudirlo come facevano con Mussolini…uno così, no no, basta, non parlo più con nessuno, questo non è il mio Paese.
Parlo con te perché sei un bravo ragazzo, ma è una cosa più unica che rara…”
Mi sono riconosciuto nella sua rabbia, l’ho capita.
La rabbia di chi non ci sta al buonismo e alla melassa e non crede che tutto ciò porterà del bene alla sinistra.
La rabbia di chi va oltre e vede già provvedimenti ad personam, il decreto salva Rete4, come un refrain che si perpetua noiosamente ed imperterrito.
La rabbia di chi vede un Paese che ha creduto nell’incredibile, che ha svenduto tutto sull’altare delle promesse.
La rabbia di chi si rende conto di come questo Paese sia pilotato dai media e che si beva tutto, cervello compreso.
La rabbia di chi sente ripetere dalla gente le stesse frasi dei Tg, le stesse paure dettate dai Tg, le stesse opinioni delle televisioni, gli stessi titoli dei giornali delle destre, le stesse priorità false, le stesse accuse infondate.
La rabbia di chi ha perso la battaglia giusta, di chi non crede più in questo Paese, di chi ha visto all’orizzonte un Paese normale ed oggi ne vede un altro con l’approvazione di quelli che stanno dalla sua parte.
La rabbia di chi vede cantautori, intellettuali, uomini di cultura come Venditti, Liliana Caviani dare credito ad un uomo
che ha legittimato fascisti,
che ha portato in Parlamento collusi con la mafia, passati in giudicato,
legittimato movimenti neonazisti,
deriso e insultato la controparte,
costruito un impero sulle illegalità legalizzate.
La rabbia di chi vede un Paese che non si rende conto di quanto sia plagiabile dai media che appartengono tutti ad un uomo solo.
Di chi con i media può distribuire meriti e demeriti,
opinioni e voti,
di chi può distruggere carriere o trasformare veline in ministri,
di chi rende intelligente i farlocchi e i cretini e ignorante la cultura,
di chi è giustificato laddove ad altri non sia permesso nemmeno un quarto dello stesso giustificabile, di chi riesce, attraverso un ben oliato battage propagandistico, a banalizzare fino al totale disinteresse il suo conflitto d’interessi.
E la mia rabbia per chi non ha saputo o voluto risolverlo, potendolo fare, annegando poi nel suo stesso errore, soccombendo poi nella sua inettitudine e stupidità.
La rabbia di chi vede legittimare l’illegittimo da parte di chi “vuole dialogare” eliminando il minim sindacale di decenza.
La rabbia contro chi eleva ad interlocutore un ex furbo con amici collusi con la mafia, che continua a fare il furbo mentre recita la parte del ravveduto, che bollò come “coglioni” chi non la pensava come lui, che ha eliminato dalle Tv i giornalisti scomodi ai suoi interessi, che continua ad usare, indifferente al dialogo, le sue televisioni e giornali come clava mediatica, come strumenti di propaganda bieca ed opportunista.
La rabbia di chi trova normale dialogare con un governo che prende provvedimenti contro un’etnia, riabilitando politiche razziste care al fascismo fino ad essere richiamato dalla comunità Europea o farsi bollare come xenofobo da paesi amici.
Come se fosse normale dialogare con chi è bollato come xenofobo dalle Comunità Internazionali, mandano all’aria le propire politiche sui diritti delle minoranze in virtù di “un nuovo clima più disteso”.
La mia rabbia per chi ancora non ha capito che oltre questa simpatica overture verrà il tempo della 194, dei diritti per i diversi, dei diritti per i lavoratori e i giovani, dei favori agli industriali ai danni degli operai, per le classi sociali agiate ai danni delle meno abbienti. E nessuno ne parlerà perché se i problemi non sono nelle televisioni è perché non esistono. E viceversa.
Io sono incazzato e lo sarò.
Sono incazzato amaramente contro coloro che legittimano tutto questo in nome del dialogo e credono nell’incredibile.
Ignorando che tutto ciò darà ulteriore forza e valenza d’attendibilità proprio all’incredibile.
La mia rabbia per coloro che hanno deciso di riporre le armi e fare silenzio.
Il silenzio è la meta di chi vuole essere l’unico a parlare.
La meta è raggiunta, i poteri forti parlano di normalizzazione e di nuovo clima.
E’ il clima del silenzio di chi si rende colluso e reo sullo stesso piano dell’improponibile.
Il Silenzio di chi non potrà più parlare perché sarà sconfitto, perché per parlare sarà troppo tardi o racconterà di cose che non interessano più a nessuno.
La Rabbia e il silenzio.
La mia rabbia contro i ciechi e il silenzio dei muti che trascinano il Paese nel cestino della Storia.
La mia rabbia, ma non il mio silenzio.
Fabio Greggio





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