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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    "Il programma YURI il programma"
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    Predefinito Il silenzio degli arrestati

    *******
    E' possibile che la "retata" abbia riguardato persone pericolose. E'
    possibile. Ma non certo. Nell'aggettivo "possibile" muoiono le
    garanzie individuali e collettive. Vale per gli immigrati; ma è già
    applicato ai "disobbedienti", agli "altermondialisti". E' opportuno
    difenderseli con accanimento gli spazi di libertà; anche quando
    sembra che non riguardino noi.
    (Giovanni Russo Spena)
    ********

    DAL MANIFESTO

    Perugia, silenzio degli arrestati
    La protesta degli anti-imperialisti: «Niente avvocati fino a martedì»
    «Niente cibo» Moreno Pasquinelli, leader del Campo anti-imperialista
    da ieri in carcere, annuncia lo sciopero della fame
    A. MAN.
    ROMA
    Gli arrestati scelgono di non parlare davanti al giudice, protestano
    per il divieto di colloquio con gli avvocati disposto fino al 6
    aprile (cinque giorni, ovvero il massimo consentito). E la parola
    passa ai responsabili del Campo antimperialista: «Gli arresti di ieri
    sono un'operazione politica, non giudiziaria, una rappresaglia per le
    nostre posizioni di appoggio alla resistenza irachena», denunciano i
    compagni di Moreno Pasquinelli. Che ieri hanno organizzato una
    conferenza stampa a Roma e una manifestazione di un centinaio di
    persone a Perugia, la città degli arresti. Il leader degli
    antimperialisti è rinchiuso nel carcere di Rebibbia a seguito di
    un'operazione contro il Dhkp-C, una formazione marxista leninista
    turca considerata «terrorista» dagli Stati Uniti e dall'Ue. L'ordine
    d'arresto ha colpito anche Alessia Monteverdi e Maria Grazia
    Ardizzone, entrambe militanti del Campo, e i turchi Avni Er e Zeynep
    Kilic. Questi ultimi appartengono al Dhkp-C e vivono da un paio
    d'anni a Perugia. Secondo il gip Nicola Flavia Restivo, che ha
    firmato il provvedimento richiesto dal procuratore capo di Perugia
    Nicola Miriano, Er avrebbe stabilito nel capoluogo umbro
    una «centrale operativa» in collegamento con la guerriglia turca; da
    Perugia avrebbe rivendicato anche attentati commessi a Istanbul e ad
    Ankara nel 2003. E Pasquinelli e le due donne italiane rispondono di
    partecipazione ad associazione terroristica internazionale (nuovo
    articolo 270 bis) per aver fornito ai due turchi alloggio, sostegno e
    assistenza: avrebbero fatto da prestanome in banca e organizzato, in
    particolare, un matrimonio simulato tra Er e Ardizzone, per far
    ottenere al ricercato turco un permesso di soggiorno. A Pasquinelli e
    Monteverdi, che è la sua compagna, è contestato tra l'altro di aver
    svolto la funzione di testimoni in quel matrimonio «per convenienza
    rivoluzionaria». «Accuse mostruose», ribatte Pasquinelli: il
    portavoce del Campo annuncia lo sciopero della fame. Vengono i
    brividi pensando che in Turchia centodieci detenuti politici, tra i
    quali decine di militanti del Dhkp-C, l'hanno portato fino in
    fondo. «Per noi sono dei compagni, dei comunisti, degli
    antimperialisti e non dei terroristi - ha detto Leonardo Mazzei, a
    nome del Campo, incontrando i giornalisti a Roma - I militanti del
    Dhkp-C sono esuli politici che si battono contro i regimi
    antidemocratici che si sono susseguiti in Turchia: quella di
    terroristi è un'etichetta che gli Usa appiccicano a chiunque si
    opponga alla loro politica». Accantoa Mazzei Enrico Mascelloni e
    Mauro Pasquinelli (fratello di Moreno). Sono convinti che
    l'operazione sia partita dall'Italia più che dalla Turchia («al Dhkp-
    C non risultano tutti gli arresti annunciati: uno e non sei in
    Belgio, nessuno in Germania, forse uno in Grecia...») e la collegano
    alla campagna del Corriere della sera contro la loro scelta di
    sostegno alla resistenza irachena. «Hanno oscurato il sito
    Iraqlibero.it - dicono - non `Turchialibera'». Ma sotto accusa
    finisce anche la collaborazione delle autorità italiane con il regime
    turco: «Più che l'europeizzazione della Turchia, sembra la
    turchizzazione dell'Europa: nei rapporti tra i servizi segreti come
    negli abbracci tra Berlusconi e il premier Erdogan», dice Mazzei.

    Alla conferenza stampa è intervenuto l'avvocato milanese Giuseppe
    Pelazza, che difende il leader del Campo antimperialista insieme al
    perugino Luciano Ghirga. «A questo punto, per essere incriminati, è
    sufficiente aver aiutato qualunque militante che abbia problemi nel
    suo paese - ha detto Pelazza - Può bastare anche l'organizzazione di
    un ciclo di conferenze con un esponente delle Farc colombiane, o del
    Pkk kurdo, o di Batasuna». E in effetti, se l'arresto dei due turchi
    rientra in un'applicazione del nuovo 270 bis (introdotto dopo l'11
    settembre 2001) già sperimentata da presunti terroristi islamisti
    sospettati di voler colpire non in Italia ma in altri paesi, la
    cattura di Pasquinelli e delle due italiane è quasi una novita. Una
    novità sconcertante. «Che richiede - dice ancora Pelazza - la
    mobilitazione di tutti i sinceri democratici, non solo dei
    rivoluzionari o degli antimperialisti».
    Il manifesto 3 aprile 2004, p. 5
    ------

    cos'è L'ARTICOLO 270 BIS (da internet)
    L'articolo 270 bis del codice penale, come sostituito dall'articolo 1
    della legge 15 dicembre 2001 n.438
    "Art. 270-bis (Associazioni con finalità di terrorismo anche
    internazionale o di eversione dell'ordine democratico).
    Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia
    associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con
    finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è
    punito con la reclusione da sette a quindici anni. Chiunque partecipa
    a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
    Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche
    quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero,
    un'istituzione e un organismo internazionale. Nei confronti del
    condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono
    o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il
    prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego".
    http://www.noglobal.org/nato/notizie/art270.htm

    Legge 15 dicembre 2001, n. 438
    "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18
    ottobre 2001, n. 374, recante disposizioni urgenti per contrastare il
    terrorismo internazionale"
    pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18 dicembre 2001.
    http://www.parlamento.it/parlam/leggi/01438l.htm
    ---------

    DAL MANIFESTO
    STRASBURGO BOCCIA LE ESPULSIONI COLLETTIVE
    L'aula dell'europarlamento di Strasburgo ha respinto ieri la proposta
    avanzata dal governo italiano di creare un coordinamento europeo per
    le espulsioni collettive degli immigrati illegali. Gli eurodeputati
    hanno approvato la relazione della socialista francese Adelina Hazan,
    che considera i rimpatri collettivi «una prassi deplorevole» di cui
    bisognerebbe avvalersi solo «in casi eccezionali», e hanno richiamato
    il consiglio dei ministri dell'Unione - che sta valutando la
    proposta - ad adottare «una politica comune in materia di asilo prima
    di instaurare una politica comune di aiuto al rimpatrio». L'assemblea
    di Strasburgo ha messo esplicitamente in guardia contro i rischi di
    una «deriva verso una fortezza Europa». Ora la proposta italiana, che
    trova molti consensi tra i ministri europei, sarà rinviata a dopo le
    elezioni europee, con il risultato di essere affrontata a data da
    destinarsi. Questo perché il parere di Strasburgo, anche se è solo
    consultivo, è tuttavia obbligatorio per poter procedere nell'adozione
    formale della decisione. Decisione che passa ora, secondo la
    relazione Hazan, all'esame della commissione competente. In Spagna
    intanto il ministro dell'Interno uscente, Angel Acebes, ha confermato
    che l'esplosivo ritrovato sui binari della linea Siviglia-Madrid è lo
    stesso utilizzato negli attentati dell'11 marzo: il «Goma 2 Eco».
    Acebes non si è sbilanciato sulle responsabilità dell'attentato
    fallito.
    Il manifesto 4 aprile 2004, p.5

    «Pisanu riferisca in parlamento»
    Dopo la maxi operazione di «polizia preventiva» di venerdì, le
    opposizioni e decine di associazioni reclamano un chiarimento sulla
    politica antiterrorismo del governo
    MATTEO BARTOCCI
    ROMA
    Il giorno dopo l'ondata di perquisizioni e di polizia «preventiva»
    scattata contro 161 islamici, centrosinistra e associazioni non
    nascondono le perplessità e i loro dubbi. Né i timori che
    l'operazione alimenti un clima di xenofobia e da «caccia allo
    straniero» che finora, a parte qualche membro della coalizione di
    governo, non ha certo contagiato l'opinione pubblica. Sotto voce ma
    in modo univoco esponenti di spicco dell'Ulivo e di Rifondazione
    chiedono che il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu riferisca in
    parlamento sulle modalità e sulle ragioni oggettive alla base
    dell'operazione di polizia e chiedono lumi sulla strategia ant-
    iterrorismo portata avanti dal governo.

    E fuori dalle aule parlamentari sono moltissime le associazioni che
    lanciano l'allarme sulle decisioni del Viminale. In un comunicato
    congiunto Ics, Consorzio Italiano di Solidarietà, Cgil, Asgi, Arci,
    Fiom, Un Ponte per..., Assopace, Legambiente, Uisp, Lunaria, Medici
    Senza Frontiere e molte altre definiscono la linea Pisanu «una nuova
    strategia che non accresce la soglia di sicurezza e rischia di creare
    condizioni più favorevoli per la diffusione dei nuclei
    fondamentalisti e per il proselitismo da parte delle cellule eversive
    già operanti in Italia». Nel mirino soprattutto «il carattere
    indiscriminato delle operazioni, la scarsità dei risultati
    effettivamente conseguiti, confermata dalla modesta entità delle
    indagini giudiziarie giunte a compimento, l'accanimento nei confronti
    di immigrati colpevoli soltanto di non essere in regola con il
    permesso di soggiorno». In sostanza si rischia di creare un «muro
    sempre più alto all'interno del nostro paese, un vero e proprio
    fronte interno». Secondo le associazioni non è possibile nessun
    arretramento sul piano delle garanzie fondamentali dello stato di
    diritto, né è auspicabile indulgere nella «pratica del sospetto ai
    fini di immagine».

    Sulla stessa lunghezza d'onda sembra orientato il centrosinistra.
    Paolo Cento dei Verdi getta il sasso nello stagno: «L'operazione
    contro gli islamici sospettati di contiguità al terrorismo non è
    convincente e assomiglia molto ad un'operazione da stato di polizia -
    dice - Le dichiarazioni del ministro Pisanu non sono sufficienti,
    riferisca in parlamento». Anche il triciclo, seppure con prudenza,
    non esita a chiedere che sul senso dell'operazione vada fatta luce,
    perché i rischi di un «effetto boomerang» sulle comunità di stranieri
    residenti in Italia è alto. Lo conferma la diessina Anna Finocchiaro,
    che mette l'accento sul legame tra le azioni di contrasto
    e «un'azione fortissima a favore di uno spirito di accoglienza e di
    amicizia dei paesi e delle popolazioni musulmani che vivono nel
    nostro paese». Il rischio è quello di una «doppia frattura»: «Da una
    parte - aggiunge Finocchiaro - si potrebbero assecondare le sponde
    xenofobe, dall'altra si rischia di sbagliare obiettivo e di aumentare
    il tasso di insicurezza».

    Anche più chiaro il dalemiano Marco Minniti: «Non mi convince lo
    scambio tra sicurezza e lotta contro il terrorismo con minori
    garanzie e minori libertà. Una democrazia che è costretta fare questo
    scambio è una democrazia colpita nelle sua ragioni costitutive». «Le
    operazioni di polizia vanno maneggiate con cura - avverte Minniti -
    perché il rischio di uno `slittamento' è facile». Tutti i
    parlamentari lamentano di non sapere quasi nulla sulla politica messa
    in campo dal governo. Lo stesso Minniti ammette: «Al momento non si
    sa quasi nulla su come sono state stilate queste liste, va fatta una
    verifica rapida e seria perché non può essere consentito che sulla
    base di accertamenti sommari si proceda contro cittadini che per la
    maggior parte sono legalmente presenti nel nostro paese». L'accusa al
    governo è esplicita: «Su una politica di integrazione verso l'Islam
    il governo ha fatto molto poco». La ricetta dei Ds è semplice: «Oltre
    al dialogo, sul terreno della prevenzione bisogna coinvolgere le
    strutture islamiche presenti in Italia», propone Minniti.

    Il centrosinistra insomma reagisce e reclama l'esigenza di fare il
    punto: la strategia contro il terrorismo deve essere discussa in
    parlamento. Altrimenti il sentimento bipartisan tanto invocato fino a
    pochi giorni fa rischia di essere un fantasma privo di contenuti.
    Anche Giuseppe Fanfani della Margherita esige un confronto politico
    con Pisanu, perché «di quest'ultima operazione di polizia preventiva
    non si sa praticamente nulla», ammette.

    Il mondo islamico reagisce con sgomento alle decisioni del
    Viminale. «Non è così che si fa antiterrorismo. Così si spara nel
    mucchio», avverte Hamza Roberto Piccardo, segretario dell'Unione
    delle comunità musulmane italiane, che parla di «operazione
    elettorale». Anche Zargar Zahoor, presidente della comunità islamica
    della Liguria, si dice preoccupato: «Io sono un cittadino italiano e
    voglio dare il mio apporto alla lotta contro il terrorismo. Però mi
    chiedo: se ci sono elementi che fanno ritenere pericolose queste
    persone, perché non portarli in un'aula di tribunale?». Non sembra
    proprio questa, per ora, l'intenzione del governo.
    Il manifesto. 4 aprile 2004, p. 5

    Tutti liberi dopo la «retata»
    L'operazione di Pisanu contro 161 immigrati finisce con 15 espulsioni
    e tre arresti
    Antiterrorismo Dopo il blitz ipotesi di nuove espulsioni
    amministrative. Dalle procure altolà ai Ros: basta con i teoremi e
    con le informative che girano per l'Italia
    A. MAN.
    Il criterio per individuare gli stranieri da perquisire e
    controllare? Il semplice sospetto, il criterio più vecchio del mondo.
    Venerdì polizia e carabinieri sono andati a bussare a casa di
    centosessantuno immigrati regolari e non: gente che era stata
    coinvolta in passato nelle indagini sul terrorismo o finita chissà
    come negli schedari dei servizi segreti. C'è quello che aveva in casa
    le videocassette islamiste, quello che frequenta tizio o caio, quello
    che all'ultima preghiera del venerdì aveva chiesto di celebrare lo
    sceicco Yassin o qualche altro martire... Tutte persone per le quali
    la magistratura, se interessata, aveva rinunciato a procedere: contro
    coloro che sono oggetto di inchieste giudiziarie, infatti, il
    Viminale non avrebbe potuto agire di sua iniziativa, in base alle
    leggi sulla ricerca di esplosivi o di «clandestini», senza il via
    libera delle procure competenti. Ora si studiano le carte
    sequestrate, molte non ancora tradotte dall'arabo; si esaminano le
    posizioni di una trentina di immigrati, che potrebbero essere colpiti
    da nuovi decreti di espulsione. La maxi-operazione annunciata con
    grande enfasi dal ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, che venerdì
    si era presentato in televisione insieme ai capi della polizia e dei
    carabinieri, si è conclusa con un bilancio di poco conto, al di là
    degli evidenti fastidi creati alle persone coinvolte. Quindici
    stranieri tra Cuneo, Brescia, Milano, Pistoia e Roma sono stati
    espulsi o avviati ai centri di permanenza in vista dell'espulsione,
    tutti per violazione della legge sull'immigrazione o per reati
    comuni. Non erano terroristi, insomma. Nemmeno i tre che sono stati
    arrestati: due a Roma e uno in provincia di Cuneo, uno (nella
    capitale) per violazione di un precedente foglio di via e gli altri
    per resistenza a pubblico ufficiale. Polizia, carabinieri e servizi
    segreti hanno avuto comunque l'occasione per controllare da vicino
    situazioni già più o meno note, di piazzare microspie, di ricercare
    collaborazioni.

    Il blitz di venerdì e la sua gestione mediatica sembrano però
    rispondere, tra le altre cose, alla logica della propaganda politica.
    E forse il Viminale voleva anche misurare le reazioni dell'opinione
    pubblica e delle opposizioni a un'iniziativa che ricalca le già note
    operazioni «vie libere» condotte contro immigrati e prostitute, ma
    non ha precedenti recenti in fatto di lotta al terrorismo e comunque
    è stata presentata come straordinaria. Reazioni che, per la verità,
    sembrano piuttosto moderate. Controlli simili a quelli di venerdì,
    peraltro, le questure li fanno spesso e volentieri, sia pure con
    maggiore discrezione. Quindici espulsioni in un giorno sono nulla:
    l'Italia della legge Bossi-Fini caccia via 40-50 mila persone ogni
    anno, centinaia ogni giorno.

    Non è comunque un mistero che fin dall'indomani delle stragi dell'11
    marzo a Madrid, quando il nostro paese ha compreso di rischiare
    grosso, al Viminale e nei palazzi della politica si discuta anche di
    un piano massiccio di espulsioni «preventive» per motivi di sicurezza
    nazionale, come le otto ordinate da Pisanu a novembre del 2003. E' il
    capo della polizia Gianni De Gennaro a spingere per questa soluzione;
    Repubblica ha ipotizzato che i provvedimenti potrebbero toccare fino
    a cinquecento o mille persone. I carabinieri del Ros invece
    continuano a proporre alle procure della repubblica di mezza Italia i
    loro rapporti sugli ottanta o cento presunti kamikaze che sarebbero
    pronti a colpire nel nostro paese, senza che i magistrati trovino
    elementi sufficienti per chiedere arresti. Non a caso pochi giorni fa
    quel modo di procedere per teoremi, che è un po' un marchio di
    fabbrica del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma diretto dal
    generale Giampaolo Ganzer, è stato pesantemente contestato da Armando
    Spataro, procuratore aggiunto di Milano e capo del pool
    antiterrorismo, uno che non si può sospettare di tenerezza verso i
    terroristi. Parlando a un incontro di studio del Csm, il 30 marzo,
    Spataro ha chiesto alla polizia giudiaria (anche alcune Digos seguono
    il mertodo Ros) di rinunciare fine alle informative-teorema, alle
    informative-itineranti dirette in successione a più procure finché
    non si individua quella disposta a valorizzarle (è successo anche con
    i no global, poi inquisiti a Cosenza), alle formali richieste
    d'arresto (che per il codice spettano ai pm, non a poliziotti e
    carabinieri), alle informative infarcite di notizie provenienti da
    innominate e qualificate fonti.
    Il manifesto 4 aprile 2004 p. 5
    --------------

    DA LIBERAZIONE
    Tre arresti e una ventina di espulsioni. Ma nessun indizio concreto
    di eversione
    Dei terroristi islamicia Pisanu resta solo l'odore

    La retata dei poveracci, propagandata con straordinaria enfasi da
    quasi tutta la stampa e i tg, ha prodotto tre arresti e una ventina
    di espulsioni, motivate da irregolarità amministrative. Il corriera
    della Sera ha scritto che i 161 immigrati islamici portati manu
    militari nelle questure erano «in odore di estremismo islamico».
    Chissà che odore speciale emanano gli estremisti islamici! Nel gergo
    poliziesco usato al tempo del fascismo l'«odore» era una
    sottocategoria del sospetto e il sospetto era molto al di sotto
    dell'indizio. L'elenco degli immigrati da «controllare» è stato
    compilato dal servizio emigrazione, sulla base di informazioni
    fornite dalla questure, dai carabinieri e dai servizi segreti. Nomi
    ricavati soprattutto da segnalazioni archiviate perché contenenti
    solo ipotetiche indicazioni di rapporti con l'estremismo islamico,
    non risultate attendibili o, comunque, che non avevano avuto
    riscontri negli accertamenti. Lo dimostra il fatto che nella grande
    maggioranza, sono immigrati che hanno ottenuto il permesso di
    soggiorno e hanno potuto rinnovarlo anno dopo anno. Il dato che li
    accomuna è solo l'«odore» di una contiguità con l'area dei salafiti,
    il gruppo che ha fatto gli attentati di Madrid. La precisazione del
    Viminale che hanno partecipato i servizi segreti significa che si
    sono prese in considerazione informative arrivate dai servizi segreti
    di paesi nord-africani, dove non sempre si fanno sottili distinzioni
    fra le aree del dissenso, dell'estremismo e del terrorismo. Il
    ministro Pisanu la giustifica come «un'operazione preventiva». Questo
    concetto di prevenzione è tornato a vivere con la dottrina repressiva
    di Bush, ma proprio la tragedia dell'11 settembre dimostra che non ha
    basi fondate. L'attacco terroristico contro gli Usa è riuscito non
    perché c'era tolleranza per gli estremisti islamici, ma perché Bush
    non aveva prevenuto quelle minacce concrete di Al Qaeda che pure si
    conoscevano, erano documentate, erano state portate a conoscenza
    delle autorità della sicurezza. La prevenzione amministrativa, che
    significa solo caccia alle streghe, ha sempre prodotto un clima di
    intolleranza e di abusi, non ha mai dato risultati utili. Nonostante
    Pisanu assicuri che gli islamici buoni non hanno nulla da temere,
    dalle retate vengono due rischi: il primo è che si può alimentare un
    clima di intolleranza; il secondo è che si disorienti la
    professionalità dei nostri servizi investigativi distogliendoli dalle
    indagini sul terrorismo per impegnarli in confuse operazioni contro
    gli odori dell'estremismo. Sappiamo poco sui tre arresti: uno è
    avvenuto a Cuneo e sembra motivato da una reazione disperata, visto
    che si parla di resistenza alla forza pubblica. L'arrestato è un
    operaio marocchino che alla vista degli agenti avrebbe tentato di
    scappare. Potrebbe averlo fatto perché non avendo i documenti in
    regola aveva l'incubo dell'espulsione. Annibale Paloscia
    Liberazione 3-4 aprile 2004

    Il movimento: stato di diritto sacrificato
    La guerra preventiva ai nemici interni

    La logica della "guerra preventiva" ha contagiato anche la gestione
    della sicurezza nazionale e dell'ordine pubblico in Italia.
    L'operazione di polizia che ha portato al fermo di un centinaio di
    immigrati, sospettati di sostegno al terrorismo, con numerose
    perquisizioni in diverse regioni italiane, denota una nuova strategia
    che non accresce la soglia di sicurezza e rischia di creare più
    favorevoli condizioni per la diffusione dei nuclei fondamentalisti e
    per il proselitismo da parte delle cellule eversive già operanti in
    Italia. Il carattere indiscriminato delle operazioni di controllo sul
    territorio già in corso da mesi, la scarsità dei risultati
    effettivamente conseguiti, confermata dalla modesta entità delle
    indagini giudiziarie giunte a compimento, l'accanimento nei confronti
    di immigrati colpevoli soltanto di non essere in regola con il
    permesso di soggiorno, stanno creando un muro sempre più alto
    all'interno del nostro Paese. Un vero e proprio fronte interno. Come
    si è violata con la guerra la legalità internazionale, si assiste sul
    piano interno alla negazione quotidiana delle garanzie fondamentali
    dello stato di diritto. Le libertà personali e il diritto alla
    difesa, vengono sacrificati sempre più spesso in nome della lotta al
    terrorismo, e sostituite da semplici prassi amministrative, anche
    quando la Costituzione lo impedirebbe. La pratica del mero sospetto,
    utilizzata ai fini di immagine, sembra adesso diventata l'unica via
    perseguita dal ministero dell'Interno. La vera risposta alle minacce
    terroristiche è rappresentata dall'abbattimento dei muri
    dell'esclusione e della discriminazione, dalla tenuta dello stato di
    diritto e dal rispetto sostanziale della Costituzione. In tal senso
    si impone il dialogo interreligioso ed il rispetto, anche da parte
    delle istituzioni, dei diritti delle persone di diversa nazionalità
    che risiedono nel territorio nazionale. Solo così e non con un
    intervento meramente repressivo, si possono diffondere confronto e
    pluralismo, evitando di dare spazio alle organizzazioni
    terroristiche. Come a livello internazionale anche in ambito
    nazionale le posizioni più estreme si potrebbero rivelare
    tragicamente complementari. L'unità nella lotta al terrorismo va
    costruito nell'alveo della legalità costituzionale e nel pieno
    rispetto della dignità della persona. ICS Consorzio Italiano di
    Solidarietà, CGIL, ASGI, ARCI, FIOM, Un Ponte per..., Associazione
    per la Pace, Legambiente, UISP, Insieme Zayed No, Dipartimento
    Immigrazione PRC, Lunaria, Medici Senza Frontiere - Missione Italia,
    Etnie, Lodi per Mostar, L. E. S. S., Peace Game, Associazione
    Assieme, Toni Corti, Associazione per la Cooperazione decentrata, Il
    Mondo nella Città, Comitato di Solidarietà Ivrea, Ambasciata per la
    Democrazia Locale, Unità Cooperazione Creativa
    ----------

    Così si uccide la democrazia

    La configurazione (che si va precisando di ora in ora) della "maxi
    retata contro gli estremisti islamici" accresce la nostra sofferta
    inquietudine. L'operazione "esclusivamente preventiva", inedita
    espressione pronunciata con consapevole gravità dal ministro Pisanu,
    allude, con evidenza, alla "guerra preventiva". Avevamo, sette giorni
    fa, in un convegno di Rifondazione comunista, concluso da Bertinotti,
    espresso la preoccupazione per le nubi che si addensavano in un
    orizzonte sempre più livido, che tracciava una cupa equazione fra
    immigrazione, lotta al terrorismo internazionale, deriva sicuritaria.
    Siamo, ormai, entrati pienamente in una fase neoemergenzialista che è
    quotidianamente segnata dalla bancarotta del costituzionalismo
    democratico. Eligio Resta ci descrive uno "stato penale globale";
    Agamben ci parla di ordinarietà dello "stato di eccezione". Vi è
    l'eco, nella operazione "preventiva" italiana, dei patriot act, della
    sospensione dei diritti in nome del "pericolo del fondamentalismo",
    della volontà del governo statunitense di farsi consegnare le banche
    dati delle persone anche europee (giustamente Rodotà ed i garanti
    europei della privacy si stanno aspramente opponendo). Il tema della
    sicurezza, dentro la spirale, che si autoalimenta, guerra preventiva-
    terrorismo, richiede certamente una nostra più approfondita
    riflessione; ma parlare di sicurezza significa evocare un più
    raffinato, organico e trasparente coordinamento dei servizi
    investigativi e di intelligence; significa rilanciare politiche di
    pace (a partire dal Medioriente); significa costruire una società
    europea fondata sulla cittadinanza transnazionale. Ma se la caccia
    al "terrorista islamico" è una operazione costruita da tempo su
    inchieste dimostratesi già fallaci (fallaci con la minuscola non
    Oriana), né viene trovato un solo piano operativo, né arma, né bomba,
    né detonatore, ma solo permessi di soggiorno quasi tutti regolari,
    siamo di fronte al degrado giuridico che maschera una
    aspra "strategia delle espulsioni". La quale può generare frutti
    velonosi e rancori all'interno delle comunità islamiche: avremmo,
    invece, bisogno di ponti, di comunicazioni, di interrelazioni più
    fitte e dense. I provvedimenti di polizia e le detenzioni
    amministrative indicano solo un percorso di guerra ad una civiltà, ad
    una cultura, ad una religione. Si ripresenta alle culture garantiste
    l'eterna, grande questione: sconfiggere il terrorismo significa
    sospendere lo stato di diritto? Non è proprio questa una delle
    finalità del terrorrismo, l'imbarbarimento del contratto sociale e
    delle statualità democratiche? Il sospetto, il pregiudizio possono
    fondare una democratica politica della sicurezza? Ha detto ieri il
    capo della Polizia: «La nostra è un'azione preventiva di cui non si
    ha certezza per quanto riguarda tutto ciò che può avere sventato». E
    allora? Quale reato è stato contestato? E' possibile che la "retata"
    abbia riguardato persone pericolose. E' possibile. Ma non certo.
    Nell'aggettivo "possibile" muoiono le garanzie individuali e
    collettive. Vale per gli immigrati; ma è già applicato
    ai "disobbedienti", agli "altermondialisti". E' opportuno
    difenderseli con accanimento gli spazi di libertà; anche quando
    sembra che non riguardino noi.
    Giovanni Russo Spena
    Liberazione 3-4 aprile 2004-04-05

  2. #2
    emiro omofobo meridionale
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    mi fa piacere che gli diano solidarietà, ma sarebbe giusto ricordare anche il linciaggio morale contro il campo, alla quale questi due giornali hanno contribuito

 

 

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