politica o quasi
Straniere siamo noi
Ida Dominijanni
Il raid del Pigneto a Roma è «senza matrice politica», dice il sindaco Gianni Alemanno. Anche l'azione punitiva che ha ucciso Nicola Tommasoli a Verona era «senza riferimenti ideologici», disse il presidente della camera Gianfranco Fini. Dev'essere la linea del partito postfascista: quando una cosa è fascista o nazista, per dichiarata ammissione di chi la fa o per sua propria evidente essenza, non li riguarda, e se qualcuno la rivendica come tale si tratta di «nostalgici di un passato finito». Come fu per Fini così è per Alemanno: un modo pilatesco di lavarsene le mani. Ma il problema non è loro: è nostro.
Mettiamo in fila qualche fatto. L'assassinio di Verona, movente una sigaretta negata. Il pogrom di Ponticelli a Napoli, movente una sospetta intenzione di una zingara di appropriarsi di un bambino italiano. Una molotov in un negozio rumeno a Milano, movente ignoto cioè razzista e basta. La morte per asfissia da polmonite di Hassan Nejl, tunisino trentottenne, nel Cpt di Torino, causa l'omissione di soccorso delle strutture mediche competenti. L'aggressione a Roma di Christian Floris, conduttore di una radio gay, movente «devi smetterla con queste trasmissioni sui froci». Il raid contro i tre negozi indiani del Pigneto, movente un supposto furto di portafogli. Stupri vari di donne italiane e straniere, movente la solita violenza maschile ormai priva di ritegno. No, non è una sequenza coerente, o almeno speriamo. Ma è almeno una sequenza indiziaria?
Ci guardiamo e ci telefoniamo smarrite, tra amiche, incerte sui nomi e sugli aggettivi. «Fascista» non si può dire, perché è ideologico e novecentesco e i disincantati abitanti del 2000 postideologico non gradiscono. Cos'è allora? L'effetto della campagna martellante sulla giustizia fai-da-te e sulla romantica azione salvifica delle ronde, questo si può dire? Il risultato dello sdoganamento del razzismo, autorizzato e rivendicato dai leghisti di governo in cravatta verde da tutte le tv e le radio pubbliche e private, questo si può denunciare? Ci guardiamo smarrite, le straniere siamo noi: non è più il paese in cui siamo cresciute.
Ma è una sensazione stonata e minoritaria, in mezzo al coro maggioritario e dialogante che intona il ritornello della democrazia dell'alternanza finalmente compiuta e finalmente affrancata dallo scontro ideologico che l'ha avvelenata per oltre mezzo secolo. Finalmente una strada intitolata ad Almirante vale quanto una intitolata a Berlinguer. Finalmente Il Secolo celebra il quarantennale del '68 come fosse cosa sua. Chi potrebbe desiderare segni più chiari che i tempi volgono finalmente al meglio? Però nessuno osa completare il pareggio dando a Matteo Salvini del cattivo maestro come si faceva con gli estremisti di sinistra negli anni di piombo: allora le parole erano considerate pietre, adesso chissà perché palloncini.
Nel mentre, l'editto napoletano sulla sicurezza e sui rifiuti ha di fatto messo fuori legge i movimenti di protesta. Neanche di questo si può dire che è fascista, perché dal coro dialogante tutti o quasi tacciono e acconsentono: può servire a fare fuori la camorra, e se ci vanno di mezzo i movimenti che con la camorra non c'entrano niente poco importa, il fine giustifica i mezzi. Ma quando il fine giustifica i mezzi, e quando su questa base scatta la logica dell'emergenza, sappiamo già come va a finire. L'emergenza diventa norma, lo stato di diritto va a farsi benedire, libertà e uguaglianza vengono sacrificate sull'altare della sicurezza. Non sarà fascismo. Ma non è nemmeno la democrazia costituzionale a cui un tempo ci si poteva almeno appellare, quando veniva violata, come a un riferimento superiore. Adesso i raid punitivi non hanno riferimenti ideologici, e noi nemmeno.




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