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    Predefinito Cinghia di tasmissione ma di che?

    Le alzate di ingegno della Cgil

    L'abbandono del tavolo con il governo e la tentazione di farsi carico del nocciolo duro della protesta rossa


    Ci risiamo. Come quattro anni fa la Cgil ancora una volta si è alzata dal tavolo del negoziato. Un pomeriggio del 14 luglio 2004, ormai passato alla storia come una delle date grigie del sindacalismo italiano, Guglielmo Epifani lasciò la trattativa con la Confindustria sulla riforma del modello contrattuale ancor prima che si cominciasse a discutere. Le conseguenze di quel gesto teatrale le hanno pagate tutti, imprese e lavoratori.
    Per riprendere il filo di quella riforma e ripartire — almeno nelle intenzioni — ci sono voluti 1.400 giorni di un interminabile time out e ben due elezioni politiche. Ieri ad alzarsi dalla sedia e a lasciare la sala è stato Michele Gentile, un dirigente della Cgil poco conosciuto all'esterno, che recependo le indicazioni avute dal suo segretario generale ha ritenuto di dover abbandonare il negoziato sulla riforma della pubblica amministrazione. Poco vale che Gentile abbia addotto questioni di metodo e accusi il ministro Renato Brunetta di adottare una prassi decisionista e di rottura. La sostanza è che anche per quanto riguarda il pubblico impiego la Cgil sceglie per sé la parte del freno, carica sui suoi iscritti la responsabilità di ostacolare il percorso di modernizzazione ideato da Brunetta ma che riflette idee ed elaborazioni largamente presenti nei gruppi dirigenti del Pdl e del Pd.
    Le cronache del convulso pomeriggio sindacale di ieri raccontano di contrasti attorno alla (mancata) convocazione al tavolo negoziale delle categorie del pubblico impiego e non delle sole segreterie confederali, ma l'impressione è che anche episodi di questo tipo, l'apertura di conflitti procedurali ai limiti del bizantinismo, segnalino un ritardo da parte della Cgil nel capire lo spirito del tempo. Non è più aria di riproporre la ritualità di ieri e dell'altro ieri, la maggioranza degli italiani — e non solo quelli che hanno votato per Silvio Berlusconi — chiede servizi pubblici allineati agli standard europei e non sopporta più regimi di privilegio e tutele «rafforzate» per gli statali.
    È evidente che in una fase politica come l'attuale in cui il Pd fatica a uscire dall'afasia post elettorale, si può far strada in alcuni settori della Cgil la perversa ambizione di rappresentare il nocciolo duro della rivincita rossa. Un precedente c'è e porta il nome di Sergio Cofferati che, dopo la batosta alle politiche del 2001, con le bandiere della confederazione in testa nei cortei, le piazze strapiene e i dirigenti dell'opposizione costretti loro malgrado ad accodarsi, surrogò le incertezze dei Ds di allora. Sappiamo tutti però come è finito quell'esperimento. Non ha aiutato il centrosinistra a maturare una cultura di governo, ha alimentato l'illusione che si potesse ripartire da un cartello di «No». In più le differenze con quegli anni sono tante e una Cgil barricadera stavolta spaccherebbe il Pd, spingerebbe la componente modernista e liberal fuori dal perimetro del centrosinistra.

    A nessuno oggi sono veramente utili le barricate. È cominciato un confronto sui temi del lavoro che ha già prodotto un primo provvedimento di sostegno del reddito — quello sarkozysta della detassazione degli straordinari — e che punta a riscrivere gli accordi del '93, a riformulare la contrattazione per farla aderire maggiormente alle esigenze di imprese e lavoratori. In più il ministro Maurizio Sacconi ha anche avanzato l'ipotesi di coinvolgere i dipendenti nell'azionariato delle società, una proposta che può essere discussa nel merito e forse resta comunque di difficile applicazione, ma che testimonia di un approccio aperto alle ragioni del mondo del lavoro e non certo di un profilo thatcheriano. Anche per questo motivo le continue alzate di ingegno non aiutano la Cgil, la separano dal resto del movimento sindacale e la condannano a custodire la memoria di vecchie cartoline ingiallite.
    Dario Di Vico
    29 maggio 2008
    L'azione di brunetta è condivisa dalla maggioranza del paes e dei suoi rappresentanti

    la cgil veterosindacalista come al solito frena

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da pacatamente Visualizza Messaggio
    L'azione di brunetta è condivisa dalla maggioranza del paes e dei suoi rappresentanti

    la cgil veterosindacalista come al solito frena
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