Chi soffia sulla spazzatura
di Emiliano Fittipaldi
La scommessa politica del governo. L'esasperazione dei cittadini. Gli interessi della camorra. Le inchieste dei giudici. Sui rifiuti si gioca una partita a tutto campo
Guido Bertolaso
Da martedì una cosa è chiara a tutti: nella partita della monnezza nessuno può pensare di giocare senza fare i conti con la magistratura. Arrestando mezzo Commissariato e indagando il prefetto Alessandro Pansa e l'ex braccio destro del sottosegretario ai rifiuti Bertolaso, i pm sono tornati tra i protagonisti di una guerra la cui posta in gioco diventa sempre più rilevante. Per tutti gli schieramenti in campo.
La discarica di Chiaiano e il cul de sac di via Cupa del Cane sono diventati il crocevia di interessi molteplici, politici, sociali ed economici, che investono amministratori e giudici, governo e opposizione, cittadini e no global, poliziotti e camorristi. In un concentrato di tensioni e speranze che sta trasformando piazza Titanic, la rotonda presidiata giorno e notte dai manifestanti, nel simbolo dell'impasse dell'intero paese. Una partita a scacchi in cui i giocatori sono tanti, e ogni pedone si muove in seguendo proprie logiche e interessi. Mentre decine di migliaia di tonnellate di sacchetti continuano a cuocere sotto il sole bollente.
Il ritorno dei giudici
Davanti alla crisi e al piglio decisionista, Berlusconi e Bertolaso speravano che l'arbitro chiudesse un occhio, o quantomeno che non fischiasse subito un fallo da rigore. I maligni oggi si spingono oltre, affermando che in realtà attraverso il decreto varato ad hoc si è tentato di far giocare le toghe senza fischietto: secondo i pm più arrabbiati la creazione di una superprocura regionale in materia ambientale, unita alla possibilità di depositare nei nuovi siti anche materiali inquinanti, permetterebbe di fatto di aggirare la legge e bloccare le azioni di singoli magistrati che, questa la critica, già in passato hanno rallentato lo smaltimento.
I 25 arresti sono la risposta dei giudici. Almeno così dicono da Palazzo Chigi. L'indagine sul Commissariato per reati pesantissimi (si va dalla truffa allo Stato al traffico illecito di rifiuti) è iniziata nel gennaio del 2007, l'informativa dei carabinieri del Noe è di ottobre, le richieste del pm dello scorso gennaio, la firma del gip sugli ordini di cattura è del 22 maggio. Bertolaso, l'uomo a cui Berlusconi ha dato l'incarico di chiudere con le buone o le cattive l'affaire spazzatura, non ha fatto nemmeno in tempo a festeggiare la tregua e l'entrata dei tecnici a Chiaiano.
La strategia del bastone e della carota nei confronti dei rivoltosi aveva funzionato egregiamente, e gli esperti dell'Arpac erano riusciti a piazzare le trivelle per i test e i carotaggi senza colpo ferire. "La tempistica del giudice non è casuale, vogliono fermarci. C'è un complotto, come si può lavorare così?", sbottano dallo staff del capo della Protezione civile. Poteri contro e nervi scoperti, uno scontro in cui tutti, se la crisi non verrà superata presto, hanno solo da perdere. Da un lato i pm, che indagano su un organismo che da tre lustri brucia miliardi di euro tra scandali e clientele, ma vengono già additati come i veri 'rompiballe' (questa il nome dell'inchiesta) che impediscono di risolvere il dramma campano.
Dall'altro Bertolaso e i suoi, che rivedono lo spettro del fallimento del primo mandato: la delegittimazione del commissariato sarebbe un colpo mortale per le negoziazioni con sindaci e popolazioni, e il rischio di fare la fine di predecessori illustri, da Pansa a De Gennaro, è improvvisamente meno remota.
Porcherie epiche
Gli atti dell'inchiesta sono, in effetti, gravissimi. Nelle ecoballe si celano tante balle e nulla di ecologico: montagne di scorie non selezionate dove si accumula qualsiasi cosa, spazzatura e sostanze pericolose. 'Mucchi di merdaccia', come li chiamano al telefono i responsabili dello smaltimento, invocando una 'polverina magica' che li renda meno puzzolente. Per i pm persino nei termovalorizzatori tedeschi sono finite sostanze che "giammai" dovevano essere bruciate, in un gioco di squadra tra tecnici e vertici del Commissariato "deplorevole". Nelle intercettazioni Marta De Gennaro, al tempo il numero due di Bertolaso, chiederebbe a Guido "una discarica da truccare, voi ci dovete aiutare a farlo".
L'idea è quella di scaricare monnezza non a norma a Terzigno, nel Parco nazionale del Vesuvio. Nelle telefonate si parla di scempi e disastri ambientali, di "porcherie epiche", a dimostrazione che gli imputati sapevano di commettere, in nome della risoluzione dell'emergenza, reati. Difficile che l'inchiesta non influisca sul destino della discarica di Chiaiano. "Ieri ho levato le barricate con le mie mani", dice Mario Romani, 30 anni, uno dei leader della protesta che aveva dato credito a Bertolaso: "Ma ora cambia tutto: anche il Commissariato ha fatto illeciti, i rischi di infiltrazioni criminali ci sono sia da una parte che dall'altra: con che autorevolezza vengono ora a dirci che qui non ci saranno veleni?".
Proteste contro la discarica a Chiaiano
I politici
Insieme al capo della Protezione civile, Berlusconi a Chiaiano si gioca la faccia e parte consistente della grande credibilità accumulata nel dopo elezioni. L'intransigenza e le cariche davanti alle telecamere sono state una scelta mediatica. Un segnale forte mandato a chiunque, nei prossimi mesi, conti di bloccare con metodi illegali l'azione del governo.
Dalla Tav ai rigassificatori, dal Ponte sullo Stretto alle centrali nucleari promesse dal ministro Scajola, il fronte del 'No' è avvertito. Perdere la guerra della monnezza e cedere davanti a 2 mila persone sarebbe una catastrofe. Ma a Chiaiano sguazzano anche i peones. Se il Pd sta alla finestra, le barricate napoletane per personaggi borderline (s'è visto anche Oreste Scalzone) e parlamentari di ogni colore si sono trasformate in una vetrina nazionale dove sfilare per ottenere visibilità e qualche consenso personale. Alessandra Mussolini ha subito fiutato l'aria ed è corsa a dare man forte ai manifestanti. "Vuole fare il sindaco o il governatore", sospetta qualcuno.
A Marano e Chiaiano alle politiche il Pdl ha preso percentuali bulgare, ma se si tornasse alle urne in pochi rivoterebbero "i traditori": sul territorio bisogna recuperare voti. E se la nipote del duce ha chiesto la liberazione di tre fermati, telefonando direttamente al capo della polizia Manganelli, anche l'assessore rifondarolo Corrado Gabriele ha fatto il diavolo a quattro per entrare nelle grazie della gente, ottenendo il rilascio di altri tre ragazzi: i fratelli Schiattarella, proprietari di una rivendita di scooter, ma soprattutto cugini di secondo grado dell'assessore regionale. Salvatore Perrotta, sindaco di Marano, da quando si è autosospeso dal Pd è di certo il politico più accreditato: eletto un anno fa, prima ha pesantemente apostrofato Iervolino e Bassolino poi ha attaccato Prodi, infine ha sparato sul loft. Per tutti, un eroe.
Il business della camorra
"Ora abbiamo sbaraccato, ma tra 20 giorni se aprono la cava faremo come gli spartani di '300'. Dobbiamo usare il tempo che ci rimane per prepararci alla battaglia". Fabrizio parla calmo, due vecchietti annuiscono. Gli altri, un gruppetto di ragazzi tra i 20 e i 30, ipotizzano trappole, agguati, vendette. L'ingresso della discarica che verrà è un imbuto simile a quello delle Termopili, e i duri e puri che presidiavano l'ultimo baluardo sognano la gloria di Leonida e compagni. 'Problemi con la legge li teniamo, ma qua la camorra non esiste'.
Eppure tra cani sciolti e ultras venuti da altri quartieri per menare le mani, a denti stretti in molti ammettono infiltrazioni malavitose. "In piazza credo che uno su cinque sia legato al Sistema, ma li abbiamo isolati subito", spiega uno dei leader della protesta. Inevitabile, la zona è calda: Poggio Vallesano è un luogo simbolo nella geografia criminale, da qui il boss Lorenzo Nuvoletta emanava sentenze di morte, incontrava Totò Riina. La Dia sta indagando sugli scontri, riscontri ufficiali ancora non esistono. Ma c'è chi ipotizza che ci sia anche lo zampino dei Lo Russo, che fanno affari con eroina e cocaina, e soprattutto quello dei Polverino-Simeoli. Affiliati che hanno enormi interessi nel mattone e nel commercio: sono in molti a giurare siano anche loro a soffiare sul fuoco del malcontento. "A fianco delle cave dovrebbe sorgere un centro residenziale di 450 appartamenti, un progetto inserito già nel piano regolatore", racconta un avvocato. Un megacomplesso che con la discarica perderebbe più della metà del suo valore.
La rivolta di Chiaiano
Ma nel chilometro che divide piazza Titanic dall'ingresso della discarica i pregiudicati sono mosche bianche. Sotto gli alberi spennacchiati si incontrano mamme e studenti, professionisti, medici e grillini, operai e disoccupati. La posta in gioco per loro è altissima. Sanno che se i tecnici dovessero dare il via libera li aspettano anni difficili. Temono il tanfo di 700 mila tonnellate di rifiuti accatastate "in mezzo a uno dei quartieri più densamente popolati d'Europa". Non solo. "Per le piccole strade di Marano e Chiaiano passeranno centinaia di camion al giorno. Insieme al traffico si bloccherebbe la nostra vita".
Se le colombe hanno per ora avuto la meglio, i ragazzi di Insurgentia, un centro sociale della zona, restano sul piede di guerra, in attesa dei carotaggi. A Chiaiano anche i no global stanno cercando il loro posto al sole. Volantini e proclami, ovunque in Italia la sinistra antagonista sta abbracciando il credo ambientalista. Dopo la globalizzazione e il pacifismo, la monnezza può diventare il nuovo fronte della politica dei 'senza se e senza ma'. Come per il governo e i politici, anche per la loro Napoli è un laboratorio perfetto.
ha collaborato Claudio Pappaiannihttp://espresso.repubblica.it/dettag...27787&ref=hpsp




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