

nonostante tutto...
Benvenuto Mister...


ho visto la conferenza stampa...
non male...anzi...
Qs è quella di oggi!
Mourinho aspetta Quaresma e dimentica Lampard
140 del 29 agosto
L'allenatore dell'Inter, José Mourinho ha dichiarato in conferenza stampa: "Quaresma? Non voglio dire bugie, quando parlo dico cose vere o sto zitto... In questo momento Quaresma è ancora un giocatore del Porto e Pelé è nostro. Non lo convoco per la Sampdoria perché può succedere che oggi o domani vada in Portogallo. Non posso rischiare un giocatore che magari lunedì va via, ma non c'è ancora un accordo. Io volevo Lampard, non è un mistero, ma non posso essere più felice di Muntari che mi ha fatto dimenticare assolutamente Lampard. Ho chiesto due ali e un giocatore di centrocampo con caratteristiche diverse da quelli che già c'erano. Per il resto, fiducia totale nel gruppo. In attacco restiamo così: Crespo, Cruz, Adriano e Ibra centravanti, con Balotelli seconda punta o ala, Figo e Mancini ali e se arriva anche Quaresma. Se non arriva, dovrò lavorare molto con Jimenez per farlo giocare in quel ruolo".
"E' una questione mentale - prosegue Mourinho -, Ibrahimovic può giocare anche tutti i giorni perché vuole giocare. Vi faccio un esempio. Contro la Roma avevo avvertito i miei: ogni volta che Riise batte una rimessa laterale è come se fosse un cross. Ho visto Ibra nell'area al 45' difendere di testa. Che posso dire: questa è voglia. E questi siamo noi. Lui vuole giocare anche per la Svezia. Io rispetto il ct della Svezia, e lui rispetta me e per questo lo protegge nelle amichevoli.
Abbiamo bisogno di cooperare, senza parlare molto. Non ho mai detto ad un mio giocatore "Non puoi giocare in nazionale" e non lo farò mai.
Chivu mi ha detto che settimana prossima è pronto.
Rivas è infortunato adesso perché lo era anche prima della Roma, ma non c'erano alternative. Lui mi ha detto: "Se c'è bisogno io ci sono". Ho bisogno, gli ho risposto. Ha giocato e abbiamo vinto, ora deve guarire".
CONTRO LA SAMP - Alla vigilia della prima di campionato, l'anticipo di domani sera in casa della Samp, José Mourinho in conferenza stampa dichiara l'obiettivo vittoria a Genoa ma precisa che un pareggio non sarebbe un dramma neanche per la sua "corazzata" nerazzurra; e anticipa nove undicesimi della formazione: «Julio Cesar, Maicon, Cambiasso, Materazzi, Maxwell, Stankovic, Muntari, Zanetti, Ibrahimovic più due. Va bene così». Il tecnico di Setubal non svela quindi i dubbi relativi alle due ali che affiancano l'unica punta. Al momento però i maggiori indiziati restano Mancini e Balotelli. Dunque si comincia dalla Samp. La prima... Sai la tremarella. Macché: «Non sono emozionato, perché? È una partita in più. La più importante, va bene, perché è la prossima... Ma ho lavorato tutta la settimana per arrivare preparato. Vogliamo vincere. Sappiamo che la Samp vuole esattamente lo stesso. Mi auguro una grande partita come è stata con la Roma. La squadra ha fiducia. Sappiamo che dobbiamo giocare così. Ma il campionato non è facile. Sappiamo che la Samp è stata una delle più forti dell'anno scorso, ha perso dolo due partite in casa. Ma noi pensiamo di tornare con i 3 punti».
LA MARATONA - Non parlategli di sprint. Perché a Genova, in notturna, comincia la prima maratona italiana di Mourinho. Il paragone è suo e lo usa per disegnare il futuro del campionato dell'Inter fino a maggio, tenendo in ordine le tappe e il numero di avversarie da tenere in scia. «Da domani comincia una maratona che finirà a maggio - ha detto il tecnico portoghese - Una gara non decide niente, dobbiamo vincere tante partite, pareggiarne qualcuna e perderne poche. Nel primo chilometro staremo tutti insieme, a dicembre davanti saremo noi, Juve, Milan, Roma e Fiorentina, con un buco di 500 metri che ci separa dalle altre. Ad aprile saremo noi più altre due. E a maggio noi e un'altra. Ma sono tutte grandi squadre...».
LA BATTUTA SUL TIMES - La sente sua questa nuova avventura, tanto che quando gli chiedono un commento agli sfottò del Times («Serie A un campionato per pensionati»), lui fa la faccia dura e sobilla la stampa: «Aspetto la vostra risposta! Ho letto quello che ha scritto il Times. Se avete bisogno di un portoghese con la bandiera italiana ditemelo. Ma tocca a voi per primi. Non è una risposta difficile. Se guardi con attenzione una partita di Premier...».


ecco l'intervista completa...
Mourinho: "Nove ve li dico..."![]()
APPIANO GENTILE - Domani è il giorno di Sampdoria-Inter, gara valida per l'anticipo della 1^ giornata della Serie A Tim 2008-2009 in programma allo stadio "Luigi Ferraris" di Marassi a Genova (ore 20.30).
José Mourinho ha incontrato i giornalisti nella sala stampa del centro sportivo "Angelo Moratti" dopo la seduta di allenamento della squadra.
Questa la prima sintesi di quanto dichiarato dal tecnico nerazzurro:
Mourinho: dopo il sorteggio di Champions League, è più tranquillo in vista dell'inizio del campionato?
"Non cambia nulla, chi gioca la Champions League non può aspettarsi mai un sorteggio facile. Chi gioca la coppa si è qualificato direttamente perchè ha vinto il proprio campionato o è finito nelle prime posizioni in tornei importanti come quello italiano, lo spagnolo o l'inglese, oppure si sono qualificati vincendo gare importanti nei turni preliminari. Ad esempio, quando si parla dell'Anorthosis, è vero che per la prima volta gioca la fase a gironi della Champions League, ma è anche vero che ci è arrivata vincendo 3-0 contro il Rapid Vienna e 3-0 contro l'Olympiakos campione di Grecia. Nessuno può dire che sarà facile affrontarli, anche prima di osservarli e analizzarli. Ho anche visto lo Standard Liegi giocare ad Anfield contro il Liverpool, sono stati spettacolari e avrebbero potuto vincere qualificandosi per la fase a gironi. Sono tutti piccoli esempi di squadre con un nome che non fa paura, ma con qualità e organizzazione, bravi allenatori che le guidano e che sanno condurle bene. Non potrò mai dire se il sorteggio è stato facile o difficile, so solo che la squadra deve fare minimo 10-11 punti per qualificarsi e 12-13 per vincere il girone B. Il primo obiettivo è qualificarsi, il secondo è centrare il primo posto perchè questa posizione può dare un piccolo vantaggio negli ottavi. Ho visto il sorteggio con tranquillità perchè non c'erano pressioni. Domani contro la Sampdoria è tutta un'altra storia: inizia una maratona che parte domani e finirà a maggio. Giochiamo una gara che non decide assolutamente nulla, il campionato è fatto di 38 partite: dobbiamo vincerne molte, pareggiarne qualcuna e perderne poche. Questo è l'obiettivo per la prima gara che sarà sicuramente difficile".
Quali sono le sensazioni positive che sono emerse dopo la Supercoppa vinta contro la Roma?
"Contro la Roma abbiamo giocato una grandissima partita, la squadra è fiduciosa perchè abbiamo giocato molto bene soprattutto nel primo tempo e dal 70' sino all'ultimo dei 120 minuti. Sappiamo che il campionato che sta per iniziare non sarà facile e che la Sampdoria è una delle squadre migliori dell'anno scorso: sono arrivati dopo il gruppo delle squadre più forti, subito dietro al Milan. In casa hanno perso solo due gare, ne hanno vinte tante e ne hanno pareggiata qualcuna. Sappiamo che da loro non sarà facile vincere, ma il nostro obiettivo sarà comunque quello. Non andremo a Genova per ritornare a Milano con un punto, se poi succederà non sarà un dramma. Come ho detto prima, questa è una maratona, ma dobbiamo pensare di andare a giocare sempre per vincere".
È solo la coppia centrale difensiva che la preoccupa un pochino viste le indisponibilità di Burdisso e Rivas?
"No, giocheranno Materazzi e Cambiasso e Cordoba andrà in panchina. C'è qualche problema, ma allo stesso tempo i giocatori sono bravi e hanno voglia di lavorare e fare di tutto per essere a disposizione. Il settore medico lavora molto e bene, e questo vale anche per i preparatori in modo da recuperare i giocatori di cui abbiamo bisogno. La prossima settimana, in vista di Inter-Catania, Chivu sarà a disposizione e forse avremo anche Burdisso".
Ci dice la formazione che intende schierare domani sera?
"Sì. Julio Cesar, Maicon, Cambiasso, Materazzi, Maxwell, Stankovic, Muntari, Zanetti, Ibrahimovic, più due... Va bene così".
Tra i convocati non c'è Pelé: è un segnale che il portoghese potrebbe andare al Porto nell'operazione Quaresma?
"Quando parlo, o dico la verità o preferisco stare zitto. Prima infatti vi ho dato nove giocatori sicuri, gli altri due non li ho detti per evitare di dire una bugia. Per quanto riguarda Pelé posso dirvi che, in questo momento, Quaresma è un giocatore del Porto e Pelè lo è dell'Inter. Questa è la situazione: non convoco Pelé perchè può succedere che oggi o domani possa accadere qualcosa e lui si trovi ad andare in Portogallo. Non convoco Pelé perchè non posso rischiarlo nella gara di domani quando lui potrebbe avere la possibilità di andare a giocare in un altro club lunedì. In questo momento non esistono accordi: Pelé oggi si è allenato con noi e Quaresma credo si sia allenato con il Porto".
Nella gara contro la Roma si è parlato molto bene dell'Inter a livello di squadra. Ma forse il personaggio è stato un po' Mario Balotelli, in che ruolo lo vede?
"Per me Balotelli è un grandissimo giovane giocatore, deve lavorare, nei prossimi tre-quattro anni, per diventare un 'grandissimo-issimo' giocatore a livello mondiale. Però ripeto: deve lavorare, imparare, giocare perchè farlo è il miglior modo per crescere velocemente ed avere un'evoluzione compatta. Ha qualità assolutamente spettacolari, sono contento di lui anche perchè so che vuole migliorare. È un giovane che non crede di essere il migliore del mondo: qualche volta nel calcio un ragazzo gioca bene quattro-cinque partite e magari i giornalisti lo fanno diventare il migliore del mondo. Ecco, Mario non pensa di esserlo, è umile e questo è positivo. Ho già parlato con i suoi genitori e sono arrivato alla conclusione che vicino ha delle persone che possono aiutarlo a lavorare con il suo allenatore per lo sviluppo e la crescita di un talento assolutamente fantastico. In campo, un giocatore con tale potenziale non ha mai problemi di posizionamento. Il punto sta nella sua evoluzione e crescita tattica, deve solo stare tranquillo. In una squadra che gioca con due attaccanti, Mario sarà uno dei due. In una squadra che gioca con tre punte, Mario può stare tranquillamemente a destra o a sinistra con inserimenti in diagonale. Balotelli può essere utilizzato in entrambi i sistemi di gioco, tocca a me lavorare con lui per farlo diventare un grande".
Se dovesse accorgersi che con Balotelli e Ibrahimovic in attacco la squadra rendesse di più, potrebbe passare al 4-4-2?
"L'Inter può giocare con moduli diversi. In pre-campionato abbiamo utilizzato il 4-4-2 contro l'Ajax: non ho certo schierato la squadra così per divertirmi, l'ho fatto per migliorare la mia squadra e dotarla di un potenziale diverso. Quando ho detto i nove giocatori che schiererò domani, non ho spiegato se giocheremo con il 4-4-2 o con 4-3-3, non ho detto se giocheranno Balotelli o Figo, oppure Mancini o Crespo o Cruz. Ho detto che gioca Ibra e basta, lascio aperta alla mia squadra la possibilità di giocare in modi differenti . Mario e Ibra, ad esempio, possono giocare con moduli diversi. Non c'è un modulo che preferisco. Dopo il nostro lavoro mi piace avere la possibilità di scegliere la soluzione migliore per la partita che arriva e per le caratteristiche dei giocatori che sono più in forma. Devo scegliere e la mia scelta dipende da tante cose".
Non crede che a questa Inter manchi quel tipo di centrocampista offensivo dalle qualità tecniche particolari e fantasia che lei ha sempre avuto nelle sue precedenti squadre?
"Dipende dal concetto di fantasia, da quello che significa questa parola per me o per lei che mi pone la domanda. Se per fantasia si intende un giocatore che, ad esempio, fa pallonetti o colpi di tacco, forse ci manca qualcuno. Ma questa per me non è fantasia: per me fantasia è giocare come abbiamo disputato i primi 45' minuti contro la Roma, con un pressing molto forte e un'ottima organizzazione difensiva, con un controllo totale della gara, con dinamica e velocità. Questa per me e fantasia, e nella nostra squadra abbiamo giocatori che hanno qualità fantastiche e che hanno la possibilità di far valere le proprie individualità nel nostro sistema di gioco. Nell'ultimo anno, ad esempio, non avevo ancora visto un giocatore così bravo come Ibrahimovic. Quello che fa è di una qualità tecnica straordinaria, quando parlo di lui o Kakà penso a giocatori dello stesso livello. Ok, il brasiliano ha vinto un pallone d'oro che ha meritato ed è un giocatore che mi piace tanto, ma perchè Ibra non può fare lo stesso? Zlatan è della stessa dimensione calcistica di Kakà. Poi abbiamo Mancini che è un giocatore super-creativo, Figo ha 35 anni, ma tutto quello che fa è bellissimo. E non posso non parlare di Maicon e Maxwell, sono due tra i terzini più offensivi del calcio europeo insieme a Daniel Alves e A.Cole. Non ne conosco altri più offensivi. Penso sia bello vedere Maicon arrivare a 15 metri dalla porta avversaria come è successo nell'occasione del nostro primo gol contro la Roma, questo significa che è un giocatore che porta fantasia. Ma a volte nel calcio si fa un po' di confusione: ci sono dei giocatori che scendono in campo per i giornalisti o per i tifosi e tutti dicono che sono bravissimi, altri sono un po' stupidi (ndr.: sorride) perchè giocano per i propri allenatori, ma poi è il tecnico che sceglie e loro sono in posizione privilegiata".
www.inter.it
Mourinho, tutto meno che un pirla
In 48 ore giardiniere, allenatore, conferenziere e uomo di casa
Dalle ore 16 di venerdì alle ore 16 di sabato. Un giro completo di lancette che se per molti umani è arco di tempo routinario, specie alle porte del sospirato weekend, per il multiforme Jose Mourinho è stato normale parentesi per attivare la sua ecletticità. Si parte da Locarno, stadietto tranquillo, tra lago e monti. Arriva l'Inter col nuovo gioiellino Quaresma e una discreta pattuglia di big reduci da infortuni e ancora un poco scricchiolanti. Mister Jose butta un occhio sul terreno di gioco e si accorge che la lunghezza dell'erba è decisamente sopra la media e quindi pericolosetta per chi deve ancora stare attento su come e dove posare i piedi. Mourinho attiva i dirigenti che accompagnano la squadra, breve chiacchierata con quelli del Locarno e lavoretto sbrigato. I fatti, visto anche il diluvio che si abbatte durante l'amichevole, gli danno ragione: in quella mini-savana fradicia, qualcuno sarebbe potuto davvero finire male.
Mourinho, nel mentre, è il solito Mourinho, dedito al suo lavoro principale. Dirige la squadra, studia, prende appunti, interpreta il test maledettamente sul serio. Una volta rientrato nella sua villa di Como, lo "Special One" ha indossato il cappello di uomo di casa e di conto, impugnando furibondo le fatture lasciate dagli addetti di Tv Cabo, emittente portoghese via cavo a cui Mourinho, già ai tempi di Londra, ha deputato il ruolo di cordone ombelicale con la realtà quotidiana del natìo Portogallo. Per connessione e due decoder, Jose si è trovato davanti agli occhi una parcella da 18.600 euro, decisamente troppo anche per chi, come lui, guadagna una cifra simile più o meno in 18 ore di lavoro. Il salasso è stato presto spiegato: la fattura, originariamente prodotta in franchi svizzeri, è stata erroneamente ricalcolata in base al tasso di cambio con l'euro e quindi ricorretta in una cifra comunque sostanziosa (circa 5.600 euro) una volta che uno degli agenti del tecnico, incaricato di scatenare la protesta, ha detto chiaro e tondo a quelli di Cabo Tv che un pagamento simile non sarebbe mai andato in onda.
Infine, nella mattinata di sabato, è toccato al Mourinho comunicatore, al Mourinho invitato veramente "special" al Workshop Ambrosetti, uno dei più autorevoli e importanti forum economici che si tengono nel nostro Paese. Mou ha stregato la platea da par suo analizzando il rapporto a triplo filo tra il soldo e il pallone. Dando il benvenuto, di fatto, agli sceicchi, ai petrolieri, a tutti quelli che possono innaffiare di denaro i campi non sempre verdissimi di calcio. E contribuire a sopportare con più fair-play certe fatture gonfiate. Anche se, al di là delle buste paga, uno non vuole mai passare per un pirla, specie quando l'ha voluto attestare pubblicamente fin dal primo minuto.
Mourinho cambia le regole tv: niente dibattiti con i colleghi
No, il dibattito no. Coi colleghi, poi, non se ne parla proprio. E soprattutto: non nel dopopartita, che è già intasato di suo, con tutte quelle interviste, quelle televisioni che pagano diritti per il chiaro, il satellitare e il digitale, poi pretendono in cambio risposte e minuti preziosi, e nel frattempo fanno domande impertinenti su questioni tattiche, infine vorrebbero pure metterti a confronto con gli altri allenatori. No, basta così, ha detto José Mourinho: bisogna darci un taglio.
Però, dato che evitare le interviste non si può (ballano i milioni di euro delle tv, con cui i club si garantiscono la sopravvivenza), il tecnico ha chiesto, attraverso l'Inter, di evitare almeno una tappa della via crucis del post-partita: il confronto a distanza con gli altri allenatori, cioè quei siparietti che a volte vengono improvvisati in diretta con due tecnici, che magari si fanno i complimenti oppure si punzecchiano, come è accaduto un anno fa tra Luciano Spalletti e Roberto Mancini.
In sostanza, Mourinho ha chiesto (e con ogni probabilità lo otterrà) di rispondere solo alle domande dei giornalisti, non di dialogare coi suoi colleghi. Il motivo ufficiale della richiesta è che il dibattito a distanza, con gli studi collegati o con gli altri allenatori, allunga i tempi già dilatatissimi delle interviste, cosa che ha creato più di un problema negli stadi in queste prime giornate di campionato: in effetti ormai gli spogliatoi sono un suk, gli allenatori devono rispondere alle domande in diretta di almeno cinque diversi soggetti che hanno pagato i diritti tra tv e radio, oltre a quelle che vengono formulate in zona mista o nella sempre più malinconica sala stampa, dove i tecnici arrivano ormai stremati da un'ora di domande e rispondono con un filo di voce.
Proprio Mourinho, quando domenica scorsa è stato intervistato dall'inviato di Rai International ha risposto, ma quando poi hanno provato a fargli domande dallo studio ha salutato tutti: ne aveva abbastanza di dibattiti.
Ma ci sono anche le letture più maliziose della questione. La prima è che Mourinho, il Migliore per autoproclamazione, non abbia così tanta voglia di parlare con tutti i suoi colleghi, insomma che tenti di snobbarne più d'uno, ma magari è una spiegazione troppo maligna.
L'altra lettura invece prende le mosse da un episodio di domenica scorsa. Mourinho, collegato dagli spogliatoi di Torino, si è accorto che da Cagliari era pronto anche Ranieri e con un gesto rapidissimo, quando ha sentito che da studio annunciavano «vediamo i gol, poi andremo con le interviste a Ranieri e Mourinho», si è tolto l'auricolare e se n'è andato, dicono, nel suo spogliatoio a razziare il buffet, colto da un'improvvisa crisi di fame. Crisi provvidenziale, perché quando è tornato in postazione, i gol erano stati trasmessi e Ranieri aveva finito di parlare... In sostanza, a molti è sembrato che il portoghese abbia voluto evitare di parlare con il collega juventino, col quale c'era stata una dura polemica in estate.
E la richiesta formulata ieri sembra andare nella stessa direzione: il tecnico interista teme che prima o poi riusciranno a metterlo in mezzo con Ranieri o con qualcun altro, magari già stasera, così ha ritenuto opportuno mettere dei paletti, cioè niente confronti coi colleghi. Del resto il portoghese l'aveva detto una settimana fa: «L'Italia non mi cambierà», e rimane sulla sua posizione. Al punto da cercare di cambiare lui, con il suo carisma, le regole del gioco televisivo nel folle mondo del calcio italiano. Ci riuscirà?
Andrea Sorrentino
per "La Repubblica"