



Mi linki la notizia in cui Hamas dice quelle cose? E anche se fosse: Hamas ha vinto regolari elezioni democratiche.
Ed Obama, dopo Bush, può solo migliorare. Bush ha fatto una guerra assolutamente illegittima contro l'Iraq, adducendo motivi rivelatisi totalmente falsi.


che hamas abbia vinto le elezioni d'accordo ma 1-allora tu linkami dove è certificato che siano state regolari; 2-l'aver vinto delle elezioni NON cambia la sostanza,ovvero che Hamas sia un'organizzazione terrorista


Bush è quella persona che invece di imporre con la propria influenza politica e militare una pace giusta e condivisa fra Israele e la Palestina, in modo tale da disinnescare il più grande dei pretesti ai terroristi, ha preferito invece trascinare gli Stati Uniti in guerre utili soltanto a fare martiri islamici e a fomentare e a motivare il terrorismo internazionale.
La presidenza Bush si è dimostrata una delle peggiori presidenze in politica estera e in politica interna non è stata da meno.


scusa Supermario ma c'è una contraddizione in termini nel tuo intervento: come fai ad IMPORRE la pace a chi non riconosce il diritto dell'altro ad esistere? insomma o militarizzi la zona come fatto in Iraq o niente.....


Le tribù Obamiste italiane
Liberal quotidiano
Walter Veltroni, a sorpresa, non c’è. Eppure l’elenco di “leader politici esteri” che hanno fatto un endorsement a favore di Barack Obama, pubblicato da Wikipedia, è piuttosto corposo. C’è Ségolène Royal, candidata sconfitta all’Eliseo, ma anche l’ex primo ministro francese Laurent Fabius. E poi il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë; il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt; il (discusso) membro del parlamento britannico, George Galloway; il vice primo ministro (e ministro delle Finanze) olandese Wouter Bos; il leader del Liberal Party canadese, Michael Ignatieff. Di italiani, neppure l’ombra. Strano, perché è proprio nel nostro Paese che le agguerrite tribù dell’Obamismo hanno trovato il terreno più fertile per la propria espansione.
Veltronian-kennediani
In cima alla lista, naturalmente, ci sono quelli che - sulla scia dell’ex sindaco di Roma (e candidato, sconfitto anche lui, alla presidenza del Consiglio) - vedono in Obama la reincarnazione di quella mistica kennediana che ha nutrito, per decenni, le anime di una gran parte delle sinistre “moderate” europee. Quelli, per intenderci, a cui non interessa troppo che il senatore dell’Illinois possa diventare il primo presidente “nero” degli Stati Uniti, ma che restano affascinati soprattutto dalla sua potenza retorica, dalla sua capacità di ammaliare le folle, dal fatto che è giovane, bello e gonfio di carisma. Sono gli stessi che hanno creduto ciecamente nella “favoletta” kennediana che ci è stata propinata per anni, secondo la quale John Fitzgerald Kennedy non aveva vinto le elezioni del 1960 soltanto grazie ai brogli del sindaco di Chicago, non aveva nessun rapporto con la mafia, non aveva rischiato di scatenare un conflitto nucleare con l’Urss durante la crisi missilistica cubana, non aveva aumentato il numero di soldati americani in Vietnam da 800 a 16.300. Per la tribù veltronian-kennediana, insomma, Obama - proprio come JFK - è una sorta di erede di Madre Teresa di Calcutta, solo un pizzico più sexy. Ai margini di questa tribù, in una capanna un po’ isolata dal centro del villaggio, vive Furio Colombo. Anche lui considera Barack l’erede di un Kennedy, ma non John F. - per gli amici Jack - bensì Ted, l’esponente più imbarazzante di questa imbarazzante dinastia a stelle e strisce.
Black Panthers
C’è poi una tribù - che abita soprattutto dalle parti di Liberazione, del Manifesto e di quella che fu la Sinistra arcobaleno - che vede in Obama l’erede spirituale di Angela Davis, la leader comunista delle Black Panthers che all’inizio degli Anni Settanta fu arrestata per l’omicidio del giudice Harold Haley (poi prosciolta per insufficienza di prove, malgrado fosse la proprietaria dell’arma del delitto) e oggi insegna “Storia della coscienza” all’Università della California e si batte per l’abolizione dei carceri. Obama, secondo questi nostalgici delle rivolte nei ghetti, darà voce all’Altra America, quella dei neri e dei diseredati, che il gigantesco complotto del “complesso militare e capitalistico” (probabilmente manovrato dalla finanza giudea) ha sempre schiacchiato senza pietà. Quell’America, insomma, che potrebbe finalmente ripresentarsi all’appuntamento con la Storia. Per essere, con ogni probabilità, travolta dall’elettorato come è sempre accaduto in passato. I rapporti tra la moglie di Barack, Michelle, con personaggi del calibro di Farrakhan, “ministro supremo” della Nation of Islam, regalano alla tribù delle Pantere Nere qualche prova a sostegno della loro distorta utopia.
MLK Nostalgia
Una versione “light” delle Pantere Nere, è rappresentata da chi vede in Obama una parafrasi moderna del “sogno” di Martin Luther King. Condita da quella massiccia dose di pacifismo che tanto va di moda tra gli anti-americani che si professano filo-americani. Le scivolate (vere o presunte) di Obama verso l’appeasement nei confronti delle dittature nemiche degli Usa, la sua opposizione nei confronti della guerra in Iraq, la sua “visione” di riconciliazione nazionale, la sua promessa di cambiare drasticamente l’approccio unilateralista (vero o presunto) seguito dall’amministrazione Bush: sono questi i sogni che, con Obama insediato alla Casa Bianca, potrebbero presto trasformarsi in incubi.
Obamisti generici
L’ultima tribù degli Obamisti italiani (ed europei) è quella, più generica, degli anti-repubblicani ad ogni costo. Per loro fa poca differenza se a sfidare John McCain - o qualsiasi altro candidato del Grand Old Party - sia Obama, Hillary, Edwards o Paperinik. L’importante è mettere un freno alla minaccia (guerrafondaia, bigotta e un po’ fascista) rappresentata dai repubblicani. In nome della superiorità morale dell’America democratica. Questi reduci della sconfitta di Kerry nel 2004 continuano la loro battaglia di retroguardia anche nel 2008. Secondo i sondaggi, in Europa sono la maggioranza schiacciante della popolazione. A decidere il prossimo inquilino della Casa Bianca, però, per fortuna saranno gli americani.
http://ideazione.blogspot.com/


http://www.effedieffe.com/content/view/3174/164/. Leggi, leggi, lo scrive anche Blondet che non può essere certo considerato un simpatizzante dei Repubblicani americani. L'augurio di Hamas circa una vittoria di Obama a Novembre, è stato dichiarato pubblicamente ed è stata ed è tuttora una notizia, riscontrabile in qualsiasi angolo del web.
Hamas ha vinto regolari elezioni, ma siccome non ha mai cessato di lanciare razzi sulle città israeliane e di fare attentati, non posso che continuare a considerarla come un'organizzazione terrorista che persegue l'inaccettabile disegno di distruzione totale di Israele.


in realtà se hamas dice di preferire obama significa che preferisce mc cain ci vuole mica tanto a capirlo


A me pare che il Presidente Bush desideri che prima della fine del suo mandato, ci sia quantomeno un iniziale accordo di pace fra Israele e i palestinesi. George W. Bush è sempre stato per la formula "Due popoli - Due Stati" e nella conferenza di Annapolis si è speso molto per questo. Però non si può, come dice bene Perplesso, IMPORRE una difficile pace se i palestinesi non rinunciano alla violenza, al terrorismo e alla volontà criminale di distruggere lo Stato di Israele.
La vulgata anti-Bush ha avuto una certa popolarità e la conosco fin troppo bene, ma io preferisco guardare ai fatti e ragionare con la mia testa. Dici che la politica internazionale di Bush ha motivato il terrorismo. Quest'ultimo era ben motivato anche prima, al punto tale da far crollare le Torri Gemelle e il Presidente americano ha risposto, allontanando di fatto il terreno di scontro dai confini americani e rendendo così l'America più sicura. Insieme a questo obiettivo, ha liberato l'Iraq e l'Afghanistan da regimi sanguinari. Certo, ci sono stati errori nella gestione del dopoguerra iracheno, ma io, a differenza della vulgata anti-Bush, ho sempre pensato che la strategia dell'Amministrazione USA andasse giudicata sul medio-lungo termine e del resto si sapeva sin dall'inizio che la guerra al terrorismo sarebbe stata lunga e difficile. Oggi la lotta al terrore non è affatto finita e sicuramente il prossimo Presidente USA dovrà continuarla, ma i primi frutti positivi iniziano ad intravedersi. In Iraq la situazione è molto migliorata e Al Qaeda è divisa al suo interno e assai indebolita. Sul fronte interno degli Stati Uniti, Bush, insieme alla Fed, ha reagito prontamente alla crisi innescata dai mutui subprime e ai rischi di recessione, venendo persino accusato di eccessivo interventismo e statalismo. Ha approvato misure di stimolo e sgravi per imprese e cittadini colpiti dallo tsunami dei subprime. Infatti oggi diversi dati macroeconomici sono positivi e l'economia americana, per quanto lentamente, continua a crescere nonostante il caro-petrolio e le tensioni dei mercati internazionali.
Ovviamente le sfide che attendono l'America nei prossimi mesi e nel 2009, sono ancora tante ed è proprio per questo che agli Stati Uniti servirà un uomo dai nervi saldi come John McCain, piuttosto che il giovane e indeciso senatore dell'Illinois.

