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Venerdi' 6 Giugno 2008
IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NEGLI USA E IN EUROPA
Mi permetto di segnalarle un articolo apparso sul New York Times che riguarda il nuovo atteggiamento degli Stati Uniti di fronte alla immigrazione illegale. La prego di darne notizia sul Corriere in modo che si possa contribuire ad acquietare le turbate coscienze di tanti italiani visto che non siamo solo noi, insieme a Francia e Germania, a considerare l'immigrazione illegale come un reato, ma anche gli Stati Uniti e non a chiacchiere, ma con misure restrittive ben precise. Non so se sia tolleranza zero, ma certo servirà a dissuadere in buona parte coloro che pensano che tutto si possa aggiustare in un modo o nell'altro, come è sempre successo in Italia, almeno fino a oggi.
Giampaolo Lomi , | gialo3@fastwebnet.it
Caro Lomi,
L'articolo racconta la storia di alcuni processi nello Stato americano dello Iowa. Gli imputati erano 270 immigrati clandestini, provenienti in maggior parte dal Guatemala, che le autorità federali avevano arrestato in una fabbrica di prodotti alimentari. I processi sono durati complessivamente quattro giorni e si sono svolti in aule di fortuna organizzate nella sala da ballo e in altri edifici di una grande area destinata ai congressi dei proprietari di bestiame. Divisi in gruppi di dieci, mani e piedi incatenati, gli imputati entravano in un'aula, rispondevano alla tradizionale domanda del giudice dichiarandosi colpevoli e venivano trasferiti in un'altra aula dove quasi tutti ricevevano una sentenza standard: cinque mesi di prigione e, dopo la fine della pena, immediata espulsione. Il capo d'accusa formale non era, come lei sembra ritenere, immigrazione clandestina, ma uso di documenti falsi e, in particolare, di false tessere della Sicurezza sociale. La sentenza era il risultato di un patteggiamento concluso con gli avvocati della difesa. Se non lo avessero accettato, gli imputati sarebbero stati processati per furto di documenti d'identità: un reato che prevede la pena minima di due anni di prigione. Per smaltire il lavoro in quattro giorni, i tribunali hanno lavorato dalle otto del mattino alle dieci di sera. Il record è stato battuto nella giornata in cui i magistrati sono riusciti a trattare 94 casi.
Lo scopo dell'operazione era «pedagogico». La presidenza Bush voleva lanciare un forte ammonimento contro l'immigrazione clandestina, e alcuni giudici, a quanto pare, si sono adeguati adottando i riti della giustizia sommaria. Non mi sembra che questa catena di montaggio giudiziaria sia una bella pagina di storia civile americana e mi chiedo, d'altro canto, se avrà gli effetti dissuasivi auspicati. Come ho avuto occasione di ricordare in altre risposte, gli immigrati clandestini negli Stati Uniti sono sette o otto milioni e la costruzione sulla frontiera messicana di una barriera super- tecnologica, dotata dei più moderni sensori, sembra avere dato complessivamente risultati modesti. Qualche tempo fa il presidente Bush cercò di trovare con il Congresso una formula che avrebbe permesso a un certo numero d'immigrati di entrare nella legalità, ma si scontrò con molte resistenze. I repubblicani chiedono maggior rigore e i democratici, pur essendo tradizionalmente più accoglienti e tolleranti, sono in grave imbarazzo. Quando vengono interrogati sull'argomento, Hillary Clinton e Barak Obama si dibattono come anguille.
Lei ha certamente ragione, caro Lomi, quando osserva che il problema non è soltanto italiano. Tutti abbiamo bisogno di immigrati e tutti, al tempo stesso, constatiamo che la loro presenza suscita reazioni negative in larghe parti della società. Nei maggiori Paesi occidentali, quindi, il pendolo oscilla continuamente tra estremi opposti: il rafforzamento delle misure di sicurezza e le sanatorie. Oggi siamo nella fase del rigore, poi verrà quella delle sanatorie.





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