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Discussione: La Voce del Padrone

  1. #51
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    I "numeri" sono quelli che sono; e l’intera armata tv marcia al seguito del comandante Berlusconi.
    I numeri servono agli osservatori delegati al controllo dell’equità (o dell’iniquità) temporale dell’informazione e al garante Corrado Calabrò per le susseguenti sanzioni.
    Ma valgono davvero a determinarne la qualità, la forza di persuasione, la falsità e le mille sfumature che l’accompagnano?

    Diciamo, per paradosso, che una di queste sere Emilio Fede dedichi 29 minuti a Veltroni, presentandolo come un bravo ragazzo sì, ma vecchio politicante, che rinnega il governo del malvagio Prodi il quale è anche presidente del Pd; che interviene sul caso Alitalia, infischiandosene dell’amor patrio svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi ed eroici (pensa un po’ dove siamo arrivati) sindacati difendono.
    E mettiamo che il minuto d’avanzo Fede lo dia a Berlusconi per dire: che il Cavaliere, sacrificando se stesso e la famiglia per comprare Alitalia
    (magari con un doveroso contributo di Stato)
    difende l’onore italiano; che il «leader del Pdl» ha governato 5 anni e che tutte le sue grandi opere sono state bloccate dall’incapace governo Prodi; che Roma è degradata come non mai
    (e chi era il sindaco? Ma guarda, uno che si chiama Veltroni)
    che colui che governerà
    (ecco la mimica: occhi al cielo, testa che si scuote come a dire: povero Silvio, quale pesante eredità gli tocca)
    dovrà rimboccarsi le maniche, ma ce la farà senza «mettere le mani nelle tasche degli italiani», come hanno fatto finora....
    Ebbene, in una sola serata Fede avrà riequilibrato i numeri e ripulito i dati Agcom.

    Se il Tg4 è un caso limite, a mezzo fra una conduzione assolutamente partigiana e un cabaret informativo, per tutti gli altri tg
    (ad eccezione, come accadde durante il quinquennio di dominio berlusconiano, del Tg3)
    partendo dai numeri impietosi il discorso è più complesso.
    Tanto che bisognerebbe analizzarne persino le sfumature.
    Ma è sufficiente dire come questi tg stiano sfruttando la sfavorevole congiuntura
    (aumenti dei prezzi, glaciazione di stipendi e salari, tensioni inflattive)
    per demonizzare il governo uscente e attivare l’attesa messianica del Salvatore.

    Studio Aperto fa di peggio.
    Alimenta la nevrosi collettiva, mostrando un paese insanguinato e sanguinario, terrorizzato e inquinato dall’immigrazione, con una gioventù tutta discoteca e piercing, per poi miscelare il risultato con un indecente presentazione di fascinosi modelli di vita: veline, letterine, attricette incintine di calciatori.
    Che l’Italia sia un paese intristito, preoccupato e pieno di magagne strutturali, non c’è dubbio.
    Ma l’informazione tv non analizza, non propone, non spiega: butta cronisti spesso debuttanti nelle piazze e nei mercati a «raccogliere» gli «umori della gente».
    E raccolgono la vecchia battuta qualunquista: piove, governo ladro.
    Abbiamo visto signore impellicciate con Vuitton a tracolla dichiarare: «Così non si può andare avanti».
    Da un mese non è mai capitato ai microfoni uno che abbia detto:
    «Berlusconi? Abbiamo già dato».
    O: «Non sono rose e fiori, ma ce la faremo».


    Il Tg5 di Clemente Mimun sembra più equilibrato dell’omologo Tg1 di Gianni Riotta.
    Il Tg1 appare più pavido che bilanciato ed è probabile che subisca in modo più evidente le molteplici pressioni politiche.
    Diciamola tutta: la storia della redazione del Tg1 affonda le sue radici nella lottizzazione, e quelle radici sono ancora solidissime.
    In sostanza, non si capisce perché al seguito di Veltroni debba andare un fidato veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre sguinzagliato un forzista doc.
    Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello e quando lascia spazio alla concorrenza sembra un miracolo di informazione libera.

    Come sempre, il problema «è un altro».

    Se Berlusconi non fosse in politica o se il Berlusconi politico controllasse una sola tv (e già sarebbe curioso), non staremmo qui a scriverne.
    Se la Rai fosse stata seriamente riformata e tolta dalle zampe della lottizzazione politica, non staremmo, perplessi, a lamentarci.



    E Santoro?
    E Travaglio?
    E Report?
    E Exit?
    E la Latella?
    E la Ritanna Armeni?
    E Mannoni?
    E La Berlinguer?
    E Primo Piano?
    E il tg 3?
    E Rai news 24?
    E Riotta?

    ... e il 90% della carta stampata?

    Aoh, e quanti ne volete?

  2. #52
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    02 Aprile 2008

    «Letizia, Letizia!», «Roberto, Roberto!»
    (non Benigni, ma il meno noto Formigoni)
    E l’Altissimo, che è rimasto fuori dalle feste per l’Expò di Milano?
    Niente paura, eccolo che ripete al Tg4:
    «Dovrei fare le congratulazioni a Prodi? Ma se sono stato io a far cambiare idea ai governanti con i quali ho rapporti di amicizia».


    Capito?
    Prodi l’inetto e D’Alema il cinico sono stati solo pesi morti, addirittura dannosi.
    Vanno cancellati, magari sotto sotto avevano lavorato per Smirne e i turchi, vai a sapere.
    Ah, no, chiediamo scusa, Prodi è stato nominato da Fede per dire con risolini annessi:
    «Ma non aveva detto che lasciava la politica? Che andava in bicicletta? E invece è ricomparso all’improvviso, lo abbiamo rivisto sul palco con il sindaco Moratti..., si è ripresentato solo dopo il voto, ehm, ehm».

    Così va il mondo, ma cosa volete farci, siamo già lanciati nel futuro, sta tornando l’Unto del Signore, con annesso codazzo di giornalisti poco signori.

    Finale casareccio: immagini di festa, sempre a Milano, ma per l’expò del compleanno di Fedele Confalonieri che - ricorda Fede, ammirato - era anche «maestro concertista».

    Adeste Fideles.

  3. #53
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    E Floris?

  4. #54
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    03 Aprile 2008

    Proprio non ce la fa, è più forte di lui.
    E più Emilio Fede ripete che lui la par condicio non la condivide, ma la rispetta, ecco che la fa a pezzi.

    Ieri, tanto per dire, dopo aver dichiarato che si inchina «davanti al garante, e senza girargli le spalle»
    (che sarebbe la stessa elegante forma di protesta di Bravehart)
    ecco cosa accade: molto Berlusconi con «migliaia e migliaia di sostenitori», poco e confuso Veltroni apparentemente solo e abbandonato da tutti e, nell’ordine, il transfuga Giovanardi, Maroni e Tremonti, irriducibili avversari dell’Altissimo, soprattutto l’ultimo, che siede alla sua destra.

    Nel mezzo dei telegiornali Mediaset irrompe la notizia della riammissione della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, resurrezione che rischia di allungare la campagna elettorale giusto il tempo di far ridere tutto il mondo civilizzato.
    Comunque, non un’anima dei Tg in questione ardisce ricordare che lo scudo crociato di Pizza è nato dalla mente del Cavaliere, solo per dare fastidio a Casini.
    Assieme alla turbativa della trattativa Alitalia-Air France è un’altra furbata da mettere in conto al Genio di Arcore.

  5. #55
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    04 Aprile 2008

    Guardando i telegiornali Mediaset di ieri sera, abbiamo avuto l’impressione che il settimanale Panorama abbia bisogno di una boccata di pubblicità.

    Studio Aperto ruotava infatti attorno al periodico di famiglia in edicola oggi, citando e ricitando i suoi «scoop» di cronaca nera, il tutto annegato in un generale grandguignol, con digressioni – sempre in famiglia - su quella ignominiosa trasmissione che è «Amici» di Maria De Filippi.
    Maurizio Belpietro era pure ospite di Fede, che ha cercato inutilmente di scatenarlo su Pizza e non Pizza: mai sentito un Belpietro così sobrio.

    Il povero Fede ha svicolato allora sui mutui alle stelle, se non altro perché Berlusconi pare abbia già pronta una sua soluzione miracolosa, come per i salari, l’Alitalia, l’immondizia, gli immigrati, la par condicio, le mozzarelle.
    Ma Fede
    (che sull’onda Alitalia ha scoperto che esistono i sindacati: vedremo cosa dirà alla prima vertenza Mediaset)
    un momento di sdegno l’ha finalmente trovato davanti allo «spettacolo disgustoso» delle «contestazioni violente della sinistra» contro Ferrara, pomodorate che hanno sconcertato anche «il sindaco Cofferato», al singolare.

  6. #56
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    05 Aprile 2008

    Berlusconi parlava a Napoli.
    Piazza Plebiscito era mezzo vuota, causa pioggia o causa ripetitività del Cavaliere o - può anche essere - perché i napoletani ne hanno viste talmente tante che neanche l’Altissimo li scuote più.
    Ma le telecamere amiche prestavano la massima attenzione: inquadrature strette, sotto tiro solo la mezza piazza piena.
    E, ovviamente, i tg domestici hanno esagerato: Berlusconi qui, Berlusconi lì, entusiasmo, deliri, folle oceaniche e grandi notizie.
    Una, riportata come cosa eccezionale di cui il mondo intero parlerà, ce la segniamo: Berlusconi promette di tenere il suo primo Consiglio dei ministri a Napoli e di restare inchiodato lì finché non avrà raccolto l’ultimo mozzicone di immondizia.

    In questi telegiornali berlusconiani, fa capolino (il gioco si fa duro e la par condicio non esiste più, è nebulizzata) qualche brandello di Veltroni e capiamo perché non li vedremo mai faccia a faccia: Berlusconi non riesce a far dimenticare Berlusconi; Veltroni appare come uno capace di farti riamare il tuo paese.
    E l’Altissimo sa che non ci sarebbe lotta.

  7. #57
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    08 Aprile 2008

    Se uno fosse superstizioso, appena sintonizzato sul telegiornale di Emilio Fede dovrebbe mettere in atto tutte le difese scaramantiche, comprese quelle meno eleganti, per parare i colpi di questo tg che, fra l’altro, a parte le previsioni meteo, da tempo è solo una fabbrica di propaganda.

    Comunque, nell’ansia di spianare il terreno al futuro Libertador di Arcore, questo telegiornale gioca, anche barando, la carta del disastro nazionale e ti deprime come nessuno:
    - solo carovita,
    - pensionati disperati,
    - inflazione alle stelle,
    - immondizia napoletana in crescita esponenziale,
    - sanità allo sfascio,
    - turismo assente,
    - Air France crudele.

    Ma appena uno è tentato di farla finita, ecco il rimedio di Fede, meglio del bifidus essensis: votate Berlusconi, soddisfatti e non rimborsati.
    Quindi, come nelle sceneggiate, il Cavaliere irrompe fra folle oceaniche, applausi e squilli di vittoria.
    E il direttore del Tg4 avverte: niente pettegolezzi sull’Altissimo, la sua statura bassotta, la sua stempiatura, l’età avanzata, Lui è Lui e basta.
    D’accordo, d’ora in poi ci sforzeremo di raccontarlo così: un ragazzo capelluto, palestrato e molto alto.

  8. #58
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    11 Aprile 2008

    Serata fiacca anche per Emilio Fede: i suoi sforzi per trasformare il comizio romano di Berlusconi in un trionfo cesareo sono falliti miseramente: l’Altissimo aveva il mood sotto i tacchi e, a parte aver già consacrato Alemanno sindaco di Roma, ha ripetuto le solite balle, aggiungendo che «non esiste più l’Italia del bello, quella di Versace e Armani».
    Sai che gli frega ai romani degli stilisti della Milano da bere: infatti gli astanti stavano lì, al Colosseo, alquanto perplessi.
    Emilio Fede, che avrebbe voluto incrociare in diretta momenti di apoteosi, è stato quindi sfortunatissimo.
    Il Tg5 ha cercato un maggiore equilibrio: al Berlusconi in piazza, un Veltroni in studio.
    Ma vorremmo spendere due parole su Studio Aperto.
    Fra notizie che grondano sangue (ancora non hanno lasciato in pace Ciccio e Tore: ma cos’altro c’è da dire?), vere puttanate messe in apertura (il «doping» alla materna di Nardò e bullismi a go go), pompaggio di una «cam-girl» tutta tatuata che si spoglia sul web per «pagarsi gli studi» e veline che si danno alla cultura «anima e corpo» assunte a modello di vita, è un Tg che andrebbe vietato ai minori.

  9. #59
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    12 Aprile 2008

    Berlusconi forever.
    Ieri sera l’Altissimo era dovunque, le sue televisioni prostrate a tappeto.
    Comizio da dieci minuti al telefono con Emilio Fede, che faceva di sì con la testa, a rischio cervicale.
    Altro comizio (con domande sciroppate) in studio con Clemente Mimun al Tg5.
    Timballo di comizietti vecchi e nuovi con spezzoni della tragica Porta a Porta riciclati in Studio Aperto, che a Berlusconi preferisce comunque i reggiseno della Seredova.
    Mezza nottata su Matrix con Enrico Mentana.

    Nemmeno George Orwell avrebbe immaginato questo scempio e se ci sono residui minuetti su come liberarsi di questa cappa di piombo, dopo la serata di ieri speriamo siano dissipati per sempre.
    Eppure, nonostante questo trionfo dell’ovvio e questa gigantesca mortificazione della professione giornalistica (tema che meriterebbe una riflessione molto seria), l’Altissimo ha paura: “Imploro – ha detto – gli elettori di non votare Casini e Storace, altrimenti si ritrovano Veltroni”.
    E mentre si spengono le luci e tacciono le voci, Fede – che non l’ha mai rispettata - ha invocato: toglietemi la par condicio o mi dimetto.

    Emì, nun ce lassà.

  10. #60
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    07 Maggio 2008

    Anche se Berlusconi sta per occupare del Palazzo, il Tg5 - condotto ieri da Clemente Mimun – ha scelto di aprire con la Birmania, come avrebbe fatto qualsiasi tg di questo mondo.
    Non imitato dal Tg1 che, invece, è sempre e comunque pavlovianamente istituzionale.
    In più, confeziona un’inutile intervista ad Andrea Ronchi per aggiungere qualche vaporosa banalità a difesa di Fini, del tipo: «La sinistra è allo sbando».
    Cambiano i tempi (politici, s’intende), ma non cambia la musica.

    Studio Aperto rimane un catalogo di delitti, meglio se sessuali, anche se, in mancanza di clandestini cattivi, arranca.
    Ad esempio, i naziskin di Verona sono stati messi in coda
    (come ha deciso Emilio Fede, che ha preferito fare cabaret con Larussa)
    dover parlare del clima che si respira nei resti di quella che fu Verona, non è funzionale ai nuovi tempi.

    Il Tg3 ha intervistato Giordano Caracino, il capo dei nazi-veneti che – coltissimo – ha citato Mussolini: «Condannava la violenza», ha sentenziato. Bisognerebbe rimandarlo gentilmente a scuola a ripassare lo squadrismo e le biografie di Balbo e Farinacci.
    Per il suo bene, ma soprattutto per quello del Veneto.

 

 
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