Questo thread seguirà gli sviluppi che da oggi a giovedì decideranno il futuro del centrodestra italiano.


Questo thread seguirà gli sviluppi che da oggi a giovedì decideranno il futuro del centrodestra italiano.
Ultima modifica di Florian; 20-04-10 alle 09:58
SADNESS IS REBELLION


Fini raccoglie le firme per lo scontro
Silvio lo ignora: "Decida da solo"
Il presidente della Camera fa sottoscrivere il documento di Augello. Nessuna scissione ma componente di minoranza nel Pdl. Il premier è stanco di continue rotture: dentro o fuori.
di Fabrizio dell'Orefice
Il Tempo, 20/04/2010
Una cosa è certa. Gianfranco Fini ieri si è attaccato personalmente al telefono. E questa è già una novità perché finora aveva delegato ad altri. Ha chiamato soprattutto senatori e deputati ex An e ha chiesto loro di aderire al documento Augello, quello siglato dai 14 esponenti di Palazzo Madama sabato scorso. Documento nel quale non si parlava di scissione ma si chiedeva di aprire un dibattito all'interno del partito. Chi pensa che allora si tratti di una retromarcia di Fini si sbaglia. Certo, potrebbe accadere così. Ma la tattica del presidente della Camera almeno al momento sembra un'altra.
L'ex leader di An sa bene che su un documento più morbido può raccogliere più consensi di quelli che può ottenere su una linea di rottura. Dunque, al piano nobile di Montecitorio - dove le luci la sera restano accese ormai sempre più tardi - è chiaro che Fini ha pochi esponenti dalla sua parte e adesso è necessario allargare il fronte. Insomma, sta mettendo da parte le armi. Sta raccogliendo le truppe, sta cercando di richiamare all'ordine quelli che sono titubanti. È l'atteggiamento di chi si prepara alla battaglia. Forse non finale, ma decisiva sì. Oggi gli uomini di Fini si vedranno nella sala Tatarella nel palazzo dei gruppi parlamentari. Non ci andrà Ignazio La Russa. E nemmeno Gianni Alemanno e Altero Matteoli, salvo sorprese.
Ma sicuramente invieranno i loro uomini a dire a Gianfranco di mettere da parte propositi scissionisti, a dargli in parte ragione sui motivi di insoddisfazione e quindi fare appello all'unità del Pdl. Ecco perché non bisognerà farsi ingannare dai numeri. Saranno copiosi ma non tutti rispondono al presidente della Camera. Anzi. Gasparri e La Russa c'hanno messo del loro. Ieri si sono riuniti i coordinamenti del Pdl della Lombardia e di tutto il Nord Ovest sostanzialmente per bocciare la linea della rottura. Domenica era stata la volta del coordinamento dell'Emilia guidato da Filippo Berselli, un altro esponente indicato come un finiano doc. In queste ore a prevalere è la tattica. Tutti si muovono, come è naturale che sia. Ma Fini sembra sempre più convinto di presentarsi alla riunione della direzione nazionale del Pdl di giovedì con un documento sottoscritto da una truppa di parlamentari tale da spaventare le linee berlusconiane.
Sta preparando un intervento dai toni aspri. Potrebbe per esempio sostenere che il governo si è occupato più degli affari personali di uno che di quelli degli italiani. Che certamente si è badato soprattutto all'asse nel Nord e poco al resto del Paese. Che è vero che il Pdl ha vinto quattro nuove regioni ma che ha perso consensi. E che anche l'astensionismo ha raggiunto dati allarmanti soprattutto perché sempre più spesso tocca le fasce sociali più giovani. Fini dopo ascolterà con attenzione l'intervento di replica di Berlusconi e quindi valuterà se restare nel Pdl oppure no. O almeno così lascerà credere fino a giovedì.
Il Tempo - Politica - Fini raccoglie le firme per lo scontro
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E nasce un Correntone
ex An contro Gianfranco
Finiani divisi: pronto un documento
firmato da La Russa e Alemanno
di Amedeo La Mattina
La Stampa, 20/4/2010
Lo scontro durissimo non si sta consumando soltanto tra Fini e Berlusconi, ma all’interno dell’ex componente di An. A scendere in campo a fianco del premier c’è un «correntone lealista» che ha preparato un documento che sarà presentato alla direzione di giovedì. Un documento tenuto segreto, concordato e sottoscritto da quattro pesi massimi di quello che una volta era l’esercito di Fini: Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Gianni Alemanno. La mossa serve per dimostrare che l’ex «padre padrone» di An non rappresenta più il 30% del Pdl come è stato stabilito nel patto fondativo del partito. Se giovedì prossimo la terza carica dello Stato vorrà contarsi, avrà una sgradita sorpresa: dovrà fare i conti con i suoi ex colonnelli, rischiando di essere una minoranza ancora più piccola rispetto a questo «correntone». Per evitare la brutta figura di rappresentare il 10-15% del Pdl, allora Fini dovrebbe deporre le armi.
E’ questo il ragionamento che è stato fatto in questo fine settimana da La Russa, Gasparri, Matteoli e Alemanno che contano di portare dalla loro parte oltre 100 parlamentari (contro i 40-50 finiani: questi sono i loro calcoli), sulla base di un documento scritto sulla falsariga di quello firmato ieri a Milano da 18 ex deputati e senatori di An eletti nel Nord Ovest. Viene sottolineato che il Pdl è una scelta irreversibile, che occorre rafforzarlo al suo interno. E’ giusta l’esigenza di affermare il primato rispetto alla Lega, ma gli atteggiamenti e le posizioni di Fini su una serie di argomenti come l’immigrazione e la cittadinanza sono sbagliati. Spiega Massimo Corsaro, uno degli animatori dell’incontro milanese: «Abbiamo fatto miracoli al Nord per confermare il Pdl come primo partito. Ma a due giorni dal voto Fini è venuto a Milano per dire ad un convegno di Famiglia Cristiana che bisogna dare la cittadinanza veloce agli immigrati, regalando voti alla Lega». Per La Russa, con la firma del documento «abbiamo fatto una scelta politica che speriamo sia fatta da tutti, compreso Fini e i finiani, una scelta contraria a ogni frattura nel Pdl. Rompere il Pdl sarebbe un vantaggio per l’opposizione e la Lega». Anche il «correntone ex An» vede dei limiti nel partito, ma bisogna riconoscere il successo del governo e della maggioranza in tutti i passaggi elettorali.
Ecco, allora, con chi Fini dovrà fare i conti. Non soltanto con Berlusconi che non sopporta il gioco dei professionisti della politica come il presidente della Camera che a suo avviso ha bisogno di avere «una sua aziendina del 4%». Ma più che un partitino o al gruppo autonomo, Fini punta al riconoscimento di una sua componente interna, di una linea e strategia alternativa al Cavaliere. Quanti lo seguiranno si capirà oggi quando a Montecitorio si riuniranno i parlamentari a lui fedeli. Il suo intento, dicono i finiani, è di rafforzare il Pdl e non di destabilizzarlo. Nessuna crisi di governo, nessun tradimento della volontà degli elettori, ma occorre cambiare rotta. «E non saranno altri a rappresentarci». Gli altri sarebbero il coordinatore La Russa e il capogruppo Gasparri. I quali, spiega Flavia Perina, direttrice del Secolo d’Italia, stanno mettendo in campo la contromossa proprio per difendersi e non perdere le loro posizioni. Vogliono essere loro a rappresentare il 30% dell’ex An, dicono i finiani, ma lo schema del patto fondativo è saltato. Contano di avere una quarantina di deputati e una ventina di senatori, che si riuniranno oggi alla Camera per firmare un documento da portare in direzione. Ma la deflagrazione del mondo che viene da An è in pieno movimento. Nascono altre iniziative con l’obiettivo di rappresentare i temi e la cultura delle destra dentro il Popolo della libertà, come quella Domenico Nania che ha lanciato «DestraPdl».
E nasce un Correntone ex An contro Gianfranco - LASTAMPA.it
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Il sondaggio/Gli elettori del Pdl: sì al divorzio, ma niente elezioni
Il 61,2% degli elettori Pdl è convinto che tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sarà divorzio politico. Il 36,1% esclude questa ipotesi. Di certo, stando alla stragrande maggioranza (76,8%) in caso di rottura tra i due leader non si dovrà tornare alle urne. Sono alcuni dei risultati di un sondaggio realizzato da Crespi Ricerche, in esclusiva per Generazione Italia - l’associazione interna al Pdl che esprime le posizioni dei finiani -, pubblicato sul suo sito (Generazione Italia). Dall’indagine emerge pure che, sempre secondo gli elettori del Pdl, la responsabilità dello scontro viene distribuita equamente tra i due leader: per il 39,8% è di Berlusconi, per il 39,4 di Fini. Il 68,7% dei sostenitori del Pdl si sente al fianco del capo del governo, il 25,3% sta con il presidente della Camera. Alla domanda diretta se si votasse per l’elezione del presidente della Repubblica, solo il 30,8% degli elettori del Pdl voterebbe per Fini; il 54,9% per Berlusconi. Quasi un quarto degli elettori interpellati sostiene che il problema tra i due big sta nella politica del governo troppo condizionata dalla Lega; il dato scende al 13,3% complessivamente. La ragione dello «scontro di personalità» guadagna il 25,1% sul totale campione e il 17,6% tra gli elettori Pdl, che invece per il 24% attribuiscono la causa dello scontro ad una lotta «di potere e di poltrone». Inoltre il 22% circa (omogeneo tra elettori Pdl e il totale campione) attribuisce i motivi dell’attrito alla perdita - seppur minima - di voti alle ultime elezioni regionali.
Il sondaggio/Gli elettori del Pdl: sì al divorzio, ma niente elezioni - Interni - ilGiornale.it del 20-04-2010
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temo che alla fine si andrà a tarallucci e vino, ma coi coltelli nascosti dietro la schiena e Fini sarà pronto a infierire su Berlusconi al prossimo segnale di crisi
Odio il carattere tutto italiano delle grandi bufere che poi si concludono in grandi baci e abbracci
Molto deprimente questo quadro politico
Io penso che invece bisognerebbe invitare partito Fini e i suoi seguaci a fare il partito a parte, perdonarlo non servirebbe a nulla perchè tanto alla prossima occasione ci riprova


leggo che ad ora le firme a sostegno del documento di Fini sono 55 ma quel documento è concilitorio e di lealtà a Berlusconi.
Appena conoscero' il contenuto esatto di quel documento potro' farmi un'idea se Fini non sia dovuto scendere a compromessi pur di salvare la sua rispettabilità e ottenere quelle 55 firme, ma certo i toni pesanti della settimana ascorsa sono svaniti...
I tarallucci e vino che temevo... non ci sono i numeri nè la volontà per fare strappi e quindi Fini si accontenta di molto meno pur di mostrare che ha ancora un seguito...e si andrà avanti ancora per un po', magari per qualche mese
Ultima modifica di FrancoAntonio; 20-04-10 alle 14:58


Senatore Imperiale,Patrizio dell’Impero,Duca Duce di Parmula,Placentula et Guastallula,Sovrintendente agli ‘Mperial vitigni di Sangiovese,Vicecomandante del FICA.


Pdl, Fini avverte Berlusconi
"Resto, ma deve accettare il dissenso"
Il presidente della Camera: "Non siamo il partito del Predellino e non penso a scissioni"
Ma 74 ex An in disaccordo avvertono: "Restiamo all'interno del partito per rafforzarlo"
ROMA - Resta, ma non tace. Semmai organizza quel dissenso all'interno del Pdl a cui vuol dare voce. Se gli verrà permesso, ovviamente. Gianfranco Fini raccoglie i suoi fedelissimi e rilancia le critiche al Pdl ("deve essere libero e non può essere il partito nato dal Predellino"), negando, però, di aver posto questioni "personalistiche" o di "organigramma". Fini vede un partito che, visto il rapporto privilegiato con la Lega, si muove con scarsa "attenzione alla coesione sociale del Paese". Poi avverte: "Non penso a scissioni o a elezioni e non cerco poltrone: ma non ho intenzione di stare zitto e farmi da parte". Svanisce, così, l'ipotesi di fare gruppi autonomi. Si concretizza invece la nascita di una corrente di minoranza che vede in Fini il suo leader.
La terza carica dello Stato si presenta a questo appuntamento (blindato ai cronisti) con addosso gli occhi del mondo politico. E non poteva essere altrimenti dopo lo scontro con Berlusconi 1. In sala sono una cinquantina. Tra gli altri, Baldassarri, Siliquini, Laboccetta, Menia (che polemizza con Bocchino), Barbareschi, Tremaglia, Granata, Napoli, Bocchino, Ronchi, Paglia e Urso. Fini parte così: "Ci sono dei momenti in cui bisogna guardarsi allo specchio". Richiama Ezra Pound quando dice che "bisogna essere disposti a rischiare per le proprie idee". E dice di volero fare senza esitazioni: "Questo è il momento. Questa è una fase complicata, non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni a Berlusconi".
Le questioni Fini le elenca l'una dopo l'altra. A partire dalla mancanza di "proposte precise sulle riforme", ai contrasti "politici e non personali" con Tremonti ("senza di lui saremmo come la Grecia"), al rapporto con la Lega "che è un alleato importante ma non può essere il dominus della coalizione". C'è questo ma non solo. C'è anche un disagio a stare in un partito in cui si dice, come ha fatto Berlusconi, che i libri di Roberto Saviano fanno un favore alla mafia: "Come è possibile dire che con il suo libro ha incrementato la camorra? Come si fa a essere d'accordo?. Nessuno nega che Berlusconi sia vittima di accanimento giudiziario, ma a volte dice delle cose sulle quali è difficile convenire...". Poi l'attenzione torna sul Pdl. Con la decisa negazione di tramare ai danni del premier: "Non credo di avere attentato al partito o al governo dicendo che su alcuni temi c'è una distanza politica. Ho posto solo questioni politiche, mai personalistiche, e sempre con spirito costruttivo".
Guarda alla direzione del Pdl di giovedì, il presidente della Camera. Se da quell'appuntamento uscirà "una pattuglia minoritaria in polemica con la maggioranza" significa "che ci sarà un confronto aperto". Ed allora, continua Fini, si aprirà "una fase nuova". Che, però, porterà con sè un interrogativo ancora irrisolto: "Il dissenso interno può esistere o siamo il partito del predellino?. Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso, vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna. Sarà il momento della verità". E se alcuni giornali grideranno al tradimento, sappiano che "nove volte su dieci chi davanti ti dice sempre sì poi dietro ti tradisce".
Una lunga riflessione messa nero su bianco su un documento che 55 parlamentari firmano. Il testo finale riconosce Fini quale rappresentante della componente interna al Pdl e frena "il solo parlare di scissioni e di elezioni anticipate". Con questo mandato il presidente della Camera si presenterà giovedì alla direzione. Ma la platea che avrà davanti sarà sicuramente meno facile di quella di oggi.
Dentro il partito, però, molti nomi illustri hanno prese le distanze dal loro ex leader: La Russa, Gasparri, Alemanno, solo per citarne alcuni. Lui scivola sulla questione: "La componente che viene da An sarebbe dovuta restare unita, ma invece è andata diversamente". Ma proprio quella componente si mobilità fragorosamente, firmando un documento in cui si chiede di superare "definitivamente" le "quote di provenienza" tra gli ex di Alleanza Nazionale e di Forza Italia e di convocare un nuovo congresso. Riaffermando la scelta "irreversibile" del Pdl, che vogliono rafforzare "restando all'interno". Si tratta per ora, di 41 deputati e di 33 senatori, oltre al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Per le prossime ore sono attese nuove adesioni. Primi firmatari il capo gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, e i ministri Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Giorgia Meloni. Tutti a chiedere un "costante, libero, proficuo confronto di idee", garantendo al massimo "la democrazia interna".
Nel frattempo, oggi pomeriggio, Berlusconi vedrà i coordinatori del Pdl. All'ordine del giorno la preparazione della direzione nazionale e non solo. Fonti parlamentari del partito riferiscono che si affronterà anche la questione legata alla nascita della minoranza interna di Fini. Più tardi, invece, è previsto anche un incontro tra il premier e Umberto Bossi.
(20 aprile 2010) © Riproduzione riservata
Pdl, Fini avverte Berlusconi "Resto, ma deve accettare il dissenso" - Repubblica.it
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Premetto che non potrò seguire con voi questa fase convulsa della vita del PDL. Impegni di studio non mi consentiranno - a parte forse la sera - di collegarmi fino a giovedì compreso.
Comunque, mi par di capire, alla luce delle odierne dichiarazioni di Fini e del contenuto del documento che sarà portato in direzione giovedì, che l'ipotesi della scissione è ormai esclusa.
Si va verso una corrente di minoranza interna, pari a non più del 15-20% dei parlamentari del Popolo della Libertà; numeri comunque sufficienti per condizionarem in futuro, il Governo e le mosse del Presidente del Consiglio.
Francamente, però, l'impressione è quella di una mezza marcia indietro di Fini. Deputati e senatori a lui fedeli sono sì abbastanza numerosi (ma meno di quanto sperato forse), ma di poco spessore: la verità è che i pezzi grossi dell'ex-AN (Gasparri, La Russa, Matteoli, Alemanno, Mantovano, persino la Meloni) restano fedeli al Cavaliere.
Fini ha perso buona parte - la maggioranza per esser chiari - del suo antico partito. Il dato di rilievo della giornata è questo.
Giovedì si arriverà probabilmente a dichiarazioni per metà di fuoco e per metà di riconciliazione.
Certo è che i rapporti fra i due co-fondatori continuano (e continueranno) a restare gelidi, sul chi va là.
Fini ora potrà logorare l'esecutivo, ma Berlusconi a tempo debito, comunque non troppo tardi, avrà sempre la possibilità di andare alle urne, ed additare all'elettorato di centrodestra il "traditore" e "sabotatore" Fini.
Resta l'amaro in bocca per un partito mezzo distrutto, in chiara crisi nel paese (paradossalmente ma non troppo, a dispetto degli obiettivi dichiarati di Fini, a tutto vantaggio del Carroccio, che se la gode), e per il ritorno alla vecchia, stantia politica delle correnti. Non un grandissimo successo d'immagine per Fini; non un grande incoraggiamento per il PDL tutto.


alla fine si è appreso che le firme a favore del documento di Fini sono 50
36 deputati e 14 senatori. Ma altri parlamentari hanno annunciato la loro adesione. E, dopo la pubblicazione del documento contrario dei 76 ex aennini, Fini si lascia andare a un "credo che in cuor loro siano d’accordo con me ma ufficialmente non vogliono che si sappia...".
Ultima modifica di FrancoAntonio; 20-04-10 alle 20:17