Il piccolo uomo dalle orecchie a punta e dalla gobba prorompente, è sempre stato uno dei più attivi protagonisti della storia italiana. Ha vissuto praticamwnte tutto, dal fascismo in poi, qunto successo nella nostra storia, diventandone diretto protagonista dal 1944 in poi.
Deputato alla costituente, sottosegretario a 25 anni, ministro a 33, sette volte presidnete dle consiglio, cinque volte ministro degli esteri, e tante altrre cariche da ricordare.
Andreotti è stato, e forse è ancora, un uomo di potere. E come tale è stato fortemente osteggiato da tutti, e da tutto. Ma prima di tutto Andreotti è un uomo. Un uomo come pochi, chesi è trovato a dover governare l'Italia in uno dei momenti più tragici e difficili della sua storia: gli anni 70. Come uomo di potere, ma come uomo soprattuto si è trovato di fronte a delle scelte e le ha fatte. Scelte, credo anche dolorose, come la linea della fermezza nel caso Moro, o magari i rapporti con la mafia, ma cosa avremmo fatto noi al suo posto?
E' davvero il diavolo in persona? O solo un uomo forgiatosi alla palestra di De Gasperi, che ha fatto delle scelte. Il confine tra finzione e relatà è sottile, soprattutto per i film.
Nel film il Divo, infatti, l'immagine di Andreotti esce quasi "distrutta". Una persona con tanti vizi, all'apparenza incapace di sentimenti, che risolve ogni situazione con la sua pungente e a volte drammatica ironia. Nel film traspaiono quelle sono le sue responsabilità in diverse avvenimenti della fine degli anni 80, inizio 90. Il suo coinvolgimento nelle stragi mafiose è un concetto fatto proprio dal regista del film che ne da una connotazione negativa, anzi cattiva. Poichè la persona descritta in quel film è cattiva, sprezzante, convinto dei propri mezzi onnisciente e capace di decidere del destino altrui. Quarant'anni di vita pubblica aprono strade alle più disparate idee su quel personaggio. Ma in un certo qual modo, credo che si dovrebbero lasciare nel cassetto le opinioni su questione che noi, poveri mortali, non possiamo apurare, a maggior ragione quando sussiste una sentenza di assoluzione. I film sono ramanzi, certo. La finzione è altra cosa dalla realtà, ma mi domando: quale sarà l'immagine che passerà ai posteri?
Come in tutte le questioni, anche qui vi sono diverse opinioni. C'è chi crede che Andreotti sia il responsabile di tutto ciò che è successo in Italia dal 1978 ad oggi, chi lo crede innocente, chi lo crede un uomo. Io sono tra questi ultimi. Io credo che egli sia stto un uomo prima di ogni cosa, un uomo che ha fatto, ripeto, scelte. Il punto cruciale è che non sta a noi poter giudicare se queste siano o meno sbagliate, poichè dovremmo relazionarci con le situazioni con cui quell'uomo si è relazionato. La relatività delle scelte è in questi casi un valido principio. Siamo proprio sicuri che la scelta della fermezza fosse douta alle ingerenze degli Stati Uniti nel caso Moro? E ancora siamo sicuri che gli accertati rapporti con la mafia (deplorevoli da un punto di vista morale) no siano serviti ad evitare qualcosa invece di provocarla? Ecco, di fronte a queste domande dovremmo cercare di porci con occhio critico. Nessuno al mondo sa cosa sia successo davvero.
In definitiva, credo che la nostra generazione debba molto ad uomini come Andreotti. Specie gente come travaglio, il quale se può permettersi di parlar ein quel modo saccente e presuontuoso è solo perchè glielo permette una costituzione forgiata da uomini che avevavno sperimentato la sofferenza, vera.
Scusate per lo sfogo, ma dopo aver visto il film... mi è venuta un po di rabbia!




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