Roma capitale del federalismo fiscale
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Pronto mezzo miliardo per Roma, dopo la scoperta del buco da 10 miliardi. Così dopo il ripianamento del debito sanitario laziale è ancora lo Stato - cioè il contribuente - a dover metter mano al portafoglio. Nessuno tuttavia al di sopra del Po sembra essersene accorto. La giunta Alemanno però dovrà comunque operare qualche taglio e rinvio di spesa, per il resto ci penserà lo Stato. Così si leggeva nell’articolo “Decreto anti-default” che Il Sole 24 ORE di ieri dedicava al dissesto finanziario del Comune di Roma.
Il decreto in questione sarà portato già la prossima settimana in Consiglio dei Ministri da Tremonti e prevede di destinare, immediatamente e sull’unghia, mezzo miliardo di euro a alla Capitale per evitare che ne salti il bilancio dopo la “scoperta” di una voragine di 10 miliardi di euro nei conti dell’amministrazione capitolina lasciata da Veltroni. Una cifra che riduce a questione di spiccioli il tanto vituperato prestito ponte per Alitalia, che i libri in tribunale (insieme al Comune di Roma e alla Regione Lazio) avrebbe dovuto portarli da tempo.
Una cifra che si aggiunge a quelle già iperboliche del dissesto della Sanità laziale (con deficit stimati tra i 6 e i 9 miliardi di euro), a suo tempo ripianato a pié di lista dal Governo Prodi per decreto con una solida e temibile parola di rimbrotto d’accompagnamento.
Come allora (solo qualche mese fa), anche oggi Roma si appresta a ricevere una montagna danaro pubblico per pagarsi il debito dietro la promessa “di non farlo più”. Nessun vincolo, nessuna imposizione, nessuna penalità prevista in caso di mancato rispetto degli obiettivi. E, ça va sans dir, nessun responsabile per il danno pregresso.
Non solo. Al Comune, che già gode degli enormi benefici della legge Roma Capitale, verranno riconosciuti strumenti straordinari di intervento tra i quali l’anticipazione di alcuni poteri che da tempo si vorrebbero delegare agli enti locali attraverso il federalismo e, in particolare, il federalismo fiscale. Un provvedimento che è ritenuto necessario tanto da Tremonti che da Alemanno per evitare di dover procedere con una proclamazione formale di dissesto finanziario (quella che - per capirsi - fu adottata per il Comune di Taranto), cioè alla sostanziale dichiarazione di fallimento del Comune, con la conseguenza di metterne sotto tutela, togliendola ai suoi amministratori, la gestione via commissariamento.
La conclusione, provvisoria, è la seguente: a Nord non abbiamo mai capito niente e i più stolti sono quelli che pensavano di sedersi a un tavolo con tutti gli attori istituzionali coinvolti per concordare modalità, forme e tempi per l’attuazione di una qualche forma di federalismo fiscale, naturalmente nella cornice d’una molto risorgimentale solidarietà nazionale.
Nossignori: per avere il federalismo l’unica strada vera, rapida ed efficace è quella di gestire nel peggiore dei modi le proprie istituzioni e produrre deficit spaventosi anno dopo anno. Tanto, appunto, “ci penserà lo Stato”. Nessuna proposta, nessuna trattativa, niente studi e meno che meno azioni politiche. Solo malagestione: questa è la ricetta per il federalismo, che a Roma hanno capito prima e meglio di tutti.
A proposito di politica. Mentre si comprende il silenzio del PD, sarebbe disdicevole la sola ipotesi di proiettare su scala nazionale del disastro combinato dal leader mentre gestiva il suo Comune. È invece curioso il silenzio della Lega Nord. Cosa ci fa il Carroccio al Governo? Troppo preso nelle baggianate sui rom per dedicare 5 minuti di riflessione al federalismo? Già rimbesuiti dall’allegra baldoria – a debito – della Capitale i suoi rappresentanti?
Per il resto: Formigoni appare troppo preso dalle scosse sismiche con epicentro a Santa Rita che fanno pericolosamente oscillare il suo ufficio al Pirellone, dopo il niet alla carica di presidente del Senato e lo straripamento della Moratti sull’Expo. Mentre Galan pensa all’Euroregione con Friuli, Carinzia e Slovenia disinteressandosi completamente – e giustamente – dell’abisso di cannoli, pattume, omicidi a suon di pistolettate e a suon di bisturi, debiti colossali e compagnie di bandiera ammainate in cui sta sprofondando il resto del paese.
E il fantomatico PD del Nord? Cosa si dice dalle parti dell’ombra del partito-ombra all’ombra del Governo-ombra ombra di se stesso? Tutto tace, perché al Nord, per essere rappresentato, debbono bastare e avanzare i Colaninno e i Calearo.




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