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  1. #1
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    Predefinito Lisbona sì, lisbona no

    Dopo il no del referendum irlandese al Trattato di Lisbona le cancellerie sono in fermento. Non è la vittoria degli euroscettici ma degli euroannoiati. Ci vuole una terza fase della costruzione europea, con chi ci sta. Nel mondo multipolare abbiamo bisogno di un polo europeo.
    Si può superare la soglia dei cinquant´anni senza sapere a che sesso si appartiene? E vietarsi rigorosamente di indagare al riguardo? Pare proprio di sì, se parliamo di Unione Europea.

    Sappiamo bene quello che l´Ue non è né vuole essere – né Stato né mera alleanza fra Stati – ma preferiamo non indagare su che cosa sia o voglia diventare. E´ un´entità sui generis, stabilisce l´eurolingua brussellese, offrendo così il suo contributo alle più disinibite teorie transgender. Ma dopo il "no" irlandese al Trattato di Lisbona possiamo continuare a far finta di nulla? A non chiederci che tipo di casa stiamo costruendo, chi è abilitato ad accomodarvisi e per quale scopo? Possiamo.

    Tale è almeno la convinzione dei leader europei, non importa se di destra, di centro o di sinistra, se francesi o lettoni, ciprioti o portoghesi. I quali sanno benissimo che se affrontassero la questione alla radice – se tentassimo di stabilire fini e confini dell´Unione Europea – rischierebbero la cacofonia. Ognuno disegnerebbe la propria Europa. Ispirata alla propria storia, geografia, cultura. Riferita alla percezione dei propri interessi e del proprio elettorato, che a oltre mezzo secolo dai Trattati di Roma resta rigorosamente nazionale.

    Sicché, un minuto dopo che le agenzie avevano battuto la notizia del rigetto irlandese di questa sorta di testo unico europeo – lungo quanto un codice ma ancor meno leggibile – nei palazzi di Bruxelles e nelle cancellerie continentali ci si interrogava su come rimediare a un risultato che fino a ieri non si era inteso prendere in considerazione. Si studiavano sofisticati meccanismi per aggirare le conseguenze di un paradosso tipicamente europeista: a tre milioni di elettori irlandesi è stato affidato di decidere per quasi mezzo miliardo di europei.

    E ciò perché Dublino aveva aperto un varco nel consenso di tutte le altre capitali dell´Unione: siccome oggi qualsiasi trattato europeo sarebbe brutalmente bocciato dagli elettori, meglio non sottoporglielo. Classico riflesso paternalista dell´ortodossia brussellese: l´Europa è fatta per gli europei non dagli europei. Meglio lasciar scegliere chi sa, per il bene di tutti.

    E´ per questo che dopo lo schiaffo olandese e francese alla cosiddetta "Costituzione europea", quasi tutti i governi avevano optato per la ratifica del nuovo testo – grosso modo quello vecchio, meno il riferimento costituzionale nel titolo, indigeribile dalle opinioni pubbliche più nazionaliste – passandolo allo scontato vaglio dei parlamenti. Se poi la piccola Irlanda si rivolgeva ai cittadini, poco male. Si pensava che quel paese miracolato dai quattrini comunitari non avrebbe rifiutato il "sì". Forse omettendo di considerare che proprio perché avevano ottenuto dall´Europa quel che loro interessava, la passione degli irlandesi per l´impresa comunitaria aveva perso d´intensità.

    Sarebbe però affrettato rubricare il voto irlandese come vittoria degli euroscettici. Ciò presuppone l´esistenza di un soggetto Europa di cui dubitare. Ma qui manca il soggetto. A meno di non qualificare tale quell´entità sui generis di cui nemmeno i periti in European studies – nuova branca dell´entomologia – riescono a determinare senso e natura. Certamente il Trattato di Lisbona non aiuta a discernere il profilo dell´Unione, fondata sul principio, caro a Delors, per cui "l´Europa avanza mascherata". Oppure qualcuno immagina che gli elettori irlandesi si siano torturati nell´esegesi dei suoi 418 articoli?

    Più che dagli euroscettici, il rifiuto emana dagli euroannoiati. Per i quali vale l´osservazione di Ralf Dahrendorf: "Quel che c´è di peggio nell´Unione Europea è la noia mortale che circonda la maggior parte dei temi che vi si affrontano". E, potremmo aggiungere, il clima nebbioso e furtivo in cui vi si decide di questioni vitali per la nostra esistenza.

    Il trionfo dell´euronoia è una pessima notizia. Se lo scetticismo è il sale della democrazia, la noia ne è il nemico più insidioso. In questa pseudo-Europa indecifrabile e geneticamente à la carte si diffonde il virus che assimila le scelte etico-politiche alla pura tecnica. Sicché non abbiamo bisogno di leadership politica – il "che fare" – ma di competenze pratiche – "come fare".
    l marchio distintivo dell´Ue è infatti la sottrazione di importanti quote di sovranità alla sfera democratica – quella degli Stati – per trasferirla in un ambito che, con qualche ottimismo, potremmo battezzare parademocratico. Nel senso che Commissione e Parlamento europeo offrono una parodia delle procedure democratiche, ma non configurano affatto un sistema democratico. Non per la maligna volontà di qualcuno. Per il semplice fatto che la democrazia presuppone lo Stato. Ciò che l´Unione non è.

    Vi sono certo Stati non democratici, ma non democrazie senza Stato. La questione che il referendum irlandese torna a proporci e che i nostri governanti vorranno schivare è semplice: vogliamo una democrazia europea? Se no, conviene rinunciare alla democrazia o all´Europa? Se sì, in quale Stato e con quali frontiere? Diamo una risposta chiara a queste domande. Magari sotto forma di una breve, solenne dichiarazione. Poi sottoponiamola al voto di tutti i cittadini dei paesi comunitari.

    Dalla lezione irlandese potrebbe così scaturire la terza fase della costruzione europea. La prima, quella eroica, ha preso impulso dalla catastrofe della guerra: allora le Comunità europee erano sinonimo di riconciliazione franco–tedesca, integrazione nell´Occidente antisovietico e relativo benessere. La seconda fase, annunciata dall´unificazione tedesca e dal suicidio dell´Urss, ha prodotto Maastricht: l´ultimo urrà del funzionalismo, che pretendeva di transustanziare l´economia in politica, l´euro in integrazione geopolitica. La terza dovrebbe prendere atto del fallimento di quell´alchimia. Per costruire un progetto europeo con chi ci sta e senza chi ne diffida. Oppure per rinunciarvi. Nella chiarezza e nella democrazia.

    Viviamo in un mondo multipolare senza un polo europeo. Ci sta bene? Vogliamo che altri decidano per noi e su di noi? Sarebbe ben curioso che nello spicchio di mondo dove è stata concepita la liberaldemocrazia, se ne celebrasse il funerale con tanta indifferenza.
    Probabilmente né a Roma né a Parigi né a Berlino – non parliamo di Londra, Varsavia o Riga – si vive un senso di emergenza. La parola d´ordine è business as usual. Ai nostri governanti questa Unione indefinita e indefinibile va benissimo. In fondo, resta fedele al motto di Jean Monnet: "L´essenziale non è sapere dove andare, ma andarci". Astuto. Il guaio è che gli irlandesi, dopo olandesi e francesi, confermano che si può prendere in giro qualcuno a lungo o molti per qualche tempo, non tutti per sempre..

  2. #2
    رباني
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    Ampiamente condivisibile. Forse sarebbe il caso di pensare ad una alleanza europea piuttosto che ad una unione. Un modello federalista con una minima base legislativa comune ed una larga autonomia degli stati membri. L'integrazione non puó avvenire a comando della loggia massonica di Bruxell e non c'é motivo perché le popolazioni anseatiche debbano regolamentare ogni aspetto della loro vita sociale con codici che riflettono volontá e necessitá buone nell'estrema dura o nella valle dei templi. L'imbroglio piú grosso é peró stato quello di voler approvare una quasi-costituzione illeggibile senza consultare il 99% della popolazione. Meno male che c'é l'Irlanda ...

    P.S.: é roba tua o c'é un link?

  3. #3
    Viribus Unitis
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    Citazione Originariamente Scritto da Abdullah Visualizza Messaggio
    Ampiamente condivisibile. Forse sarebbe il caso di pensare ad una alleanza europea piuttosto che ad una unione. Un modello federalista con una minima base legislativa comune ed una larga autonomia degli stati membri. L'integrazione non puó avvenire a comando della loggia massonica di Bruxell e non c'é motivo perché le popolazioni anseatiche debbano regolamentare ogni aspetto della loro vita sociale con codici che riflettono volontá e necessitá buone nell'estrema dura o nella valle dei templi. L'imbroglio piú grosso é peró stato quello di voler approvare una quasi-costituzione illeggibile senza consultare il 99% della popolazione. Meno male che c'é l'Irlanda ...

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    Quoto in pieno

  4. #4
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    Ampiamente condivisibile. Forse sarebbe il caso di pensare ad una alleanza europea piuttosto che ad una unione. Un modello federalista con una minima base legislativa comune ed una larga autonomia degli stati membri. L'integrazione non puó avvenire a comando della loggia massonica di Bruxell e non c'é motivo perché le popolazioni anseatiche debbano regolamentare ogni aspetto della loro vita sociale con codici che riflettono volontá e necessitá buone nell'estrema dura o nella valle dei templi. L'imbroglio piú grosso é peró stato quello di voler approvare una quasi-costituzione illeggibile senza consultare il 99% della popolazione. Meno male che c'é l'Irlanda ...

    P.S.: é roba tua o c'é un link?

    E' una rielaborazione di articoli de La Repubblica e Limes

  5. #5
    nazionalit lunare
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    Ampiamente condivisibile. Forse sarebbe il caso di pensare ad una alleanza europea piuttosto che ad una unione. Un modello federalista con una minima base legislativa comune ed una larga autonomia degli stati membri. L'integrazione non puó avvenire a comando della loggia massonica di Bruxell e non c'é motivo perché le popolazioni anseatiche debbano regolamentare ogni aspetto della loro vita sociale con codici che riflettono volontá e necessitá buone nell'estrema dura o nella valle dei templi. L'imbroglio piú grosso é peró stato quello di voler approvare una quasi-costituzione illeggibile senza consultare il 99% della popolazione. Meno male che c'é l'Irlanda ...

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    sono per la confederazione. larga autonomia degli stati membri.

  6. #6
    رباني
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    Segnalo un articolo un po' arrabbiato con un lungo commento e video in diretta dal Parlamento Europeo

    “Tutta la Gallia è sottomessa a Roma” “Tutta?” “No, un piccolo villaggio resiste, per Tutatis!”

 

 

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