Ciao Libero

Rodolfo Ruocco , 02 luglio 2008, 115

Il ricordo

Libero Lizzadri era un pozzo di conoscenze e di saggezza, è morto matedì scorso all'ospedale Forlanini di Roma fra non poche sofferenze. Aveva conosciuto e lavorato con personaggi del calibro di Nenni, Morandi, Pertini, Lombardi, De Martino, Mancini, Craxi. Ha vissuto tutte le fasi politiche del Psi nel dopoguerra: l'era stalinista, quella autonomista, la libertaria, la riformista e l'incubo di Tangentopoli



Lo rivedo anche adesso, seduto al centro del salone della redazione dell'"Avanti!". Era magro, attento, compassato, autorevole, conviviale. Era redattore capo; vagliava le valanghe di agenzie (fino ai primi anni Ottanta le notizie viaggiavano ancora su carta) e le vistava dirottandole fra i vari servizi del giornale. Libero Lizzadri era un pozzo di conoscenze e di saggezza, è morto ieri all'ospedale Forlanini di Roma fra non poche sofferenze. Era nato nel 1923, aveva 85 anni.
Quando l'ho chiamato lunedì sul telefonino riusciva a rispondermi solo con monosillabi, ma mi ha riconosciuto.Era la memoria storica del giornale. Aveva conosciuto e lavorato con personaggi del calibro di Nenni, Morandi, Pertini, Lombardi, De Martino, Mancini, Craxi. Ha vissuto tutte le fasi politiche del Psi nel dopoguerra: l'era stalinista, quella autonomista, la libertaria, la riformista e l'incubo di Tangentopoli.

Era all'"Avanti!" sin dagli anni Cinquanta. Ha visto le molteplici migrazioni del giornale a Roma: prima via Gregoriana, poi vicolo della Guardiola, piazza Indipendenza e, quindi, via Tomacelli, l'ultima redazione chiusa nel 1993, dopo il crollo del Psi sotto i colpi di Tangentopoli. L'ho conosciuto nel 1976, l'anno del Midas e della conquista di Craxi della segreteria, a vicolo della Guardiola, la redazione a ridosso della Camera, quando cominciai a collaborare al servizio sindacale. Una mattina di aprile un fattorino del giornale mi presentò a Giorgio Lauzi e a Sandro Sabbatini, loro non mi avevano mai visto prima e decisero di sperimentarmi. Erano i miracoli che produceva l'"Avanti!", un laboratorio di uguaglianza e di democrazia, oltre che di giornalismo. Era il giornale che titolò "Da oggi siamo tutti più liberi", quando nacque il centrosinistra nel 1963 e che faceva lavorare redattori iscritti allo Psiup, dopo la scissione del 1964.

Un lontano giorno di circa trent'anni fa, lo sentii parlare al telefono in russo. Lo bombardai di domande. Libero mi spiegò: "Sono stato corrispondente da Mosca dagli anni Cinquanta. Me lo chiese Nenni. Nemmeno conoscevo il russo, ma sono andato. La lingua l'ho imparata a Mosca. La libertà? Certo non c'è in Unione sovietica. Ma se cadrà l'Unione sovietica sarà per la penuria di generi di largo consumo, per i contrasti etnici e religiosi". Previsione esatta. Così è stato. Nel 1989 crollò il muro di Berlino e poi l'Unione sovietica nel 1991. I contrasti etnici e religiosi stanno ancora squassando la Russia e le ex repubbliche sovietiche in Europa e in Asia.

Curava lo spirito e il fisico. Divorava libri: saggi e romanzi. Almeno due giorni a settimana andava a remare a bordo di una canoa sul Tevere. Digiunava un giorno a settimana. "Fa bene. Depura l'organismo", mi diceva. E la vodka? "Fa bene anche quella, un bicchierino ogni tanto", replicava. Risultato: aveva una mente lucida e un corpo asciutto e forte. Era di poche parole, equilibrato e coraggioso. Se un redattore aveva ragione, gliela dava anche a costo di litigare con il direttore o con il segretario del partito. Cosa non frequente allora e rarissima oggi, in giornali appiattiti sui direttori e sui potenti. Era riservato. Non mi parlò mai del padre Oreste Lizzadri, fra i fondatori della Cgil dopo la caduta del fascismo e vice segretario del Psi. Parlava poco anche del suo lavoro di corrispondente da Mosca. A chi e in che modo, gli chiesi, il Pcus distribuiva i suoi finanziamenti? "Non lo so, ma c'è chi ha imbastito basse speculazioni su quei finanziamenti", mi rispose.

Era disinteressato e di una correttezza estrema. "L'Avanti!", all'inizio degli anni Ottanta attraversò una delle sue tante crisi finanziarie. Si decise di tagliare gli organici con dei prepensionamenti. Fra i vari nomi c'era anche quello di Libero, ma Craxi propose di fare una eccezione in considerazione della sua storia e delle sue capacità. Liberò ringraziò, ma rifiutò l'offerta. Andò in pensione e continuò a collaborare al servizio esteri.

Riparlammo della Russia circa due anni fa. "No, solo raramente sento qualcuno. Sono quasi tutti morti. Mosca è un disastro. Lì comandano Putin e la mafia. Altro che democrazia!", fu il suo amaro commento, mentre bevevamo un caffè, seduti in un bar di via Campo Marzio. Era un idealista che ragionava in una visione realista. Poi azzardò: "I socialisti? Come vanno i socialisti?", lui che era pessimista, cercava da me una previsione meno nera. La trovava, ma restava scettico. Sentenziò guardandomi intensamente con i suoi occhi neri: "Continuano a sbagliare. Eppure lo spazio politico ci sarebbe. Gli sfruttati nel mondo sono centinaia di milioni e anche l'Italia non scherza". Ancora una volta aveva ragione lui. Quindi una domanda secca? "Tu che fai?". Troncando a metà la mia irruente risposta, diceva: "Calma, rifletti e poi agisci".

Mi ricorda un altro mio amico, Sandro Sabbatini, scomparso poco più di un anno fa. Un uomo riservato e deciso come lui. Era il mio capo servizio sindacale all'"Avanti!". Lo bombardavo di idee e di proposte tutti i giorni. Lui era tollerante ed ascoltava con pazienza. Un giorno, però, esagerai indicando molti progetti per l'indomani e per l'immediato futuro. Mi fermò. "Rodolfo, ogni giorno ha la sua pena", osservò con delicatezza.
Ciao Libero, ciao Sandro.