Erano almeno sei anni che non salivo sul famigerato n°38.
L'ho preso ogni santo giorno dalle 2 alle 4 volte quotidiane, per tutto il Liceo: passava con la frequenza della cometa di Halley, era affollatissimo, lento e con il percorso più trafficato tra tutti gli autobus urbani di Pescara.
Oggi sono stata costretta a rimetterci piede, e ho rifamiliarizzato con tutto il campionario di varia umanità che lo riempie.
- La signora che si lagna perchè la vecchietta che sale le sbatte sulla gamba con il carrellino della spesa, ma che si fa ugualmente tutto il viaggio piazzata davanti alla porta d'entrata, perchè altrimenti non avrebbe motivo per scassare le balle al prossimo.
- Il gruppo di comari che, pur non conoscendosi, si identificano a distanza come apparteneti alla stessa specie, la "foemina petegola vulgare", e attaccano a commentare ad alta voce gli ultimi fatti di cronaca locale: l'argomento del giorno era il sindaco di Pescara D'Alfonso indagato per corruzione..."eh ma signora mia, se stai in mezzo alla politica devi essere per forza un delinquente"
- Il maniaco, in questo caso abbastanza giovane, che fissa con aria allupata tutte le ragazze presenti sul mezzo e si piazza alle spalle di una a caso, speranda di riuscire a sbatterle sul culo alla prima frenata.
- I piccoli tamarri supermaleducati, addirittuta un esemplare maschile ed uno femminile. Lui con un paio di occhiali a mascherina giganti tempestati di swarowski, la maglietta del Pescara e l'Ipod. Lei abbronzata color terra di Siena bruciata, calzoncini giroculo e l'Ipod. Entrambi comodamente seduti, non accennano minimamente ad alzarsi quando a meno di un metro da loro sale un signore anziano con stampelle e buste della spesa.
Non so come ho fatto a non farmi esplodere.





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0 del mattino con 35 gradi all'ombra la cosa era così generalizzata che non ci si faceva nemmeno più caso
