Un fiasco totale. Per Walter Veltroni la tanto attesa liberazione di Ingrid Betancourt si è rivelata una disfatta mediatica senza precedenti. Proprio lui, che negli anni è stato sicuramente l’esponente politico italiano più sensibile al tema, con tanto di campagne di opinione e la famosa foto esposta in piazza del Campidoglio quando era sindaco, in questi giorni in cui sarebbe dovuto essere il leader più citato e intervistato, più ricercato e opinionato, ebbene stavolta Walterloo è completamente scomparso.
Niente interviste, niente titoloni, a tenere alta la bandiera del veltronismo solo il solito articolo in prima dell’Unità. Insomma, il minimo sindacale per chi ha investito moltissimo sulla vicenda della colombiana rapita dalle Farc. Così il segretario del Pd ha provato a correre ai ripari. E chi è venuto in suo soccorso? Niente meno che il direttore del Tg1, Gianni Riotta. All’edizione delle 13.30 di oggi è andato in onda veramente l’impossibile.
L’inviata del primo tg della Rai, Monica Maggioni, la cui trasferta è evidentemente pagata con i soldi del contribuente, arriva a Bogotà per seguire gli istanti prima che la Betancourt parta per la Francia con la sua famiglia.
Conferenza stampa affollatissima nella capitale colombiana, con i giornalisti di tutto il mondo. L’inviata italiana riesce a rivolgere delle domande dirette all’ex prigioniera. Tanto è vero che nei titoli di apertura il Tg1 spara alto: “Betancourt al Tg1: Grazie Italia”. E il conduttore Paolo Di Giannantonio rincara in voce: “La Betancourt al Tg1: grazie agli italiani per aver sofferto con me, è fondamentale diventare simbolo per la libertà”.
Accipicchia, scoop di Riotta! Poi, però, arriva il momento del servizio, e lo spettacolo è di quelli che neanche il Tg4. Dopo aver parlato con il marito, la giornalista italiana si fa spazio tra i colleghi e rivolge la sua domanda alla Betancourt: “Ingrid, lei sa che la sua foto è stata per mesi sulla facciata del Comune di Roma, lei è diventata un simbolo, se ne è resa conto?”.
Cosa? Avete letto bene. Chissenefrega di conoscere qualche particolare della prigionia, chissenefrega di sapere come si sente dopo la liberazione, chissenefrega di far uscire qualche notizia. Il Tg1 manda una propria giornalista fino a Bogotà, riesce ad avere spazio per rivolgere delle domande alla donna del momento e cosa fa? Serve per il pranzo degli italiani un soffietto di dimensioni clamorose niente meno che al leader dell’opposizione. All’inviata del Tg1 interessa solo far sapere a Ingrid (e ai telespettatori italiani) che quaggiù (a Roma) qualcuno la ama (Walter).
Dopo questo triplo salto mortale del tg di Riotta, però, arriva il colpo di grazia. La Betancourt, con buona pace di Monica e Gianni, a tutto pensa tranne che al loro protetto Veltronjohn. E spara una risposta strabiliante: “Credo che molta gente nel mondo abbia sofferto con me, molti attraverso me hanno vissuto la sofferenza di tanti altri, altri che provano la mancanza di libertà, essere il volto di una lotta può essere essenziale”.
Come dire: Comune di Roma, chi era costui? Nessun riferimento alla foto, nessun ringraziamento diretto all’Italia (a differenza di quanto il tg riportava nel titolo), solo una esilarante pagina di giornalismo veltronico, sulla rete ammiraglia del servizio pubblico.
http://dagospia.excite.it/articolo_index_41830.html




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