Credo sia appropriato aprire un nuovo 3d, partendo dalle - io credo - interessanti riflessioni di apostata. Se credete che ci siano degli elementi che potrebbero esser discussi, potremmo continuare qui.
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Semplicemente è vero che la gran parte degli uomini possiede qualcosa di brutale ma il compito del filosofo è quello di educare gli uomini a essere meno bestiali e più divini.
Tutti noi nasciamo con diverse capacità e limiti ma tutti condividiamo una stessa natura che ci identifica come uomini. Tutti aspiriamo in qualche modo a una qualche forma di felicità che è fortemente radicata in noi stessi: c'é chi ricerca piaceri più fisici e chi si diletta nell'indagare sulle verità del mondo ma tutti hanno lo scopo di vivere al meglio delle proprie possibilità.
I primi uomini decisero di unirsi in società per tutelarsi reciprocamente, mettendo in comune le proprie capacità. Scelsero dei capi tra le persone più abili ed esperte e si lasciarono guidare da queste: fintanto che erano piccoli gruppi ciascuno poteva mantenere una certa autonomia, si adempivano a dei doveri collettivi e una volta spartiti i beni risultanti dalla caccia e dalla raccolta, ciascuno poteva vivere la propria realtà privata. In questo contesto si inseriscono i primi riti, atti a tentare di controllare i momenti "pericolosi" della vita: l'uscire per cacciare e raccogliere, la morte, la nascita, gli sposalizi ecc.
Il sistema di complicò con l'aumentare della popolazione e pochi abili ed esperti cominciarono a raccogliere sempre maggior potere fino al punto in cui il loro bisogno privato divenne legge per tutti.
Ciò che spingeva gli uomini era la felicità, garantita da una maggiori libertà d'azione e sicurezza (cacciare da soli aumentava rischi e tempo di lavoro). Soddisfatti questi primi bisogni si crearono spontaneamente i rapporti sociali tra individui: si crearono gruppi che avevano affinità particolari, magari di più abili nella costruzione di utensili, nella caccia o in altre attività. Chi era più abile in guerra poteva accentare in sé maggior potere perché poteva usare la violenza.
Ma la violenza distrugge la concordia sociale. L'uomo che pretende di imporre come modello la propria felicità riduce gli spazi dell'altro, costruisce leggi che lo privilegiano e che non garantiscono più libertà e sicurezza a tutti gli altri membri della società che in realtà esiste solo per garantire questi due beni all'uomo. Se un uomo non si sente sicuro o libero tenta di fuggire e allontanarsi da chi lo opprime oppure seguendo l'esempio dei primi, usa la violenza per imporsi, l'inganno, la guerra. Per vincere ha sempre bisogno dell'appoggio delle masse brute, deve compiere atti di violenza, uccidere gli oppositori, causare stragi, accontentare chi gli ha fornito appoggio aiutandolo a compiere nuove violenze. In tutta questa confusione gli uomini non hanno il tempo di cercare la felicità: debbono preoccuparsi di tutelare i propri beni, la propria vita, le famiglie, cercare il modo per sopravvivere, mangiare etc.
Se il controllo delle forze violente arriva poi nella vita privata a cercare di regolarne ogni aspetto, a generare controlli continui e terrorizzare, prima o poi la popolazione si solleverà da sola o appoggiando un gruppo ristretto di persone che li liberi. Questo gruppo ristretto non sarà però molto diverso da un monarca collettivo.
A questo punto cosa resta da fare? Se il popolo governa da solo, senza limiti cade nel caos perché non riesce a organizzarsi da solo, se uno o pochi governano tendono ad opprimere il prossimo. Rimane il sistema repubblicano.
I cittadini eleggono dei rappresentanti che amministrino i beni comuni per la massima floridezza di tutti i cittadini. Essi avranno limiti di carica e di poteri in modo tale da non poterne abusare, subiranno dei controlli e delle verifiche sul proprio operato e si baseranno su una costituzione scritta che tutti possano conoscere per sapere come comportarsi di fronte agli abusi. I tecnici saranno tenuti in considerazione quando si dovranno scavare canali, ampliare o abbattere edifici, sfruttare il terreno etc. Gli uomini compiranno la propria quota lavoro, rimarranno poi a vivere la propria vita privatamente alla ricerca della propria felicità. Si baderà a mantenere il giusto rapporto tra territorio coltivato e popolazione in modo da non dover scatenare guerre per fame o per mancanza di spazi. Tutti potranno agire liberamente a patto di non contravvenire alle leggi alle quali tutti si sottomettono. E' facile irridere la legge quando si è tiranni, se non lo si è la si subisce solamente: allo stesso modo gli uomini debbono cercare l'Isonomia, l'eguaglianza di fronte alle norme comunitarie perché il rispetto della libertà altrui garantisce l'intoccabilità della propria.
Dato che nella violenza nessuno sa se domani sarà servo o tiranno, è meglio essere cittadini liberi e sicuri.
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Provo a sottolineare alcuni punti che a mio modo di vedere sono come minimo problematici:
1. Sulla violenza
Ma la violenza distrugge la concordia sociale.
2. Sulla presunta razionalità (impostazione weberiana e positivistica) nelle scelte degli umani "primi" o "arcaici" o "antichi".
I primi uomini decisero di unirsi in società per tutelarsi reciprocamente, mettendo in comune le proprie capacità. Scelsero
3. Sulla genesi dell'uomo
I primi uomini
?? Che significa "primi uomini". Come avviene il processo di ominizzazione? In base a un "atto magico"? Un evento "capitato dal cielo"?
4. Sui fini dell'umanità
Tutti aspiriamo in qualche modo a una qualche forma di felicità che è fortemente radicata in noi stessi
Cosa è questa "cosa"? Che significa "felicità"? E' un istinto ad agire? E' un traguardo? E' un dato connaturato? Di cosa parliamo?
5. Migliore forma di governo del consorzio umano
Rimane il sistema repubblicano.
I cittadini eleggono dei rappresentanti che amministrino i beni comuni per la massima floridezza di tutti i cittadini. Essi avranno limiti di carica e di poteri in modo tale da non poterne abusare, subiranno dei controlli e delle verifiche sul proprio operato e si baseranno su una costituzione scritta che tutti possano conoscere per sapere come comportarsi di fronte agli abusi.
E' l'idea della politeia aristotelica questa? La forma della polis ai tempi di Pericle, o è qualcosa d'altro?
Grazie per il testo. Merita attenzione e approfondimento, almeno secondo me.




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