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Discussione: Genesi delle civiltà

  1. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    2. Sulla presunta razionalità (impostazione weberiana e positivistica) nelle scelte degli umani "primi" o "arcaici" o "antichi".


    I primi uomini decisero di unirsi in società per tutelarsi reciprocamente, mettendo in comune le proprie capacità. Scelsero

    I termini "decisero", "scelsero", come altresì le descrizioni della genesi di una determinata forma statale, non vanno presi alla lettera, bensì come modelli usati dalla filosofia politica per descrivere i perchè e i come sono nate e in seguito sviluppate le diverse forme di organizzazione sociale umana. A questo proposito ti consiglio di leggere la raccolta di saggi "Thomas Hobbes" di Norberto Bobbio.

  2. #42
    Amore vince la morte
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    Citazione Originariamente Scritto da My War Visualizza Messaggio
    I termini "decisero", "scelsero", come altresì le descrizioni della genesi di una determinata forma statale, non vanno presi alla lettera, bensì come modelli usati dalla filosofia politica per descrivere i perchè e i come sono nate e in seguito sviluppate le diverse forme di organizzazione sociale umana. A questo proposito ti consiglio di leggere la raccolta di saggi "Thomas Hobbes" di Norberto Bobbio.
    Ringrazio.

    Per il resto, cosa le pare di questa discussione e dei punti nodali a cui siamo giunti, senza tra l'altro aver proposto (almeno con Arjuna), una qualche ipotesi che potesse gettare luce sugli inizi, sul mistero della fondazione delle primissime civiltà umane?

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Australopithecus...........
    Homo habilis ............
    Homo erectus.
    ....................................


    Homo sapiens
    (?).


    Prima questione: come sorge (da cosa-perché) sorge la "cultura"?

    Seconda questione: come sorge il primo symbolon, primo segno (semeiòn)?
    Lo stesso Arjuna ha parlato di "capacità simboliche" e "strutture simboliche". Vogliamo andare a fondo o rimanere alla superficie?

    Terza questione: con tutto questo fin qui delineato, che ruolo (funzione) ha quello che gli antichi chiamavano "sacrificio"?


    Cito:

    "....reperti a siti risalenti a circa 1.8 milioni di anni fa, identificati a Olduvai in Tanzania e ricondotti a Homo habilis, per la maggioranza degli studiosi la specie più antica a cui possono essere attribuiti dei caratteri stabilmente e significativamente umani. Si tratta di figure estremamente rozze e approssimative, esseri che nei nostri termini erano poco più di scimmie antropoidi. Da esseri del genere non possiamo aspettarci l'uso del compasso o del goniometro (ironia un poco frivola dell'autore), ma allora come, da che cosa, e perché nasce il bisogno-necessità che queste scimmie antropoidi tracciassero dei cerchi? (dai reperti ritrovati nei siti su menzionati)."

    F. Facchini, Il cammino dell'evoluzione umana. I dibattiti della paleontologia,. p. 95.


    Perché cito questo? Per mostrare come il punto centrale è capire il significato (simbolico appunto!) della scoperta dell'azione della sepoltura, e del luogo della tomba come luogo di separazione per eccellenza tra dentro-fuori.

    La sbrigativa risposta sulla sepoltura fornita da Arjuna, mostra ancora una volta - io credo - quanto di ideologico vi sia in una prospettiva sull'evoluzione umanache egli assume:
    per altro la sepoltura risponde ad una specifica ragione igenica

    Non so se vi rendete conto di quanto questa spiegazione (così lineare, immediata, ragionevole) stride con la nostra attuale conoscenza che ci deriva dagli studi di paleontologia. L'igiene di per sé non è una spiegazione! Che vuol dire?? Visione non scientifica.

    Si parte da un pressupposto (direi platonico), ovvero che l'Homo habilis in questione, avesse la capacità di ragionare come il sig. La Ferge vissuto nell'Ottocento (cosa non solo assurda, ma anche un pò infantile!), che ha imparato l'utilità dell'uso del sapone (parallelamente con la rivoluzione e le scoperte nel settore della chimica e della biologia) per preservare la sua salute!! E daje...

    Il problema è che si guarda a queste "scimmie antropoidi", Homo habilis nello specifico, e si applica indistintamente a loro come a noi, il famoso detto di Hobbes homo homini lupus. Ma questo è sbagliato. Si dovrebbe invece tracciare una linea di separazione (che non sminuisce per niente la crudeltà e la ferocia violenta dell'uomo che sia chiaro) e usare l'espressione simia simiae lupus quando si analizzano i "comportamenti" dei nostri antenati. Comportamenti erronaemente definiti "biologicamente uguali" a quelli degli antropoidi sapiens. Questo si è ideo_logia. Proprio etimologicamente. Con tutto il rispetto.
    Per gli appassionati del tema:

    http://www.repubblica.it/2008/08/sez...l-mistero.html

    Armi al livello di quelle del Sapiens
    il Neanderthal non era "inferiore"


    Riporto qui una passaggio interessante:

    Ma se gli utensili a scaglia non hanno apportato alcun miglioramento nella vita tecnologica dei sapiens, perché allora li hanno mantenuti? "Risponde Eren: "Essi potrebbero avere avuto un significato più profondo che non quello di essere nuovi strumenti tecnologici. Colonizzare un continente non è facile e deve essere stato ancor più difficile farlo durante un'era glaciale, come si trovò a farlo l'Homo sapiens. Forse quel nuovo mezzo tecnologico poteva avere un significato simbolico più importante del suo stesso uso, avrebbe, cioè, fatto da "collante" tra i diversi gruppi sociali che si sarebbero sentiti superiori ai loro cugini".

  4. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Per gli appassionati del tema:

    http://www.repubblica.it/2008/08/sez...l-mistero.html

    Armi al livello di quelle del Sapiens
    il Neanderthal non era "inferiore"


    Riporto qui una passaggio interessante:

    Ma se gli utensili a scaglia non hanno apportato alcun miglioramento nella vita tecnologica dei sapiens, perché allora li hanno mantenuti? "Risponde Eren: "Essi potrebbero avere avuto un significato più profondo che non quello di essere nuovi strumenti tecnologici. Colonizzare un continente non è facile e deve essere stato ancor più difficile farlo durante un'era glaciale, come si trovò a farlo l'Homo sapiens. Forse quel nuovo mezzo tecnologico poteva avere un significato simbolico più importante del suo stesso uso, avrebbe, cioè, fatto da "collante" tra i diversi gruppi sociali che si sarebbero sentiti superiori ai loro cugini".


    Molto interessante. Sull'uso simbolico degli oggetti - e conseguentemente, sull'inapropriatezza della definizione di "cultura materiale" da parte degli archeologi - mi permetto di segnalare una discussione sul carro :
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=367890

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    Molto interessante. Sull'uso simbolico degli oggetti - e conseguentemente, sull'inapropriatezza della definizione di "cultura materiale" da parte degli archeologi - mi permetto di segnalare una discussione sul carro :
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=367890



    Grazie. Bello vederti anche qui in questo 3d.

  6. #46
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    Intervengo dopo una lettura ahimè un po'sommaria del post, estremamente interessante. Parto da alcuni spunti che mi hanno stimolato a rispondere: Il primo, la presunta natura asociale dell'uomo.
    Non sono affatto propenso a credere a questa tese. L'uomo è un animale di branco, l'importanza che hanno per lui il riconoscimento sociale, la vergogna, i vari tipi di "onore" non si possono spiegare solo con l'educazione. Presuppongono una psiche che, almeno di base, è votata al rapporto sociale. L'uomo inoltre è un animale con pochissime possibilità di sopravvivenza autonoma. E cos'è, oltre ai pollici opponibili e la superiore capacità di astrazione? Il logos, il linguaggio (ma questi tre elementi otrebbero essere in realtà strettamente correlati nella loro evoluzione.) E il linguaggio (questo prodigio, che pur forse dotato di meno potenza immediata dell'intuizione, è in grado, più lentamente, di renderla domniabile, riutilizzabile, trasmissibile, di far si che ogni uomo non parta da zero ma possa disporre dell'edificio di conoscienze construito dai sui contemporanei e predecessori) non ha senso al di fuori di una seppur numericamente minima società. I vasti esempi che la natura ci da di animali sociali(alcuni anche con principi rudimentali di linguaggi, di segni, quanto meno, o persiono più complessi, come i delfini), con le loro gerarchie di branco talvolta anche discretamente complesse, pare suffragare l'idea che la natura umana non sia affatto asociale, dunque.
    Quanto alla razionalità delle scelte, farei un distinguo. Nel piccolo, si, le scelte dell'uomo sono volte a uno scopo. Abbracciando la teoria evoluzioniste come tra le più efficaci nello spiegare l'uomo, penso che la mente si sia sviluppata proprio grazie ai vantagi pratici che offriva. I criteri con cui vengono fatte queste scelte, però, sono spesso lontane dal rigore razionale, se è questa la domanda ultima di pfjordor. L'uomo tende a ragionare anche e soprattutto per simbolismi, analogie imperfette, similitudini anche arbitrarie. Per non parlare dell'influsso dell'emotività. Dunque, supporre che l'uomo ha sviluppato le società in un certo modo perchè quello era il modo che gli avrebbe garantito maggior benessere è chiedere troppo alla sua miope visione. Ma a questo punto possono tornarci utili i principi dell'evoluzioni. Tra i vari modi che l'uomo ha trovato per organizzarsi, è legittimo ritenere che quelli più efficaci abbiano avuto meno probabilità di estinguersi. Quindi, tra tutte le forme di integrazione umana, sono emerse quelle che di volta in volta erano relativamente più "efficaci". Simile discorso si potrebbe applicare, anche alle tradizioni, e quindi, volendo, a parziale giustificazione della tesi "igenista" della genesi della sepoltura. Ovvero, pensando che la scelta di sepellire la gente non si sia tramandata perchè i primitivi comprendessero i principi della diffusione delle malattie, ma perchè, semplicemente, tra le varie tribù, cquelle che praticavano per le più disparate ragioni quest'atto avevano più possibilità di non essere decimate. E dunque, la tradizione è rimasta. E'comunque una risposta parziale e insoddisfacente. Per il valore che ha ho un altra teoria, che potrebbe essere corroborata da questa. Si torna sempre alla maggiore capacità di astrazione degli umani e al loro linguaggio. Linguaggio che porta a fissare idee, anche nella memoria, astrazione che, (sviluppata forse grazie al fatto che dava molte possibilità in più a quei pollici opponibili) porta a proiettare, mescolare i concetti. L'animale vive nell'immediato, possiamo ritenere. Ha davanti a se solo quel che ha in quel momento davanti agli occhi, o quasi. Per l'uomo la notte non è solo buio, ma è popolata da tutte le idee, i ricordi, i concetti, i simboli e le idee di cui di va poplando la sua mente. E'comunemente ritenuto che la paura del buioi sia un istinto atavico, ma in che animali è pronunciata come in noi? Credo che per nessun animale più semplice il buio possa essere così denso, complesso, popolato e quindi pauroso come per noi). L'uomo, inoltre, è forse l'unico animale mortale, perchè può proiettare la morte che vede negli altri a se. E poichè concepire un mondo senza di se è cosa fra le più ardue, penso che i miti sull'al di la, i rituali per i defunti mi pare in un certo senso che non sarebbero no potute nascere.

 

 
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