
Originariamente Scritto da
Lorenzo
L’economia cinese – prosegue la Bri – sta ripetendo molti errori commessi dal Giappone negli anni ’80 che lo hanno portato a un eccesso di liquidità, quali “massicci investimenti” nell’industria pesante, uno sviluppo incontrollato delle attività e un aumento continuo dell’indebitamento delle aziende. Negli Stati Uniti del 1930 e nel Giappone del 1991 l’eccessivo indebitamento delle imprese e i crescenti investimenti hanno creato un sistema economico “gonfiato” che non è stato in grado di reggere il suo stesso peso. Oggi circa il 40% delle imprese statali cinesi sono in perdita e vivono grazie ai finanziamenti bancari, con notevole rischio per le banche di non poter recuperare le somme e con la necessità per le imprese di godere di un flusso costante di denaro a basso costo per non andare in bancarotta.
Non calza il paragone con il Giappone.Due sistemi totalmente differenti.Numericamente anche il confronto con l'export non regge.
Il sistema delle joint-ventures preserva la Cina dalla propria svendita totale.Allarmismi dunque non giustificati, ma che scatenerebbero se fossero veri una crisi mondiale senza precedenti.
Anche la politica di bassi interessi sui finanziamenti a lungo andare ha effetti dannosi, perché opera un trasferimento di ricchezza dal creditore al debitore che usa il denaro prestato.
Ma che favorisce lo sviluppo.Detto poi da un'enclave mafiosa di usurai come la Bri.....Il toro che chiama cornuto all'asino.
La crescita della Cina – conclude la Bri, ‘sovvertendo’ una frase abituale del premier Wen Jiabao – è stata “instabile, sbilanciata, non coordinata e insostenibile”.
Pechino ora cerca di diminuire la liquidità disponibile, ma gli interventi, come i ripetuti aumenti del tasso di interesse bancario, non hanno avuto effetti importanti dato che altri interventi (come, appunto, il continuo finanziamento alle imprese) operano in senso opposto.
Da anni la crescita del Paese è stata circa del 10% annuo, ma è fondata su fattori che non appare possibile mantenere. Anzitutto il basso costo della forza lavoro, con un sistematico sfruttamento della manodopera: stipendi minimi e spesso non pagati, lavoro minorile mal retribuito, vera “schiavitù” degli operai (come nelle fabbriche di mattoni dello Shanxi), scarsa sicurezza sul lavoro. Poi l’uso indiscriminato dell’ambiente, con poca attenzione alle immissioni inquinanti. Quindi una politica di espropriazione delle terre ai contadini per cederle a prezzo di favore alle aziende, o per realizzare lottizzazioni, con crescenti proteste sociali.
Sistemi analoghi per quel che concerne il mercato del lavoro esistono anche qui.La sicurezza nei cantieri è zero, come le prospettive di un precario.Con una semplice differenza però: la crescita qui equivale a zero....E se prendiamo l'esempio di un colosso come la Vodafone con i bilanci in positivo grazie allo sfruttamento del lavoro precario, non abbiamo assolutamente nulla da criticare.Numericamente appare più spaventoso quel che accade in Cina.Situazione non dissimili le si è vissute anche durante gli anni del boom.Ci si dimentica che si sta parlando di un continente intero, con mille contraddizioni che ne comportano una difficile gestione.Se avvenisse realmente ciò, si avvererebbe ciò che predisse Engels oltre un secolo fa: masse di contadini disperati in fuga, non in grado più di reggere a determinati dettami.E saranno cazzi amari per oligarchi ingordi russi e per gli europei dormienti.
Lorenzo
Miles Insulae