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Discussione: George Dimitrov

  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito George Dimitrov

    Dopo Monaco

    Articolo pubblicato nella Correspondance Internationale (n. 17, 12 novembre 1938) per il XXI anniversario della Rivoluzione d'Ottobre

    I
    Oggi, mentre il popolo sovietico, liberato dalla schiavitù capitalistica, celebra il 21° anniversario della grande Rivoluzione Socialista che assestò un colpo demolitore alla prima guerra imperialista mondiale, milioni di uomini, nei paesi capitalisti, cadono vittime del sanguinoso banditismo fascista. I delinquenti fascisti sprofondano sempre più il genere umano nell'abisso di una nuova guerra imperialista.
    Già molto tempo prima degli avvenimenti odierni, il compagno Stalin aveva ripetutamente avvertito che i governi fascisti preparavano una nuova guerra imperialista. Nel gennaio del 1934, dalla tribuna del XVII Congresso del Partito Comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S., il compagno Stalin diceva:
    « Di nuovo, come nel 1914, si presentano in primo piano i partiti dell'imperialismo guerrafondaio, i partiti della guerra e della rivincita. E' chiaro che si va verso una nuova guerra » (STALIN, Questioni del leninismo, cit., vol. II, p. 150.)
    In seguito, il I° marzo 1936, nell'intervista con R. Howard, il compagno Stalin diceva:
    « Esistono, secondo me, due focolai di pericolo di guerra. Il primo focolaio si trova nell'Estremo Oriente, nella zona del Giappone. Mi riferisco alle molteplici dichiarazioni minacciose dei militaristi giapponesi all'indirizzo di altri stati. Il secondo focolaio si trova nella zona della Germania... Per ora il focolaio che manifesta una maggiore attività è quello dell'Estremo Oriente. Tuttavia, è possibile che il centro di questo pericolo si trasferisca in Europa ».
    Nell'agosto del 1935, il VII Congresso dell'Internazionale Comunista, ispirandosi a questa analisi marxista-leninista della situazione internazionale data dal compagno Stalin, caratterizzò nel modo seguente i piani di conquista del fascismo tedesco:
    « I piani d'avventura dei fascisti tedeschi sono molto vasti e prevedono la rivincita militare contro la Francia, la spartizione della Cecoslovacchia, l'annessione dell'Austria, la distruzione dell'indipendenza dei paesi baltici, dei quali si vuol fare una piazza d'armi per l'aggressione contro l'Unione Sovietica, e il distacco dell'Ucraina Sovietica dall'U.R.S.S. I fascisti tedeschi esigono delle colonie e tentano di eccitare gli spiriti in favore di una guerra mondiale per una nuova spartizione del mondo ».
    Tutto il corso degli avvenimenti ha dimostrato quanto avessero ragione i comunisti dando l'allarme di fronte all'incombente minaccia di guerra e invitando tempestivamente i lavoratori a resistere al fascismo sulla base del fronte unico popolare.
    Nel 1935, l'Italia. aggredì l'Abissinia. A sua volta, la Germania fascista lacerò di proprio arbitrio il trattato di Versailles, introdusse la coscrizione militare obbligatoria, militarizzò la zona del Reno trasformandola in una piazza d'armi per attaccare la Francia. Poi, con la violenza, occupò l'Austria, s'impadronì della regione dei Sudeti, si impossessò di tutte le posizioni militari strategiche della Cecoslovacchia, la smembrò, e tende a trasformarla, di fatto, in una propria colonia.
    Nell'estate del 1936, i circoli dirigenti della Germania e dell'Italia, dopo aver provocato preventivamente un'insurrezione fascista in Spagna, organizzarono l'intervento militare contro la Repubblica spagnuola. Vi gettarono le loro truppe regolari e un'enorme quantità di materiale bellico, vi inviarono la flotta da guerra per bloccare la Repubblica e per assicurarsi il dominio del Mediterraneo. Da due anni, gli aviatori italiani e le artiglierie tedesche distruggono le città spagnuole, massacrano donne e bambini spagnuoli, inondano di sangue la terra del popolo spagnuolo che vuole una cosa sola : essere padrone in casa propria.
    Non meno scellerata è la guerra per la conquista della Cina, che i militaristi fascisti giapponesi conducono in Estremo Oriente contro il popolo cinese che combatte per la propria indipendenza.
    « Da tutto ciò deriva che la seconda guerra imperialista è di fatto incominciata. È incominciata furtivamente, senza dichiarazione di guerra. Gli stati e i popoli sono scivolati, quasi, diremmo, insensibilmente, nell'orbita di una seconda guerra imperialista. Questa guerra è stata attizzata in diverse parti del mondo da tre stati aggressori: dai circoli dirigenti fascisti della Germania, dell'Italia e del Giappone. Si svolge su un territorio immenso, da Gibilterra a Sciangai. Coinvolge già nella sua orbita oltre mezzo miliardo di persone ed è condotta, in ultima analisi, contro gli interessi capitalistici dell'Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti d'America, poiché il suo scopo è la ridistribuzione del mondo e delle sfere d'influenza a vantaggio dei paesi aggressori e a spese di quegli stati cosiddetti democratici.
    La particolarità della seconda guerra imperialista consiste, per ora, nel fatto che è condotta e svolta dalle potenze aggressive, mentre le altre potenze, le potenze " democratiche ", contro cui è proprio diretta, fanno finta di credere che questa guerra non le interessi, se ne lavano le mani, rinculano, esaltano il loro amore per la pace, lanciano invettive contro gli aggressori fascisti e... cedono loro dolcemente le proprie posizioni, pur pretendendo di prepararsi alla risposta » (Storia del Partito Comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S., Mosca, edizioni in lingue estere, 1949, p. 362.)
    Perché questa serie di sanguinose ribalderie fasciste è divenuta possibile? È divenuta possibile a causa della ritirata sistematica dei circoli dirigenti dei cosiddetti stati democratici davanti agli aggressori fascisti.
    Al fascismo italiano si è permesso di aggredire impunemente l'Abissinia. Ed esso non soltanto ha asservito l'Abissinia, ma si è gettato anche sulla Spagna. Al fascismo tedesco si è permesso di militarizzare senza ostacoli la zona del Reno. Ed esso ne ha approfittato, per gettarsi addosso alla Spagna, inghiottire l'Austria e schiacciare la Cecoslovacchia. Ai predoni giapponesi si è data la possibilità di occupare la Manciuria e le province settentrionali della Cina. E i militaristi giapponesi si son fatti più insolenti, e hanno scatenato la guerra per la conquista di tutta la Cina. Un passo dopo l'altro, i paesi della « grande democrazia occidentale » hanno indietreggiato davanti ai predoni fascisti. Un passo dopo l'altro, i predoni fascisti hanno rafforzato le loro posizioni, sono diventati ancora più aggressivi, sono passati da un eccesso all'altro, di tutto approfittando per stringere sempre di più il nodo scorsoio al collo dei loro popoli stessi.
    Eppure i governi dei paesi democratici borghesi avevano a loro disposizione mezzi sufficienti per sbarrare la strada alla offensiva fascista ed evitare lo scatenamento della guerra. Essi avrebbero potuto tenere a freno gli aggressori fascisti con una azione comune degli stati membri della Società delle Nazioni, interessati a conservare la pace. Avrebbero potuto farlo applicando l'articolo 16 dello statuto della Società delle Nazioni, il quale prevede un'azione collettiva contro coloro che violano la pace. Avrebbero potuto farlo applicando le sanzioni economiche, che avrebbero inevitabilmente costretto i governi della Germania, dell'Italia e del Giappone — non provvisti di materie prime e risorse finanziarie in quantità sufficiente — a ritirarsi di fronte alla risolutezza di coloro che sono interessati al mantenimento della pace.
    Queste azioni a favore del mantenimento della pace sarebbero state sostenute con entusiasmo da tutti i popoli, i quali non vogliono né la servitù fascista, né gli orrori della guerra. Queste azioni sarebbero state approvate dalle masse popolari degli stessi paesi fascisti, che gemono sotto il giogo della barbarie fascista. Un potente movimento dei popoli sarebbe stato il mezzo più efficace contro i fomentatori di guerre.
    Tuttavia i governi borghesi non hanno messo in azione il sistema della sicurezza collettiva. Non l'hanno fatto, perché non volevano farlo. Non l'hanno voluto fare, perché la loro politica è determinata dai circoli imperialisti reazionari, i quali, per paura del movimento operaio in Europa, del movimento di liberazione nazionale in Asia, per odio contro il paese del socialismo, hanno sacrificato al fascismo non solo i paesi e i popoli al di là dei loro confini, ma gli interessi dei loro stessi popoli. In nome dei loro ristretti interessi imperialisti di classe, essi lasciano che il fascismo strazi i piccoli popoli, facilitando in questo modo le aggressioni ulteriori dei governi fascisti. Essi hanno sostenuto il fascismo tedesco, perché ne vogliono disporre come di un gendarme dell'Europa, il gendarme che soffoca ogni movimento democratico delle masse popolari.
    Gli orgogliosi caporioni di questi circoli imperialisti, per intendersi col fascismo tedesco, non soltanto non hanno avuto nessun riguardo per il prestigio delle « grandi potenze » da essi rappresentate, ma hanno anche subito umiliazioni personali davanti ai dittatori fascisti, come se parlassero in nome di paesi già sconfitti in guerra. E sono vani i loro sforzi di nascondere la loro terribile responsabilità di fronte ai popoli, con sotterfugi menzogneri; invano affermano che, piegando la schiena davanti ai dittatori fascisti, hanno salvato la causa della pace, hanno salvato l'Europa e il genere umano dagli orrori della guerra.

    II
    In tutte le tappe dell'aggressione fascista e dello sviluppo della guerra imperialista, soltanto la grande Unione Sovietica ha condotto una ferma politica di pace. Se gli altri stati avessero accettato le proposte di resistenza collettiva all'aggressore fatte dal governo sovietico, si sarebbe conservata la pace. Milioni di uomini non sarebbero stati gettati, come lo sono oggi, dagli aggressori fascisti, nel baratro sanguinoso della guerra sterminatrice.
    Al tempo dell'aggressione contro l'Abissinia, l'Unione Sovietica, a differenza degli altri paesi, applicò in modo conseguente le sanzioni economiche, decise dalla Società delle Nazioni, contro l'Italia fascista. Fin dall'inizio dell'intervento militare contro la Repubblica spagnuola, l'Unione Sovietica chiese una decisa azione collettiva di tutti i paesi appartenenti alla Società delle Nazioni contro gli aggressori tedeschi e italiani. Il paese dei Soviet prese posizione ripetutamente contro la politica del cosiddetto non intervento che è in realtà l'applicazione del blocco contro la Spagna repubblicana e permette agli invasori di inviare impunemente truppe e materiale bellico per massacrare il popolo spagnuolo. Quando i pirati italiani incominciarono ad affondare nel Mediterraneo le navi mercantili, il governo sovietico reclamò risolutamente la cessazione del brigantaggio marittimo ed ottenne che si concludesse il noto accordo di Nyon, per salvaguardare la pacifica navigazione mercantile. Nelle sedute plenarie della Società delle Nazioni, nelle sue commissioni, nel comitato per il non-intervento, ovunque, soltanto l'Unione Sovietica ha difeso senza riserve la giusta causa del popolo spagnuolo.
    Alla Conferenza di Bruxelles, convocata in seguito all'aggressione dei militaristi giapponesi contro la Cina, l'Unione Sovietica ha insistito per una politica di resistenza collettiva agli invasori giapponesi. Il popolo cinese sa di, avere nel popolo sovietico un amico sicuro, sostenitore della sovranità, dell'integrità e dell'indipendenza della Cina.
    Quando il fascismo tedesco fece penetrare le sue truppe in Austria, l'Unione Sovietica propose ai governi degli altri stati di intraprendere un'azione comune contro gli sfrenati arbitri del fascismo.
    Tutti conoscono la posizione presa dall'Unione Sovietica quando il fascismo tedesco alzò il coltello contro la Cecoslo- vacchia, quando gli avvoltoi polacchi e ungheresi si avventarono sulle carni vive del popolo cecoslovacco. Conformemente al trattato concluso con la Cecoslovacchia, l'Unione Sovietica proclamò davanti a tutto il mondo di essere pronta a intervenire in difesa della Cecoslovacchia e ad adempiere gli obblighi derivanti da quel patto. Il governo sovietico avverti inoltre la Polonia che una sua aggressione contro la Cecoslovacchia avrebbe portato automaticamente alla rottura del patto di non aggressione con l'Unione Sovietica.
    Il mondo intero sa come l'Unione Sovietica ha risposto alla aggressione dei samurai giapponesi contro la terra sovietica, vicino al lago Khassan. Con un colpo fulmineo, schiacciante, contro i provocatori giapponesi, l'esercito del paese del socialismo ha dimostrato come bisogna difendere, con le armi alla mano, la causa della pace.
    L'Unione Sovietica conduce la sua politica nell'interesse dell'effettiva difesa della pace, nell'interesse dei lavoratori di tutti i paesi. La sua politica di pace risponde all'aspettazione di tutti i popoli. L'Unione Sovietica è il baluardo potente della lotta contro la guerra di rapina, il difensore strenuo dei piccoli popoli e dei paesi deboli contro le aggressioni fasciste e contro l'asservimento imperialistico.
    Nella sua lotta per la pace, l'U.R.S.S. si appoggia alla potenza del socialismo vittorioso. Ogni nuova officina socialista è una nuova fortezza nella lotta dei popoli di tutti i paesi contro il fascismo. Ogni colcos rigoglioso è un nuovo colpo alle forze oscure della reazione. Ogni successo del paese dei Soviet accresce la potenza dei lavoratori in tutto il mondo. La cultura e la scienza del paese dei Soviet sono poste al servizio di tutta la umanità.
    Il paese del socialismo è il sicuro baluardo della lotta di liberazione dei lavoratori di tutto il mondo, il fattore più importante della coesione delle forze della classe operaia internazionale e del fronte popolare antifascista. L'unità morale e politica del popolo sovietico accresce la grande forza vitale della solidarietà internazionale dei lavoratori.
    Fra la confusione generale e l'incertezza del domani che regnano nel mondo capitalistico, soltanto il popolo sovietico considera l'avvenire con tranquillità. L'Unione Sovietica, con fermezza e fiducia, porta a compimento la costruzione della società socialista e marcia verso il comunismo. Ogni giorno che passa, porta ai lavoratori del mondo capitalistico sempre nuove prove della giustezza della via che il grande popolo sovietico percorre sotto la bandiera del marxismo-leninismo. Tutta la lotta gigantesca del partito di Lenin e di Stalin per il socialismo, per l'industrializzazione socialista del paese, per la collettivizzazione delle aziende contadine, la lotta contro la muta dei nemici, lo sradicamento delle agenzie trotskiste-bukhariniane del fascismo nell'U.R.S.S., vengono sempre più considerati, nella coscienza della classe operaia internazionale, una questione propria, di importanza vitale.
    Il rafforzamento dell'Unione Sovietica da tutti i punti di vista, un deciso rafforzamento dei vincoli tra il grande popolo sovietico e la classe operaia e i popoli dei paesi capitalistici, sono di vitale interesse per tutta l'umanità lavoratrice. In ciò risiede la garanzia principale di una lotta vittoriosa contro l'aggressione fascista e per la pace generale.

    III
    Per le masse lavoratrici e per i popoli, nel momento attuale, sarebbe il più pericoloso degli errori prestar fede alla menzo- gnera leggenda, utile al fascismo, che, a prezzo del brigantesco smembramento della Cecoslovacchia, si sia assicurata la pace; che, con questo atto di violenza, il fascismo tedesco abbia terminato l'esecuzione del suo programma di aggressioni in Europa, e che i popoli possano dormire tranquilli senza la grave preoccupazione di una nuova aggressione fascista minacciante la loro libertà e la loro indipendenza. Soltanto i complici dei manigoldi fascisti, soltanto i mistificatori dei popoli o i cretini politici inguaribili possono diffondere una simile favola. Nessun uomo sano di mente negherà che, appunto dopo il complotto di Monaco, l'insolenza degli aggressori fascisti è straordinariamente aumentata. E non poteva essere diversamente. Il fascismo tedesco ha ricevuto dalle mani della borghesia reazionaria inglese e francese nuove posizioni militari strategiche ed economiche straordinariamente vantaggiose per l'ulteriore sviluppo della guerra imperialista.
    Ormai, la questione ha già oltrepassato i limiti di una revisione arbitraria del trattato di Versailles da parte degli stati fascisti. Si tratta ora di una nuova spartizione del mondo. Si tratta non soltanto di una nuova ripartizione degli attuali possedimenti coloniali, ma della spartizione dell'Europa stessa, della colonizzazione di parecchi stati europei e dell'asservimento imperialistico di parecchi popoli europei.
    Gli stessi predoni fascisti non ritengono necessario nascondere l'itinerario della loro corsa alla conquista. La carta messa in circolazione dai fascisti tedeschi dopo l'occupazione della regione sudetica, denuncia in modo lampante i piani del fascismo tedesco. Risulta, secondo i termini di tempo indicati in questa carta, che, nella primavera del 1938, doveva essere decisa la sorte dell'Austria; nell'autunno del 1938, quella della Cecoslovacchia; nella primavera del 1939, deve essere sferrato il colpo contro l'Ungheria; nell'autunno del 1939, l'obiettivo della conquista sarà la Polonia; per la primavera del 1940, si prepara il colpo contro la Jugoslavia; nell'autunno del 1940, contro la Romania e la Bulgaria. Nella primavera del 1941, la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Danimarca e la Svizzera diverranno l'obiettivo dell'aggressione fascista; nell'autunno del 1941, la Germania fascista progetta la sua aggressione contro l'U.R.S.S.
    Inoltre, da questa carta, apprendiamo che il fascismo tedesco « offre generosamente» all'Italia fascista una gran parte della Spagna, le regioni meridionali della Francia, la Grecia, una gran parte della Turchia, la Siria, la Palestina e l'Africa Settentrionale.
    Evidentemente, qui, la sbrigliata fantasia fascista si è esercitata parecchio. Tuttavia, basta considerare l'attività disgregatrice del fascismo tedesco ed italiano nei possedimenti inglesi e francesi, tanto in Europa quanto nelle altre parti del mondo, per convincersi che i fascisti lavorano effettivamente all'attuazione di questi piani. Il fascismo tedesco inonda con i suoi agenti l'Alsazia-Lorena. Alla frontiera francese, sui Pirenei, i fascisti tedeschi lavorano intensamente per creare dei punti di appoggio per un colpo contro la Francia. Gli agenti fascisti attizzano movimenti separatisti tra gli slovacchi e tra gli ucraini in Cecoslovacchia, svolgono un'attività disgregatrice in Jugoslavia, in Romania, nei Balcani. Preparano un nuovo colpo contro la Lituania e gli altri paesi baltici. Gli intrighi del fascismo tedesco nei paesi scandinavi e in altri paesi, le insurre- zioni provocatorie nei paesi dell'America Latina, la larga attività di spionaggio negli Stati Uniti d'America: ecco tanti anelli della catena dell'aggressione fascista. I fascisti polacchi, che si sono gettati come sciacalli sulla Cecoslovacchia e che affilano i denti contro la Lituania, offrono essi stessi, con la loro politica di conquista, l'indipendenza della Polonia ai colpi dell'insaziabile fascismo tedesco.
    Ma gli invasori fascisti fanno i loro conti senza l'oste. I popoli non hanno ancora detto l'ultima parola. I fascisti possono rapinare e passare da eccesso a eccesso come i predoni del Medioevo, poiché ancora non hanno incontrato l'oste pronto a servirli. E questo oste è rappresentato dai popoli, e in primo luogo dalla classe operaia. Allorquando i popoli, la classe operaia, raccolte le forze, colpiranno decisamente i predoni, il mondo vedrà tutta la nullità, la presunzione, la spavalderia di questi « coraggiosi guerrieri ariani » che spaventano i vili barattieri nei paesi della democrazia borghese.
    Dopo la fine della guerra imperialistica mondiale, l'odio contro i fomentatori di guerre non è stato mai così profondo e forte come oggi. L'ondata di collera popolare contro le ribalderie fasciste sale in tutti i paesi. Il movimento per la resistenza agli aggressori fascisti ha trovato la sua chiara espressione nei giorni in cui i cospiratori di Monaco spezzettavano e sacrificavano al fascismo la civile repubblica democratica di Cecoslovacchia. Milioni di uomini si sono levati nei più grandi paesi del mondo in sua difesa. In Inghilterra, per molti giorni consecutivi, ebbero luogo grandi comizi per reclamare la difesa della Ceco- slovacchia. Molti grandi sindacati, organizzazioni sociali, rappresentanti degli intellettuali, uomini pubblici notevolissimi chiesero che collettivamente si reagisse contro i gangster fascisti. Essi insistettero perché si unissero le forze dell'Inghilterra, della Francia e dell'Unione Sovietica per portare aiuto alla Cecoslovacchia. Giornali inglesi molto influenti pubblicarono decine e centinaia di lettere dei loro lettori che protestavano contro il tradimento perpetrato dalla borghesia inglese ai danni della Cecoslovacchia. Migliaia di queste proteste giunsero alle redazioni dei giornali. Il Comitato nazionale delle Cooperative a nome dei suoi cinque milioni di aderenti, si rivolse al governo inglese chiedendo la convocazione del parlamento e una azione in difesa della Cecoslovacchia. Dopo che la delegazione del Consiglio nazionale del Lavoro inglese tornò da Parigi, dove era stata organizzata una conferenza con i dirigenti dei sindacati francesi, furono tenute in tutta l'Inghilterra migliaia di grandi riunioni contro la politica di acquiescenza e di ritirata davanti al fascismo tedesco. Il movimento di protesta si sviluppava ogni giorno di più.
    Negli Stati Uniti d'America, nonostante l'opposizione dei circoli filofascisti sostenitori della politica del cosiddetto isolazionismo, il movimento in sostegno della Cecoslovacchia raggiunse proporzioni particolarmente notevoli. I rappresentanti di 21 nazionalità (cechi, slovacchi, serbi, rumeni, ecc.) inviarono al presidente degli Stati Uniti messaggi richiedendo l'applicazione del patto Kellogg e del sistema della sicurezza collettiva in difesa della Cecoslovacchia. Le stesse rivendicazioni furono poste dai rappresentanti di organizzazioni sociali, professionali e altre, da molte personalità della scienza e della cultura. In molte città furono creati comitati per la «salvezza della Cecoslovacchia ». I comizi di protesta contro la nuova aggressione della Germania fascista hanno attirato un'immensa folla di partecipanti. In alcuni centri importanti del paese (Chicago) si sono svolte grandiose manifestazioni, alle quali hanno partecipato alcune centinaia di migliaia di persone.
    In Francia, in tutto il paese, passò un'ondata di comizi, di riunioni, di manifestazioni contro il complotto di Monaco. Non soltanto le organizzazioni sindacali e sociali, ma anche i circoli militari dirigenti affermarono la necessità di sostenere la Ceco- slovacchia.
    Persino in paesi come, ad esempio, la Jugoslavia, la Bulgaria e la Polonia, dove esiste un regime fascista, le masse popolari trovarono il modo di esprimere la propria simpatia alla Cecoslovacchia e di intervenire in sua difesa contro l'aggressione tedesca.
    Dalla lontana Australia, i rappresentanti dei sindacati si rivolsero al popolo cecoslovacco, promettendo il loro aiuto in caso di guerra con la Germania
    Le ambasciate cecoslovacche, in vari paesi del mondo, ricevettero un'enorme quantità di lettere esprimenti simpatia. Migliaia di persone manifestarono il desiderio di arruolarsi come volontari nell'esercito cecoslovacco.
    In generale, non ci fu nessun angolo civile nel mondo dove non si fosse espressa la più che giusta indignazione degli strati progressivi della popolazione contro i cospiratori di Monaco.
    Questo movimento dell'opinione pubblica ha preso proporzioni particolarmente vaste dopo l'accordo di Monaco. Le masse comprendono sempre più il vero senso della politica delle cricche dirigenti, la politica della ritirata di fronte al fascismo. La cortina fumogena stesa dai circoli filofascisti e dai loro rappresentanti nelle sfere dirigenti, con la collaborazione diretta di parecchi capi della II Internazionale e della Federazione sindacale internazionale di Amsterdam, per convincere le masse che a Monaco sarebbe stata salvata la pace, comincia a svanire rapidamente.
    Non c'è chi non comprenda ora agevolmente quale enorme forza sarebbe scaturita da questi movimenti, se la classe operaia dei paesi più importanti — e in primo luogo quella della Francia, dell'Inghilterra e degli Stati Uniti —, se le organizzazioni del proletariato internazionale, fossero intervenute unite e decise, contro il complotto brigantesco di Monaco. Questa forza avrebbe potuto impedire l'accordo di Monaco, avrebbe reso impossibile il delitto compiuto contro la Cecoslovacchia e avrebbe respinto ben indietro i presuntuosi briganti fascisti.

    IV
    Se si esamina profondamente e attentamente ciò che sta avvenendo dopo l'accordo di Monaco, si possono rilevare due direzioni fondamentali nello sviluppo della politica internazionale.
    Primo. La continuazione della politica di collusione tra il fascismo tedesco e quello italiano, da una parte, e le cricche imperialiste dell'Inghilterra e della Francia dall'altra; collusione diretta contro gli interessi vitali dei propri popoli, contro le nazioni e i paesi deboli, contro il movimento operaio internazionale, contro la democrazia e la pace, contro il grande paese del socialismo.
    Secondo. Lo sviluppo del movimento di fronte unico della classe operaia, e di fronte unico dei popoli contro questa brigantesca collusione, contro l'aggressione fascista, in difesa della pace mondiale.
    La prima direzione porta alla spartizione e all'asservimento della Spagna e della Cina, all'assoggettamento di altri popoli, al rafforzamento della schiavitù coloniale, a un ulteriore sviluppo delle guerre imperialiste.
    La seconda direzione porta alla vittoria del popolo spagnuolo e del popolo cinese sugli invasori fascisti, al consolidamento della libertà e dell'indipendenza dei piccoli popoli, permette di domare gli aggressori fascisti e di assicurare la pace generale.
    Non si può mettere in dubbio che questa seconda direzione corrisponde agli interessi della classe operaia e dei popoli di tutti i paesi. Ma perché essa trionfi, è necessario domare la reazione interna nei paesi della democrazia borghese, liquidare la politica di capitolazione nei confronti degli aggressori fascisti; occorrono governi che s'appoggino sulle masse popolari e tengano conto dei loro interessi e della loro volontà, dei governi pronti a lottare contro il nemico esterno fascista.
    Ma i circoli dirigenti dell'Inghilterra e della Francia, compiono ogni sforzo per impedirlo. Essi capiscono perfettamente che il tradimento perpetrato ai danni della Cecoslovacchia, la continuazione della collusione col fascismo, da una parte, e ,il rafforzamento della reazione interna, dall'altra, sono le due facce di una stessa medaglia.
    I circoli dirigenti dell'Inghilterra e della Francia per poter continuare la cospirazione di Monaco col fascismo, devono mettere i piedi sul collo alla classe operaia dei loro paesi. Ed essi hanno già cominciato l'attacco contro le libertà democratiche, contro la classe operaia e le sue organizzazioni.
    In Francia, il congresso dei radicali ha mostrato molto chiaramente come i complici francesi degli aggressori fascisti si preparino a realizzare l'offensiva tramata a Monaco contro la democrazia e la pace, contro gli interessi del proletariato e di tutti i lavoratori. L'attacco contro le conquiste sociali dei lavoratori ottenute sulla base del fronte popolare, i nuovi decreti finanziari che caricano sulle spalle delle masse lavoratrici un peso enorme, gli attacchi contro il fronte popolare, il piano di riconoscimento di Franco e il complotto con l'Italia fascista per soffocare la Repubblica spagnuola, l'incoraggiamento alle gesta della banda Doriot e De la Rocque, lo scatenamento della campagna anticomunista, sono tutti anelli di una stessa catena. I circoli dirigenti della borghesia francese calpestano nel modo più sfrontato gli interessi nazionali del popolo francese, contro cui affila le armi il nemico secolare, l'imperialismo tedesco.
    In Inghilterra i complici del fascismo tedesco si sforzano di soffocare la voce della stampa d'opposizione e la sua critica, per spezzare la concentrazione delle forze democratiche, per impedire l'ascesa del movimento operaio. Intensificano lo sfruttamento della classe operaia con il pretesto del lavoro per la « difesa nazionale ». Hanno approvato l'occupazione dell'Abissinia da parte del fascismo italiano. Mentre in Spagna gli invasori sbarcano continuamente nuove truppe e nuovo materiale bellico, costoro, con un cinismo inaudito, malgrado l'evidenza, affermano che il fascismo italiano richiama i suoi « volontari ». Essi permettono tranquillamente che le navi inglesi siano affondate dagli aggressori fascisti. Essi hanno preparato l'asservimento del popolo spagnuolo mediante un nuovo accordo brigantesco con Hitler e Mussolini. Essi, in tutti i modi, incoraggiano le forze reazionarie degli altri paesi, indebolendo premeditatamente la capacità di difesa dei popoli di questi paesi contro l'aggressione fascista.
    L'importantissimo insegnamento degli ultimi avvenimenti è appunto questo: se non si domano le cricche reazionarie imperialiste e i capitolardi nel proprio paese, non è possibile domare i briganti fascisti scatenati, non è possibile la lotta vittoriosa in difesa della libertà e dell'indipendenza dei popoli, e la difesa della pace generale.
    Non si può difendere né la pace generale, né i popoli, contro l'aggressione fascista armata, soltanto con dichiarazioni pacifiste e deprecazioni verbali. E' necessaria una lotta attiva, è necessaria una resistenza risoluta. Al fascismo armato che aggredisce, è necessario opporre il pugno di ferro dei popoli.
    La classe operaia, con la sua avanguardia, è il più risoluto e coerente partigiano e sostenitore della pace. Ma questo non significa affatto che essa sia per una pace ottenuta a qualunque prezzo, che essa sia disposta ad abbandonare ai predoni fascisti il proprio popolo e il proprio paese, «nell'interesse della pace ». Chi vuole instaurare una pace effettiva e solida, deve lottare con tutte le forze e i mezzi possibili contro gli aggressori e i predoni fascisti. Deve lottare contro la politica di collusione con gli aggressori fascisti e cacciare dal suo seno i capitolardi, che ingannano il popolo con una menzognera predicazione pacifista.
    Alla luce della situazione internazionale, creatasi dopo l'accordo di Monaco, vari compiti di enorme importanza sorgono davanti alla classe operaia e ai lavoratori di tutti i paesi.
    Questi compiti possono essere brevemente riassunti come segue:
    spezzare la politica brigantesca di collusione degli aggressori fascisti e delle cricche imperialiste dell'Inghilterra e della Francia;
    dare una risposta decisiva, nei paesi di democrazia borghese, alla reazione che rialza la testa e attacca le conquiste sociali dei lavoratori, le libertà democratiche, il movimento operaio;
    assicurare la vittoria del popolo spagnuolo e del popolo cinese sui predoni fascisti;
    difendere il popolo cecoslovacco e i popoli dei piccoli paesi contro l'asservimento allo straniero;
    aiutare in tutti i modi la classe operaia e i popoli dei paesi fascisti nella loro lotta contro la dittatura dei gangster fascisti fomentatori di guerre.
    Tutti questi compiti sono indissolubilmente legati tra di loro. Ma, fondamentalmente importante, più importante di tutte le altre, diventa oggi la questione spagnuola. Non si può in nessun caso permettere una seconda Monaco, non si può permettere l'applicazione dello scellerato metodo di Monaco contro il popolo spagnuolo.
    Per adempiere a questi compiti, esistono tutte le forze indispensabili. Bisogna solo mettere queste forze in azione.
    È difficile trovare nella storia politica del dopoguerra un momento nel quale gli interessi della classe operaia, dei contadini, della piccola borghesia e degli intellettuali, gli interessi dei piccoli popoli, dei paesi soggetti e coloniali, gli interessi della civiltà e della scienza, gli interessi della pace e della democrazia, abbiano coinciso come nel momento attuale, confluendo in un unico torrente contro il peggior nemico dell'umanità, contro il fascismo. Questa è una base del tutto reale per la creazione e il consolidamento del fronte unico della classe operaia e dei popoli di tutti i paesi contro la barbarie fascista e contro i fomentatori della guerra imperialista.
    V
    La funzione decisiva, nella creazione di un potente fronte unico contro l'aggressione e il brigantaggio fascista, spetta alla classe operaia internazionale. Tutta la marcia dello sviluppo storico spinge la classe operaia al posto di iniziatrice, organizzatrice e dirigente di questo fronte.
    La classe operaia è la classe più avanzata e la forza maggiore della società contemporanea. Il suo reparto di avanguardia ha trionfato, nella sesta parte della terra, sulle forze tenebrose dello zarismo e del capitalismo, e ha costruito una società nuova, la società socialista. La classe operaia internazionale ha un interesse vitale a spezzare definitivamente le catene dello sfruttamento e della schiavitù capitalistica in tutto il mondo. Essa è il nemico implacabile del fascismo e di ogni specie di reazione, è il combattente più risoluto e coerente contro ogni oppressione ed asservimento dei popoli, contro ogni guerra di conquista.
    La classe operaia è la spina dorsale del popolo. Grazie alla funzione decisiva che essa esercita nella vita produttiva del paese, alla sua forza numerica, alla sua concentrazione e alla sua organizzazione, è il più sicuro baluardo della libertà e dell'indipendenza del paese.
    La classe operaia è l'unica classe della società contemporanea che sia armata della scienza d'avanguardia del marxismo-leninismo, della grande dottrina di Marx, Engels, Lenin, Stalin, la quale rischiara la via della lotta contro le forze del fascismo e della guerra, contro la barbarie fascista e la schiavitù capitalistica.
    Tutto ciò fa pesare una responsabilità storica sulla classe operaia. Perché essa possa esercitare la sua funzione di iniziatrice, organizzatrice e dirigente del fronte generale di tutte le forze antifasciste del mondo, bisogna che abbia coscienza della propria forza e sappia utilizzare questa forza immensa per assicurare la coesione delle masse lavoratrici. Un'importanza eccezionale hanno gli insegnamenti del grande Lenin, secondo i quali la classe operaia deve, innanzi tutto, acquistare la fiducia nelle proprie forze e vincere i maledetti pregiudizi, secondo i quali i popoli non possono fare a meno della direzione della borghesia, né evitare che la borghesia decida della loro sorte. La classe operaia deve convincersi profondamente della necessità di porsi risolutamente alla testa del movimento popolare contro il fascismo.
    Il tradimento contro la Cecoslovacchia e il complotto di Monaco dimostrano ancora una volta, nel modo più convincente, che la classe operaia non può abbandonare alla direzione incontrollata dei governi borghesi le questioni di politica estera e di difesa del paese. La vita detta imperiosamente alla classe operaia il compito di risolvere essa stessa queste questioni. Le questioni della guerra e della pace devono essere risolte dalle masse popolari e innanzi tutto dalla classe operaia. Nei paesi capitalistici, le masse popolari sono state considerate come un'arme nelle mani delle classi dominanti. Esse sono state gettate nel baratro della guerra per gli interessi della borghesia imperialista. E si vuole nuovamente disporre di esse come è più van. taggioso ai dirigenti dei paesi borghesi. Ma la classe operaia ha un interesse vitale a non abbandonare la propria sorte, la sorte del proprio paese nelle mani delle classi dominanti. E’ tempo che le grandi masse proletarie e popolari comprendano che nella società capitalistica contemporanea non esiste altra forza, all'infuori della classe operaia, che sia capace di assumere la funzione dirigente, la funzione di combattente fedele, coraggioso e conseguente fino alla fine, contro l'invasione fascista straniera.
    Le classi dominanti, con a capo la loro oligarchia imperialista, si sono sempre ispirate e si ispirano ai loro cupidi interessi di classe. La storia ci addita decine di casi in cui queste classi hanno tradito il proprio popolo, il proprio paese, a vantaggio degli oppressori stranieri, per conservare la loro posizione dominante e i loro privilegi di possidenti. Il complotto di Monaco ne fornisce un nuovo esempio evidente.
    La classe operaia, nella lotta contro l'aggressione fascista, non ha e non può avere altri interessi che gli interessi del popolo. Ciò deriva dalla situazione stessa della classe operaia nei paesi borghesi. Ogni colpo recato al paese, al popolo, da parte dei briganti fascisti, è innanzi tutto un colpo inferto alla massa lavoratrice, alla classe operaia. L'esempio della Cecoslovacchia ne fornisce la testimonianza più eloquente. Gli strati capitolarli della borghesia cecoslovacca, sui quali grava non poca responsabilità se il loro paese è stato dato in pasto al fascismo tedesco, hanno cercato in fretta un linguaggio comune coi feroci nemici del loro paese. I colpi del fascismo si abbattono violentemente sui lavoratori, sulla classe operaia.
    Da tutto ciò è necessario trarre in tempo gli insegnamenti del caso. I comunisti devono instancabilmente spiegare alle masse, e innanzi tutto alla classe operaia, la sua funzione e i suoi obblighi nella difesa del proprio paese contro l'aggressione fascista.
    Ma per rinsaldare e rafforzare il movimento operaio contro il fascismo, la classe operaia deve innanzi tutto realizzare l'unità nelle proprie file. I nemici dell'unità della classe operaia, i nemici del fronte popolare antifascista, quali che siano, di qualunque maschera si coprano, devono essere spietatamente smascherati e cacciati come complici della reazione interna e degli aggressori fascisti.
    In un momento di responsabilità straordinariamente grande come l'attuale, non basta limitarsi a predicare l'unità della classe operaia. Bisogna, fin da oggi, realizzare questa unità, praticamente, abbattendo tutti gli ostacoli che sorgono sul suo cammino. Non bisogna cullarsi nell'illusione che l'unità della classe operaia possa essere attuata senza intraprendere la lotta contro i suoi avversari che si trovano nelle file del movimento operaio stesso, contro i nemici del paese del socialismo, contro coloro che si fanno veicoli dell'influenza borghese tra il proletariato, contro gli agenti trotskisti e ogni altro genere di agenti del fascismo.
    Nei partiti socialisti e nelle organizzazioni sindacali sono numerosi coloro che sono favorevoli all'unità della classe operaia, condannano la politica di ritirata di fronte agli aggressori fascisti e sono pronti a lottare contro gli aggressori, come esige la difesa degli interessi dei lavoratori, degli interessi dei popoli, la libertà e indipendenza dei quali sono minacciate dal fascismo. E il numero di questi militanti aumenta, e continuerà ad aumentare. Ma questi militanti ritengono che sia possibile portare le loro organizzazioni al fronte unico, alla lotta contro gli aggressori fascisti e i loro complici all'interno dei propri paesi, solo nel caso che lo accettino i Citrine, gli Spaak e i loro capi di tal fatta, i quali si oppongono ostinatamente all'unità e alla politica di lotta contro gli aggressori fascisti. Essi credono di poter riuscire, con un'opera di esortazione e persuasione, a svegliare questi capi ed a costringerli a cambiare la loro politica. Questa non è però che un'illusione, un'illusione pericolosa e dannosa. Questi capi reazionari si sono così solidamente legati alla ruota della borghesia imperialista, che attendere il loro consenso per la realizzazione dell'unità d'azione della classe operaia contro il fascismo, significa solo perdere del tempo prezioso, significa sacrificare gli interessi della classe operaia, della democrazia e della pace. Il nemico non attende. Esso sfrutta ad ogni passo la mancanza dell'unità della classe operaia internazionale.
    Tutta la situazione internazionale impone che la classe operaia, nonostante le divergenze che esistono ancora nelle sue file, sia nel campo ideologico, sia nel campo delle diverse correnti politiche, di partito, trovi al più presto un linguaggio comune per la lotta contro il fascismo e conduca una politica internazionale unica che sbarri la strada agli invasori fascisti e ai fomentatori di guerre e che salvaguardi la causa della pace tra i popoli.
    La realizzazione dell'idea, che sta maturando nelle file del movimento operaio, di convocare una conferenza operaia internazionale con i rappresentanti delle organizzazioni della classe operaia di tutti i paesi, costituirebbe un passo effettivo di straordinaria importanza su questa via. Una tale conferenza è indispensabile per la difesa della Spagna e della Cina. Essa è indispen- sabile per difendere le conquiste sociali della classe operaia e le libertà democratiche. Essa è indispensabile per assicurare la coesione di tutte le forze del proletariato internazionale contro la collusione di Monaco.
    La conferenza operaia internazionale potrebbe additare i provvedimenti concreti necessari affinché le dichiarazioni in favore dell'aiuto ai popoli spagnuolo e cinese non rimangano dei pii desideri, ma siano veramente realizzate. I rappresentanti delle grandi masse proletarie potrebbero discutere insieme come effettivamente applicare l'embargo sul materiale inviato ai fascisti assassini delle donne e dei bimbi di Spagna e il boicottaggio dei prodotti degli aggressori fascisti, come effettivamente assicurare i viveri indispensabili al popolo spagnuolo, come ottenere effettivamente la restituzione dell'oro appartenente al governo spagnuolo, trattenuto nella Banca di Francia, e liberare i crediti congelati nei differenti paesi, come assicurare effettivamente il diritto e la possibilità per la Repubblica spagnuola di comprare tutto ciò che è indispensabile alla sua esistenza, come impedire effettivamente che sia riconosciuto il diritto di parte belligerante al carnefice del popolo spagnuolo, Franco, come ottenere effetti- vamente la cessazione dell'intervento in Spagna e il richiamo delle truppe fasciste italiane e tedesche che la depredano. Una tale conferenza potrebbe mobilitare tutte le forze e i mezzi della classe operaia e dell'opinione pubblica internazionale per assicurare una rapida vittoria della giusta causa del popolo spagnuolo. E, infine, una tale conferenza aiuterebbe a stabilire la tanto necessaria unità d'azione della stessa classe operaia, a stabilire la sua politica internazionale unica e giusta, e costituirebbe una spinta potente verso lo sviluppo del fronte unico del proletariato internazionale e dei popoli contro il fascismo, contro lo scatenamento di una seconda guerra imperialista.
    E non ci si venga a dire che la convocazione della conferenza operaia internazionale non è possibile. Certamente, gli agenti del fascismo, i filofascisti, gli elementi anticomunisti, i nemici dell'unità della classe operaia, faranno ogni sforzo, pur di impedirla. Ma milioni di operai organizzati, tutti gli operai più coscienti, tutti gli operai fedeli alla loro classe, al loro popolo, che comprendono quanto siano necessarie l'unità d'azione della classe operaia e il raggruppamento di tutte le forze antifasciste, senza distinzione di organizzazioni e di partito, appoggeranno una tale conferenza.
    I dittatori fascisti e i rappresentanti delle cricche imperialiste complottano tra di loro contro gli interessi della classe operaia, contro gli interessi dei popoli e la causa della pace mondiale. Perché, dunque, i rappresentanti dei partiti e delle organizzazioni operaie non potrebbero riunirsi e prendere accordi nell'interesse della classe operaia, nell'interesse dei popoli e della pace mondiale? Perché il movimento operaio di tutti i paesi non potrebbe unire le proprie forze contro il comune nemico di tutti i lavoratori, di tutto il genere umano: il fascismo? Perché i rappresentanti degli operai organizzati dell'Inghilterra, della Francia, della Spagna, della Cina, dell'America, dei paesi scandinavi e di tutti gli altri paesi, insieme con gli operai dell'Unione Sovietica, non potrebbero riunirsi in una conferenza internazionale e dare alla grande solidarietà proletaria internazionale una vera forza effettiva?
    Tutti questi problemi si pongono in questi giorni, dopo Monaco, di fronte ad ogni organizzazione operaia, di fronte ad ogni operaio, ad ogni militante del movimento operaio. Essi esigono che si rifletta profondamente. E l'unica risposta giusta a questi problemi è questa: bisogna respingere le putride argomentazioni dei sabotatori dell'unità d'azione, bisogna mettersi praticamente al lavoro per la realizzazione del fronte mondiale del proletariato internazionale e dei popoli contro il fascismo.
    Partendo da questa convinzione e appoggiandosi sulla volontà unitaria espressa da milioni di operai coscienti in tutto il mondo, l'Internazionale Comunista ha cercato di utilizzare qualsiasi, sia pur minima, possibilità e non si è lasciata sfuggire nessuna occasione adatta, pur di realizzare l'unità della classe operaia internazionale. Giova ricordare ora i più importanti e concreti tentativi compiuti dall'Internazionale Comunista in questo senso.
    Quando i fascisti andarono al potere in Germania, l'Internazionale Comunista si rivolse, nel febbraio del 1933, alla II Internazionale proponendo delle azioni comuni contro il fascismo. Quando il proletariato spagnuolo, nel 1934, insorse in armi contro la reazione monarchico-fascista, l'Internazionale Comunista, nell'ottobre del 1934, propose alla Il Internazionale di condurre in comune una campagna di aiuto al proletariato spagnuolo.
    Nell'aprile del 1935, l'Internazionale Comunista propose per il I° Maggio una manifestazione in comune contro il fascismo e la guerra. Denunciando allora il pericolo d'una nuova guerra imperialista, insistette sulla necessità che le forze del proletariato internazionale si raggruppassero contro i fomentatori di guerre tedeschi e giapponesi:
    « L'Internazionale Comunista ha sempre proposto e incoraggiato gli accordi tra i partiti comunisti e socialisti per una lotta in comune contro i nemici comuni della classe operaia in tutti i paesi capitalistici. Ma, appunto in questi ultimi tempi, si sono verificati avvenimenti che escono dalla cerchia nazionale ed esigono imperiosamente dagli operai azioni comuni internazionali. Questi avvenimenti sono: il servizio militare obbligatorio introdotto dal governo di Hitler, le sue minacce di guerra contro la Lituania ed altri stati del Baltico, contro l'Austria e, particolarmente contro l'Unione Sovietica, il pericolo fortemente aumentato di una nuova guerra imperialista mondiale da parte del suo principale fomentatore, la Germania hitleriana, e dei suoi alleati, il Giappone militarista-fascista e la Polonia fascista ».
    Quando sull'Abissinia si addensava la minaccia dell'aggressione da parte dell'Italia fascista, l'Internazionale Comunista, il 25 settembre 1935, lanciò un appello per la lotta in comune contro quell'aggressione. Nel suo appello alla II Internazionale, il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista diceva a questo proposito:
    « Il VII Congresso dell'Internazionale Comunista ha incaricato il suo Comitato Esecutivo di proporre alla direzione dell'Internazionale Socialista Operaia la realizzazione dell'unità internazionale del proletariato. Ci è noto che il vostro Comitato Esecutivo ha stabilito di studiare attentamente le decisioni del VII Congresso dell'Internazionale 'Comunista, prima di esprimersi nei riguardi della questione dell'unità d'azione. Per offrirvi questa possibilità, avremmo voluto attendere ancora, prima di proporvi concretamente di iniziare le trattative su questo problema. Ma la situazione internazionale è così tesa, il pericolo che una nuova guerra imperialista divampi è così minaccioso e vicino, che non si deve perdere neppure un'ora ».
    Quando la guerra contro l'Abissinia prese larghi sviluppi, l'Internazionale Comunista propose nuovamente alla II Internazionale di organizzare l'azione in comune del proletariato internazionale contro la guerra.
    Dopo l'insurrezione fascista in Spagna, l'Internazionale Comunista, nell'ottobre del 1936, propose che fossero presi provvedimenti immediati per un'azione comune in favore del popolo spagnuolo. Dopo l'infame bombardamento di Almeria compiuto dalla squadra navale tedesca, quando l'intervento armato del fascismo tedesco e italiano cominciò ad assumere larghe proporzioni, il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista incaricò più d'una volta i propri rappresentanti, i compagni Cachin e Thorez, di prendere accordi con il rappresentante della II Internazionale, De Brouckère, per stabilire contatti continui e per sforzarsi insieme di stabilire il fronte unico della classe operaia internazionale. Il 3 giugno 1937, l'Internazionale Comunista, in seguito ad invito del Partito socialista, dei sindacati e del Partito Comunista di Spagna, propose nuovamente alla II Internazionale e all'Internazionale di Amsterdam di organizzare un'azione comune delle organizzazioni del proletariato internazionale contro l'aggressione fascista. Il 26 giugno 1937, dopo la caduta di Bilbao, l'Internazionale Comunista ripresentò le proprie proposte.
    Il I° Maggio 1938, l'Internazionale Comunista propose nuovamente alla II Internazionale di stabilire l'unità d'azione della classe operaia nella lotta contro il fascismo
    Pochi mesi prima di Monaco, ed anche proprio prima del complotto di Monaco, i rappresentanti dell'Internazionale Comunista si rivolsero al presidente della II Internazionale, De Brouckère, proponendo di stabilire un contatto continuo tra i dirigenti delle organizzazioni internazionali della classe operaia e di intraprendere d'urgenza azioni in comune per prevenire il colpo fascista che si stava dirigendo contro la Cecoslovacchia e la causa della pace generale.
    Ma tutte queste proposte sono state respinte. Questo è stato l'atteggiamento della direzione della II Internazionale sotto la pressione dei nemici del fronte unico, sotto la pressione della sua ala reazionaria, anticomunista.
    Questa politica, evidentemente, è stata ed è oggetto del plauso degli aggressori fascisti. Essa agevola l'assoggettamento della classe operaia nei propri paesi e l'aggressione contro altri popoli e paesi. Gli avvenimenti internazionali offrono, ogni giorno che passa, nuove testimonianze sugli immensi danni causati dalla politica di scissione del movimento operaio, che continuano ostinatamente a seguire molti dirigenti reazionari nelle file della Il Internazionale e della Federazione Sindacale Internazionale.
    Non sarebbe giusto affermare che la II Internazionale e l'Internazionale d'Amsterdam non si siano occupate delle questioni riguardanti la lotta contro l'aggressione fascista e l'aiuto alla repubblica spagnuola. Esse hanno approvato numerose risoluzioni e molti loro capi hanno pronunciato, in proposito, dei discorsi non cattivi. Ma tra queste parole e i fatti veri vi è un profondo abisso.
    Così, per esempio, alla Conferenza in comune dell'Internazionale Socialista e della Federazione Sindacale Internazionale, tenutasi il 24 giugno 1937, fu approvata la seguente decisione:
    « Far pressione con tutti i mezzi possibili sui governi degli stati che fanno parte della Società delle Nazioni, affinché aiutino il governo spagnuolo a ristabilire la pro’ria indipendenza politica e territoriale. Esigere che sia ristabilita la libertà di commercio, affinché il popolo spagnuolo possa liberamente acquistare armi.
    Far stretto obbligo di solidarietà nei riguardi della Spagna repubblicana a tutti i membri e a tutte le organizzazioni rispettive che fanno parte delle due organizzazioni». (Il corsivo è mio. G. D.).
    Nel marzo 1938, alla riunione in comune del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Socialista e dell'Internazionale Sindacale, fu approvata una risoluzione ancor più decisa. In questa risoluzione era detto che le Internazionali:
    « ... esigono da tutte le loro sezioni un'azione affinché sia prestato urgente aiuto effettivo alla Spagna repubblicana e alla sua lotta eroica contro l'aggressione fascista. Esse devono essere pronte a sostenere i governi francese e inglese in tutti i provvedimenti di carattere morale, politico, finanziario e militare che fossero ritenuti necessari per preparare la fine dell'aggressione tedesca e italiana ». (Il corsivo è mio. G. D.).
    Sono queste le parole della II Internazionale e dell'Internazionale di Amsterdam. Ma, di fatto, la risoluzione approvata nella stessa riunione, circa i comizi, le dimostrazioni e gli altri provvedimenti per mobilitare le masse e l'opinione pubblica in difesa del popolo spagnuolo, non fu realizzata. I partiti della II Internazionale e le organizzazioni della Federazione Sindacale Internazionale non furono mobilitati per mettere in atto la risoluzione approvata.
    La risoluzione impegna tutte le organizzazioni e tutti i membri dei partiti socialisti a realizzare le decisioni approvate; ma, di fatto, in molti paesi, i governi diretti da socialisti membri della II Internazionale e i ministri socialisti nei governi agiscono proprio in modo contrario a queste decisioni. Mentre la II Internazionale e l'Internazionale di Amsterdam approvavano la decisione sulla necessità delle sanzioni economiche, politiche e militari, i ministri socialisti, a nome dei loro governi, intervenivano nella Società delle Nazioni, per abolire il paragrafo 16 dello statuto della Società delle Nazioni, paragrafo che prevede tali sanzioni. Il presidente socialista del consiglio dei ministri del Belgio, Spaak, sanzionò l'ordine vergognoso di arrestare i volontari delle brigate internazionali e di espellere i profughi della Germania e dell'Austria sfuggiti alla peste fascista, sabota ostinatamente ogni appoggio al popolo spagnuolo, insiste affinché il Belgio riconosca il governo fascista di Burgos e soddisfa tutte le pretese dei pogromisti di Berlino.
    I ministri socialisti nei governi dei paesi scandinavi sono tenuti ad applicare le decisioni della loro Internazionale. Nessuno potrebbe proibire ai governi di quei paesi di vendere tutto ciò che è necessario al popolo spagnuolo per difendersi dai bombardamenti degli aeroplani italiani e tedeschi, per salvare le donne e i bambini di Spagna dalle bombe fasciste seminatrici di morte. Ma, in realtà, i governi diretti dai socialisti, anziché adempiere ai loro obblighi, trattengono i crediti congelati della Repubblica spagnuola, che potrebbero salvare dalla fame milioni di bambini spagnuoli e le loro madri.
    In Inghilterra, molti dirigenti di sindacati e di partiti operai che hanno un'influenza decisiva nella determinazione concreta della politica di quelle organizzazioni, in dispregio alla simpatia crescente e all'appoggio degli operai inglesi nei riguardi del popolo spagnuolo, danno al proprio governo la possibilità di soffocare, sotto la maschera del non intervento, la Spagna repubblicana. Lo stesso si può dire di quei capi laburisti che hanno inneggiato a Chamberlain quando è volato a Berchtesgaden e a Monaco, e continuano a opporsi all'unità della classe operaia internazionale e alle azioni in comune a favore del popolo spagnuolo e del popolo cinese.
    Il Partito Socialista Francese, uno dei più importanti partiti della II Internazionale, aveva, a suo tempo, larghe possibilità di realizzare la decisione dell'Internazionale, soprattutto quando i suoi rappresentanti erano alla testa del governo della Francia. Ma la direzione del partito non si valse di quelle possibilità.
    E si potrebbe proseguire nell'enumerare le contraddizioni stridenti tra le parole e i fatti dei rappresentanti responsabili della II Internazionale e dell'Internazionale d'Amsterdam. Ma quanto è stato detto è già sufficiente.
    Questi fatti, mentre dimostrano che numerosi reparti della classe operaia vogliono effettivamente una lotta decisiva contro il fascismo, vogliono un aiuto effettivo alla Spagna e alla Cina, mostrano ai capi delle loro organizzazioni come bisogna lottare contro il fascismo, come occorre unificare le forze per questa lotta.
    Uno splendido esempio, che costituisce una gloriosa, eroica pagina nella storia della lotta contro il fascismo, nella storia della lotta per l'unità delle file della classe operaia, è dato dalle brigate internazionali in Spagna. I battaglioni dei volontari tedeschi, francesi, inglesi, canadesi, americani, italiani, polacchi, balcanici e di molti altri popoli che si sono coperti di gloria eterna nelle battaglie contro il fascismo, erano composti di comunisti, di socialisti e di molti altri antifascisti. L'appartenere a partiti politici differenti, non impedì loro di impugnare il fucile e di difendere la causa di tutta l'umanità d'avanguardia e progressiva. Essi hanno voluto lottare veramente contro il fascismo. Qui sta il segreto della loro unità, il segreto del loro successo. E diventa a chiunque comprensibile che chi vuole effettivamente lottare contro il fascismo, non va alla ricerca di pretesti senza fine per spezzare l'unità d'azione della classe operaia.
    Milioni di operai sono per una politica di appoggio attivo alla Repubblica spagnuola. Essi condannano la politica di « non intervento » e reclamano che sia abolita, si sforzano di ottenere pel governo spagnuolo il diritto di comprare le armi e chiedono il ritiro degli invasori. Essi riducono il loro tozzo di pane per aiutare i bambini e le donne di Spagna. I grandi mezzi che sono stati raccolti e che si continuano a raccogliere nei diversi paesi in aiuto del popolo spagnuolo, provano in modo più eloquente di qualsiasi parola, la fraterna solidarietà internazionale dei lavoratori.
    Quando i marinai di tre navi svedesi si sono rifiutati di trasportare materiale bellico per i ribelli, quando gli operai in vari porti si sono rifiutati di caricare materiale bellico e prodotti per i fascisti, essi hanno mostrato ai capi dei sindacati e dei partiti socialdemocratici come bisogna agire. Tra quei marinai, vi erano senza dubbio degli uomini che appartenevano a differenti partiti politici e avevano differenti pareri su molte questioni. Ma essi volevano lottare veramente, e si sono uniti sulla base delle azioni comuni contro i ribelli fascisti e gli aggressori che seminano la morte sulla terra di Spagna.
    Noi abbiamo numerosi esempi simili. E se ne avrebbero infinitamente di più, se l'azione fosse diretta e organizzata dalle organizzazioni rispettive della classe operaia. Ogni giorno che passa, offre sempre più nuove testimonianze che i reparti della classe operaia si preparano sempre più a ricorrere a nuovi mezzi d'azione per porre fine alla politica dei loro governi, che aiutano a soffocare i popoli liberi e incoraggiano gli aggressori fascisti.
    Vive nella mente di milioni di operai l'esperienza della lotta contro l'intervento controrivoluzionario ai danni della Repubblica sovietica. La classe operaia impose allora la ritirata ai governi borghesi, che dovettero rinunciare all'invio di truppe, di materiale bellico e al sostegno aperto della controrivoluzione bianca. Il proletariato dei paesi capitalistici, con le sue azioni decise, ottenne questo risultato. Il rifiuto di caricare e trasportare truppe e materiale bellico, gli scioperi degli operai nelle imprese, i comizi e le dimostrazioni, il rifiuto dei soldati di combattere contro il paese dei Soviet e le rivolte sulle navi e nei corpi di spedizione, aiutarono gli operai e i contadini del paese sovietico a sconfiggere gli invasori.
    Questa esperienza storica mostra quali immense forze possiede la classe operaia e come essa possa spezzare l'intervento diretto contro un popolo che lotta per la propria libertà e per la propria indipendenza. .
    I comunisti, avendo come punto di partenza tutta l'esperienza della lotta del proletariato internazionale e i compiti che sono loro posti, insieme con gli altri sostenitori del fronte unico nelle file della II Internazionale e dell'Internazionale sindacale, condurranno una lotta ancora più energica e tenace per l'unità di lotta del proletariato, tanto nei singoli paesi, quanto su scala internazionale, lotteranno instancabilmente per il fronte popolare antifascista. La ostinata resistenza dei sabotatori della causa dell'unità non può far desistere i comunisti e tutti gli altri sostenitori del fronte unico dalla realizzazione di questo compito storico, dalla cui soluzione dipende il successo della lotta contro la reazione fascista all'interno dei paesi capitalistici e contro l'aggressione fascista dall'esterno.
    Nessun ostacolo è insormontabile per raggiungere la tanto necessaria unità d'azione del movimento operaio internazionale. Basterebbero soltanto una chiara coscienza nella stessa classe operaia della necessità di tale unità e la ferma, incrollabile volontà di realizzarla, nonostante tutti gli ostacoli. Tutta la questione consiste nel saper raggiungere quest'unità al più presto possibile e nel saperle assicurare una solida base. Allora i fascisti fomentatori di guerre e le cricche reazionarie negli altri paesi riceveranno la meritata risposta e saranno condannati alla sconfitta inevitabile.
    Gli aggressori fascisti strombazzano la loro « vittoria di Monaco ». Essi preparano accanitamente nuovi complotti briganteschi e nuove ribalderie. Sono secondati, in questo, dai nemici giurati della classe operaia e del socialismo nei paesi democratici borghesi. Gli sfiduciati, i capitolardi, i vili chinano la testa davanti allo stivale fascista.
    Ma i fascisti esultano prematuramente. La loro « vittoria » è una vittoria di Pirro, una vittoria che nasconde in sé la sconfitta. Hanno inghiottito l'Austria, ma i sette milioni di austriaci li odiano. Hanno occupato la regione dei Sudeti, ma hanno inasprito, contro di loro, fino all'estremo limite, i popoli della Cecoslovacchia. Hanno schiacciato la Cecoslovacchia, ma contro di loro si sono levati tutti i piccoli popoli. Bevono il sangue del popolo spagnuolo, ma venti milioni di spagnuoli maledicono il nome degli aggressori tedeschi. Con la loro impudenza, sollevano contro di sé il mondo intero. Con il loro brigantaggio, facendo risorgere l'oscurantismo mostruoso e l'inquisizione medioevali, con i pogrom contro gli ebrei, che superano di gran lunga le sanguinose gesta dei Centoneri (Organizzazione terroristica antioperaia al servizio dello zarismo n.d.r.) della Russia zarista, suscitano la collera più profonda dell'umanità. Con le loro rapine, minano il terreno sotto i loro piedi. E l'ora del castigo verrà. La classe operaia unita, insieme alle forze effettivamente democratiche dei popoli, è in grado di ridurre alla ragione i briganti fascisti e i fomentatori di guerre e, in unione con i loro stessi popoli, di schiacciare il fascismo.
    Non c'è e non può esserci al mondo una forza che possa far girare indietro la ruota della storia. L'avvenire non appartiene al capitalismo che declina e si disgrega, né alla sua immonda cloaca — il fascismo — ma al socialismo che avanza, verso il quale rivolgono gli sguardi tutti i lavoratori, tutta l'umanità progressiva.




  2. #2
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    Il carattere di classe del fascismo


    dal Rapporto al VII Congresso dell'Internazionale Comunista



    Il fascismo al potere, come lo ha giustamente definito la XIII sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista, è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario.
    La variante più reazionaria del fascismo di tipo tedesco che si definisce impudentemente nazionalsocialismo, senza aver nulla di comune con il socialismo. Il fascismo hitleriano non è soltanto nazionalismo borghese: è sciovinismo bestiale. È un sistema governativo di banditismo politico, un sistema di provocazione e di tortura ai danni della classe operaia e degli elementi rivoluzionari contadini, della piccola borghesia e degli intellettuali. È barbarie, è ferocia medievale. È l'aggressione sfrenata contro gli altri popoli e gli altri paesi.
    Il fascismo tedesco scende in campo come reparto d'assalto della controrivoluzione internazionale, come principale fomentatore della guerra imperialistica come iniziatore della crociata contro l'Unione dei Soviet, la grande patria dei lavoratori di tutto il mondo.
    Il fascismo non è una forma di potere statale che sta “al di sopra di tutte e due le classi, del proletariato e della borghesia “, come ha affermato, ad esempio, Otto Bauer. Non è la "piccola borghesia insorta che si è impadronita della macchina statale”, come afferma il socialista inglese Brailsford. No! Il fascismo non è né un potere al di sopra delle classi, né il potere della piccola borghesia o del sottoproletariato sul capitale finanziario. Il fascismo è il potere dello stesso capitale finanziario. È la organizzazione della repressione terroristica contro la classe operaia e contro la parte rivoluzionaria dei contadini e degli intellettuali. Il fascismo, in politica estera, è lo sciovinismo nella sua forma più rozza, lo sciovinismo che coltiva l'odio bestiale contro gli altri popoli.
    E’ necessario sottolineare con grande forza specialmente questo carattere reale del fascismo, perché, ammantandosi di demagogia sociale, il fascismo ha potuto trascinare al suo seguito, in parecchi paesi, le masse della piccola borghesia disorientata dalla crisi ed anche una parte degli strati arretrati del proletariato, i quali non avrebbero mai seguito il fascismo se ne avessero compreso il reale carattere di classe, la vera natura.
    Lo sviluppo del fascismo e la stessa dittatura fascista assumono forme diverse nei diversi paesi, a seconda delle condizioni storiche, sociali e politiche, nonché delle particolarità nazionali e della posizione internazionale dei singoli paesi. In alcuni paesi, prevalentemente laddove non ha una base di massa estesa e dove la lotta tra i singoli gruppi nel campo stesso della borghesia fascista è abbastanza forte, il fascismo non si decide a liquidare senz'altro il parlamento e lascia agli altri partiti borghesi e anche alla socialdemocrazia un certo margine di legalità. In altri paesi, dove la borghesia dominate teme uno scoppio imminente della rivoluzione, il fascismo instaura il suo monopolio politico illimitato, o di colpo, o intensificando sempre più il nei momenti in cui la situazione è particolarmente grave, tenti di allargare la sua base e di combinare la dittatura terroristica aperta con una grossolana falsificazione del parlamentarismo, senza modificare la propria essenza di classe.
    L'avvento del fascismo al potere non è l'ordinaria sostituzione di un governo borghese con un altro, ma è il cambiamento di una forma statale del dominio di classe della borghesia - la democrazia borghese - con un'altra sua forma, con la dittatura terroristica aperta. Ignorare questa distinzione sarebbe un gravissimo errore. Ciò impedirebbe al proletariato rivoluzionario di mobilitare i più larghi strati di lavoratori della città e della campagna per la lotta contro la minaccia del potere da parte dei fascisti e anche di utilizzare le contraddizioni che esistono nel campo stesso della borghesia. Ma è errore non meno grave e pericoloso sottovalutare l'importanza che hanno per l'instaurazione della dittatura fascista le misure reazionarie della borghesia che sono oggi aggravate nei paesi dì democrazia borghese, che sopprimono le libertà democratiche dei lavoratori, falsificano e restringono i diritti del parlamento, intensificano la repressione contro il movimento rivoluzionario.
    Non si può, compagni, immaginare l'ascesa al potere del fascismo in modo semplice e piano, come se un comitato qualsiasi del capitale finanziario decidesse di instaurare la dittatura fascista a una data fissa. In realtà il fascismo giunge ordinariamente al potere attraverso una lotta, talvolta acuta, con i vecchi partiti borghesi o con una determinata parte di essi, attraverso una lotta nel campo fascista stesso, lotta che, in qualche caso, giunge fino a conflitti armati, come abbiamo visto in Germania, in Austria e in altri paesi. Tutto ciò non diminuisce comunque l'importanza del fatto che, prima della instaurazione della dittatura fascista, i governi borghesi, ordinariamente, attraversano una serie di tappe preparatorie ed instaurano una serie di misure reazionarie, le quali favoriscono direttamente l'ascesa del fascismo al potere. Chi non lotta durante queste tappe preparatorie contro le misure reazionarie della borghesia e contro il fascismo, non è in grado di impedire, anzi facilita, la vittoria del fascismo.
    I capi della socialdemocrazia attenuarono e nascosero alle masse il carattere di classe del fascismo e non le chiamarono a lottare contro le misure reazionarie, sempre più gravi, della borghesia. Essi hanno la grande responsabilità storica del fatto che una parte considerevole delle masse lavoratrici in Germania e in parecchi altri paesi fascisti non riconobbero nel fascismo il loro più spietato nemico, il predone della finanza, avido di sangue, e non furono pronte a reagire.
    Qual è l'origine dell'influenza del fascismo sulle masse? Il fascismo riesce ad attirare una parte delle masse perché fa appello demagogicamente ai loro bisogni e alle loro aspirazioni più sentite. Il fascismo non attizza soltanto i pregiudizi profondamente radicati nelle masse, ma specula anche sui migliori sentimenti delle masse, sul loro senso di giustizia e qualche volta persino sulle loro tradizioni rivoluzionarie. Perché i fascisti tedeschi, questi lacché della grande borghesia, nemici mortali del socialismo, si spacciano per “socialisti" davanti alle masse e presentano la loro ascesa al
    potere come una “rivoluzione"? Perché tentano di sfruttare la fede nella rivoluzione e l'aspirazione al socialismo che vivono nei cuori delle grandi masse lavoratrici della Germania.
    Il fascismo agisce nell'interesse degli imperialisti più sfrenati, ma si presenta di fronte alle masse sotto la maschera di difensore della nazione offesa e si richiama al sentimento nazionale ferito. Come, ad esempio, il fascismo tedesco, che ha trascinato dietro di sé le masse piccolo borghesi con la parola d'ordine: " Contro Versailles!
    Il fascismo tende allo sfruttamento più sfrenato delle masse, ma le avvicina con un abile demagogia anticapitalistica, sfruttando l'odio profondo che i lavoratori nutrono contro la borghesia rapace, contro le banche, i trust e i magnati della finanza, e lancia le parole d'ordine più suggestive, in questo momento, per le masse politicamente immature. In Germania, -“ il bene comune al di sopra di quello privato”; in Italia, " il nostro non è uno stato capitalista, ma uno stato corporativo”; nel Giappone, " per un Giappone senza sfruttamento”; negli Stati Uniti d'America, "per la spartizione delle ricchezze”, ecc., ecc.
    Il fascismo abbandona il popolo alla crudeltà degli elementi venali più corrotti, ma si presenta al popolo con la rivendicazione di un “potere onesto ed incorruttibile”. Il fascismo specula sul profondo sentimento di delusione suscitato nelle masse dai governi della democrazia borghese e si mostra ipocritamente indignato contro la corruzione (ad esempio gli affari Barmat e Sklarek in Germania, l'affare Staviski in Francia e molti altri).
    Nell'interesse dei gruppi più reazionari della borghesia, il fascismo si accaparra le masse deluse che si staccano dai vecchi partiti borghesi. Ma suggestiona queste masse con la violenza dei suoi attacchi contro i governi borghesi, con il suo atteggiamento intransigente verso i vecchi partiti della borghesia.
    Superando nel cinismo e nell'ipocrisia tutte le altre varietà di reazione borghese, il fascismo adatta la sua demagogia alle particolarità nazionali di ogni paese ed anche alle particolarità dei diversi strati sociali di uno stesso paese. E le masse della piccola borghesia, e persino una parte degli operai ridotti alla disperazione dalla miseria, dalla disoccupazione e dalla precarietà della loro esi-stenza, cadono vittime della demagogia sociale e sciovinista del fascismo.
    Il fascismo giunge al Potere come partito d'assalto contro il movimento rivoluzionario del proletariato, contro la massa popolare in fermento; ma presenta la sua ascesa al potere come un movimento rivoluzionario contro la borghesia, in nome di “tutta la nazione” e per la “salvezza” della nazione (ricordiamo la “marcia” su Roma di Mussolini, la marcia di Pilsudski su Varsavia, la “rivoluzione” nazionalsocialista di Hitler in Germania, ecc.).
    Ma qualunque sia la maschera sotto cui il fascismo si nasconde, quali che siano le forme nelle quali si presenta, quali che siano le vie per le quali giunge al potere,
    il fascismo è la più feroce offensiva del capitale contro le masse lavoratrici;
    il fascismo è lo sciovinismo sfrenato e la guerra di conquista;
    il fascismo è forsennata reazione e controrivoluzione;
    il fascismo è il peggior nemico della classe operaia e di tutti i lavoratori!
    Il fascismo aveva promesso agli operai un "salario equo”: in realtà ha apportato loro un livello di vita ancora più basso, ancor più miserabile. Aveva promesso lavoro ai disoccupati: in realtà ha dato loro tormenti ancora più duri della fame, il lavoro forzato, da schiavi. In realtà il fascismo trasforma gli operai e i disoccupati in pària della società capitalista, privi di qualsiasi diritto; distrugge i loro sindacati, li priva della libertà di sciopero e della stampa operaia, li costringe ad entrare nelle sue organizzazioni, dilapida i fondi delle loro assicurazioni sociali e trasforma le fabbriche e le officine in caserme nelle quali regna l'arbitrio sfrenato dei capitalisti.
    Il fascismo aveva promesso alla gioventù lavoratrice di aprirle un'ampia via verso un brillante avvenire. In realtà le ha recato i licenziamenti in massa dei giovani dagli stabilimenti, i campi di lavoro e l'incessante addestramento milItare per la guerra di conquista.
    Il fascismo aveva promesso agli impiegati, ai funzionari subalterni, agli intellettuali di assicurar loro l'esistenza, di distruggere l'onnipotenza dei trust e le speculazioni del capitale bancario. In realtà ha portato loro una incertezza e una sfiducia ancora maggiori nel domani, li ha sottoposti a una burocrazia composta dei suoi più docili partigiani, ha instaurato la dittatura insopportabile dei trust, ha seminato in proporzioni inaudite la corruzione e la decomposizione.
    Il fascismo aveva promesso ai contadini, rovinati, ridotti alla fame, la soppressione del giogo dei debiti, l'abolizione degli affitti e persino la cessione, senza indennizzo, delle terre dei latifondisti ai contadini immiseriti e senza terra. In realtà ha instaurato un asservimento inaudito del contadino lavoratore ai trust e all'apparato statale fascista, e spinge ai limiti estremi lo sfruttamento delle larghe masse dei contadini da parte dei latifondisti, delle banche e degli usurai.
    - La Germania sarà un paese contadino o cesserà d'esistere - ha dichiarato solennemente Hitler. E che cosa hanno ricevuto i contadini, in Germania, sotto il potere di Hitler? La moratoria, che è già stata annullata? Oppure la legge sull'ereditarietà delle aziende contadine, che scaccia dalla campagna milioni di figli e di figlie di contadini e ne fa dei mendicanti? I braccianti agricoli sono stati ridotti alla condizione di semiservi, privati persino del diritto elementare di trasferirsi liberamente altrove. Ai contadini è stata tolta la possibilità di vendere sul mercato i prodotti della loro azienda.
    E in Polonia?
    “I contadini polacchi - scrive il giornale polacco Czas (Il tempo) - si servono di sistemi e di mezzi che erano in uso forse soltanto nel Medioevo: lasciano covare il fuoco nella stufa e lo prestano ai vicini, dividono i fiammiferi in parecchie parti, si prestano l'un l'altro dei residui di acqua insaponata sporca, fanno bollire l'acqua nei barili di aringhe per trarne il sale. Questa non è una favola, ma è la situazione reale della campagna, situazione di cui ciascuno può accertarsi”.
    E queste cose, compagni, sono scritte non già da comunisti, bensì da un giornale reazionario polacco!
    Ma siamo ancora ben lungi dall'aver detto tutto.
    Ogni giorno, nei campi di concentramento della Germania fascista, nei sotterranei della Gestapo, nelle galere polacche, nei posti di polizia bulgari e finlandesi, nella Glavniacia di Belgrado, nella Siguranza rumena, nelle isole di confino italiane, i migliori figli della classe operaia, i contadini rivoluzionari, i combattenti per un avvenire migliore dell'umanità sono sottoposti a violenze e ad insulti così ripugnanti, da far impallidire le azioni più infami dell'Okhrana zarista. Lo scellerato fascismo tedesco riduce a un ammasso sanguinolento il marito in presenza della moglie, spedisce per pacco postale alle madri le ceneri dei figli uccisi. La sterilizzazione è trasformata in strumento di lotta politica. Nelle camere di tortura, ai prigionieri antifascisti si iniettano a viva forza delle sostanze velenose, si spezzan loro le braccia, si cavan loro gli occhi; essi vengono strangolati, affogati, si incide loro sulla carne viva l'emblema fascista.
    Ho davanti a me i dati statistici forniti dal Soccorso Rosso Internazionale sul numero degli uccisi, dei feriti, degli arrestati, degli storpiati e dei torturati in Germania, in Polonia, in Italia, in Austria, in Bulgaria, in Jugoslavia. Nella sola Germania, gli operai, i contadini, gli impiegati, gli intellettuali antifascisti, comunisti, socialdemocratici, membri delle organizzazioni cristiane di opposizione, uccisi dal momento dell'ascesa al potere dei nazionalsocialisti, sono più di 4.200; gli arrestati 357.300, di cui 218.600 sono stati feriti e sottoposti a torture strazianti. In Austria, il governo fascista “cristiano” dal momento dei combattimenti di febbraio dell'anno scorso ha ucciso 1.900 operai rivoluzionari, ne ha feriti e mutilati 10.000 e ne ha arrestati 40.000. E questi dati, compagni, sono ben lungi, dall'essere completi.
    Mi è difficile trovare le parole per esprimere tutta l'indignazione che si impadronisce di noi all'idea delle torture cui vengono sottoposti oggi i lavoratori di molti paesi fascisti. Le cifre e i fatti che citiamo non riflettono neanche la centesima parte del quadro reale dello sfruttamento e delle sofferenze senza limiti che il terrore bianco infligge quotidianamente alla classe operaia dei diversi paesi capitalisti.
    Nessun libro può dare un'idea chiara delle innumerevoli crudeltà commesse dal fascismo sui lavoratori.
    Con profonda commozione e con odio profondo contro i carnefici fascisti, noi inchiniamo le bandiere dell'Internazionale Comunista dinanzi alla memoria imperitura dei compagni tedeschi Johann Scheer, Fiete Schulze e Lùttgens, dei compagni austriaci Koloman Wallisch e Mùnichreiter, dei compagni ugheresi Sciallai e Furst, dei compagni bulgari Kofargiev, Liutibrodski e Voikov, alla memoria delle migliaia di operai, di contadini, di rappresentanti degli intellettuali progressisti, comunisti, socialdemocratici e senza partito, che hanno dato la vita nella lotta contro il fascismo.
    Dalla tribuna di questo Congresso, noi salutiamo il capo del proletariato tedesco, il presidente onorario del nostro Congresso, il compagno Thàlmann (applausi fragorosi; tutti si alzano). Salutiamo i compagni Rakosi, Gramsci (applausi fragorosi; tutti si alzano), Antikainen, Jonko Panov. Salutiamo il capo dei socialisti spagnuoli, Largo Caballero, gettato in prigione dai controrivoluzionari, Tom Mooney, che già da 18 anni langue in prigione, e le migliaia di altri prigionieri del capitale e del fascismo (applausi fragorosi). E noi diciamo loro: - Fratelli di lotta, fratelli d’arme! Voi non siete dimenticati. Noi siamo con voi. Daremo ogni ora della nostra vita, ogni goccia del nostro sangue per la vostra liberazione e per la liberazione di tutti i lavoratori dall'infame regime fascista (applausi scroscianti; tutta la sala è in piedi).
    Compagni! Lenin ci aveva già avvertiti che la borghesia può riuscire a scatenare contro i lavoratori un feroce terrore e a respingere per un periodo dì tempo più o meno breve le forze crescenti della rivoluzione, ma che, ciononostante, non si salverà dalla rovina.
    La vita - scriveva Lenin - fa valere i suoi diritti. La borghesia può dibattersi, esasperarsi, fino a perdere la ragione; può esagerare, commettere sciocchezze, vendicarsi a priori dei bolscevichi, e ammazzare a centinaia, a migliaia, a centinaia di migliaia i bolscevichi di ieri e di domani (in India, in Ungheria, in Germania, ecc.) . Nell'agire così la borghesia agisce come agirono tutte le classi condannate a morte dalla storia. I comunisti devono sapere che in ogni caso l'avvenire appartiene loro; e quindi noi possiamo (e dobbiamo) unire la massima passione nella grande lotta rivoluzionaria con la valutazione più fredda spassionata dei furibondi sussulti della borghesia”. (L’estremismo malattia infantile del comunismo, in Lenin, Opere scelte in due volumi, Mosca., Ediz. in lingue estere, 1948, voI. II, p. 610).

    Sì, se noi e il proletariato di tutto il mondo seguiremo senza deviare la via tracciata da Lenin, la borghesia, malgrado tutto, perirà! (applausi).
    Perché e in qual modo il fascismo ha potuto vincere?
    Il fascismo è il peggior nemico della classe operaia e dei lavora-
    tori. Il fascismo è il nemico dei nove decimi del popolo tedesco, dei nove decimi del popolo austriaco, dei nove decimi degli altri popoli dei paesi fascisti. Come, in qual modo, questo acerrimo nemico ha potuto vincere?
    Il fascismo è potuto giungere al potere prima dì tutto perché la classe operaia, a causa della politica di collaborazione di classe dei capi socialdemocratici con la borghesia, si trovò divisa, disarmata politicamente ed organizzativamente di fronte alla borghesia che passava all'offensiva. E i partiti comunisti non erano abbastanza forti per salvare le masse, senza e contro la socialdemocrazia, e condurle alla battaglia decisiva contro il fascismo.
    Infatti, i milioni di operai socialdemocratici, i quali oggi insieme ai loro fratelli comunisti subiscono gli orrori della barbarie fascista, devono riflettere seriamente: se nel 1918, quando scoppiò la rivoluzione in Germania e in Austria, il proletariato austriaco e quello tedesco non avessero seguito la direzione socialdemocratica di Otto Bauer, Federico Adler e Renner in Ausiria, di Ebert e di Scheidemann in Germania, ma avessero invece seguito la via dei bolscevichi russi, la via di Lenin e di Stalin, oggi non esisterebbe il fascismo né in Austria né in Germania, né in Italia, né in Ungheria, né in Polonia, né nei Balcani. Non la borghesia, ma la classe operaia sarebbe da molto tempo padrona della situazione in Europa. (Applausi).
    Prendiamo, per esempio, la socialdemocrazia austriaca. La rivoluzione del 1918 le fece compiere un prodigioso balzo in avanti. Essa aveva il potere nelle mani, aveva salde posizioni nell'esercito, nell'apparato statale. Grazie a queste posizioni avrebbe potuto distruggere in germe il fascismo nascente. Ma cedette una dopo l'altra, senza resistenza, le posizioni della classe operaia. Permise alla borghesia di rafforzare il proprio potere, di abrogare la costituzione, di epurare l'apparato statale, l'esercito e la polizia dai militanti socialdemocratici, di strappare le armi agli operai. Essa permise ai banditi fascisti di assassinare impunemente gli operai socialdemocratici, accettò le condizioni del patto Huttenberg, il quale aprì le porte delle officine agli elementi fascisti. Nello stesso tempo, i capi della socialdemocrazia prendevano in giro gli operai con il programma di Linz, che prevedeva, come alternativa, la eventualità della violenza armata contro la borghesia e della instaurazione della dittatura del proletariato, assicurando agli operai stessi che il partito avrebbe proclamato lo sciopero generale e la lotta armata se le classi dirigenti fossero ricorse alla violenza contro la classe operaia. Come se tutta la politica di preparazione all'attacco fascista non fosse un susseguirsi di violenze, coperte di forme costituzionali, contro la classe operaia! Persino alla vigilia delle lotte di febbraio, e nel corso della battaglia, la direzione della socialdemocrazia austriaca lasciò isolato dalle grandi masse lo Schutzbund (Lega di difesa, organizzazione paramilitare della socialdemocrazia austriaca) che lottava eroicamente, e condannò il proletariato austriaco alla sconfitta.
    Era forse inevitabile la vittoria del fascismo in Germania? No, la classe operaia tedesca poteva impedirla.
    Ma per poterla impedire avrebbe dovuto riuscire a formare il fronte unico proletario antifascista, avrebbe dovuto costringere i capi della socialdemocrazia a cessare la campagna contro i comunisti e ad accettare le reiterate proposte del Partito comunista per l'unità di azione contro il fascismo.
    Di fronte all'offensiva del fascismo e alla liquidazione graduale delle libertà democratiche borghesi, la classe operaia non avrebbe dovuto accontentarsi delle proteste verbali della socialdemocrazia, ma rispondere con una vera e propria lotta di massa, che avrebbe ostacolato la realizzazione dei piani fascisti della borghesia tedesca.
    Avrebbe dovuto impedire che il governo Braun-Severing sciogliesse l'Unione dei combattenti rossi, e stabilire un saldo collegamento di lotta tra questi e i membri del Reichsbanner (Lega della “Bandiera del Reich", organizzazione paramilitare di massa della socialdemocrazia.) che erano quasi un milione, costringendo Braun e Severing ad armare gli uni e gli altri per resistere alle bande fasciste e schiacciarle.
    Essa avrebbe dovuto costringere i capi della socialdemocrazia, che erano alla testa del governo della Prussia, a prendere misure per difendersi contro il fascismo, ad arrestare i capi fascisti, a sopprimere la loro stampa, a confiscare i loro mezzi materiali e i mezzi dei capitalisti che sussidiavano il movimento fascista, a sciogliere le organizzazioni fasciste, a togliere loro le armi, ecc.
    Inoltre, essa avrebbe dovuto esigere il ripristino e l'allargamento di tutte le forme di assistenza sociale e l’introduzione della moratoria e dei sussidi per i contadini rovinati dalla crisi, coprendo le spese con una imposta sulle banche e sui trust, assicurandosi l'appoggio dei contadini lavoratori. Ciò non fu fatto, per colpa della socialdemocrazia tedesca, e per questa ragione il fascismo riuscì a vincere.
    Era forse inevitabile il trionfo della borghesia e della nobiltà in Spagna, in un paese nel quale le forze dell'insurrezione proletaria si combinano cosi favorevolmente con la guerra contadina?
    I socialisti spagnuoli erano al governo fin dai primi giorni della rivoluzione. Orbene, stabilirono forse il collegamento per la lotta comune fra le organizzazioni operaie di tutte le correnti politiche, compresi i comunisti e gli anarchici? Raggrupparono forse la classe operaia in un'unica organizzazione sindacale? Reclamarono forse la confisca delle terre dei latifondisti, della Chiesa e dei monasteri a favore dei contadini, allo scopo di conquistare questi ultimi alla rivoluzione? Sì provarono forse a lottare per l'autodecisione nazionale dei catalani, dei baschi, per la liberazione del Marocco? Procedettero forse all'epurazione dell'esercito dagli elementi monarchici e fascisti, per preparare il passaggio dell'esercito dalla parte degli operai e dei contadini? Sciolsero forse la guardia civile, odiata dal popolo, carnefice di tutti i movimenti popolai? Colpi- rono forse il partito fascista di Gil Robles, colpirono la potenza della Chiesa cattolica? No, essi non fecero nulla di tutto ciò! Essi respinsero le reiterate proposte dei comunisti per l'unità di azione contro l'offensiva della reazione borghese-latifondista e del fascismo. Promulgarono delle leggi elettorali che,permisero alla reazione la conquista della maggioranza delle Cortes, delle leggi che punivano i movimenti popolari, delle leggi in forza delle quali si processano oggi gli eroici minatori delle Asturie. Essi, con le armi della guardia civile, spararono sui contadini che lottavano per la
    terra; e via di seguito...
    La socialdemocrazia ha cosi aperto la strada al fascismo, sia in Germania che in Austria e in Spagna, disorganizzando e scindendo le file della classe operaia.
    Compagni, il fascismo ha vinto anche perché il proletariato si trovò isolato dai suoi alleati naturali. Il fascismo ha vinto perché
    è riuscito a trascinare con sé le grandi masse dei contadini, grazie alla politica sostanzialmente anticontadina condotta dalla socialdemocrazia a nome della classe operaia. Il contadino ha visto susseguirsi al potere una serie di governi socialdemocratici , i quali rappresentavano per lui il potere della classe operaia; ma nessuno di questi governi mise fine alla miseria dei contadini, nessuno diede ai contadini la terra. La socialdemocrazia in Germania non toccò i latifondisti, si oppose agli scioperi dei salariati agricoli e, per conseguenza, molto tempo prima che Hitler giungesse al potere, gli operai agricoli abbandonarono i sindacati riformisti e passarono per lo più agli “Elmetti di acciaio” e ai nazionalsocialisti.
    lì fascismo ha vinto anche perché è riuscito a penetrare tra la gioventù mentre la socialdemocrazia distoglieva la gioventù operaia dalla lotta dì classe e il proletariato rivoluzionario non svolgeva tra i giovani il necessario lavoro di educazione e non dedicava sufficiente attenzione ai loro interessi e ai loro bisogni specifici. Il fascismo ha fatto leva sul bisogno di attività combattiva, particolarmente acuto nei giovani, e ha attirato una parte considerevole della gioventù nelle sue quadre di combattimento. La nuova generazione della gioventù maschile e femminile non è passata attraverso gli orrori della guerra. Sente sulle sue spalle tutto il peso della crisi economica, della disoccupazione e della disgregazione della democrazia borghese. Privi di prospettive per l’avvenire, strati considerevoli di giovani si sono mostrati particolarmente sensibili alla demagogia fascista, che prometteva loro un avvenire allettante dopo la vittoria del fascismo.
    A questo proposito, non possiamo non rilevare anche una serie di errori dei partiti comunisti, errori che frenarono la nostra lotta contro il fascismo. Nelle nostre file si è verificata una intollerabile sottovalutazione del pericolo fascista, sottovalutazione che ancora non è superata dappertutto.
    Questa sottovalutazione che si verificava per il passato nei nostri partiti, si esprimeva nell'affermazione: “La Germania non è l'Italia", nel senso che il fascismo aveva potuto vincere in Italia, ma che la sua vittoria era da escludersi in Germania, dove l'industria e la cultura erano altamente sviluppate, dove esisteva una tradizione di 40 anni di movimento operaio e dove il fascismo era perciò impossibile. Cosi dicasi delle opinioni che si riscontrano attualmente e secondo le quali nei paesi della democrazia borghese "classica” il terreno non è adatto per il fascismo. Tali opinioni hanno potuto e possono contribuire a rallentare la vigilanza nei confronti del pericolo fascista e ad ostacolare la mobilitazione del proletariato nella lotta contro il fascismo.
    Si possono anche citare non pochi casi nei quali i comunisti furono colti di sorpresa dal colpo di stato fascista. Ricordate la Bulgaria, quando la direzione del nostro partito prese una posizione "neutrale" e, in sostanza opportunista, di fronte al colpo di stato del 9 giugno 1923; ricordate la Polonia, quando nel maggio 1926, la direzione del Partito comunista valutando in modo sbagliato le forze motrici della rivoluzione polacca, non seppe scoprire il carattere fascista del colpo di stato di Pilsudski e restò alla coda degli avvenimenti; ricordate la Finlandia, dove il nostro partito, mosso dal preconcetto di una fascistizzazione lenta e graduale, non vide giungere il colpo di stato fascista che il gruppo dirigente della borghesia preparava e che colse di sorpresa il partito e la classe operaia.
    Quando il nazionalsocialismo, in Germania, era già divenuto un minaccioso movimento di massa, certi compagni per i quali il governo di Brùning era già un governo di dittatura fascista, affermavano presuntuosarnente: <Se mai il “terzo impero" hitleriano verrà al mondo, verrà al mondo un metro e mezzo sotto terra e sopra vi sorgerà il potere operaio vittorioso>.
    I nostri compagni in Germania per molto tempo non tennero nella dovuta considerazione il sentimento nazionale offeso e la indignazione delle masse contro Versailles, trascurando le oscillazioni dei contadini e della piccola borghesia, si occuparono in ritardo del programma di liberazione sociale e nazionale, e quando lo presentarono non seppero adattarlo ai bisogni concreti e al livello delle masse, non seppero neanche popolarizzarlo largamente tra le masse stesse.
    In parecchi paesi lo sviluppo indispensabile della lotta di massa contro il fascismo fu sostituito da sterili ragionamenti sul carattere del fascismo “in generale” e da una ristrettezza settaria nella impostazione e nella soluzione dei compiti politici attuali del partito.
    Compagni, non è per il semplice desiderio di rovistare nel passato che noi parliamo delle cause della vittoria del fascismo e rileviamo la responsabilità storica della socialdemocrazia ed anche i nostri errori nella lotta contro il fascismo. Noi non siamo degli storici avulsi dalla vita; noi siamo dei combattenti della classe operaia e abbiamo l’obbligo di rispondere alla domanda che tormenta milioni di lavoratori: - È possibile, e per quali vie, impedire la vittoria del fascismo? - E a questi milioni di operai rispondiamo: - Sì, compagni, è possibile sbarrare la strada al fascismo! È del tutto possibile; ciò dipende da noi stessi, dagli operai, dai contadini, da tutti i lavoratori!
    La possibilità di prevenire la vittoria del fascismo dipende prima di tutto dalla combattività della classe operaia, dalla compattezza delle sue forze, strette in un unico battagliero esercito che lotti contro l'offensiva del capitale e del fascismo. Il proletariato, attuando l'unità per la lotta, paralizzerebbe l'influenza del fascismo sui contadini, sulla piccola borghesia urbana, sulla gioventù e sugli intellettuali, riuscirebbe a neutralizzarne una parte e ad attirare l'altra nel suo campo.
    In secondo luogo, ciò dipende dall'esistenza di un forte partito rivoluzionario che diriga in modo giusto la lotta dei lavoratori contro il fascismo. Un partito che spinga sistematicamente gli operai a ritirarsi di fronte al fascismo e permetta alla borghesia fascista di rafforzare le sue posizioni, un partito siffatto porta inevitabilmente gli operai alla sconfitta.
    In terzo luogo, ciò dipende dalla giusta politica della classe operaia rispetto ai contadini e alle masse piccolo-borghesi della città. Queste masse bisogna prenderle come sono e non come si vorrebbe che fossero. Soltanto nel corso della lotta esse elimineranno i loro dubbi e le loro esitazioni; soltanto con un atteggiamento paziente nei riguardi delle loro inevitabili esitazioni e con l'aiuto politico del proletariato esse perverranno a un grado più elevato di coscienza e di attività rivoluzionaria.
    In quarto luogo, ciò dipende dalla vigilanza e dall'azione tempestiva del proletariato rivoluzionario. Non dare la possibilità al fascismo di prenderci di sorpresa, non lasciargli l'iniziativa. vibrargli dei colpi decisivi quando non è ancora riuscito a raccogliere le sue forze, non permettergli di rafforzarsi, opporgli resistenza ad ogni passo, ovunque si manifesti, non permettergli la conquista di nuove posizioni, come cerca dì fare con successo il proletariato francese. (Applausi).
    Ecco le condizioni principali per impedire h sviluppo del fascismo e la sua andata al potere.

    La dittatura fascista della borghesia è un potere feroce, ma instabile.
    In che cosa consistono le cause principali della instabilità del fascismo?
    Il fascismo, che si propone di superare le divergenze e le contraddizioni nel campo della borghesia, acuisce ancor di più queste contraddizioni. Il fascismo si sforza di instaurare il suo monopolio politico distruggendo con la violenza gli altri partiti politici.
    Ma l'esistenza del sistema capitalistico, l'esistenza di diverse classi e l’inasprimento delle contraddizioni di classe scuotono e fanno crollare inevitabilmente il monopolio politico del fascismo. Non è come nel paese dei Soviet, dove la dittatura del proletariato è attuata anch'essa da un partito che ha il monopolio, ma dove questo monopolio politico corrisponde agli interessi di milioni di lavoratori e poggia sempre più sulla costruzione della società senza classi.
    In un paese fascista, il partito dei fascisti non può conservare a lungo il suo monopolio, perché non è in grado di porsi il compito di distruggere le classi e le contraddizioni di classe. Distrugge l'esistenza legale dei partiti borghesi, ma parecchi di essi continuano ad esistere illegalmente. E il Partito comunista, anche nella illegalità, avanza, si tempra e dirige la lotta del proletariato contro la dittatura fascista. In questo modo, il monopolio politico del fascismo, sotto i colpi delle contraddizioni di classe, deve crollare.
    Un'altra causa dell'instabilità della dittatura fascista sta nel fatto che il contrasto tra la demagogia anticapitalistica del fascismo e la politica del più brigantesco arricchimento della borghesia monopolistica permette di smascherare più facilmente l'essenza di classe del fascismo e giunge a scalzare e a restringere la sua base di massa.
    La vittoria del fascismo suscita inoltre l'odio profondo e l'indignazione delle masse, favorisce lo sviluppo dello spirito rivoluzionario e dà un impulso potente al fronte unico del proletariato contro il fascismo.
    Il fascismo, facendo una politica di nazionalismo economico (autarchia) e assorbendo la maggior parte del reddito nazionale nella preparazione della guerra, mina tutta l'economia del paese ed acutizza la lotta economica tra gli stati capitalistici. Esso dà ai conflitti che sorgono in seno alla borghesia il carattere di scontri violenti, non di rado cruenti, e ciò mina la stabilità del potere statale agli occhi del popolo. Un potere che assassina i suoi propri aderenti, come è avvenuto il 30 giugno dell'anno scorso in Germania, un potere fascista contro il quale una parte della borghesia fascista lotta con le armi alla mano (putsch nazionalsocialista in Austria, attacchi violenti di alcuni gruppi fascisti contro il governo fascista in Polonia, in Bulgaria, in Finlandia e in altri paesi), è un
    potere che non può a lungo conservare la propria autorità agli occhi delle grandi masse piccolo-borghesi.
    La classe operaia deve saper utilizzare le contraddizioni e i conflitti che sorgono nel campo della borghesia, ma non deve illudersi che il fascismo si esaurisca da sé. Il fascismo non cade automaticamente. Soltanto l'attività rivoluzionaria della classe operaia permette di utilizzare i conflitti che sorgono inevitabilmente nel campo della borghesia per minare la dittatura fascista ed abbatterla.
    Il fascismo elimina gli ultimi resti della democrazia borghese, erige la violenza aperta a sistema di governo e scalza con ciò le illusioni democratiche e l'autorità delle leggi agli occhi delle masse lavoratrici. Questo avviene in special modo in quei paesi, come ad esempio l'Austria e la Spagna, dove gli operai si sono battuti contro il fascismo con le armi alla mano. La lotta eroica dello Schutzbund e dei comunisti in Austria, malgrado la sconfitta, ha scosso fin dal primo momento la solidità della dittatura fascista. In Spagna, la borghesia non è riuscita ad imporre il bavaglio fascista ai lavoratori. Grazie alle lotte armate che si sono svolte in Spagna e in Austria, la necessità della lotta di classe rivoluzionaria è compresa da masse sempre più larghe della classe operaia.
    Solo dei filistei incancreniti, dei lacchè della borghesia, come
    il più vecchio teorico della II Internazionale, Karl Kautsky, possono muover rimprovero agli operai dicendo che non bisognava prender le armi in Austria e in Spagna. Che cosa sarebbe oggi il movimento operaio in Austria e in Spagna, se la classe operaia di questi paesi avesse seguito i consigli di tradimento che Kautsky le dava? Una profonda demoralizzazione sarebbe penetrata nelle file della classe operaia.
    “Ma la scuola della guerra civile - dice Lenin - non è vana per i popoli. E' una scuola difficile, ed in essa il corso completo comprende inevitabilmente le vittorie della controrivoluzione, l'orgia dei reazionari inferociti, il selvaggio castigo degli insorti per opera del vecchio potere, ecc. Ma soltanto i pedanti incurabili e le mummie rimbambite possono lamentarsi del fatto che i popoli sono entrati in questa scuola di sofferenze; questa scuola insegna alle classi oppresse come condurre la guerra civile, insegna come vince la rivoluzione, concentra nelle masse
    degli schiavi moderni quell'odio che si nasconde eternamente negli schiavi oppressi, ottusi, ignoranti, e che spinge alle gesta storiche più grandi gli schiavi coscienti dell'onta della loro schiavitù”. (Sostanze infiammabili nella politica mondiale pubblicato nel Proletari, n. 33, 5 agosto <23 luglio> 1908 - Lenin, Gli anni della reazione e del risveglio rivoluzionario, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, p. 294).

    La vittoria del fascismo in Germania ha scatenato, com’è noto, una nuova ondata offensiva del fascismo, la quale ha condotto alla provocazione di Dollfuss in Austria, a nuovi attacchi della controrivoluzione contro le conquiste rivoluzionarie delle masse in Spagna, alla riforma fascista della costituzione in Polonia, e ha incoraggiato in Francia le squadre armate dei fascisti a tentare un colpo di stato nel febbraio 1934. Ma questa stessa vittoria, e la sfrenatezza della dittatura fascista, hanno suscitato un movimento di fronte unico proletario contro il fascismo su scala internazionale.
    L'incendio del Reichstag, che fu il segnale della offensiva generale del fascismo contro la classe operaia, l'occupazione e il saccheggio dei sindacati e delle altre organizzazioni operaie, i gemiti degli antifascisti torturati che salgono dai sotterranei delle caserme e dai campi di concentramento fascisti, mostrano alle masse, in modo evidente, quali sono le conseguenze della condotta scissionistica e reazionaria dei capi della socialdemocrazia tedesca, che respinsero le proposte dei comunisti per la lotta comune contro l’offensiva fascista, e convincono della necessità di unire tutte le forze della classe operaia per abbattere il fascismo.
    La vittoria di Hitler ha dato, inoltre, una spinta decisiva alla creazione in Francia del fronte unico della classe operaia contro il fascismo. La vittoria di Hitler non solo ha allarmato gli operai francesi per la sorte degli operai tedeschi, non solo ha attizzato il loro odio contro i carnefici dei loro fratelli di classe tedeschi, ma ha altresì rafforzato la loro decisione di non permettere a nessun costo che avvenga nel loro paese ciò che è avvenuto alla classe operaia in Germania.
    La potente aspirazione al fronte unico in tutti i paesi capitalisti dimostra che gli insegnamenti della disfatta non vanno perduti. La classe operaia incomincia ad agire in modo nuovo. L'iniziativa del Partito comunista nella organizzazione del fronte unico, e l'abnegazione illimitata dei comunisti, degli operai rivoluzionari nella lotta contro il fascismo, hanno accresciuto in misura senza precedenti l'autorità dell'Internazionale Comunista. Nello stesso tempo si sviluppa una crisi profonda nella II Internazionale, crisi che si manifesta con particolare chiarezza e si aggrava dopo la bancarotta della socialdemocrazia tedesca. Gli operai socialdemocratici possono convincersi sempre più che, in fin dei conti, la Germania fascista, con tutti i suoi orrori e la sua barbarie, altro non è che una conseguenza della politica socialdemocratica di collaborazione di classe con la borghesia. Le masse comprendono sempre più che non bisogna rimettersi sulla strada per la quale i capimdella socialdemocrazia tedesca hanno condotto il proletariato. Nel campo della II Internazionale non si era mai visto uno sbandamento ideologico simile a quello che si nota oggi. In tutti i partiti socialdemocratici si sta svolgendo un processo di differenziazione.
    Dalle loro file si vanno staccando due campi fondamentali: accanto al campo degli elementi reazionari, che fanno di tutto per conservare il blocco della socialdemocrazia con la borghesia e respingono furiosamente il fronte unico con i comunisti, incomincia a formarsi il campo degli elementi rivoluzionari, i quali dubitano che la politica di collaborazione di classe con la borghesia sia giusta, sono favorevoli alla creazione del fronte unico con i comunisti ed incominciano a passare in sempre maggior misura sulle posizioni della lotta di classe rivoluzionaria.
    Il fascismo, dunque, che si è manifestato come il risultato della decadenza del sistema capitalistico, agisce, in ultima analisi, come un fattore della sua ulteriore decomposizione. Perciò il fascismo, che si assume il compito di seppellire il marxismo, di seppellire il movimento rivoluzionario della classe operaia, conduce esso stesso, per la dialettica della vita e della lotta di classe, a uno sviluppo ulteriore di quelle forze che devono divenire il suo becchino, il becchino del capitalismo. (Applausi).



  3. #3
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    Il processo di Lipsia
















    Il processo di Lipsia *


    * Il 27 febbraio 1933 i dirigenti hitleriani organizzarono l'incendio della sede del parlamento tedesco, il Reichstag, addossandone subito attraverso la radio e la stampa la colpa ai comunisti, così da poter procedere a una più ampia e brutale persecuzione contro il partito che più tenacemente aveva avversato il fascismo.
    Al processo, celebrato otto mesi dopo, Dimitrov dimostrò, in un clima politico di terrorismo fascista, che i comunisti erano estranei all'incendio e che legittimo era il sospetto che i veri colpevoli fossero Hitler, Goering e Goebbels. Il procuratore generale, rappresentante del potere fascista, che per lunghi mesi aveva lavorato a fabbricare la falsa accusa, fu costretto nella sua requisitoria a proporre l’assoluzione per insufficienza di prove. Il 16 dicembre 1933 fu concesso a Dimitrov di pronunciare l'ultima dichiarazione dell'accusato Ne diamo qui il testo stenografico.


    Dimitrov - Secondo il paragrafo 258 del Codice di procedura penale ho diritto di parlare sia come difensore, sia come imputato.
    Presidente - Voi avete diritto alle ultime dichiarazioni; vi è concessa la parola.
    Dimitrov - Secondo il Codice di procedura penale ho il diritto di polemizzare col Procuratore, e poi passare alle ultime dichiarazioni.
    Signori giudici, signori accusatori, signori difensori! Già tre mesi fa, all'inizio di questo processo mi sono rivolto al Presidente del tribunale con una lettera. In essa dicevo di essere dolente che i miei interventi provocassero degli incidenti. Ma respingevo energicamente il punto di vista secondo il quale io avrei abusato premeditatamente, a scopo di propaganda, del diritto di porre domande e di fare dichiarazioni. E’ comprensibile che, essendo imputato, ma innocente, io cercassi di difendermi con tutti i mezzi che avevo a mia disposizione.
    " Riconosco - scrivevo - che certe mie domande non sono sempre state poste da me in modo giusto, sia dal punto di vista del momento, sia nella forma dovuta. Del resto ciò si spiega soltanto col fatto che io non ho pratica del diritto tedesco. Oltre a questo, è la prima volta in vita mia che partecipo ad un processo simile.
    Se avessi un avvocato difensore di mia scelta potrei evitare degli incidenti così sfavorevoli alla stessa mia difesa.
    Ma debbo ricordare che tutte le candidature da me proposte (gli avvocati Decev, Moro Giafferi, Campinchi, Torrès, Grigorov, Leo Gallagher e il dr. Lehmann [di Saarbriicken]) sono state scartate l'una dopo l'altra dal tribunale del Reich, ora per una, ora per un'altra ragione. Al signor Decev, del resto, è stato persino rifiutato il biglietto d'ingresso.
    “Non nutro nessuna diffidenza verso il signor dr. Paul Teichert, né come persona, né come avvocato. Ma, data la situazione attuale esistente in Germania, non posso avere in Teichert, come difensore d'ufficio, la fiducia necessaria, ragione per cui cerco di difendermi da me stesso, incorrendo sovente, in questo modo, in errori dal punto di vista giuridico.
    “Nell'interesse della mia difesa davanti al tribunale e, suppongo, anche nell'interesse dell'andamento normale del processo, mi rivolgo ancora una volta - e questa sarà l'ultima - al tribunale supremo con la richiesta di dare all'avvocato signor Marcel Villard, il quale ha ricevuto la dovuta procura da mia sorella, il permesso di partecipare alla mia difesa.
    Se anche questa mia ultima richiesta venisse purtroppo respinta, non mi resterà altro che difendermi da me stesso, come so e intendo fare”.
    Dopo che questa proposta è stata di nuovo respinta, ho deciso di difendermi da me stesso Non avendo bisogno né del miele, né del veleno dell'eloquenza del difensore d’ufficio, sono stato costretto finora a difendermi da me stesso.
    È chiaro che anche adesso non mi sento in nessuna maniera vincolato dall'arringa di difesa del dr. Teichert. Per la mia difesa ha solo valore ciò che ho detto davanti al tribunale, e ciò che dirò ora. Io non vorrei offendere Torgler - secondo me egli è già stato abbastanza oltraggiato dal suo avvocato difensore - ma io, innocente, preferirei essere condannato a morte dal tribunale tedesco, anziché ottenere l'assoluzione grazie ad un'arringa simile a quella pronunziata, per esempio, dal dr. Sack in difesa di Torgler.
    Presidente - (interrompe Dimitrov). Non è affare vostro di occuparvi qui di critica.
    Dimitrov - Io ammetto che le mie parole siano state aspre e dure, ma anche la mia lotta e la mia vita sono state sempre aspre e dure. Le mie parole sono però franche e sincere. Ho l'abitudine di chiamare le cose con i loro veri nomi. Io non sono un avvocato, che difenda qui, per obbligo, il suo cliente.
    Io difendo me stesso, come comunista accusato.
    Io difendo il mio onore di comunista e di rivoluzionario.
    Io difendo le mie idee e le mie convinzioni comuniste.
    Io difendo il significato ed il contenuto della mia vita
    Perciò ogni parola da me pronunciata davanti al tribunale del Reich è, per cosi dire, sangue del mio sangue, carne della mia carne.
    Ogni parola è l'espressione della mia indignazione profonda contro l'accusa ingiusta, contro il fatto che un simile delitto anticomunista sia attribuito ai comunisti.
    Spesso mi e stato rimproverato che il mio atteggiamento verso il Tribunale supremo tedesco non è serio. Ciò non è affatto giusto.
    È vero che per me, come comunista, la legge suprema è il programma dell'Internazionale Comunista, e il tribunale supremo è la Commissione di controllo dell'Internazionale Comunista.
    Ma per me, come accusato, il tribunale del Reich è una istituzione che bisogna a trattare con tutta serietà, non soltanto perché esso è composto di giudici con una qualifica particolarmente elevata, ma anche perché questo tribunale è un organo importantissimo del potere statale, del regime sociale dominante, è un'istituzione che può condannare irrevocabilmente a morte. Posso dire con coscienza tranquilla che in tutte le questioni davanti al tribunale, e quindi davanti all'opinione pubblica, non ho detto che la pura verità. Su ciò che riguarda il mio partito, che attualmente si trova in piena illegalità, mi sono rifiutato di dare qualsiasi schiarimento. Ho sempre parlato seriamente e con la più profonda convinzione.
    Presidente - Non permetto di fare qui, in questa sala, della propaganda comunista. Voi avete fatto questo durante tutto il periodo del processo. Se continuate in questo modo vi toglierò la parola.
    Dimitrov - Debbo recisamente protestare contro la tesi che io abbia avuto degli scopi propagandistici. Si può ammettere che la mia difesa davanti al tribunale abbia avuto un certo effetto di propaganda. Ammetto che la mia condotta al tribunale possa essere d'esempio ad un comunista imputato. Ma ciò non è stato il compito immediato della mia difesa. Il mio scopo consisteva nel
    confutare l'accusa che Dimitrov, Torgler, Popov e Tanev, il Partito Comunista della Germania e l'Internazionale Comunista potessero avere un qualsiasi rapporto con l'incendio.
    Io so che in Bulgaria nessuno crede alla nostra pretesa partecipazione all'incendio. So che all'estero, in generale, è difficile che qualcuno vi creda. Ma in Germania le condizioni sono diverse; qui si può prestar fede a queste affermazioni cosi strane.
    Perciò ho voluto dimostrare che il Partito Comunista non ha avuto, e non poteva avere, niente in comune con la partecipazione ad un tale delitto. Se si parla di propaganda osserverò che molti interventi hanno avuto qui questo carattere. Gli interventi di Goebbels e Goering hanno avuto, infatti, un effetto di propaganda indiretta a favore del comunismo ma nessuno può ritenerli
    responsabili del fatto che i loro interventi abbiano avuto un effetto di propaganda del genere (movimento e ilarità nella sala).
    La stampa mi ha calunniato in tutte le maniere - ciò mi è del tutto indifferente - ma insieme a me hanno chiamato " selvaggio ” e " barbaro ” anche il popolo bulgaro; mi hanno chiamato " losco personaggio balcanico “, " bulgaro selvaggio “, e questo non lo posso passare sotto silenzio.
    E’ vero che il fascismo bulgaro è molto selvaggio e barbaro.
    Ma la classe operaia, i contadini, gl'intellettuali bulgari non sono assolutamente né selvaggi, né barbari. Il livello della cultura materiale non è indubbiamente così alto nei Balcani come negli altri
    paesi europei, ma moralmente e politicamente le nostre masse popolari non sono ad un livello più basso delle masse di altri paesi d'Europa. La nostra lotta politica e le nostre aspirazioni non sono
    per niente più basse di quelle degli altri paesi. Un popolo, che è vissuto 500 anni sotto il giogo straniero senza aver perso la propria lingua e la propria nazionalità; la nostra classe operaia ed i nostri contadini, che hanno lottato e lottano contro il fascismo bulgaro, per il comunismo, un ta1e popolo non può essere barbaro e selvaggio. In Bulgaria i barbari ed i selvaggi sono soltanto i fascisti. Ma io vi domando, signor Presidente, in quale paese il fascismo non è barbaro e selvaggio?
    Presidente - (interrompe Dimitrov). Voi non volete accennare alla situazione politica in Germania?
    Dimitrov - (con un sorriso ironico). Oh, no, certamente, signor Presidente... Nell'epoca in cui il "tedesco" imperatore Carlo V soleva dire che egli parlava tedesco soltanto con i propri cavalli, e in cui i nobili e gli intellettuali tedeschi scrivevano soltanto in latino e si vergognavano della lingua tedesca, nella Bulgaria "barbara” gli apostoli Cirillo e Metodio creavano e divulgavano la vecchia scrittura bulgara.
    Il popolo bulgaro ha lottato con tutte le forze e con tenacia contro il giogo straniero. Perciò io protesto contro gli attacchi al popolo bulgaro. Non ho nessuna ragione di vergognarmi di essere bulgaro. Sono orgoglioso di essere un figlio della classe operaia bulgara.
    Prima di passare alla questione fondamentale devo dichiarare quanto segue: il dr. Teichert ci ha rimproverati di esserci messi noi stessi nella situazione di essere accusati dell'incendio del Reichstag. A questo devo rispondere che dal 9 marzo, giorno in cui fummo arrestati, sino all'inizio di questo processo è passato molto tempo.
    In questo periodo si poteva indagare su tutti i casi sospetti. Durante l'istruttoria ho parlato con i funzionari della cosiddetta commissione per l'incendio del Reichstag. Questi funzionari mi hanno detto che i bulgari non erano colpevoli dell'incendio del Reichstag.
    Ci accusavano soltanto dì aver vissuto con dei passaporti falsi, con dei nomi falsi, senza esserci registrati, ecc. ecc.
    Presidente - Ciò che voi dite ora non è stato discusso al processo; perciò non avete il diritto di parlarne.
    Dimitrov - Signor Presidente! In quel periodo di tempo bisognava verificare tutti i dati per liberarci a tempo da quest'accusa. Nell'atto d'accusa è indicato che Dimitrov, Popov e Tanec
    sostengono di essere emigrati bulgari. Ma ciò nonostante bisogna ritenere come dimostrato che essi abitavano in Germania per il lavoro illegale. Nell'atto d'accusa si dice che essi sono mandatari
    del Partito Comunista di Mosca per la preparazione dell'insurrezione armata. Alla pagina 83 dell'atto d'accusa ci dice che, benché Dimitrov abbia dichiarato ch'egli non si trovasse a Berlino dal 25 al 28 febbraio, ciò non cambia le cose e non libera lui, Dimitrov, dall'accusa di complicità nell'incendio del Reichstag. Ciò è dimostrato - si dice più avanti nell'atto di accusa - non soltanto dalle testimonianze di Hellmer; altri fatti indicano pure che...
    Presidente - (interrompe). Voi non dovete leggere qui tutto l'atto d'accusa che conosciamo già esaurientemente.
    Dimitrov - Bisogna che io dica che i tre quarti di tutto quello che hanno detto al tribunale il Procuratore ed i difensori è da molto tempo conosciuto da tutti, ma essi lo hanno ripetuto qui
    di nuovo (movimento e ilarità nella sala). Hellmer ha testimoniato che Dimitrov e van del Lubbe sono stati al ristorante Bayernhof.
    Più avanti, nell'atto d'accusa è detto: " Quantunque Dimitrov non sia stato preso in flagrante delitto, ciò nondimeno egli ha partecipato alla preparazione dell'incendio del Reichstag. Egli è andato a Monaco per assicurarsi un alibi. Gli opuscoli trovati indosso a Dimitrov indicano che egli prendeva parte al movimento comunista in Germania “. Così fu motivata l'accusa affrettata, che rassomiglia ad un aborto.
    Presidente (interrompe Dimitrov e dichiara che non deve usare espressioni simili nei riguardi dell'accusa).
    Dimitrov - Cercherò un'altra espressione.
    Presidente - Ma non così sconveniente.
    Dimitrov - Torno ai metodi d'accusa e all'atto di accusa in relazione ad altre cose.
    Il carattere di questo processo è stato determinato dalla tesi che l'incendio del Reichstag fosse opera del Partito Comunista tedesco, e persino del comunismo mondiale. Questo atto anticomunista - l'incendio del Reichstag - è stato attribuito ai comunisti e dichiarato un segnale per l'insurrezione comunista, un segnale per il cambiamento dell'ordine costituzionale in Germania. Con l'aiuto di questa tesi è stato dato un carattere anticomunista a tutto il processo. Nell'atto d'accusa è detto:
    ... Perciò l'accusa sostiene il punto di vista che questo attentato delittuoso doveva servire di segnale per i nemici dello stato, i quali volevano allora iniziare un attacco generale contro lo stato tedesco per distruggerlo ed erigere al suo posto la dittatura proletaria, uno stato sovietico per grazia della III Internazionale.
    Signori giudici! Non è la prima volta che attentati simili vengono attribuiti ai comunisti. Io non posso qui citare tutti gli esempi di questo genere. Mi permetto di ricordare l'attentato ferroviario, commesso qui, in Germania, presso Jiuterbog ad opera di uno squilibrato, avventuriero e provocatore. Allora non soltanto in Germania, ma anche negli altri paesi si affermò, per delle settimane, che esso era opera dei comunisti, che era un atto terroristico commesso dai comunisti. Poi, più tardi fu chiarito che l'autore era stato lo squilibrato ed avventuriero Matuska. Egli fu arrestato e condannato.
    Voglio ricordare un altro esempio: l'assassinio del presidente della Repubblica francese, commesso da Gorgulov. Anche quella volta, in tutti i paesi, si affermava che ci fosse di mezzo la mano dei comunisti. Gorgulov veniva rappresentato come un comunista, come un agente sovietico. Che cosa ne venne fuori? Che questo assassinio era stato organizzato dalle guardie bianche, e Gorgulov era un provocatore che voleva provocare la rottura dei rapporti diplomatici tra l’Unione Sovietica e la Francia.
    Voglio ricordare anche l'attentato della cattedrale di Sofia.
    Quest'attentato non fu organizzato dal Partito Comunista bulgaro, ma a causa di quest'attentato il partito fu perseguitato. Duemila operai, contadini e intellettuali furono ferocemente trucidati dalle bande fasciste, sotto il pretesto che sarebbero stati i comunisti a far saltare la cattedrale. Questa provocazione dell'esplosione della cattedrale di Sofia fu organizzata dalla polizia bulgara. Anche nel 1920, all'epoca dello sciopero dei ferrovieri, lo stesso Prutkin, capo della polizia di Sofia, organizzò degli attentati a mezzo di bombe, come provocazione contro gli operai bulgari.
    Presidente - (interrompe Dimitrov) Ciò non ha niente a che vedere col processo.
    Dimitrov - Heller, funzionario della polizia, ha parlato qui della propaganda comunista, degli incendi, ecc. Io gli ho domandato se egli non conoscesse dei casi in cui degli incendi, organizzati
    dagli stessi imprenditori, fossero poi stati attribuiti ai comunisti.
    Nel Vòlkischer Beobachter del 5 ottobre sta scritto che la polizia di Stettino ...
    Presidente - Quest'articolo non è stato presentato al processo. (Dimitrov cerca di continuare).
    Presidente - Voi non avete il diritto di parlare di ciò, perché questa questione non è stata sollevata al processo.
    Dimitrov - Una quantità d'incendi ... (Il Presidente interrompe di nuovo Dimitrov).
    Dimitrov - Ciò fu oggetto dell'istruttoria, poiché i comunisti furono incolpati di una quantità d'incendi. Poi fu chiarito, invece, che erano stati provocati dagli imprenditori “allo scopo di creare la necessità di lavori". Vi ricorderò ancora casi di fabbricazione di documenti falsi. Vi sono moltissimi casi in cui documenti falsi sono stati utilizzati contro la classe operaia. Di questi casi ve n’è una grande quantità. Vi ricorderò almeno, per esempio, la cosiddetta lettera di Zinoviev. Era una lettera apocrifa.
    Questo falso fu utilizzato dai conservatori inglesi contro la classe operaia. Vi ricorderò pure una serie di documenti falsificati che qui, in Germania, hanno avuto una parte...
    Presidente - Ciò esula dai limiti del processo.
    Dimitrov - Qui si è sostenuto che l'incendio del Reichstag doveva servire di segnale per un'insurrezione armata. Si è cercato di dimostrarlo nel modo seguente: Goering ha detto qui, al processo, che nel momento in cui Hitler saliva al potere, il Partito Comunista della Germania era costretto a esacerbare lo stato d'animo delle proprie masse e fare qualche cosa. Egli ha detto: “I comunisti erano obbligati a fare qualche cosa ora o mai più”.
    Egli ha detto che il Partito Comunista, già da anni, incitava le masse alla lotta contro il nazionalsocialismo, e che, al momento della presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, per il Partito Comunista della Germania non restava altra via di uscita che agire: ora o mai. Il Procuratore generale, con maggior precisione e in una maniera ancora più intelligente, ha cercato di formulare questa stessa tesi.
    Presidente - Non permetterò che voi offendiate il tribunale del Reich.
    Dimitrov - (continua). Ciò che Goering ha affermato nella sua qualità di massimo accusatore, è stato sviluppato dal Procuratore generale. Il Procuratore generale dr. Werner ha detto: “...Il Partito Comunista era quindi in una situazione tale, che doveva o cedere senza combattere o entrare in battaglia, quantunque la preparazione non fosse ancora compiuta. Nella situazione creatasi, questa era l'unica probabilità che restasse al Partito Comunista. O rinunciare, senza lotta, al proprio scopo, oppure decidersi ad un atto disperato, puntare tutto sull'ultima carta; ciò, in date condizioni, avrebbe potuto ancora salvare la situazione. Ma questo giuoco avrebbe potuto anche fallire e, in questo caso, la situazione non sarebbe stata peggiore di quella che si sarebbe creata se il Partito Comunista avesse indietreggiato senza dar battaglia”. Questa tesi, affibbiata al Partito Comunista, non è affatto una tesi comunista.
    Una simile supposizione dimostra che i nemici del Partito Comunista della Germania lo conoscono male. Chi vuole lottare efficacemente contro i1 nemico, deve conoscerlo a fondo. La proibizione del partito, lo scioglimento delle organizzazioni di massa, la perdita della legalità, sono certamente dei colpi molto gravi per il movimento rivoluzionario. Ma questo non significa per niente che tutto è perduto.
    Nel febbraio 1933 il Partito Comunista tedesco era sotto il pericolo dell'interdizione. La stampa comunista era già proibita e si aspettava la proibizione del Partito Comunista. Il Partito Comunista della Germania se l'aspettava. Di ciò se ne parlava nei manifesti e nei giornali. Il Partito Comunista della Germania sapeva benissimo che, in molti paesi, i partiti comunisti erano stati proibiti, ma che ciò non ostante continuavano il loro lavoro e la loro lotta. I partiti comunisti sono proibiti in Polonia, in Bulgaria, in Italia, e in qualche altro paese. Io posso parlarne basandomi sulla esperienza del Partito Comunista bulgaro. Dopo l'insurrezione del 1933 il Partito Comunista fu proibito, ma esso continuò a lavorare, benché ciò sia costato numerose vittime, e il partito è diventato più forte di quanto lo era prima del 1923.
    Ogni persona capace di ragionare lo comprende.
    Il Partito Comunista tedesco quantunque si trovi nell'illegalità può, in determinate condizioni, fare la rivoluzione. L'esperienza del Partito Comunista russo lo dimostra. Il Partito Comunista russo era nell'illegalità, subiva persecuzioni sanguinose, ma poi la classe operaia, con alla testa il Partito Comunista, ha conquistato il potere. I dirigenti del Partito Comunista tedesco non potevano pensare in modo simile, che cioè tutto fosse perduto e la questione si ponesse cosi: o l'insurrezione, o la morte. Ai dirigenti del Partito Comunista non poteva venire un'idea cosi stupida. Il Partito
    Comunista tedesco sapeva molto bene che il lavoro illegale sarebbe costato numerose vittime, e avrebbe richiesto sacrifici e coraggio.
    Ma esso sapeva anche che le sue forze rivoluzionarie sarebbero aumentate e che esso sarebbe stato capace di realizzare i compiti che si era posto. Perciò è del tutto da escludersi che il Partito Comunista tedesco, in quel periodo, volesse giocare le sue ultime carte. Per fortuna i comunisti non sono così miopi, come i loro nemici, ed essi non perdono il sangue freddo neanche nei momenti
    più difficili.
    A ciò bisogna aggiungere che tanto il Partito Comunista della Germania quanto i partiti comunisti degli altri paesi sono sezioni dell'Internazionale Comunista. Che cosa è l'Internazionale Comunista? Io mi permetto di citare il primo paragrafo dello statuto dell'Internazionale Comunista.
    “L'Internazionale Comunista, Associazione internazionale della classe operaia, è l'unione dei partiti comunisti dei diversi paesi in un Partito Comunista mondiale unico. Guida e organizzatrice del movimento rivoluzionario mondiale del proletariato, propagatrice dei principi e degli scopi del comunismo, l’Internazionale Comunista lotta per la conquista della maggioranza della classe
    operaia e dei larghi strati dei contadini poveri, per l'instaurazione della dittatura del proletariato in tutto il mondo, per la creazione della Unione mondiale delle repubbliche socialiste sovietiche, per la completa abolizione delle classi e per la realizzazione del socialismo, prima tappa della società comunista". In questo partito mondiale dell'Internazionale Comunista, che conta molti milioni di aderenti, il Partito Comunista dell'Unione Sovietica è il partito più forte. Esso è il partito dirigente dell'Unione Sovietica, il più grande stato del mondo. Il Comintern, il Partito Comunista Mondiale, insieme ai dirigenti dei partiti comunisti di tutti i paesi, valuta la situazione politica. L'Internazionale Comunista, davanti alla quale sono direttamente responsabili tutte le sue azioni, non è un'organizzazione di cospiratori, ma un partito mondiale. Un simile partito mondiale non gioca coll'insurrezione e colla rivoluzione. Un simile partito mondiale non può ufficialmente dire ai milioni dei suoi aderenti una cosa e, in segreto, fare l'opposto.
    Un tale partito, mio caro buon dottor Sack, non conosce alcuna doppia tenuta dei libri!
    Dr. Sack - Benone, continuate pure tranquillamente la vostra propaganda comunista.
    Dimitrov - Un partito simile, quando si rivolge a masse di molti milioni di proletari, quando prende le sue decisioni sulla tattica e sui compiti immediati, lo fa con grande serietà, con piena coscienza della propria responsabilità. (citerò qui le risoluzioni della XII Sessione della seduta plenaria del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista. Dato che queste risoluzioni sono state citate al tribunale, io pure ho il diritto di citarle. Secondo queste risoluzioni il compito principale del Partito Comunista della Germania era il seguente:
    “Mobilitare le masse lavoratrici per la difesa dei loro interessi immediati, contro il ladrocinio del capitalismo monopolistico, contro il fascismo, contro le leggi eccezionali, contro il nazional-socialismo e lo sciovinismo, e condurre le masse verso lo sciopero generale politico a mezzo di scioperi economici e politici; valendosi della lotta per l'internazionalismo proletario e delle manifestazioni conquistare le masse socialdemocratiche, superare decisamente le debolezze nel lavoro sindacale. La parola d'ordine principale che il Partito Comunista della Germania deve contrapporre alla parola d'ordine della dittatura fascista (“Terzo Reich”), come anche alla parola d'ordine del Partito Socialdemocratico (“Seconda Repubblica” ), è la parola d'ordine della repubblica degli operai e dei contadini, vale a dire la Germania socialista e sovietica, che garantisca anche al popolo austriaco e alle altre regioni tedesche la possibilità di unirvisi volontariamente”.
    Lavoro di massa, lotta di massa, resistenza di massa, fronte unico, nessuna avventura: questa è l'alfa e l'omega della tattica comunista.
    Da me è stato trovato un appello dell'Esecutivo dell'Internazionale Comunista. Ritengo di poterlo anche citare. In questo appello vi sono due punti molto importanti. Si parla delle manifestazioni nei differenti paesi in relazione agli avvenimenti in Germania. Si parla dei compiti del Partito Comunista nella lotta contro il terrore nazionalsocialista e della difesa delle organizzazioni e della
    stampa della classe operaia. In questo appello si dice tra l'altro:
    “L'ostacolo principale per l'organizzazione del fronte unico di lotta degli operai comunisti e socialdemocratici consisteva e consiste nella politica di collaborazione con la borghesia applicata dai partiti socialdemocratici, i quali hanno posto oggi il proletariato internazionale sotto il colpo del nemico di classe. Questa politica di collaborazione con la borghesia, conosciuta sotto il nome della cosiddetta politica del “minor male”, ha provocato praticamente in Germania il trionfo della reazione fascista.
    L'Internazionale Comunista e i partiti comunisti di tutti i paesi hanno dimostrato più volte di essere pronti ad una lotta comune con gli operai socialdemocratici contro l'offensiva del capitale, la reazione politica e la minaccia di guerra. I partiti comunisti sono stati gli organizzatori della lotta comune degli operai comunisti, socialdemocratici e senza partito, malgrado che i capi
    Dei partiti socialdemocratici facessero fallire sistematicamente il fronte unico delle masse operaie. Ancora il 20 luglio dell'anno scorso il Partito Comunista della Germania, dopo la cacciata del governo socialdemocratico prussiano da parte di von Papen, ha rivolto al Partito Socialdemocratico della Germania e all'Unione sindacale di tutta la Germania la proposta di organizzare uno sciopero comune contro il fascismo. Ma il Partito Socialdemocratico della Germania e l'Unione dei sindacati di tutta la Germania, con l'approvazione unanime della II Internazionale, qualificarono come una provocazione la proposta dello sciopero comune. Il Partito Comunista della Germania rinnovò la sua proposta di un'azione comune al momento della presa del potere da parte di Hitler, invitando il Comitato Centrale del Partito Socialdemocratico e la direzione dell'Unione dei sindacati di tutta la Germania ad organizzare in comune la resistenza contro il fascismo; però anche questa volta esso ricevette un rifiuto. Inoltre, quando nel mese di novembre dell'anno scorso gli operai berlinesi dei trasporti scioperarono all'unanimità contro il ribasso del salario, di nuovo i Socialdemocratici fecero fallire il fronte unico di lotta. La vita del movimento operaio internazionale è piena di simili esempi.
    Intanto, il 19 febbraio dell'anno in corso, l'Ufficio dell'Internazionale Socialista operaia pubblicò una dichiarazione sul desiderio dei partiti socialdemocratici, aderenti a questa Internazionale, di stabilire con i comunisti un fronte unico per la lotta contro la reazione fascista in Germania. Questa dichiarazione è in contrasto stridente con tutte le azioni compiute sinora dall'Internazionale Socialista e dai partiti socialdemocratici. Tutta la politica e l'attività svolta sinora dall'Internazionale Socialista, danno motivo all'Internazionale Comunista ed ai partiti comunisti di non credere nella sincerità della dichiarazione dell'Ufficio dell'Internazionale Socialista operaia, che fa questa proposta nel momento in cui in una serie di paesi, e prima di tutto in Germania, le masse operaie prendono esse stesse l'iniziativa dell'organizzazione del fronte unico di lotta.
    Ciò non ostante, davanti al fascismo che conduce la sa offensiva contro la classe operaia della Germania e che scatena tutte le forze della reazione mondiale, il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista incita tutti i partiti comunisti a fare ancora un tentativo per l'istituzione del fronte unico con le masse socialdemocratiche, per mezzo dei loro partiti socialdemocratici. Il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista fa questa proposta con la piena convinzione che il fronte unico della classe operaia potrebbe respingere, sul terreno della lotta di classe, l'offensiva del capitale e del fascismo ed affrettare in modo straordinario la fine inevitabile dello sfruttamento capitalistico.
    In ragione delle condizioni specifiche dei singoli paesi e della diversità dei compiti concreti di lotta che, in ognuno di essi, sorgono davanti alla classe operaia, l'accordo tra i partiti comunisti e socialdemocratici per un'azione determinata contro la borghesia può essere meglio realizzato nei limiti dei singoli paesi. Perciò il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista raccomanda ai
    partiti comunisti dei differenti paesi di fare proposte dirette ai comitati centrali dei relativi partiti socialdemocratici appartenenti all'Internazionale Socialista, circa l'azione comune contro i1 fascismo e l'offensiva del capitale. Alla base di queste trattative debbono essere poste le condizioni elementari della lotta in comune.
    Senza l'elaborazione di un programma d'azione concreto contro la borghesia ogni accordo tra i partiti sarebbe diretto contro gli interessi della classe operaia.
    " Il Comitato Esecutivo dell'internazionale Comunista fa queste proposte alla classe operaia internazionale e invita tutti i partiti comunisti, ed in primo luogo il Partito Comunista della Germania, a non attendere il risultato delle trattative e degli accordi con la socialdemocrazia per la lotta comune, ma di iniziare immediatamente l'organizzazione dei comitati comuni di lotta, sia con
    gli operai socialdemocratici, sia con gli operai di tutte le altre tendenze.
    I comunisti hanno dimostrato nei loro lunghi anni di lotta che essi sono stati, e saranno sempre e non a parole ma a fatti nelle prime file della lotta per il fronte unico e nelle azioni di classe contro la borghesia.
    Il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista è sicuro che gli operai socialdemocratici e i senza partito sormonteranno tutti gli ostacoli e, di comune accordo con i comunisti, realizzeranno il fronte unico non a parole, ma di fatto, indipendentemente dall'atteggiamento dei capi socialdemocratici verso la creazione di questo fronte.
    Proprio ora, quando il fascismo tedesco - allo scopo di annientare il movimento operaio in Germania - ha organizzato una provocazione inaudita (l'incendio del Reicbstag, i documenti falsi
    sull’insurrezione armata, ecc.), ogni operaio deve comprendere il proprio dovere di classe nella lotta contro l'offensiva del capitale e della reazione fascista . ..”
    In questo manifesto non si dice niente sulla lotta immediata per il potere. Questo compito non se lo sono posto né il Partito Comunista della Germania, né l'Internazionale Comunista. Ma
    io posso dire che il manifesto dell'Internazionale Comunista prevede l'insurrezione armata. Da questo il tribunale ha concluso che, dal momento che il Partito Comunista si poneva come scopo
    l'insurrezione armata, ciò significava che l'insurrezione si stava preparando e che quindi doveva scoppiare immediatamente. Però questo non è né vero, né logico, per non dire qualcosa di più. Si,
    è chiaro, lottare per la dittatura del proletariato è il compito dei partiti comunisti in tutto il mondo. Questo è il nostro principio ed il nostro scopo. Ma questo è un programma determinato, per la cui realizzazione occorrono non soltanto le forze della classe operaia, ma anche quelle degli altri strati di lavoratori. Che il Partito Comunista della Germania fosse per la rivoluzione proletaria, tutti lo sanno; ma la questione, che si deve decidere in questo processo, non consiste in questo. La questione è se, veramente, l'insurrezione armata e la presa del potere erano fissati per il 27 febbraio, in correlazione all'incendio del Reichstag.
    Che cosa ha dimostrato l'istruttoria, signori giudici? La leggenda che l'incendio del Reichstag fosse opera dei comunisti è del tutto crollata. Io non citerò molte deposizioni di testimoni, come hanno fatto gli altri difensori. Ma questa questione si può considerare chiarita per ogni persona normale. L'incendio del Reichstag non ha nessuna correlazione con l'attività del Partito Comunista della Germania, e non soltanto con l'insurrezione, ma neanche con manifestazioni, scioperi o con qualcosa del genere. Ciò è stato completamente dimostrato dall'escussione delle prove durante il processo. L'incendio del Reichstag - non parlo delle asserzioni di squilibrati e di banditi - non è stato considerato da nessuno come segnale per l'insurrezione. Nessuno ha visto che l'incendio del Reichstag fosse in relazione con qualsiasi azione, atto, tentativo di insurrezione. Nessuno ha udito allora niente di tutto ciò. Tutte le dicerie di questo genere si riportano ad un periodo di tempo molto più recente. Gli operai, in quel periodo di tempo, si trovavano in stato di difesa contro l'offensiva del fascismo. Il Partito Comunista della Germania cercava di organizzare le masse alla resistenza, alla difesa. È stato però dimostrato che l'incendio del Reichstag era invece il pretesto, il preludio di una vasta campagna contro la classe operaia e la sua avanguardia, il Partito Comunista della Germania.
    E’ stato dimostrato, irrefutabilmente, che il 27-28 febbraio i rappresentanti responsabili del governo non pensavano affatto che l'insurrezione comunista fosse imminente. Su questa questione ho posto ai testimoni, qui chiamati, una quantità di domande. E prima di tutti a Heller, all'illustre Karwahne (risate nella sala), a Frey, al conte Helldorf ed ai funzionari della polizia. Benché vi siano state diverse varianti, tutti però hanno risposto che non sapevano nulla, che non avevano affatto sentito dire che l'insurrezione comunista fosse imminente. Ciò significa che i circoli dirigenti non avevano assolutamente preso nessuna misura.
    (il Presidente fa osservare che al tribunale è stata presentata una comunicazione in merito dal capo della sezione occidentale della polizia).
    Dimitrov- Nella sua comunicazione, il capo della polizia dice che Goering l'aveva fatto chiamare e gli aveva dato delle direttive orali inerenti alla lotta contro il Partito Comunista, vale a dire sulla lotta contro le riunioni comuniste, gli scioperi, le manifestazioni, la campagna elettorale, ecc. Ma neppure questa comunicazione afferma che fossero state prese delle misure contro un'imminente insurrezione comunista.
    Ieri ne ha parlato l'avvocato difensore Seuffert. E Seuffert ha tratto la conclusione che, nei circoli dirigenti, nessuno si aspettava l'insurrezione in quel momento. Egli si è riferito a Goebbels, indicando che quest'ultimo non voleva credere, al primo momento, che il Reichstag fosse stato incendiato. Se è stato veramente così, questa è un'altra questione.
    La dimostrazione di questo fatto ci è data anche dal decreto eccezionale del 23 febbraio 1933. Esso fu pubblicato immediatamente dopo l'incendio. Leggete questo decreto. Che cosa vi è scritto? Vi si dice che i tali e tal'altri articoli della Costituzione sono abrogati, e precisamente gli articoli sulla libertà di organizzazione, sulla inviolabilità della persona e del domicilio, ecc. Questa è la sostanza della legge eccezionale, del suo secondo paragrafo: l'offensiva contro la classe operaia
    Presidente - (interrompendo Dimitrov). Non contro gli operai, ma contro i comunisti.
    Dimitrov - Devo dire che, appunto in base a questa legge eccezionale, sono stati arrestati non soltanto i comunisti, ma anche gli operai socialdemocratici e cattolici, sono state sciolte le loro organizzazioni. Vorrei sottolineare che questo decreto eccezionale era indirizzato non soltanto contro il Partito Comunista della Germania - benché, si sottintende, prima di tutto contro di esso -ma anche contro gli altri partiti e gruppi di opposizione. Questa legge era indispensabile per la dichiarazione dello stato eccezionale, ed è immediatamente ed organicamente collegata all’incendio
    del Reichstag.
    Presidente - Se voi continuate ad attaccare il governo tedesco vi toglierò la parola.
    Dimitrov - In questo processo una cosa non è stata affatto chiarita.
    Presidente - Voi dovete parlare rivolto ai giudici e non verso la sala, altrimenti il vostro discorso sarà considerato come un discorso di propaganda.
    Dimitrov - Una questione non è stata chiarita né dal Procuratore, né dagli avvocati difensori. Non mi meraviglia che essi non ritengano necessario farlo. Essi hanno una grande paura di questa questione. La questione è la seguente: qual era la situazione politica in Germania nel febbraio del 1933? Bisogna che mi soffermi su questa questione. Alla fine di febbraio la situazione politica era tale che nell'interno del campo nazionalista si svolgeva una lotta.
    Presidente - Voi entrate in un argomento che io, già più volte, vi ho proibito di trattare.
    Dimitrov - Io voglio ricordare al tribunale la mia proposta di citare una serie di testimoni: Schleicher, Bruning, Papen, Hugenberg, Dùstenberg, secondo presidente degli "Elmetti d'acciaio", ed altri.
    Presidente - Ma il tribunale ha rifiutato di citare questi testimoni, voi non dovete perciò entrare in questo argomento.
    Dimitrov - Lo so, e so perché.
    Presidente - Mi dispiace d'interrompervi continuamente durante le vostre ultime dichiarazioni, ma voi dovete attenervi alle mie disposizioni.
    Dimitrov - Nel campo nazionalista questa lotta interna era in legame con la lotta che aveva luogo, dietro le quinte, nei circoli economici della Germania. Questa lotta avveniva tra i gruppi Thyssen e Krupp (industria di guerra), che per lunghi anni avevano finanziato il movimento nazionalsocialista, e, dall'altra parte, i loro concorrenti che dovevano essere respinti in seconda linea.
    Thyssen e Krupp volevano far trionfare nel paese il principio della unità del potere e del dominio assoluto sotto la loro direzione pratica, volevano abbassare recisamente il livello di vita della classe
    operaia, e per riuscire a ciò bisognava schiacciare il proletariato rivoluzionario. In questo periodo, il Partito Comunista, da parte sua, cercava di creare il fronte unico, allo scopo di unire tutte le forze
    della difesa contro i tentativi di annientamento del movimento operaio da parte dei nazionalsocialisti. Una parte degli operai socialdemocratici sentiva la necessità del fronte unico della classe operaia. Essi la comprendevano. Migliaia e migliaia di operai socialdemocratici erano passati nelle file del Partito Comunista della Germania. Ma nei mesi di febbraio e di marzo la creazione del fronte unico non significava in nessun modo l'insurrezione e la sua preparazione, significava invece solo la mobilitazione della classe operaia contro l'offensiva brigantesca dei capitalisti e contro la violenza dei nazionalsocialisti.
    Presidente - (interrompe Dimitrov). Voi avete sempre sottolineato che v'interessavate soltanto della situazione politica in Bulgaria, ma quello che avete detto adesso dimostra che vi siete molto interessato delle questioni politiche della Germania.
    Dimitrov - Signor Presidente, voi me ne fate un rimprovero.
    Vi posso rispondere che io, come rivoluzionario bulgaro, m'interesso del movimento rivoluzionario di tutto il mondo. M'interesso, ad esempio, fra l'altro, delle questioni politiche dell'America del Sud, e le conosco forse non peggio di quelle tedesche, benché io non sia mai stato in America. Del resto, ciò non significa che sarà colpa mia se, nell'America del Sud, brucerà l'edificio di un parlamento qualsiasi.
    Qui durante il processo, ho imparato molte cose e grazie al mio fiuto politico, molti particolari mi sono divenuti chiari. Nella situazione politica di quel periodo vi sono stati due momenti essenziali: il primo - la tendenza dei nazionalsocialisti di impadronirsi del potere da soli; il secondo – in contrappeso a questa tendenza - l'attività del Partito Comunista, diretta alla creazione del fronte unico degli operai. Secondo me questo si è rivelato anche al processo durante gli interrogatori. I nazionalsocialisti avevano bisogno di una manovra di diversione per sviare l'attenzione dalle difficoltà createsi nell'interno del campo nazionalista, e per far fallire il fronte unico degli operai. Il “governo nazionale" aveva bisogno di un pretesto serio per potere pubblicare il decreto eccezionale del 28 febbraio, col quale sono state abrogate la libertà di stampa, l'inviolabilità della persona, e si è creato tutto un sistema di repressioni da parte della polizia, di campi di concentramento e di altre misure di lotta contro i comunisti.
    Presidente - Voi siete arrivato al limite estremo, voi fate delle allusioni.
    Dimitrov - Io voglio soltanto chiarire la situazione politica in Germania alla vigilia dell'incendio del Reichstag, così come la comprendo.
    Presidente - Qui non debbono aver luogo delle allusioni all'indirizzo del governo e delle asserzioni che già da molto tempo sono state smentite.
    Dimitrov - La classe operaia doveva difendersi con tutte le sue forze, ed è perciò che il Partito Comunista ha tentato di organizzare il fronte unico, nonostante la resistenza di Wels e di Breitscheid, che ora, all’estero, levano grida isteriche.
    Presidente - Dovete passare alla vostra difesa, se volete farlo.
    In caso contrario non vi basterà il tempo.
    Dimitrov - Ho dichiarato, già prima, di essere d'accordo in un punto con l'atto d'accusa. Ora io debbo confermare questa mia affermazione. Ciò riguarda la questione se van der Lubbe ha appiccato da solo l'incendio oppure ha avuto dei complici. Il rappresentante dell'accusa Parrisius ha dichiarato, qui, che dalla decisione della questione se van der Lubbe aveva dei complici o non li aveva, dipendeva la sorte degli imputati. Io rispondo: no, mille volte no, questa conclusione del Procuratore non è logica. Io ritengo che effettivamente van der Lubbe non ha incendiato il Reiehstag da solo. Basandomi sulle dichiarazioni dei periti e sui risultati degli interrogatori al processo, giungo alla conclusione che l'incendio della sala plenaria del Reichstag è di tutt'altro carattere degli incendi nel ristorante, al piano inferiore, ecc. L'incendio della sala plenaria è stato provocato da altre persone e con altri mezzi. Gli incendi provocati dal Lubbe e quello provocato nella sala plenaria coincidono soltanto nel tempo, ma per il resto sono totalmente differenti. È più probabile che van der Lubbe sia stato lo strumento incosciente di queste persone, strumento del quale si è abusato.
    Qui van der Lubbe non dice tutto. Anche ora egli continua a tacere ostinatamente. La soluzione di questa questione non decide la sorte degli imputati. Van der Lubbe non era solo, ma con lui non c'erano nè Torgler, nè Popov, né Tanev, né Dimitrov. Certamente il 26 febbraio van der Lubbe si deve essere incontrato a Hennigsdorf con una persona alla quale avrà raccontato dei suoi tentativi d'incendiare il palazzo del municipio e il castello. Questa persona gli avrà risposto che tutti questi incendi non erano stati che degli scherzi da bambini. Un vero affare sarebbe stato invece l'incendio del Reichstag nel momento delle elezioni. E cosi, dal connubio segreto tra la provocazione politica e la pazzia politica, è nato l'incendio del Reichstag. L'alleato dalla parte della pazzia politica è seduto sul banco degli accusati. Gli alleati dalla parte della provocazione sono rimasti in libertà. Lo stupido van der Lubbe non poteva sapere, che mentre egli faceva i suoi tentativi poco abili di provocare gli incendi nel ristorante, nel corridoio e nel piano inferiore, altri sconosciuti incendiavano la sala plenaria, usando il combustibile liquido del quale ha parlato il dr. Schatz. (van der Lubbe comincia a ridere. Tutto il suo corpo è scosso da un riso silenzioso. In questo momento l'attenzione di tutta la sala, dei giudici e degli imputati è diretta verso van der Lubbe).
    Dimitrov - (indicando van der Lubbe). Il provocatore sconosciuto ha avuto cura di tutti i preparativi dell'incendio. Questo Mefistofele ha saputo sparire senza lasciar traccia di sé. Ed ecco che, invece, lo stupido strumento, il misero Faust, è qui presente, mentre Mefistofele è sparito. Probabilmente a Hennigsdorf è stato gettato il ponte tra Lubbe ed i rappresentanti della provocazione politica, agenti dei nemici della classe operaia.
    Il Procuratore generale Werner ha detto, qui, che van der Lubbe è comunista. Ha continuato a dire che, anche se egli non è comunista, egli ha commesso il suo delitto in collegamento e negli interessi del Partito Comunista. Questa affermazione è falsa. Che cos'è van der Lubbe? Comunista? In nessun caso. Anarchico?
    No! Egli è un operaio spostato. un sottoproletario ribelle, una creatura della quale si è abusato, della quale ci si è serviti contro la Classe operaia. No, egli non è comunista! Egli non è anarchico!
    Nessun comunista al mondo, nessun anarchico si comporterebbe al tribunale come si comporta van der Lubbe. I veri anarchici fanno delle azioni insensate, ma al processo ne assumono la responsabilità e spiegano i propri scopi. Se un comunista avesse fatto qualcosa di simile, egli non starebbe zitto al processo, specialmente se al banco degli accusati sedessero degli innocenti. No, van der Lubbe non è né comunista, né anarchico, egli è uno strumento del quale il fascismo ha abusato.
    Con quest'uomo, con questo strumento del quale si è abusato, che è stato utilizzato contro il comunismo, non possono avere niente dì comune, né il presidente della frazione comunista del
    Reichstag, né i comunisti bulgari.
    Debbo ricordare qui che, la mattina del 28 febbraio, Goering ha pubblicato una informazione sull'incendio. In questa informazione si diceva che Torgler e Koenen erano fuggiti dall'edificio del Reichstag alle 10 di sera. Ciò è stato divulgato per tutto il paese.
    Nell'informazione si diceva che l'incendio era stato commesso dai comunisti. Nello stesso tempo non sono state seguite le tracce di van der Lubbe a Hennigsdorf. La persona che ha passato la notte con van der Lubbe nel dormitorio della polizia non è stata ricercata.
    Presidente - Quando pensate di finire il vostro discorso?
    Dimitrov - Vorrei parlare ancora una mezz'ora. Debbo esprimere la mia opinione su questa questione.
    Presidente - Non potete parlare all'infinito.
    Dimitrov - Durante i tre mesi del processo voi, signor Presidente, mi avete imposto il silenzio molte volte coll'assicurazione che, alla fine del processo, io avrei potuto parlare dettagliatamente in mia difesa. La fine ora è venuta, ora malgrado le vostre assicurazioni, voi, di nuovo, limitate il mio diritto di parlare.
    La questione di Hennigsdorf è oltremodo importante. Waschinski, la persona cioè che ha dormito con van der Lubbe, non è stata ritrovata. La mia proposta di rintracciarla è stata dichiarata senza scopo. L'affermazione che Lubbe, a Hennigsdorf, era insieme a “comunisti” è una menzogna, inventata ed affermata qui da un testimone nazionalsocialista, il barbiere Grawe. Se van der Lubbe fosse stato a Hennigsdorf insieme a comunisti, la cosa sarebbe stata da molto tempo indagata, signor Presidente! Nessuno si è interessato di cercare Waschinski.
    La persona in borghese, presentatasi all'ufficio di polizia del rione di Brandenburg a dare la notizia dell'incendio del Reichstag, non è stata identificata, ed è rimasta finora sconosciuta. L'istruttoria è stata condotta su una falsa via. Non è stato interrogato il deputato nazionalsocialista dr. Albrecht, che aveva lasciato il Reichstag immediatamente dopo l'incendio. Si sono cercati gli incendiari non là dove essi sì trovavano, ma dove non ve n'erano. Si sono cercati nelle file del Partito Comunista, e ciò era sbagliato: ciò ha dato la possibilità a veri incendiari di sparire. Era stato deciso: giacché non si sono arrestati, e non si è permesso di arrestare i veri colpevoli dell'incendio, bisogna trovarne degli altri, cioè una specie di " ” di incendiari del Reichstag.
    Presidente - Ve lo proibisco. Non vi do che 10 minuti ancora.
    Dimitrov - Ho il diritto di fare e di motivare le mie proposte inerenti alla sentenza. Nella sua arringa, il Procuratore generale ha giudicato non attendibili tutte le testimonianze dei comunisti.
    Io non mi metto su una posizione simile. Non posso affermare, per esempio, che tutti i testimoni nazionalsocialisti siano dei mentitori. Credo che tra i milioni di nazionalsocialisti ci sano anche delle persone oneste.
    Presidente - Vi proibisco di usare delle espressioni così maligne.
    Dimitrov – Non è forse caratteristico che tutti i testimoni principali dell'accusa siano dei deputati o dei giornalisti nazionalsocialisti, oppure simpatizzanti del nazionalsocialismo? Il deputato nazionalsocialista Karwahne ha detto che aveva visto Torgler insieme con van der Lubbe nell'edificio del Reichstag. Il deputato nazionalsocialista Frey ha dichiarato che egli aveva visto Popov con Torgler nell'edificio del Reichstag. Il cameriere nazionalsocialista Hellmer ha testimoniato di aver visto van der Lubbe insieme con Dimitrov. Il giornalista nazionalsocialista Weberstedt ha visto Tanev insieme con Lubbe. È occasionale tutto ciò? Il testimone dr. Droscher, che come collaboratore del Volkischer Beobachter si chiama Zimmermann (il Presidente interrompe Dimitrov: Questo non è dimostrato!), ha affermato che Dimitrov era l'organizzatore dell'attentato della cattedrale di Sofia, il che è stato smentito. Egli mi avrebbe visto con Torgler al Reichstag! Io dichiaro con assoluta certezza che Droscher e Zimmermann sono la stessa persona.
    Presidente - Lo respingo, ciò non è dimostrato.
    Dimitrov - Il funzionario dì polizia Heller ha citato qui una poesia comunista, presa da un libro stampato nel 1925, per dimostrare che i comunisti hanno incendiato il Reichstag nel 1933.
    Mi permetto anch'io di citare i versi di una poesia, ma del più grande poeta tedesco, Goethe:
    E' tempo che il suo intelletto si prepari
    Alla gran bilancia della fortuna
    raramente riposo e dato;
    elevarti tu devi,
    oppure discendere.
    Domina, o sottomettiti;
    con trionfo, o con amarezza, sappi
    come martello sollevarti
    o startene come incudine.

    Si, chi non vuole essere l'incudine, deve essere il martello!
    Questa verità non è stata compresa dalla classe operaia tedesca nel suo insieme, né nel 1913, né nel 1923, né il 20 luglio 1932, né nel gennaio 1933. Di ciò sono colpevoli i capi socialdemocratici: i \Vels, i Severing, i Braun, i Leipart, i Grassmann. Ora gli operai tedeschi lo potranno certamente comprendere!
    Qui si è parlato molto del diritto tedesco e voglio esprimere la mia opinione su questa questione. Non vi è nessun dubbio che le decisioni di un tribunale riflettono sempre le combinazioni politiche di quel dato momento e le tendenze politiche dominanti.
    Il ministro della giustizia Kerrl è un testimone che, per il tribunale, detta legge. Io lo cito:
    "Il pregiudizio del diritto formale-liberalista consiste nella tesi che la giustizia debba avere per idolo l'obiettività. Adesso siamo arrivati anche alla fonte dell'allontanamento tra il popolo e la giustizia, ed è sempre la giustizia che, in ultima analisi, è colpevole di questo allontanamento. Perché, cos'è l'obiettività nel momento della lotta di un popolo per l'esistenza? Conosce il soldato combattente l'obiettività, la conosce l'esercito nella lotta? Il soldato e l'esercito hanno una sola considerazione, seguono un solo filo conduttore, riconoscono una sola questione: come salvare la libertà e l'onore? Come salvare la nazione? In questo modo, è chiaro che la giustizia di un popolo che lotta per la vita o per la morte non può venerare l'obiettività morta. I provvedimenti del tribunale, della procura di stato, degli avvocati debbono essere diretti esclusivamente da una considerazione: cos'è che sarà utile alla vita della nazione?
    Niente obiettività senza principio che significa la stasi e perciò anche l'incallimento, l'estraniamento del popolo; tutte le azioni, tutti i provvedimenti di una collettività nel suo insieme, e di ogni individuo in particolare, debbono derivare dai bisogni immediati del popolo, essere sottoposti alla nazione!“.
    Dunque, la giustizia è una concezione relativa.
    Presidente - Ciò non ha niente a che vedere col tema. Dovete fare le vostre proposte.
    Dimitrov - Il Procuratore generale ha proposto di assolvere gli imputati per insufficienza di prove. Ma ciò non può soddisfarmi in nessun modo. La questione non è così semplice. Così non si eliminerebbe il sospetto. No, durante il processo è stato dimostrato che noi non abbiamo niente a che vedere con l'incendio del Reichstag, perciò non può sussistere alcun sospetto. Noi, bulgari come anche Torgler, dobbiamo essere assolti non per insufficienza di prove, ma perché noi, come comunisti, non abbiamo e non potevamo avere niente di comune con quest'azione anticomunista.
    Io propongo la deliberazione seguente:
    1) che il Tribunale supremo riconosca la nostra innocenza in questa causa e dichiari l'accusa ingiusta; ciò si riferisce a tutti, anche a Torgler, Popov e Tanev;
    2) considerare van der Lubbe come uno strumento del quale nemici della classe operaia hanno abusato;
    3) mettere sotto processo i colpevoli dell'accusa infondata, diretta contro di noi;
    4) a spese di questi colpevoli risarcire noi dei danni per il tempo da noi perduto, per la salute sciupata, e per le sofferenze subite.
    Presidente - Il tribunale, quando discuterà la sentenza, prenderà in considerazione queste cosiddette vostre proposte.
    Dimitrov - Verrà il momento quando tali richieste saranno soddisfatte, e con esse i dovuti interessi. Quanto riguarda la completa chiarificazione della questione dell'incendio del Reichstag e dei veri incendiari, è cosa che naturalmente sarà trattata dal tribunale del popolo della futura dittatura proletaria.
    Nel XVII secolo Galileo Galilei, fondatore della fisica, stava di fronte al severo tribunale dell'inquisizione, e doveva essere condannato a morte, come eretico. Si dice che egli con profonda convinzione e risolutezza, esclamasse: “Eppur si muove”. Questa tesi scientifica divenne più tardi patrimonio di tutta l'umanità.
    (Il Presidente interrompe bruscamente Dimitrov, si alza, raccoglie le carte, e si prepara ad andarsene).
    Dimitrov - (continua): Noi comunisti possiamo ora dire con la medesima risolutezza del vecchio Galileo: “Eppur si muove!”
    La ruota della storia procede in avanti, verso l'Europa sovietica, verso l'unione mondiale delle repubbliche sovietiche! E questa ruota, spinta in avanti dal proletario, sotto la direzione dell'Internazionale Comunista, non potrà essere arrestata né da provvedimenti di sterminio, né da condanne all'ergastolo né da pene di morte. Essa gira e girerà sino alla piena vittoria del comunismo!

    (I poliziotti afferrano Dimitrov e lo fanno sedere per forza sul banco degli accusati. Il Presidente ed i membri del tribunale sì allontanano per discutere se Dimitrov possa continuare il suo discorso. Dalla risoluzione del tribunale risulta che a Dimitrov è definitivamente tolta la parola).






  4. #4
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    Bisogna sviluppare l'idea che coniuga un sano nazionalismo, correttamente inteso, con l'internazionalismo proletario. L'internazionalismo proletario deve poggiare su questa nazionalismo nei singoli paesi[...] Tra il nazionalismo correttamente inteso e l'internazionalismo proletario non c'è è non può esserci contraddizione. Il cosmopolitismo senza patria, che nega il sentimento nazionale e l'idea di patria, non ha nulla da spartire con l'internazionalismo proletario.
    (Georgi Dimitrov, Diario. Gli anni di Mosca (1934-1945), Longanesi, 1972, pag.20)
    da http://nazbol.splinder.com

 

 

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