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Discussione: Walter, non è mai....

  1. #1
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    Predefinito Walter, non è mai....

    ....troppo tardi!

    Alla fine Veltroni ce l’ha fatta: ha rotto con Di Pietro. Bravo, è il caso di dirgli. Ma quanta fatica per giungere a una conclusione logica e scontata.
    E che infinita commedia degli errori (e degli orrori) ci è dovuta passare sotto gli occhi prima che questo potesse finalmente accadere.
    È stato, il lungo tormentone dei rapporti fra Di Pietro e il Pd, come la cronaca di una morte annunciata. Un delitto che si è consumato ieri ma che era nell’aria da almeno tre mesi. Sicuramente da prima delle elezioni.
    Veltroni voleva ballare da solo, poi ha invitato Di Pietro che gli ha rubato la scena. Oggi Veltroni sconfessa il patto che ha segnato l’opposizione e la propria leadership.
    Cavalca la scelta di non essere andato in piazza per prendere le distanze dal suo peccato originale, ma se Di Pietro è diventato così ingombrante per l'opposizione la colpa è soltanto della contraddizione di chi guida il Pd.
    Presentarsi come un uomo solo al comando, nuovo e libero, per poi farsi ammanettare da Di Pietro e travolgere dalla sua sete giustizialista è stato un calcolo sbagliato: per pochi voti, che probabilmente hanno premiato soltanto l'ex ministro del governo Prodi, il Pd ha fatto terra bruciata intorno a se stesso.

    Nessuno ha mai creduto che a Veltroni Di Pietro piacesse più di Boselli. L’ex Pm era stato scelto come alleato non per le sue (dubbie) mani pulite ma perché portasse voti. E per lo stesso motivo era stato imbarcato, prima di allora, anche da Prodi, con la proposta di entrare al governo, e prima ancora da D’Alema con la celebre candidatura del Mugello.
    A rivederle oggi tutte queste furbe trovate sembrano maldestri giochi da apprendisti stregoni.
    Da quindici anni la sinistra riformista usa il dipietrismo come un tonico e si ritrova scavalcata dall’ex magistrato.
    Credono di farne una marionetta di corredo nel proprio teatrino e si ritrovano giocati come pupi nel palcoscenico della piazza.
    Quante occasioni perse, per il Paese e per i riformisti, in nome di un’alleanza sbagliata.
    Senza la palla al piede dell’ex pm Veltroni avrebbe avuto la possibilità di sfidare Berlusconi sul terreno delle riforme a cominciare proprio dalla giustizia e, invece, si è ritrovato risucchiato verso il giustizialismo più becero a fare il tifo per le Procure, come succede da quando Berlusconi è sceso in campo, e a inseguire scorciatoie giudiziarie per vincerlo.
    Oggi, a tre mesi dalle elezioni, gran parte del gruppo dirigente del Partito democratico si mangia le mani, convinto che senza la scelta di Veltroni il Parlamento si sarebbe liberato definitivamente di Di Pietro e la sinistra dell’abbraccio mortale del giustizialismo.
    C’è voluta la tirata d’orecchie del capo dello Stato, insultato non a caso dalla piazza dipietrista, a svegliare Veltroni. L’ex sindaco ha finalmente capito che quell’alleato l’avrebbe portato a fondo e che un centrosinistra guidato da un uomo di destra populista come Di Pietro è destinato alla sconfitta eterna e all’irrilevanza politica.

    Sì, ha fatto bene Veltroni a scaricare Di Pietro.
    Purché ora sappia recuperare il tempo perduto.
    You can. Puoi farlo.

    Salvatore Tramontano www.ilgiornale.it del 10 07 08

    ps: concordo solamente sullo scaricare la bomba Di Pietro;
    molto scettico nella capacità di recupero di Veltroni.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito La fiera della vergogna

    Dev’esserci davvero una legge del contrappasso se la sinistra più elitaria e più chic, la sinistra dei salotti e delle terrazze, delle letture buone e delle vacanze intelligenti, di Capalbio e dello slow food, insomma dev’esserci una giustizia severa e beffarda o più semplicemente una giustizia se questa sinistra finisce per farsi rappresentare da un uomo come Di Pietro.
    Che probabilmente ha scritto più libri di quanti ne abbia letti.
    Che se potesse starebbe alla destra della destra.
    Che viene dal mondo dei questurini, il più schifato dai reduci della meglio gioventù.
    Che l’altro ieri ha osato arringare gente abituata alle sale dell’Auditorium e ai tavolini del Gusto parlando dall’interno di una camicia a maniche corte, che è propria solo degli americani e dei bifolchi, e Di Pietro non è americano.

    Anche Grillo non c’entra niente con quel mondo lì. E non c’entra niente - come origini e come storia, voglio dire - nemmeno Marco Travaglio, che è pure lui di destra, anche se più colto e più intelligente di Di Pietro.
    Travaglio dice che se Berlusconi continua a rivincere è perché la sinistra si suicida e forse ha tante ragioni.
    Ma difficilmente si ricorda un regalo al Cav come quello che gli hanno confezionato i «No Cav» dell’altro ieri.
    Avvenire ha scritto: «Mai così in basso».
    Si dirà che Avvenire è Avvenire e difende il Papa, al quale i girotondini di piazza Navona hanno augurato sevizie omosessuali. Ma anche Veltroni ha definito «follia» la manifestazione di martedì.
    Si dirà che Veltroni è Veltroni. Ma che si può dire di Furio Colombo? Ha diretto l’Unità più barricadiera ed estremista della storia, eppure alla fine della manifestazione è salito sul palco e ha detto mi sono trovato malissimo, quel che avete fatto è «stupido, sbagliato, volgare, fuori posto».
    Anche i giornali amici hanno preso le distanze. Anche Rita Borsellino. Anche Nanni Moretti, che era lì in piazza ma si è ben guardato dall’intervenire, e a un certo punto se n’è andato.
    L’Italia che era in piazza Navona era l’Italia di quegli eletti che hanno preso sul serio la lezione di Umberto Eco: non conta il voto popolare, non è detto che la maggioranza abbia ragione.
    L’Italia di piazza Navona era la minoranza illuminata che spera che la maggioranza capisca l’errore che ha fatto votando centrodestra. Insomma l’Italia dei migliori - come ha scritto ieri Buttafuoco - che ogni tanto ricompare con la sua pretesa di elezione spirituale e intellettuale: ma mai come l’altro ieri l’Italia dei migliori si è dimostrata peggiore.

    «Mai così in basso»:
    Avvenire ha ragione. La sinistra che lamenta l’imbarbarimento culturale del Paese e che si straccia le vesti per il Grande Fratello e l’Isola dei famosi ha mandato sul palco e applaudito una Sabina Guzzanti che parla delle «donne che la danno via», che grida «non puoi mettere alle Pari opportunità una perché ti ha succhiato l’uccello», e non è solo questione di volgarità, è anche questione di calunnia perché non c’è un pezzo di carta che dimostri quel che dice, ma la Guzzanti se ne frega, sputa anche sulla malattia di Bossi chiedendosi «perché non diventa ministro anche quella che gli ha fatto venire il coccolone».
    Tira in ballo il Papa - chissà che cosa c’entra - del quale crede evidentemente di essere il Datore di lavoro, visto che ne decreta il destino eterno: «all’inferno, conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi, non passivissimi». Ma che ridere. Ma che superiorità culturale, questa comica che s’è tanto battuta per una tv intelligente.

    Che volete. Noi che non siamo né raffinati né colti né progressisti, non comprendiamo la creatività, l’umorismo e la capacità di analisi politica di un Grillo che si collega con la piazza per dire vaffanculo, il premier ha fatto una figura di merda, e c’è chi sa vendere la figa. Che classe.
    Dal palco si alternano fini osservatori, insultano gli editorialisti tipo Galli della Loggia e dicono «Alfano spara cazzate», Moni Ovadia urla «fascisti, genocidi, razzisti, assassini, criminali, fucilatori di partigiani», Flores invece denuncia che «hanno rubato i voti degli italiani», Camilleri crede di far ridere con battute tipo «la morale di Berlusconi ha più buchi di un colabrodo», e c’è chi ride davvero.
    Ma sì, la gente della piazza è contenta così, Fiorella Mannoia dice che adesso può «andare a letto con la coscienza tranquilla».
    Sarà per tutto questo che crediamo anche noi che mai si era scesi così in basso, e che vengono riabilitati - alla grandissima - i vecchi festival dell’Unità, le salamelle alla brace e le patatine fritte nell’olio della 127, le gare di rutti e quelle di puzzette.
    Sarà per tutto questo che l’altra sera ci è venuta - tenetevi forti cari lettori perché non sappiamo come dirvelo - ci è venuta, insomma, una profonda, struggente, irresistibile nostalgia di Nanni Moretti.

    Michele Brambilla www.ilgiornale.it di oggi

    saluti

  3. #3
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    Veltroni ha aggiunto un altro punto a vantaggio di chi lo vuole sotterrare definitivamente politicamente e in queste cose il Bruto Maximo è uno specialista e gli dovrebbero affibbiare l'appellativo di" Brutus difensore della Repubblica".

  4. #4
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    ---ma vuoi mettere la cultura delle femmes savantes della gauche?e dei loro mac effeminati?
    Ed hanno anche la pretesa di educare il popolo arringandolo dai loro salotti,dalle loro torri d'avorio!
    Lasciamoli giocare con le loro deiezioni solide in cui sguazzano naturalmente per vocazione.

  5. #5
    Ogni uomo è un poeta.
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    Predefinito

    Il giornale............!


    Questa volta rido senza neanche leggere l'articolo!

    Mi fido!Sicuramente è ridicolo!

 

 

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