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Discussione: Marche Finanza

  1. #11
    gentiluomo di campagna
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    Predefinito Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana

    http://www.corriereadriatico.it/arti...454109E347E616

    Carifac, partnership in vista: la banca rassicura


    FABRIANO - Manovre in casa Carifac. E' imminente una vendita? O, magari, una fusione? Oppure si sta pensando all'ingresso in qualche banca di grosse dimensioni? Domande legittime a ben vedere, visto che in un comunicato diramato ieri pomeriggio dall'istituto di credito della città si parla di un rafforzamento e di una futura partnership. E tutto scaturirebbe anche dal delicato momento economico e sociale che sta attraversando il nostro comprensorio. Niente di concreto, ma quanto basta per scatenare la fantasia di operatori e addetti ai lavori. “In un territorio che oggi più che mai ha bisogno di certezze e di sostegno per lo sviluppo - si legge nella nota - la Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana rappresenta ancora una volta la realtà che gioca un ruolo centrale ed essenziale. Le difficoltà del distretto sono evidenti; volge al termine, infatti, una filosofia produttiva, senza che all'orizzonte se ne scorga ancora con chiarezza una nuova. E' proprio in tali momenti che una banca di prossimità come la Carifac riesce a leggere meglio degli altri i segnali che provengono dal tessuto sociale e produttivo”. In un frangente come questo, il ruolo e la mission della Carifac per la sua terra non cambiano, anzi si rafforzano. “La Carifac e la sua proprietà - recita il documento - hanno posto in essere una serie di progetti che dovranno portare in breve tempo a un importante rafforzamento, anche patrimoniale, della Cassa. Il futuro di un istituto forte e autorevole richiede sempre maggiore efficacia e pianificazione strategica: le conseguiremo con oculatezza, senza ingiustificate apprensioni, con i partner ritenuti strategici. Ma vi saranno eventuali nuovi partner solo se in sintonia con la missione della banca, che è quella di essere un punto di riferimento nel territorio”.


  2. #12
    gentiluomo di campagna
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    Predefinito

    Le banche marchigiane sono solide. Speran

    http://www.corriereadriatico.it/arti...CB9899DDA3DE65
    Il direttore della Banca delle Marche anticipa i contenuti del prossimo piano industriale
    Bianconi: “Niente tagli, né ricapitalizzazione”


    ANCONA - Agire, mai rassicurare. Massimo Bianconi, classe 54, rispolvera il principio della territorialità, applica la formula del contenimento delle dimensioni e tiene a distanza l’ansia da “pioggia di sospensioni in Piazza Affari”. Tutte per eccesso di ribasso. Ieri è stata un’altra mattinata da dimenticare: rovente il fronte internazionale, sempre incandescente il terreno di casa. Il direttore generale di Banca Marche, stesso incarico sotto sigle diverse da 19 anni, non intacca uno stile ormai rodato. E mescola elementi pubblici a sfumature private: “Torna di moda chi resiste alle mode”.

    Il motto le si addice, ma per Bdm potrebbe essere lo spot ideale.

    “Scherzi a parte. Il nostro istituto sta affrontando questo momento difficile con molta tranquillità”.

    La classica missione impossibile. Scenda a patti con la realtà.

    “Liquidità e patrimonio sotto controllo. Eravamo partiti con un’esposizione apprezzabile nei confronti del mercato dei prestiti tra banche (interbancario, ndr) e oggi siamo quasi a zero”.

    Tutto previsto.

    “Non c’è mai un caso che preoccupa, l’importante è saperlo affrontare”.

    Come l’estenuante partita della ricerca del partner. Un anno e mezzo e poi niente di fatto: Banca delle Marche continua la sua marcia in solitaria.

    “E qui si potrebbe applicare il chi resiste torna di moda. In un momento dove la crisi è globale l’essere del territorio vale una garanzia: il rapporto diretto con il cliente, il metterci la faccia sono la risposta al panico mondiale”.

    Che fa rassicura?

    “Mai, altrimenti si dimostra che c’è qualcosa che non va, qualcosa da nascondere. Meglio agire”.

    Vabbè, allora agisca.

    “Tra una decina di giorni presenteremo il piano industriale: varrà tre anni ed è pensato per rimanere da soli”.

    Come?

    “Ottimizzando i costi ed escludendo un aumento di capitale”.

    Dice costi e sottintende tagli?

    “No, il personale non si tocca e in tre anni apriremo altre 15 filiali”.

    E il centro di elaborazione dati di Piediripa, uno dei punti cruciali della trattativa vendita-non vendita, che fine farà?

    “Lì si punterà alla rimodulazione dei costi informatici”.

    Da leggersi: ridimensionamento della struttura?

    “Da leggersi: no alla rimozione delle intelligenze”.

    Torna a rassicurare?

    “Mai. Prenda la crisi dei mutui: noi siamo stati gli unici ad applicare la Tremonti per la rinegoziazione a costo zero”.

    E rispetto all’economia locale che perde pezzi, pezzi importanti come la Antonio Merloni di Fabriano, come si pone Bdm?

    “La banca si mette a disposizione per cercare un modello di riconversione. Ho già parlato diverse volte col governatore Spacca e siamo pronti a metterci al fianco di chi deve attraversare il guado. Il nostro compito resta quello di assistere le imprese, impegno che già sosteniamo con successo”.

    Facile a dirsi...

    “Fatti e non parole. La dimostrazione è nei numeri: la banca ha sempre cercato di incanalare una quota importante di risorse finanziarie dai mercati internazionali verso l’economia della nostra regione, mettendola al servizio dei nostri industriali”.

    Alla voce agire ci può stare anche quel meglio da soli. Quanto è stata determinate la sua posizione?”

    “Procediamo per gradi. Gli scenari attuali ci confermano che è stata una buona scelta anche anche alla luce della attuale quotazione dei titoli che sarebbero potuti essere oggetti di scambio”.

    Vuol dire che ha indirizzato la scelta?

    “Assolutamente no. Io sono un professionista e come tale ho sempre assicurato che avrei fatto il possibile per mantenere adeguato lo standard di questo istituto. Al di là del contesto. Mai confondersi col ruolo della proprietà”.

    Eppure qualche tirata di giacchetta l’ha dovuta sopportare.

    “Il ruolo del direttore è quello di mantene un punto di equilibrio tra le diverse sensibilità aziendali ”.

    Ma a partita chiusa, almeno per ora, può dire per chi tifava?

    “Sempre per Bdm”.

    Un nome, suvvia.

    “Ho trovato l’offerta della Popolare dell’ Emilia in sintonia con la nostra realtà e con il nostro management, che è uno degli assi portanti dell’istituto. Sarebbe potuta essere un’occasione...”.

    Invece...

    “Invece le criticità del mercato non hanno reso percorribile la strada”.

    Esca dalle logiche Bdm e si avventuri nelle pieghe delle Marche.

    “Questa è una regione dall’economia differenziata quindi siamo abituati ad assistere a crisi cicliche: una volta la calzatura, poi il mobile, la meccanica. Certo, il caso di Fabriano è più grave se non altro per l’indotto che si trascina dietro”.

    E con le banche che sono molto esposte, con tutti i debiti debiti della Antonio Merloni. La Carifac, per esempio, è a un passo dalla vendita: sono noti i contatti con Intesa e Credito Valtellinese. E voi?

    “Noi facciamo parte del pool di banche che ha ristrutturato il debito di quel gigante ferito. Ora aspettiamo l’evolversi della situazione, pronti a fare la nostra parte”.

    Proviamo a cambiare prospettiva: quantizzi il peso specifico di Banca Marche nella città della carta.

    “Non siamo mai stati molto presenti, abbiamo quattro filiali”.

    Lungimiranti?

    (Sorride). “Sarà che è sempre stata un’area troppo poco differenziata nelle produzioni. Un rischio da governare”.

    M. CRISTINA BENEDETTI,

  3. #13
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...E8A443ED1E2575
    “Noi no, non abbiamo impacchettato e venduto i rischi”


    FABRIANO - Al primo punto c’è: trovare l’intesa sul partner. Al secondo c’è una necessità, imposta dagli accordi di “Basilea 2”, che in sintesi si articola così: a fronte di un fattore di rischio la banca deve accantonare parte del patrimonio, per non farsi cogliere impreparati ed evitare collassi finanziari del tipo che stiamo vivendo.

    Il direttore generale Carifac dà la priorità dei passi che verranno o che dovrebbero venire. Paolo Mariani, dati alla mano, si prepara ad affrontare il governatore Spacca: oggi lo incontrerà a Palazzo, insieme ai suoi colleghi. “Sicuro, ci chiederà se la crisi internazionale ha provocato contraccolpi sulle nostre banche”. Si fa la domanda e offre la risposta: “Direi di no e credo che siamo riusciti a spiegarlo bene ai nostri clienti”. Porta i numeri dalla sua parte: “Noi siamo appena 59 sportelli e non abbiamo mai abbandonato la strada dell’economia reale”. Salva l’Italia e gli italiani. “Si è impacchettato tutto, compreso il rischio, poi si è venduto perdendo il contatto con i contenuti”. In Italia poco, nelle Marche, meno. “Alla Carifac per niente”, assicura Mariani.

    Una storia di numeri buoni. E stato un 2007 contraddistinto dalla forte e crescente fiducia dei risparmiatori. E’ questo il dato più nitido che si legge tra le righe del bilancio 2007 della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana.

    Una storia partita nel 1845 e cresciuta in 160 anni: oggi si contano 59 filiali delle quali 46 nelle Marche e, nove in Umbria e quattro a Roma. E sono ancora le cifre a raccontare: particolarmente gratificante il trend della raccolta globale, cresciuta dell’11,21% rispetto all’esercizio 2006, per un risultato che si è attestato sui 2.628 milioni di euro. Un dato che si deduce dalle lusinghiere performance sia nella raccolta diretta (1.493 milioni di euro per un + 10,65%) sia nella raccolta indiretta (1.135 milioni di euro, per un crescita dell’11,95% rispetto al 2006). In crescita (+9,56% rispetto all’esercizio 2006) anche gli impieghi a clientela, che hanno raggiunto i 1.408 milioni

  4. #14
    gentiluomo di campagna
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    Predefinito Le cinque aziende marchigiane quotatw in Borsa.

    balzo in avanti di biesse


    ANCONA - Ieri è andata benino, i giorni scorsi sono stati da dimenticare. E’ il diario di bordo delle cinque imprese marchigiane quotate in Borsa. Ancora un passo indietro per vedere l’effetto dell’ultimo anno. Partiamo da Tod’s e Poltrona Frau: entrambe crollano a partire da gennaio a causa delle difficoltà dei prodotti di lusso e per Poltrona Frau anche della crisi della casa. Analogo andamento anche per Merloni e Elica, con Merloni che va meglio di Elica ma che risente comunque della crisi. In entrambi i casi, la flessione delle quotazioni è legata alla minore redditività delle imprese E ancora: l’andamento a due anni (indice S&P) della Biesse non mostra situazioni di difficoltà. Il titolo è molto apprezzato dal mercato, le vendite sono state buone mentre gli utili hanno mostrato di recente un qualche cedimento, a causa del quale gli operatori hanno manifestato una certa tendenza a vendere.



    http://www.corriereadriatico.it/arti...3DFA4282803FEE

  5. #15
    gentiluomo di campagna
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    Predefinito

    Certo, quando una Banca regionale, passa di mano e viene comprata da capitali forestieri, qualche perplessità è legittima. Ma Veneto Banca è il meglio oggi possibile. Si tratta di una banca sana, attiva, attenta al mondo delle imprese. In definitiva una opportunità per tutta l'Alta Vallesina e per le Marche, non di una minaccia.


    http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=8CB056CDBD7263F907E31040C22D6 F05

    Veneto Banca sempre più vicina alla Carifac


    ANCONA - Non più soli come Bdm; per sempre autonomi, non come Bpa. Il direttore generale della Carifac, Paolo Mariani, aveva indicato la terza via poco più di mese fa. Con tanto di tempi, stretti: “In sei mesi chiuderemo la partita. Entro marzo avremo il nome”. S’era detto di Intesa e di Cariverona. “Voci infondate”, tagliò corto Mariani. Quelle fondate sono cronaca di queste ore: Veneto Banca, con filiali tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Roma, punta ad acquisire quote della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, 59 sportelli e 160 anni di storia col benestare di Papa Gregorio XVI. Così dopo aver digerito la Popolare di Intra, l’istituto di credito trevigiano si rimette in campagna acquisti, ma questa volta corre sulla dorsale adriatica.

    L’operazione sarebbe in corso d’opera: oggi il consiglio di amministratore straordinario dell’istituto fabrianese si riunirebbe per dare il via libera. Gli ingredienti per far riuscire l’affare ci sarebbero tutti: “Sarà una realtà medio-grande e con la nostra stessa idea di territorio”, aveva lanciato l’identikit Mariani. La banca marchigiana, controllata dalla Fondazione Carifac, riordinando i dati 2007 conta una raccolta globale pari a 2,6 miliardi, in crescita dell’11,2% sull’anno precedente, mentre sul versante degli impieghi l’incremento è stato del 9,5% a 1,4 miliardi. La parola ancora ai numeri: il bilancio scorso s’era chiuso con un utile ante imposte di 13,6 milioni, in flessione sul 2006. Ma l’andamento da profondo rosso dell’economia locale segna il percorso. Figuriamoci gli andamenti. Nei conti di quest’anno, infatti, peserà il dissesto della Antonio Merloni, in amministrazione controllata seguendo le regole della legge Marzano, con cinquemila addetti a rischio. “Non siamo molto esposti: lo siamo per meno di 27 milioni di euro”, aveva tentato di rassicurare Mariani che da sempre ribadisce la volontà di non rinunciare al valore dell’autonomia, garantito da quel 45% in mano alla Fondazione Carifac.

    Da una crisi tutta fabrianese ai risvolti di una acquisizione in corso. E’ proprio la valutazione sugli impieghi della Carifac, le operazioni di prestito a breve, a medio e lungo termine, che fa muovere con cautela i vertici di Veneto Banca: non negano che il dossier Fabriano sia aperto, ma fanno capire che la trattativa è appena alla fase iniziale. Il prossimo consiglio d’amministrazione della banca trevigiana è fissato per il prossimo 9 dicembre. L’amministratore delegato Vincenzo Consoli quel giorno potrebbe chiarire quanto aveva anticipato alla presentazione dei conti semestrali: una revisione del piano industriale per valutare se è più conveniente espandersi in Italia e nell’Est Europa. Nel giro di un anno infatti, oltre a Intra, Veneto Banca ha comprato due istituti uno in Albania e uno in Croazia. L’operazione Fabriano, dunque, potrebbe implicare un cambio di strategia.

    Qualche cifra per inquadrare il potenziale partner. Nel giro di dieci anni il gruppo trevigiano ha raggiunto i 385 sportelli contando i 36 acquistati qualche mese fa da Intesa San Paolo. Oltre alla Popolare di Intra, controlla la Popolare di Monza e Brianza, la banca di Bergamo, banca Meridiana e sul fronte dell’Est Europa, la banca Italo Romena. A Fabriano ci arriverebbe armato di tutto punto: il bilancio semestrale si è chiuso con un utile netto di 53,1 milioni di euro, in crescita del 15,4% sul giugno 2007.

    M.C.B.,

 

 
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