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Discussione: Marche a tavole

  1. #11
    gentiluomo di campagna
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    http://www.corriereadriatico.it/elenco.aspx?varget=6
    Pane Nostrum, ancora un successo di pubblico


    SENIGALLIA - Scorte esaurite per il gran finale di “Pane Nostrum”, con i prodotti tipici andati a ruba ed i panificatori che non facevano in tempo a sfamare la folla, rimasta in fila per acquistare il pane. Un bilancio positivo, in quanto a presenze, per la kermesse che ha regalato 40 ore di panificazione in piazza con prelibatezze per il palato, da guardare e mangiare appena sfornate. Un successo anche il percorso multisensoriale per i non vedenti, novità di questa ottava edizione, che ha visto come ospiti d’onore le aree italiane dove si parlano le lingue minoritarie dei ladini, occitani, mocheni, cimbri e arberesche. Diverse decine di migliaia le presenze in arrivo anche da fuori regione per guardare, comprare e perchè no cimentarsi con le mani in pasta. Prima ancora che iniziasse la manifestazione 400 persone si sono prenotate per imparare a fare il pane, sotto la direzione di un esperto panificatore nell’aula didattica allestita nei giardini della Rocca. Lezioni sono state impartite anche ai non vedenti, grazie alla collaborazione con l’Unione italiana ciechi ed ipovedenti. Numerose inoltre le iniziative promosse in collaborazione con l’Associazione italiana celiachia Marche onlus, per presentare oltre ai corsi di panificazione anche momenti di degustazione con pizza e altri prodotti senza glutine. La panificazione in diretta è stata infine un’occasione per carpire i segreti dei grandi maestri, scoprire quali sono gli ingredienti giusti per ogni prodotto, quali le dosi consigliate per ottenere un miglior risultato, o i tempi e gradi di cottura e molte altre curiosità. Non sono mancati gli ospiti ormai affezionati, che ad ogni edizione accompagnano “Pane Nostrum”. I gemelli di Sens, Lorrach e Chester hanno impastato alacremente i loro pani tipici.






    Pane Nostrum, ancora un successo di pubblico


    SENIGALLIA - Scorte esaurite per il gran finale di “Pane Nostrum”, con i prodotti tipici andati a ruba ed i panificatori che non facevano in tempo a sfamare la folla, rimasta in fila per acquistare il pane. Un bilancio positivo, in quanto a presenze, per la kermesse che ha regalato 40 ore di panificazione in piazza con prelibatezze per il palato, da guardare e mangiare appena sfornate. Un successo anche il percorso multisensoriale per i non vedenti, novità di questa ottava edizione, che ha visto come ospiti d’onore le aree italiane dove si parlano le lingue minoritarie dei ladini, occitani, mocheni, cimbri e arberesche. Diverse decine di migliaia le presenze in arrivo anche da fuori regione per guardare, comprare e perchè no cimentarsi con le mani in pasta. Prima ancora che iniziasse la manifestazione 400 persone si sono prenotate per imparare a fare il pane, sotto la direzione di un esperto panificatore nell’aula didattica allestita nei giardini della Rocca. Lezioni sono state impartite anche ai non vedenti, grazie alla collaborazione con l’Unione italiana ciechi ed ipovedenti. Numerose inoltre le iniziative promosse in collaborazione con l’Associazione italiana celiachia Marche onlus, per presentare oltre ai corsi di panificazione anche momenti di degustazione con pizza e altri prodotti senza glutine. La panificazione in diretta è stata infine un’occasione per carpire i segreti dei grandi maestri, scoprire quali sono gli ingredienti giusti per ogni prodotto, quali le dosi consigliate per ottenere un miglior risultato, o i tempi e gradi di cottura e molte altre curiosità. Non sono mancati gli ospiti ormai affezionati, che ad ogni edizione accompagnano “Pane Nostrum”. I gemelli di Sens, Lorrach e Chester hanno impastato alacremente i loro pani tipici.





    Pane Nostrum, ancora un successo di pubblico


    SENIGALLIA - Scorte esaurite per il gran finale di “Pane Nostrum”, con i prodotti tipici andati a ruba ed i panificatori che non facevano in tempo a sfamare la folla, rimasta in fila per acquistare il pane. Un bilancio positivo, in quanto a presenze, per la kermesse che ha regalato 40 ore di panificazione in piazza con prelibatezze per il palato, da guardare e mangiare appena sfornate. Un successo anche il percorso multisensoriale per i non vedenti, novità di questa ottava edizione, che ha visto come ospiti d’onore le aree italiane dove si parlano le lingue minoritarie dei ladini, occitani, mocheni, cimbri e arberesche. Diverse decine di migliaia le presenze in arrivo anche da fuori regione per guardare, comprare e perchè no cimentarsi con le mani in pasta. Prima ancora che iniziasse la manifestazione 400 persone si sono prenotate per imparare a fare il pane, sotto la direzione di un esperto panificatore nell’aula didattica allestita nei giardini della Rocca. Lezioni sono state impartite anche ai non vedenti, grazie alla collaborazione con l’Unione italiana ciechi ed ipovedenti. Numerose inoltre le iniziative promosse in collaborazione con l’Associazione italiana celiachia Marche onlus, per presentare oltre ai corsi di panificazione anche momenti di degustazione con pizza e altri prodotti senza glutine. La panificazione in diretta è stata infine un’occasione per carpire i segreti dei grandi maestri, scoprire quali sono gli ingredienti giusti per ogni prodotto, quali le dosi consigliate per ottenere un miglior risultato, o i tempi e gradi di cottura e molte altre curiosità. Non sono mancati gli ospiti ormai affezionati, che ad ogni edizione accompagnano “Pane Nostrum”. I gemelli di Sens, Lorrach e Chester hanno impastato alacremente i loro pani tipici.


  2. #12
    gentiluomo di campagna
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...40F39D0F3A893E

    Luca Londei dell’azienda di San Lorenzo che ha vinto il titolo Tre gocce d’oro rivela i tipi di polline e le modalità di lavoro
    I segreti del miele millefiori più buono d’Italia


    SAN LORENZO IN CAMPO – E’ proprio il caso di dirlo: Luca Londei ci ha preso gusto. La Mieleria di San Lorenzo dopo aver primeggiato l’anno scorso al prestigioso concorso Grandi mieli d’Italia ottenendo le Tre gocce d’oro, domenica scorsa a Castel San Pietro, in provincia di Bologna, è salita ancora sul gradino più alto del podio. Il produttore Luca Londei ha, infatti, vinto la gara del gusto “I millefiori, i mille mieli”, fra i grandi mieli millefiori d’Italia, una nuova sezione del concorso Grandi mieli d’Italia–Tre gocce d’oro. A decretarlo una giuria di giornalisti e gastronomi guidata dal professore Sergio Angeletti, articolista scientifico del Corriere della Sera, ecologo e naturalista, autore di numerosi libri sui temi della salute e della cucina.

    Sulla base dell’edizione 2007 del concorso, sono stati invitati a presentare le loro produzioni 2008 gli apicoltori che, per ogni regione, si erano classificati nelle prime posizioni. Questi prodotti, descritti sulla base della loro origine territoriale e botanica, sono stati verificati a livello qualitativo attraverso accurate analisi di laboratorio e poi sottoposti a una giuria di giornalisti specializzati nel settore gastronomico che li ha classificati in base alle peculiarità di profumo e sapore. Dai circa 200 mieli millefiori in gara sono stati scelti dalla giuria otto mieli e tra questi è stato decretato campione del gusto 2008 il miele di millefiori de La Mieleria di San Lorenzo. Il miele vincitore: si compone delle specie che popolano le colline dell'entroterra. A fianco delle specie coltivate, erba medica e girasole, contribuiscono in maniera significativa alla formazione del miele la betonica (o erba strega), pianta infestante dei campi di cereali, ormai scomparsa nelle aree con agricoltura più intensiva e piante affini alla carota selvatica, che conferiscono al miele un aroma del tutto particolare, nella gamma dei prodotti di media intensità. “Fa enormemente piacere – spiega visibilmente soddisfatto, Luca Londei – che una giuria di altissimo livello ha laureato il mio miele millefiori campione d’Italia. A questa nuova sezione hanno partecipato gli apicoltori migliori e, riuscire a superare una concorrenza così eccellente, è davvero molto gratificante. L’impegno, l’accuratezza e la costanza che quotidianamente metto nel lavoro è la miscela che crea questo prodotto di qualità”.

    MARCO SPADOLA,

  3. #13
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    Parliamo ancora di miele.

    http://www.corriereadriatico.it/arti...83F49519BA74C7

    E’ ottimo non solo a colazionenel latte o nel tèma anche per l’aperitivoDa provare insieme allo squacquerone con grissini ai cereali

    MIELE MIELE dolcissimo biondo LE ECCELLENZE


    BIONDO, ambrato o marrone. Ogni volta unico, mai uguale. Ma è nella diversità la sua maggiore forza. Dal miele marchigiano artigianale dolcezze e riconoscimenti. Ultimo quello che si è aggiudicato Luca Londei di San Lorenzo in Campo con il suo millefiori, quest’anno il migliore in Italia nell’evento “Grandi mieli d’Italia” di Castel San Pietro Terme. A lui le “Tre gocce d’oro” assegnate dall’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele, tra i 476 mieli in concorso. Un millefiori ottimo non solo a colazione, nel latte o nel tè, ma anche per l’aperitivo. Da provare insieme allo squacquerone con grissini ai cereali.

    Dunque, piccoli apicoltori crescono. Non tanto nel numero, quanto nella professionalità e nella qualità del prodotto finale. Secondo i dati dell’Ama (Associazione marchigiana apicoltori), infatti, gli addetti ai lavori sono passati dai 2300 di circa dieci anni fa ai 1800 attuali con una media di venti arnie ad apicoltore.

    Nel 2007 le Marche hanno prodotto circa seimila quintali di nettare degli dei, principalmente millefiori. Quest’anno le cifre sono leggermente inferiori. Per i monoflora invece il primato va a quello di acacia. Pochi sanno che le Marche sono una regione vocata all’apicoltura e per anni sono state un polo di riferimento nazionale: ad Ancona sono nate e sono state pubblicate le prime riviste specialistiche del settore; ad Osimo nel 1903 nasce la prima associazione di produttori; a San Severino Marche negli ultimi anni del 1800 è codificata da un certo Perucci l’arnia che si chiamerà proprio di tipo “marchigiano” e che rimarrà in uso fino all’avvento della più leggera Dadant-Blatt. Ma le Marche vantano anche eccellenze produttive, passate e presenti. Tra le varietà prodotte in passato il delicato miele di stachys o erba della Madonna: un’eccellenza tutta regionale in grado di richiamare apicoltori da tutta la penisola. E un po’ di questa fragranza, data da fiorellini bianchi che crescono nelle stoppie dopo la trebbiatura, la ritroviamo oggi anche nel millefiori di San Lorenzo in Campo vincitore appunto delle Tre gocce d’oro. Insieme anche erba medica, girasole e carota selvatica. Un mix vincente, unico e irripetibile visto che le annate sono diverse di anno in anno. Cosa occorre per realizzare un miele da premio lo abbiamo chiesto proprio a Luca Londei. “Per un prodotto di qualità serve investire molto sulle tecniche apistiche - racconta l’apicoltore 29enne da dieci anni appassionato di miele - preferire trattamenti naturali a quelli chimici e nello stesso tempo prediligere pascoli salubri, fiori puliti. La mia è stata una scelta tutta in nome del biologico”.

    Oltre al ricco e biondo millefiori, fotografia e profumo di un territorio, da noi si produce miele di girasole dal colore giallo dorato con sentore di polline da unire alla ricotta di pecora, di acacia dai toni che vanno dal bianco acqua al giallo paglierino chiaro e che esalta non solo tè e yogurt ma anche formaggi erborinati. Nelle zone di media montagna si produce anche il miele di castagno dal retrogusto amarognolo e di colore marrone. Ottimo per accompagnare formaggi di media stagionatura come pecorino e caciotta. E c’è chi lo assapora insieme alla carne cotta alla brace. E poi ci sono le melate, mieli cioè che non provengono dai fiori ma dalla linfa delle piante. Qui da noi la protagonista è quella di quercia, un’eccellenza soprattutto marchigiana con piccole zone di produzione anche in Umbria e Abruzzo. Nel 2003 la melata prodotta dalla Cooperativa apicoltori montani di Matelica ha vinto il concorso “Grandi mieli del Mediterraneo” su dodici nazioni partecipanti.

    Colore scuro a volte quasi nero dal sapore che ricorda quello della caramella mou è un miele ricco di minerali, potassio e ferro. Ottimo da usare contro la tosse e mal di gola. Adatto per infusi e tisane o insieme a formaggi stagionati o semi stagionati. E qui a Matelica, una delle 48 città italiane del miele e una delle tre marchigiane, è nato anche il primo Verdicchio al miele. A produrlo sempre la Cooperativa apicoltori montani di Matelica con la cantina Belisario. Un passito dal nome antico “Melitites” (termine usato da Plinio il Vecchio), realizzato con un brand di mieli, 70 per cento melata di quercia, 25 per cento millefiori e 5 per cento castagno, e da gustare con una crostata di pastafrolla. Insomma, altro che miele solo a colazione o di sera insieme al latte caldo e rum per allontanare il raffreddore.

    Negli anni il miele è entrato in cucina e sulle tavole degli appassionati e dei curiosi che lo possono usare nella preparazione di un menù completo. Qualche esempio.

    Tra i primi piatti si possono provare i tortiglioni al miele di acacia e zafferano. Poi proseguire con il pollo al millefiori e terminare con un mascarpone accompagnato dalla melata (200 grammi di mascarpone, due uova, quattro cucchiai di melata, a scelta savoiardi, biscotti e cioccolato. Si inizia unendo i tuorli al miele e montando gli albumi che andranno aggiunti al mascarpone. La crema così ottenuta va raccolta in coppette che andranno collocate in frigo per un’ora almeno. Servirle poi con biscotti o scaglie di cioccolato).

    Ma in tutto questo trionfo di dolcezza rimane da sapere come se la passa l’apicoltura marchigiana. E qui qualche nota amara non manca. “Dopo il boom negli anni Novanta - dice Emilio Landi, fondatore Ama - in cui il settore è cresciuto insieme al consumatore bisognerebbe, ora, investire di nuovo nell’apicotura riqualificandola e valorizzandola con un lavoro di marketing. Occorre puntare alla Dop, ma poche sono le risorse attuali disponibili e manca una legge regionale ad hoc per garantire e tutelare le aree di produzione, il prodotto e i produttori”. Le api e i golosi ringrazierebbero.

    CARLA TROIANI,

  4. #14
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...F4B00A70FC6B31
    Vince la torta Sacher Visner


    Pergola - E’ stato il dolce «Sacher Visner» della Pasticceria Eden di Pergola, abbinato al «Visciolì» dell’Azienda Gentilini, ad aggiudicarsi la prima edizione del Premio Ais Marche «Miglior abbinamento tra un piatto ed il vino di Visciola».

    La giuria, presieduta dal presidente regionale dell’associazione italiana sommelier Otello Renzi, ha decretato il piatto vincitore in considerazione del «piacevole equilibrio di sensazioni e di gusti».

    Vittoria suggellata dalla giuria popolare che ha confermato il giudizio dell’Ais. La premiazione dei partecipanti è avvenuta nella sala consiliare, nell’ambito della Fiera del Tartufo.

    Fra le portate in gara, tutti dolci, spicca l’abbinamento presentato dall’Agriturismo gli Ippocastani di un piatto di anatra in salsa di visciola abbinato al vino di visciola dell’Azienda Tonelli.

    Nella foto, da sinistra Otello Renzi Cesarino Gentilini, il vicesindaco Maria Pia Fratini, il vincitore Dante Gasparini e Giuseppe Cristini.


  5. #15
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...11A643B4D520B8

    Olimpiadi di cucina, chef al Fortino


    ANCONA - Un rotolo di spigola ripieno di molluschi su salsa di carciofi, accanto a un raviolo all’olio extravergine di oliva ripieno di crostacei e agrumi su tagliatella di ortaggi in schiuma di scampi. Con questo piatto il Junior Team della nazionale italiana, composto dagli chef Giovanni Cappello, Mario Quattrociocchi, Marco Marino, Alessandro Marino, Francesco Cinquepalmi, coordinati dal primo chef del Fortino Napoleonico Paolo Antinori, si presenterà martedì alle Olimpiadi di cucina che si disputeranno a Erfurt in Germania. Per testare il piatto prelibato con un panel di gourmet e osservatori d’alto lignaggio culinario, Aldo Roscioni ha organizzato una serata degustazione qualche sera fa al Fortino Napoleonico. Per una volta, non solo il piacere del palato, ma l’impegno dei cinque sensi a cercare nel piatto proposto le eventuali pecche o incertezze. Alla fine della cena, una pagella è stata stilata da tutti i presenti: cuochi e ristoratori della zona, chef, docenti dell’istituto alberghiero Panzini di Senigallia, uno dei quali, Luca Santini, che è anche segretario dell’Associazione Cuochi della Provincia di Ancona, ha fatto da chairman e speaker. Vini eccellenti della zona hanno accompagnato la prelibata conviviale.

  6. #16
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    L'Azienda Eredi di Sebastiano Chessa, produce formaggi ottimi, alleva suini e con la loro carne produce salumi di grande qualità. L'azienda agricola è condotta con rigoroso rispetto delle tecniche colturali biodinamiche e produce un verdiccio di ottima qualità. In azienda è attivo un eccellente punto di ristoro con piatti preparati seguendo in maniera rigorosa antiche ricette marchigiani. La signora Morena, ottima reggitora, è una marchigiana vera, di Senigallia.

    http://www.corriereadriatico.it/arti...CE8E07CAF709D2
    Il migliore pecorino e’ targato Chessa


    MONTECAROTTO - Il miglior formaggio pecorino italiano? Viene prodotto a Montecarotto dall'azienda agricola Eredi di Sebastiano Chessa, nella piccola contrada di San Nicola. Il formaggio da premio si chiama Lacrima ed è stato incoronato al concorso nazionale d'assaggio all'interno della tredicesima edizione della manifestazione Franciacorta in bianco, evento bresciano dove ogni anno si contendono lo scettro di miglior cacio centinaia di produttori. A spuntarla nella categoria dei formaggi prodotti da latte ovino, il Lacrima, che si chiama così per via della colatura di olio che scende al momento del taglio. Nato dalla passione di Morena Chessa e dal lavoro di Annalisa, Marco e Yuri, i tre figli, il Lacrima è fatto con latte crudo raccolto nel periodo invernale, da cui la prevalenza dei profumi del fieno.


  7. #17
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    Uliassi e Cedroni, il giorno del trionfo
    La cerimonia di consegna del premio Kungsfenan al teatro di Göteborg

    SENIGALLIA - La speranza di Leif Mannerström, componente della giuria che ha selezionato i vincitori del premio Kungsfenan the Swedish Seafood Award 2008, era quello di vedere Mauro Uliassi e Moreno Cedroni “esibirsi” davanti alla platea di ristoratori e operatori svedesi, per spiegare le loro ricette, le loro tecniche per conservare intatte le qualità del pesce e riuscire ad amalgamarle con i giusti condimenti, in maniera da ottenere piatti inconfondibili. Il desiderio di Mannerström è diventato realtà giovedì, quando i due famosi chef della Spiaggia di velluto hanno incontrato 150 tra colleghi e operatori.

    E’ stato uno dei capitoli delle due giornate di permanenza di Uliassi e Cedroni a Göteborg, la città svedese che rappresenta anche il più grande porto del Nord Europa e dove è stato consegnato il premio Kungsfenan 2008, una sorta di Nobel per coloro che hanno a che fare con la pesca e il mare. Due infatti le categorie del premio: una dedicata alla pesca sostenibile (per la cronaca vinto da Mats Ulmestrand, ricercatore svedese) e l’altra alla gastronomia ittica, attribuito appunto a Uliassi e Cedroni.

    Una scelta, quella che la giuria ha compiuto per i due chef senigalliesi, nella quale è entrata in gioco non soltanto la valutazione delle loro qualità, dei loro talenti, ma anche il fatto che entrambi vivano e lavorino nella medesima città, con i locali sul mare, a pochissimi chilometri uno dell’altro. Elemento che ha fornito l’occasione per fare della consegna del Kungsfenan 2008 un’opportunità promozionale per quanto riguarda il turismo. La delegazione senigalliese, guidata dal sindaco Angeloni, nelle giornate di permanenza in Svezia ha avviato contatti per una collaborazione con i ristoratori locali, presentando le caratteristiche del territorio insieme alle possibilità di collegamento (ad esempio quello aereo con il volo che da Falconara raggiunge Monaco di Baviera e da dove, quotidianamente, è attivo il collegamento della Lufthansa con Göteborg). Inoltre è stato distribuito l’opuscolo promozionale in lingua svedese di “Azzurro come il mare”, la manifestazione dedicata al pesce azzurro in programma nella prossima primavera.

    Il momento centrale delle due giornate è stato senz’altro quello della consegna del Kungsfenan 2008, con una suggestiva cerimonia che si è svolta al teatro GöteborgsOpera, pieno in tutti i suoi 1.300 posti. E’ qui che Mauro Uliassi e Moreno Cedroni, abbandonati la giacca e il grembiule da cuoco, hanno ricevuto il premio. Un po’ emozionati, nonostante ormai il loro nome sia da tempo ai primi posti delle più prestigiose classifiche della gastronomia di qualità, Uliassi e Cedroni sono stati a lungo applauditi dagli ospiti della cerimonia. Per loro un traguardo di grande livello, che si traduce nel successo di una scuola gastronomica dove la tradizione marinara dell’Adriatico cammina parallelamente alle proposte innovative, che cercano di intercettare al meglio le tendenze del gusto della clientela.

    V.OL.,


    Uliassi e Cedroni, il giorno del trionfo
    La cerimonia di consegna del premio Kungsfenan al teatro di Göteborg

    SENIGALLIA - La speranza di Leif Mannerström, componente della giuria che ha selezionato i vincitori del premio Kungsfenan the Swedish Seafood Award 2008, era quello di vedere Mauro Uliassi e Moreno Cedroni “esibirsi” davanti alla platea di ristoratori e operatori svedesi, per spiegare le loro ricette, le loro tecniche per conservare intatte le qualità del pesce e riuscire ad amalgamarle con i giusti condimenti, in maniera da ottenere piatti inconfondibili. Il desiderio di Mannerström è diventato realtà giovedì, quando i due famosi chef della Spiaggia di velluto hanno incontrato 150 tra colleghi e operatori.

    E’ stato uno dei capitoli delle due giornate di permanenza di Uliassi e Cedroni a Göteborg, la città svedese che rappresenta anche il più grande porto del Nord Europa e dove è stato consegnato il premio Kungsfenan 2008, una sorta di Nobel per coloro che hanno a che fare con la pesca e il mare. Due infatti le categorie del premio: una dedicata alla pesca sostenibile (per la cronaca vinto da Mats Ulmestrand, ricercatore svedese) e l’altra alla gastronomia ittica, attribuito appunto a Uliassi e Cedroni.

    Una scelta, quella che la giuria ha compiuto per i due chef senigalliesi, nella quale è entrata in gioco non soltanto la valutazione delle loro qualità, dei loro talenti, ma anche il fatto che entrambi vivano e lavorino nella medesima città, con i locali sul mare, a pochissimi chilometri uno dell’altro. Elemento che ha fornito l’occasione per fare della consegna del Kungsfenan 2008 un’opportunità promozionale per quanto riguarda il turismo. La delegazione senigalliese, guidata dal sindaco Angeloni, nelle giornate di permanenza in Svezia ha avviato contatti per una collaborazione con i ristoratori locali, presentando le caratteristiche del territorio insieme alle possibilità di collegamento (ad esempio quello aereo con il volo che da Falconara raggiunge Monaco di Baviera e da dove, quotidianamente, è attivo il collegamento della Lufthansa con Göteborg). Inoltre è stato distribuito l’opuscolo promozionale in lingua svedese di “Azzurro come il mare”, la manifestazione dedicata al pesce azzurro in programma nella prossima primavera.

    Il momento centrale delle due giornate è stato senz’altro quello della consegna del Kungsfenan 2008, con una suggestiva cerimonia che si è svolta al teatro GöteborgsOpera, pieno in tutti i suoi 1.300 posti. E’ qui che Mauro Uliassi e Moreno Cedroni, abbandonati la giacca e il grembiule da cuoco, hanno ricevuto il premio. Un po’ emozionati, nonostante ormai il loro nome sia da tempo ai primi posti delle più prestigiose classifiche della gastronomia di qualità, Uliassi e Cedroni sono stati a lungo applauditi dagli ospiti della cerimonia. Per loro un traguardo di grande livello, che si traduce nel successo di una scuola gastronomica dove la tradizione marinara dell’Adriatico cammina parallelamente alle proposte innovative, che cercano di intercettare al meglio le tendenze del gusto della clientela.

    V.OL.,

 

 
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