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Dall’eroina alla vita in un giorno
Il dr. Andre Waisman spiega il suo metodo di disintossicazione rapida
Di ALESSIO GALLETTI Il suo trattamento è da tempo disponibile in Israele, dove ha aiutato miglialia di persone, ma ora spera di poterlo esportare anche in Canada. L’Anr Method, ideato dal dottor Andre Waisman è in grado di liberare dalla dipendenza da oppiacei nel giro di poche ore e rappresenta, secondo il suo creatore, un modo per restituire una vita normale ai pazienti.
E la possibilità di tornare ad avere una vita normale grazie all’Anr (Accelerated Neuroregulation) Method è una differenza decisiva rispetto alle soluzioni attuali - spiega al telefono da Tel Aviv il dottor Andre Waisman - perché attualmente chi è dipendente dall’eroina, per esempio, o inizia a prendere e quindi a dipendere dal metadone, oppure impiega anni a cercare di disintossicarsi attraverso un trattamento psichiatrico, con una probabilità fortissima di finire di nuovo nel tunnel.
Sarebbe felice di poter venire in Canada ad insegnare agli anestesisti locali come eseguire il trattamento, ma non ha nessuna intenzione di aprire una clinica privata nel Paese. «Il mio scopo non è certo fare affari», spiega per poi dire che anziché curare altri 11mila pazienti, «a questo punto della mia vita preferirei insegnare a 11mila dottori».
«Io non sono certo un genio - spiega poi parlando del suo trattamento - semplicemente, quindici anni fa, ho cercato una soluzione a un problema sfruttando le possibilità offerte dalla medicina moderna, mentre in molti Paesi si continuano ad usare le stesse terapie di 50 anni fa».
Cosa l’ha spinta a creare questo trattamento?
«Avevo passato due anni sotto le armi come ufficiale medico in Libano, quando qualche tempo dopo ho incontrato due dei miei soldati che mi hanno detto di essere diventati dipendenti dall’eroina. Non riuscivo a capire il perché, dato che si trattava di due bravi ragazzi».
Cosa era successo?
«Erano stati gravemente feriti e durante il periodo passato in ospedale venivano somministrati loro antidolorifici a base di morfina, sostanza da cui sono diventati poi dipendenti. Dato che i dottori cercavano di disintossicarli dando loro dosi sempre minori, loro si sono rivolti al mercato nero per trovare la morfina. E un giorno, non riuscendo a trovarla, hanno preso dell’eroina e così sono diventati dipendenti da questa sostanza. È così che ho iniziato a cercare una cura».
Molti quando prendono l’eroina per la prima volta pensano che si tratti solo di un esperimento. Com’è che poi diventano dipendenti?
«Il nostro corpo produce una sostanza, l’endorfina, che è simile alla morfina, però ne genera solo alcuni microgrammi. Chi usa morfina o eroina ne usa milligrammi: questo vuol dire che dà al proprio organismo quantità che sono pari a cento, duecento volte quelle a cui è abituato. Il corpo quindi smette di produrre endorfina, perché non ne sente più il bisogno. Le prime volte che si assumono queste sostanze, però, dopo un paio di giorni il nostro corpo ricomincia a produrre endorfina e tutto torna normale. Così la persona inizia a usare la sostanza sentendosi al sicuro».
E a questo punto cosa succede?
«Il sistema che produce endorfina collassa. Il corpo, senza questa sostanza, viene invaso da un grande senso di malessere. A questo punto si è dipendenti e di solito sono solo due le strade che una persona si trova davanti. La prima è prendere il metadone, che è un oppiaceo anche peggiore dell’eroina. L’altra è un lungo trattamento psichiatrico. Il punto è che si tratta, però, di pazienti con un problema neurologico».
E questo che cosa vuol dire in parole povere?
«Le faccio un esempio. Immagini che venga scoperta una tribù in cui tutti si tengono una mano davanti alla bocca e che per curare questo problema venga mandato tra loro uno psichiatra. Lui cercherà di capire e di intervenire sul loro comportamento, così convincerà a parole alcuni a togliere la mano e altri no. Poi arrivo io e cerco di risolvere il problema alla radice. Io sono un dentista».
E com’è che riesce a risolvere il problema alla radice nel caso della dipendenza da oppiacei?
«Mentre in gran parte del mondo si continuano a fornire le stesse terapie che erano a disposizione 50 anni fa, che servono solo a contenere il problema, io 15 anni fa ho cercato una terapia, la migliore che la medicina moderna potesse offrire, e l’ho trovata. E da allora ho curato circa 11mila pazienti».
Tutti i suoi pazienti sono riusciti a liberarsi dalla dipendenza?
«Tutti i miei pazienti sono usciti dalla clinica disintossicati e, ancora più importante, senza sentire il bisogno psicologico di usare ancora l’eroina. In molti infatti riescono a disintossicarsi anche con altri metodi, ma il 98% di loro, però, torna ad usare l’eroina a causa del bisogno piscologico che sentono. Quello che ho scoperto nelle mie ricerche è che questo è dovuto alla moltiplicazione dei recettori per gli oppioidi dovuta all’abuso di sostanze come l’eroina. Disintossicarsi vuol dire recuperare il sistema che produce endorfina di cui si parlava prima, ma questo sistema non sarà mai in grado di soddisfare tutti i recettori che rimangono dopo aver abusato di sostanze come l’eroina. Quello che faccio io con il mio trattamento è bloccare questi recettori.
Questo ha due conseguenze: non si sente più questo bisogno piscologico e, anche se si usa di nuovo l’eroina, non si ha nessuna sensazione di benessere fisico».
E questo come avviene da un punto di vista pratico?
«A bloccare i recettori è il Naltrexone, un farmaco che non dà alcuna dipendenza e si inizia a prendere per alcuni mesi dopo la disintossicazione. Questa si svolge in stato di anestesia, nel giro di poche ore e richiede in tutto meno di sei giorni di ospedale. A ricadere nella dipendenza sono i pazienti che, per una ragione o per l’altra, decidono di smettere di prendere questa medicina».
Perché allora il suo trattamento non viene applicato in molti più Paesi?
«Ci sono molte resistenze da parte degli psichiatri, che attualmente sono quelli che si occupano dei problemi di dipendenza, mentre per eseguire il mio trattamento servirebbero degli anestesisti».
Insomma molti soldi cambierebbero di mano?
«Si, è così. Si tratta di un cambiamento epocale ma è qualcosa che deve essere fatto».
Dall’eroina alla vita in un giorno




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